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La ‘ndrangheta? Basta saperci convivere

Alle ultime elezioni è stato il primo cittadino più votato d’Italia con oltre il 70% delle preferenze, la scorsa settimana un sondaggio Ekma gli ha consegnato lo scettro di sindaco più amato d’Italia. Attualmente è vicepresidente dell’Anci, l’associazione nazionale Comuni italiani. Giuseppe Scopelliti non fa il sindaco a Bolzano o Trento, sarebbe fin troppo facile, bensì a Reggio Calabria, ridente cittadina calabrese famosa per i Bronzi, il mare, il sole, il bergamotto, ma anche per la disoccupazione e la criminalità organizzata, che a queste latitudini si chiama ‘ndrangheta.

La ‘ndrangheta appunto. Intervenendo a Napoli in occasione della festa nazionale dell’Mpa, alla domanda se Reggio Calabria, sulla sicurezza, batte Napoli, Scopelliti ha assicurao che, ‘ndrangheta a parte, Reggio Calabria è fra le città più sicure del Paese.

«Napoli e Reggio Calabria – ha detto il sindaco reggino – sono città molto diverse, Reggio ha i problemi di una città media ma è fra le più sicure d’Italia, al di là della ‘ndrangheta: questo è importante anche nella logica dello sviluppo turistico di un territorio. Da noi si può camminare per strada a qualsiasi ora, di giorno e di notte»

Si può essere d’accordo o meno, ma Scopelliti ha detto una sacrosanta verità: ‘ndrangheta a parte Reggio è una città sicura. Un paradosso? Forse, ma la realtà è proprio questa. A fronte di una massicia presenza mafiosa, a Reggio Calabria sono praticamente inesistenti gli episodi di microcriminalità, non ci sono stranieri che stuprano le donne per strada, scippi e rapine sono episodi rari, dei tossici armati di taglierino pronti a derubare il malcapitato di turno, nemmeno l’ombra.

Proprio oggi l’Eurispes ha reso noti i risultati di una ricerca sulla qualità della vita, che ha coinvolto un campione di oltre 1000 cittadini residenti a Reggio Calabria. Per 6 reggini su 10 si vive meglio. Ben oltre la maggioranza ha mostrato una percezione positiva con il 58,5% che ha affermato la città che è molto (14,3%) e un po’ (44,2%) migliorata, contro un 19,8% che dichiara che Reggio è un po’ (13%) e molto (6,8%) peggiorata. La restante parte del campione, circa il 20%, è concorde nel ritenere che non ci sono stati cambiamenti degni di nota negli ultimi anni, essendo dell’avviso che la qualità della vita sia rimasta invariata (leggi l’articolo completo sul blog di Massimo Calabrò).

È vero, a Reggio Calabria c’è la ‘ndragnheta, ma che volete farci, bisogna anche saperci convivere. O come disse un sindaco molto amato dai reggini:

«con certa gente qualche volte bisogna anche andare a prendersi un caffè»

Rassegnazione? Connivenza? No, puro e semplice realismo. La ‘ndrangheta in Calabria, come la mafia in Sicilia, è una piaga che è sempre esistita e continuerà ad esistere. Altra cosa, invece, è la mentalità mafiosa, la cosidetta mafiosità, che tra i reggini è un virus assai diffuso. Dove per mafiosità s’intende arroganza, prepotenza, spavalderia, superbia, strafottenza, inosservanza delle regole. Una mentalità becera che ti porta a chiedere il favore o cumpari per evitare di fare la fila alla posta o alla banca, che “autorizza” il reggino medio, o meglio, il “riggitano”, a lasciare la macchina in mezzo alla strada perché deve andare a comprare il giornale o prendere il caffè. E guai a dirgli che è in torto.

È indubbio che in questi anni Scopelliti a Reggio Calabria ha saputo lavorare, riuscendo a fare reinnamorare i reggini della città e restituendo loro quel senso di appartenenza che in tanti avevano smarrito. Un’impresa alla quale, probabilmente, solo lui ci credeva. Diverso è cambiare la mentalità di certa gente. Una missione quasi impossibile, per la quale forse non bastano gli anni e neppure le generazioni che passano. (do.mal.)

Foto gentilmente concessa da Peppe Caridi

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Scopelliti “The special one”

Dopo essere risultato il sindaco più votato d’Italia, alle ultime elezioni, con oltre il 70% dei suffragi, e recentemente eletto vicepresidente dell’Anci, l’associazione nazionale comuni italiani, il primo cittadino di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, adesso sale sul podio più alto e riceve anche lo scettro di sindaco più popolare d’Italia. A incoronarlo è l’indagine Monitor Città, la ricerca che ogni sei mesi Ekma realizza per i comuni italiani.
Per Ekma, Scopelliti è il sindaco che riscuote la maggior fiducia nella propria città con il 67,4% dei consensi. Risultato che migliora quello di dicembre scorso, quando il giovane e intraprendente sindaco reggino, eletto nelle file del centrodestra, era risultato terzo.

I supersindaci di questa nona edizione dell’indagine Monitor Città, gli amministratori cioè che hanno superato un indice di consenso del 55% sono 37, mentre nello scorso rilevamento erano 40 (non sono stati rilevati tutti i sindaci eletti nella tornata di elezioni amministrative dello scorso aprile, se non i sindaci al secondo mandato): 25 appartengono al centrosinistra (erano 27 nella scorsa tranche) e 12 del centrodestra (erano 11 a dicembre 2007). Di questi 20 sono del Nord (21 a dicembre), 6 del centro (8 a dicembre) e 11 del sud (11 erano anche nel secondo semestre 2007).
Una sola donna sindaco è in classifica e si tratta di Letizia Moratti al 18esimo posto con il 58,9% di consensi. Rispetto alla scorsa rilevazione entrano nella speciale classifica dei supersindaci, superano la soglia del 55%, Alberto Valmaggia (Cuneo), Giorgio Galvagno (Asti) e Roberto Reggi (Piacenza), mentre escono Fiorenza Brioni (Mantova), Sergio Cofferati (Bologna) e Nadia Masini (Forlì).

Al sindaco Scopelliti seguono in seconda posizione Sergio Bolzonello (Pordenone) e Paolo Raffaelli (Terni) (secondo anche a dicembre) con il 65,8%. Al quarto posto Sergio Chiamparino (Torino) con il 65,7% che perde il primato che ha tenuto per tutto il 2007, Alberto Pacher (Trento) al 63%, Fabrizio Matteucci (Ravenna) al 62,4%, Girolamo Fazio (Trapani) al 61,9%, Piercarlo Fabbio (Alessandria) al 61,7%, Flavio Tosi (Verona) al 61,5%, Peppino Vallone (Crotone) al 61,2%, Massimo Giordano (Novara) al 61%, Luigi Spagnolli (Bolzano) al 60,5%, Renato Locchi (Perugia) al 59,6%, Giorgio Pighi (Modena) al 59,5%. Luigi Sappa (Imperia) al 59,2%, Leonardo Domenici (Firenze) e Graziano Delrio (Reggio Emilia) al 59%, Letizia Moratti (Milano) al 58,9%, Gabriele Melogli (Isernia) al 58%, Ippazio Stefano (Taranto) e Vito Santarsiero (Potenza) al 57,1%, Pietro Vignali (Parma) 57%, Attilio Fontana (Varese) al 56,7%, Vincenzo Zaccheo (Latina) e Stefano Bruni (Como) al 56,5%, Francesco Mario Sammarco (Vibo Valentia) al 56,4%, Vincenzo De Luca (Salerno) al 56%, Massimo Cacciari (Venezia) al 55,8%, Maurizio Cenni (Siena) al 55,5%, Gianfranco Ganau (Sassari) e Marco Zambuto (Agrigento) al 55,4%, Alberto Valmaggia (Cuneo) al 55,3%, Guido Grimod (Aosta), Nello Di Pasquale (Ragusa), Alessandro Cosimi (Livorno), Giorgio Galvagno (Asti) e Roberto Reggi (Piacenza) al 55%. (do.mal.)

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