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Come volevasi dimostrare

violenza

Tutto secondo copione. Certo, non bisognava di scomodare Nostradamus nè il mago di Arcella per prevedere ciò che sarebbe successo all’indomani dell’assurda decisione del giudice Marina Finiti di concedere i domiciliari a Davide Franceschini, la bestia di Capodanno. Qualche post fa avevo scritto che questa decisione avrebbe aperto uno scenario inquietante e lanciato un messaggio che suona più o meno così: stuprate tranquillamente, divertitevi, confessate il reato, dimostratevi dispiaciuti e male che vada passerete qualche mese di vacanza forzata a casa.

Ed è esattamente quello che è successo. Dopo lo stupro di Capodanno a Roma, sono seguiti quello di Guidonia, per il quale sono finiti in carcere sei rumeni (a due di loro sono stati già concessi, ovviamente, i domiciliari), quello di Cassano Jonio, ad opera di altri cinque rumeni, e, notizia proprio di quest’oggi, quello di Ragusa, dove tre maghrebini hanno assalito una giovane coppia di sposi rumeni, con le stesse modalità dello stupro di Capodanno.

Dei quattro episodi, in tre sono stati protaginisti stranieri. Fino a prova contraria questo è un dato, non è un’opinione, visto che qualcuno aveva già parlato di strumentalizzazione mediatica della violenza di Guidonia nei confronti degli immigrati. Adesso mi piacerebbe sapere che fine hanno fatto quelli che parlavano di caccia allo straniero, di razzismo, di rigurgito xenofobo. Sono sempre più convinto che di stupratori e delinquenti ci bastano già i nostri, non abbiamo bisogno di accogliere a braccia aperte anche quelli che arrivano dall’estero. Basta con l’ingresso indiscriminato degli immigrati. Per arginare l’afflusso di tutta questa feccia l’unica soluzione è sospendere temporaneamente il trattato di Schengen.

Diversamente gli stupri continueranno. Per quanto bestie possano essere, questi non sono affatti stupidi. Sanno benissimo di vivere in un paese come l’Italia, dove chi delinque rimane impunito, anzi viene difeso e riceve anche la solidarità di radicali ed ex terroristi.

Dai commenti e dalle testimonianze che leggo in quetso blog, mi fa piacere di non essere l’unico a sostenere questa linea intransigente, a chiedere giustizia vera, certezza della pena. A non avere pietà per queste bestie. C’è anche chi scrive che alla violenza non si risponde con la violenza. Giusto, sono d’accordo. Ma alla violenza non si può neppure rispondere con l’indulgenza e l’impunità. Se la giustizia si trasforma in ingiustizia per chi ha subito il danno, allora è normale che la gente non avrà più fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine. Perché denunciare un sopruso o una violenza, per essere umiliati due volte? Certo che poi la gente vorrebbe farsi giustizia da sola.

Mi ha colpito molto il commento di Alessandra di Guidonia: sono pacifista, scrive, ma avrei voluto avere tra le mani, anche solo per cinque minuti, quelle bestie. Come dargli torto? (do.mal.)

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Ecco chi difende gli stupratori

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«Ci hanno picchiati, sì. Prima i carabinieri, nella camera di sicurezza della caserma di Guidonia; poi le guardie, entrando a Rebibbia. Hanno picchiato me e hanno picchiato anche gli altri: sentivo le loro urla».

Ve ne hanno date sempre troppo poche!

Si lamentano le bestie. Piangono e chiedono aiuto. Che fine hanno fatto le urla di gioia e di divertimento mentre stupravano la povera ragazza di Guidonia?

Svanite, adesso piangono e chiedono aiuto. Dicono di essere stati picchiati prima dai carabinieri e dopo dalle guardie carcerarie. E c’è pure chi, come la parlamentare dei radicali Rita Bernardini e il segretario dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” Sergio D’Elia (ex dirigente di “Prima Linea”, l’organizzazione terroristica di estrema sinistra), s’indigna e va a trovarli in carcere per confortarli e accertarsi che non siano maltrattati. Ma vaffanculo!

Dov’erano la Bernardini e D’Elia in questi giorni? Perché non hanno portato la loro solidarietà alla ragazza di Guidonia violentata? Come sempre la vittima è Caino, tanto Abele è ormai già bello che morto.

Leggetelo perché il racconto della Bernardini è proprio da strappalacrime:

«Uno zoppicava e aveva segni di percosse su un occhio, sulle gambe e sull’anca destra, altri due avevano gli occhi pesti, ma affermavano, uno di essere caduto e l’altro di essersi picchiato da solo per la disperazione. Ma due hanno ammesso di essere stati pestati a più riprese nelle camere di sicurezza della caserma dei carabinieri di Guidonia. Schiaffi, pugni e calci sono stati dati ai sei romeni in caserma, anche se non so se per rabbia o per farli confessare. Di sicuro oggi erano molto impauriti. Non ci sentiamo di escludere che i sei rumeni abbiano subito ulteriori maltrattamenti, seppure di minore intensità e violenza fisica, anche al momento dell’ingresso a Rebibbia. Il romeno che dice di essersi picchiato da solo non riesce a mangiare, è disperato e piange in continuazione. Un altro, che non parla una parola di italiano, deglutisce in continuazione, si vede che sono tutti terrorizzati. Quelli che parlano italiano ci hanno spiegato che in caserma erano in sei celle diverse e ogni tanto qualcuno entrava e li picchiava».

bernardini_ritai151206_adn-200x150Cara Bernardini e caro D’Elia, se avete così tanto timore che i vostri amati rumeni siano pestati in carcere, perché non ve li portate a casa? Poverini, col freddo di questi giorni gradiranno di certo un brodino caldo, una copertina, due carezzine e il bacino della buonanotte. Oppure potreste fare l’esatto contrario: stabilitevi voi in cella a Rebibbia con i vostri amati stupratori. Quale migliore modo per difenderli da possibili altre aggressioni. Mi raccomando però, attenti alle spalle!

Non solo. I deputati radicali presenteranno un’interrogazione urgente ai ministri della Difesa e della Giustizia, nella quale chiederanno che si accerti, attraverso il riscontro delle cartelle cliniche, in che condizioni fisiche i sei romeni sono entrati in carcere. «Nel nostro codice – ha detto la Bernardini – non è previsto che nessuno debba subire pestaggi o violenze perché ha commesso un reato».

Illustre radicale libero, perché non chiede anche le cartelle cliniche della povera ragazza di Guidonia? Le ricordo inoltre che nel nostro codice è anche previsto che nessuno debba subire pestaggi e violenze solo perché si azzarda incatuamente ad uscire la sera. Infine, signora Bernardini, li difenderebbe così strenuamente queste bestie se ad essere stuprata fosse stata lei o sua figlia? (do.mal.)

ULTIM’ORA: Mentre scrivo apprendo che due dei sei rumeni  di Guidonia sono già a casa grazie a una decisione del giudice di Tivoli che gli ha concesso i domiciliari (ma dove, se vivevano nelle baracche?). Tutto questo mentre a Cassano Jonio vengono arrestati altri  cinque rumeni con l’accusa di violenza sessuale di gruppo su di una donna, anch’essa rumena di 21 anni.

Anche questi sono “ignobili” pregiudizi nei confronti degli immigrati?

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