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Gli effetti collaterali dell’antiberlusconismo

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Può dare dell’abbronzato a Barack Obama, può fare cucù ad Angela Merkel, può dare del coglione agli elettori di sinistra, ma il dato vero è che Silvio Berlusconi, altrimenti detto lo “psiconano” da Beppe Grillo e “Al Tappone” secondo Marco Travaglio, piaccia o no, è sempre il più amato dagli italiani.

Non è il fedele Sandro Bondi a dirlo e neppure lo zerbino Emilio Fede. La consacrazione arriva direttamente da un sondaggio, riguardante le prossime elezioni europee, commissionato da Repubblica all’istituto Ipr Marketing. Quindi, al di sopra di ogni sospetto.

Ciò che salta subito agli occhi è il record storico del Pdl dato addirittura al 39% (aveva avuto il 37,3% alle politiche di aprile) mentre il Partito Democratico crolla nei consensi a un misero 28% (33,2% ad aprile, 31,1% nella somma Ds+Margherita nel 2004).

Insomma, al Pd ultimamente non gliene va bene una. Dopo il caso Villari, i pizzini di Latorre, le dimissioni di Soru e le vicende riguardanti il governatore campano Bassolino e i sindaci Domenici e Jervolino, adesso arriva anche questa belal attestazione di stima da parte degli elettori.

Non solo. Per il Pd il rospo più amaro da mandare giù, non è tanto Berlusca e il suo Pdl, quando l’ascessa di Tonino “la peste” Di Pietro. L’Italia dei Valori, infatti, continua a salire nelle intenzioni di voto degli italiani, attestandosi su un clamoroso 7,8% che rappresenterebbe più del doppio della quota raggiunta alle politiche (3,4%).

Oltre a rifornirsi nel bacino elettorale del Pd, il Tonino nazionale pesca a piene mani nell’alveo elettorale della sinistra massimalista. Rifondazione Comunista scende infatti al 2,3% (6,1% nel 2004), il Pdci allo 0,6% (contro il 2,4%) e i Verdi all’1,3% (dal 2,5%). Sinistra Democratica, infine, si attesta su un discreto 1,3%.

In calo anche l’Udc (4% contro il 5,5), i Radicali (appena all’1%) e clamorosamente anche la Lega Nord che dopo aver goduto di grandi rialzi nei precedenti sondaggi, arrivando a sfiorare il 10%, viene qui ridimensionata al 7,5%.

Il sondaggio di Ipr Marketing non fa altro che confermare ciò che sostengo da tempo: se non somministrato nelle dosi giuste, l’antiberlusconismo produce effetti collaterali pericolosi e incontrollabili. Chiamasi effetto boomerang!

Per intenderci questi sono i risultati prodotti dai vari Santoro, Travaglio, Grillo e Guzzanti, che si vanno a sommare all’inconcludente opposizione al governo Berlusconi prodotta da Veltroni & Co.

Di contro c’è la conferma che l’unica vera opposizione, seppur flebile, la sta producendo proprio Italia dei Valori.

Molti diranno: è quello che si meritano gli italiani. Benissimo, c’è da capire, però, se quello che si meritano gli italiani è un governo (il terzo) con a capo Berlusconi o un’opposizione inesistente targata Pd oggi, Ds e Margherita ieri. Qualcuno, per favore, ci illumini! (do.mal.)

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Ecco perchè la sinistra esce a pezzi dalla vicenda Sky

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Articolo tratto da Agoravox

L’opposizione. Vale a dire “Parabola rossa” alla riscossa. Pensateci un po’. La sinistra italiana è ridotta a difendere i privilegi di un miliardario (Murdoch), al mantenimento del suo privilegio ai danni delle casse dello Stato. E non solo, per difendere un miliardario attacca un altro miliardario, Berlusconi. È questa la sinistra? E non è finita qui. È quattro giorni che l’opposizione italiana difende il privilegio di Sky. È questo il messaggio che è passato. Davvero non c’era niente altro di cui parlare? Davvero il governo non poteva essere, più legittimamente, attaccato su altri provvedimenti?

Veltroni. Oltre ad aver dimostrato di non saper fare due conti in matematica (ha clamorosamente sbagliato cifre e numeri sull’aumento dell’Iva, roba da elementari), ha dimostrato – e qui ancora una volta – di essere un pessimo politico. Certo, è bravo a parlare, a scegliere la scenografia, le luci, le frasi ad effetto, ma finisce tutto qui. Oltre a questo non c’è davvero niente. Lo spessore politico di Walter è, purtroppo, tendente allo zero. Le dichiarazioni, da populista, di questi giorni ne sono la testimonianza. E dire che ci ricordiamo, in altri tempi, di un Veltroni preoccupato per il pericolo delle pay tv, perché avrebbero privato gli italiani del calcio in chiaro. Probabilmente era un altro Veltroni.

Prodi Romano. E pensare che, soltanto qualche mese fa, l’abolizione del privilegio di Sky era nell’agenda di Romano Prodi. Solo che poi, per i motivi che ben conosciamo, non se ne è fatto più niente. All’epoca, non solo Prodi era favorevole, ma anche altri autorevoli esponenti dei Ds. Prodi, proprio oggi, ha confermato: “è una scelta giusta”.

La storia. Infine, un po’ di storia, perché Travaglio ne ha sparate tante. Nel 1991 il governo Andreotti decide di favorire il lancio in Italia della televisione a pagamento, che stava muovendo i primi passi. Con il parere favorevole di un ampio schieramento, compreso quello di Vincenzo Visco, il governo decide di applicare alla pay tv l’Iva agevolata al 4%, la stessa aliquota della Rai. Ovviamente era sì un favore all’imprenditore Berlusconi, visto che era lui a lanciare la nuova televisione. Si trattava, ovviamente, di una misura temporanea. Nel 1995 si decide di cambiare. Il Pds, attenzione, voleva applicare l’Iva al 19%, mentre il centrodestra voleva alzarla sì, ma solo al 10%. In Aula, al momento del voto, con l’appoggio determinante di Rifondazione comunista, passa l’Iva al 10%, con la caratteristica, ancora, di provvedimento temporaneo.
Questa è la storia. Soltanto oggi, nel 2008, si decide di far tornare l’Iva sulle pay tv ai livelli normali. Perché la misura temporanea non ha evidentemente più senso, visto che ormai la televisione a pagamento è completamente affermata nel nostro Paese. Soltanto che la sinistra, a differenza del 1995, non è più d’accordo.

Dal 1995 al 2008. Che cos’è successo nel frattempo? Tante cose, a dire la verità. Ma una, rivelata oggi da Verderami sul Corriere, è abbastanza significativa: “Come la festa per cento persone in una splendida villa romana sul Gianicolo, organizzata da Murdoch in onore dei maggiorenti diessini e diellini subito dopo la vittoria elettorale dell’Unione nel 2006. Terminata la cena, il tycoon si ritirò sotto un gazebo per ricevere a uno a uno i dirigenti del centrosinistra, dalla Melandri in giù”.

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E la sinistra già pensa di clonare la social card

social-cardPoteva mai la sinistra spendere parole di apprezzamento per  la social card del governo Berlusconi? Assolutamente no. Il primo a dire la sua, neanche a dirlo, è stato Guglielmo Epifani, leader riconosciuto di una sinistra che ha da tempo rinnegato il povero Uolter Veltroni. Il numero uno della Cgil parla del provvedimento governativo a favore delle fasce meno abbienti come di «uno strumento usato da Roosevelt negli anni Trenta, una cosa vecchia di 60 anni». Al coro si unisce anche Rosy Bindi che parla di «pannicello caldo» e il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, che addirittura paragona la social card alle tessere annonarie del fascismo.

E leggete cosa dichiara l’ex parlamentare no-global Francesco Caruso, quello che dall’Italia e dagli italiani ha percepito 20.000 euro al mese. Un ragazzetto latifondista, proprietario di una distesa di terreni agricoli diventato deputato per meriti eversivi:

«Aspettiamo di vedere questa social card, per capire se e come sia possibile clonarla, per distribuirne non una ma qualche centinaia di tessere ad ogni precario, pensionato, disoccupato. Tremonti, in nome del comune richiamo a Robin Hood, non ci denuncerà certo per quest’azione di risarcimento sociale»

Parto dal precupposto che 40 euro al mese non sono di certo il paltò di Napoleone (Totò docet) che possono risolvere i problemi delle famiglie che non arrivano neppure alla terza settimana ma, come si dice in questi casi, sono sempre meglio di un calcio nel sedere (o nelle palle, ma detta così discriminerei una parte della popolazione!).

Per quanto riguarda lo strumento in quanto tale, ovviamente quelle che raccontano Epifani e Ferrero sono emerite castronerie. Delle due l’una: o mentono sapendo di mentire oppure l’antiberlusconismo li ha accecati così tanto da non sapere che questo tipo di card esistono già in mezzo mondo.

social-card-pennsylvaniaUna carta ricaricabile per meno abbienti o per i giovani a basso reddito esiste in Gran Bretagna, Polonia e Olanda, con le stesse caratteristiche della social card italiana. Negli Usa è stata riavviata nel 1961 e dal primo ottobre di quest’anno è mirata agli acquisti di viveri per le persone a basso reddito (nella foto quella della Pennsylvania). Un’altra card lanciata dalla Croce Rossa si è rivelata determinante dopo l’uragano Katrina. Lo stato della Georgia, invece, la utilizza per il supporto all’infanzia e per evitare alle famiglie bisognose le spese dei conti bancari.

Condannando la social card, però, la Bindi, Ferrero, Caruso ed Epifani non ricordano agli italiani cosa ha fatto il governo Prodi per le fasce meno abbienti. Menziono solo due aspetti, per il resto vi rimando al blog di Wallace73:

Con l’aumento delle aliquote, il governo di centrosinistra ridusse la fascia di esenzione totale dalle tasse e soprattutto creò gli incapienti: contribuenti a basso reddito che, essendo esclusi dalla denuncia dei redditi, non potevano neppure usufruire delle detrazioni fiscali e di altri benefici. Non solo. La sinistra costrinse le fasce deboli a pagare anche le addizionali comunali e regionali, che non prevedevano alcuna franchigia per i disagiati.

Oggi quella stessa sinistra contesta le misure prese dal governo Berlusconi. E  ovviamente non si tratta dei 40 euro, i sinistri avrebbero fatto la voce grossa anche se fossero stati mille euro, così come è già avvenuto per il bonus bebè e l’aumento delle pensioni minime. Che ci volete fare, ognuno si eccita come può! (do.mal.)

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La sinistra, Vlady e la banana di Capponi

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Era prevedibile. La sinistra massimalista, quella, per intenderci, trombata dagli elettori, non ha perso tempo per attribuirsi la vittoria di Vladimir Luxuria (al secolo Vladimiro Guadagno) all’Isola dei Famosi. Pressapoco quello che ha fatto Uolter Veltroni con la vittoria di Barack Obama. Ornarsi dei meriti altrui per nascondere i propri demeriti. Un classico.

Chiaramente, Rifondazione comunista vorrebbe cavalcare l’onda lunga del successo dell’ex parlamentare transgender per rilanciarsi alle prossime elezioni europee. E il primo a fare delle timide avanches all’ex naufraga è stato il segretario del Prc Paolo Ferrero, che apre all’ipotesi Strasburgo:

«La decisione spetta a Vladimir – dice Ferrero – ma se vorrà saremmo felici di candidarla»

Allo stesso modo, molti blogger e diversi giornali sinistrorsi hanno celebrato in pompa magna il successo di Vlady come un punto di svolta per la sinistra, una vittoria dalla quale ripartire.

Verrebbe da dire che questa è proprio una ca…, una vera cazza…, una grande gigantesca strepitosa cazzata!

Ma la migliore risposta l’ha data proprio Luxuria:

«Penso che chi abbia seguito l’Isola e votato abbia tratto una conclusione da come mi sono comportata lì, non credo che ci siano state valutazioni politiche. Probabilmente il mio percorso, non solo politico, ma generalmente militante, ha confermato la fiducia di alcuni e conquistato comunque anche la fiducia di altri. Sarebbe riduttivo pensare che chi mi ha sostenuto politicamente mi ha fatto vincere l’Isola, anche perché non ho mai fatto comizi politici sull’Isola ma l’ho voluta vivere come un’esperienza diversa, formativa e soprattutto per vagliare la mia forza fisica e psicologica»

E a chi vorrebbe candidarla a proprio uso e consumo, l’ex naufraga dice:

«Dopo la sconfitta elettorale avevo deciso che per adesso non avrei fatto politica istituzionale. Continuerò a sostenere le mie idee e a dichiararle in qualsiasi sede e non mi candiderò in nessun partito, credo che anche questo sia politica»

Brava Vlady. Lo confesso, sei diventata il mio mito!

A proposito di giornali sinistrorsi. Quando Luxuria decise di partecipare all’Isola dei Famosi, “Liberazione” ebbe un rigurgito di bile. Il giornale del Prc diede spazio e sostenne lo sconcerto dei lettori:

«Guadagnerà l’equivalente di 300 anni di lavoro di un operaio che magari ha fatto eleggere proprio lei»

E sapete cosa ha fatto il compagno degli operai Piero Sansonetti all’indomani della vittoria di Vlady all’Isola? Ha pubblicato una foto a colori in prima pagina e salutato la vittoria di Luxuria con un “Forza Vladimir, hai vinto tu”.

«Luxuria partecipando e trionfando all’Isola – si legge su “Liberazione” – ha spiegato a milioni e milioni di italiani che la realtà è diversa e che anche questa realtà deve godere degli stessi diritti della presunta maggioranza. Vladimir come Obama? È un po’ esagerato, ma fatecelo dire»

Vladimir come Obama, forse un po’ esagerato? Altro che esagerato, una vera e proprio stronzata. E stronzata per stronzata, a questo punto è meglio quella dell’abbronzato di Arcore.

capponiBravi, complimenti. E il povero operaio che dovrà lavorare 300 anni per guadagnare quando Luxuria all’Isola dei famosi? Mah sì, chissenefrega. Oggi bisogna festeggiare la vittoria della sinistra. E in tempi di magra come questi, ogni occasione è buona.

Dall’altra parte della barricata, sembra che il Partito democratico è pronto a rispondere alla sinistra massimalista attribuendosi la vittoria morale di Carlo Capponi, banana compresa di cui ha già registrato il copyright per il nuovo simbolo del Pd! (do.mal.)

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Il mondo va a puttane e Liberazione festeggia riesumando il vecchio e caro Marx

Mentre il mondo è con le palle al culo per una crisi finanziaria senza precedenti, la velina di Rifondazione comunista che ti fa? Esulta riesumando e celebrando il vecchio e caro Marx. Un altro di quelli che predicava bene e razzolava male.

Non posso non citare una pagina del libro di Mario Giordano, “Senti chi parla”. Scrive il direttore de “Il Giornale”:

Il padre del comunismo cantò il proletariato e sposo un’aristocratica. Inseguì il progresso e in casa si comportò da reazionario. Diventò il simbolo dei lavoratori, ma si guardò bene dal lavorare. Era un mantenuto. Ha ragione lo storico Piero Melograni: «Sorge il dubbio che se avesse lavorato, non soltanto avrebbe vissuto un po’ meglio, ma avrebbe conosciuto un po’ meglio anche il mondo del lavoro, nonché la realtà del mondo in generale. E le sue teorie ne avrebbero tratto beneficio».

Una volta, poi, Marx la combinò proprio grossa. Bisogna sapere che, al papà del proletariato, ogni tanto arrivavano doni e prebende dall’aristocratica famiglia della moglie. Un’elargizione di tipo feudale che il rivoluzionario rosso si guardava bene dal rifiutare. Anzi. Un giorno arrivò addirittura una domestica. Proprio così: una domestica alla porta, come un pacco egalo gentilmente fornito dai suoceri, baroni von Westphalen. E lui, l’uomo che ha insegnato al mondo la teoria dell’alienazione, lui, il campione della lotta contro lo sfruttamento, lui, che ha chiamato tutti a liberarsi dall’oppressione dei padroni, che fa? Rimanda a casa la gentile fanciulla? Rifiuta l’osceno regalo? Si ribella alla pratica di sfruttamento feudale? Macché. Si prende in casa la signorina. E per di più, alla prima distrazione della moglie, da buon padrone la mette incinta.

Il fatto dovette mettere vergogna persono a lui. E, infatti, chiese a Engels (che subiva il fascino dell’amico intellettuale) di fingere di essere lui il padre del bambino. L’amico lo fece. Per tutto ringraziamento, poco tempo dopo, quando Engels gli scrisse in lacrime che era morta sua moglie, lui rispose con un freddo biglietto: due righe di condoglianze formali, poi subito le richieste di aiuto economico. Del resto, conclude Pietro Melograno, «le terribili difficoltà in mezzo alle quali Marx si dibatté inducono a chiedersi fno a che punto, invocando la distruzione dell’assetto sociale esistente, egli non mirasse alla distruzione del suo particolare». Interpretazione interessante: ci pensate? Quanti disastri si sarebbero evitati se solo Marx avesse vinto un superpremio alla lotteria…

Leggi anche il post di Peppe Caridi

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Rai, Ferrero (Prc): Zavoli nome importante

«Zavoli è un nome importante, ma non voglio entrare in ulteriori valutazioni politiche». È quanto ha dichiarato il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, intervenendo a Reggio Calabria per presentare la manifestazione nazionale di sabato prossimo contro il governo Berlusconi. Rispondendo alle domande su una possibile nomina di Sergio Zavoli alla presidente della Commissione vigilanza della Rai, ipotesi lanciata in questi giorni dal giornalista Pierluigi Diaco dal suo blog (www.diacoblog.it), Ferrero ha anche aggiunto: «È scandaloso che un sistema pubblico come la Rai venga trattato alla stregua di un’azienda privata». (do.mal.)

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