Articoli con tag Repubblica

Posso desiderare la morte di Travaglio?

La domanda è semplice: posso desiderare la morte di  Marco Travaglio? E magari posso anche scegliere come questa morte dovrebbe avvenire? Posso augurarmi che, magari, qualcuno pianti una pallottola in testa a Travaglio? Mi è consentito?

Se pensassi questo, che razza di persona sarei? Noi non ci augriamo la morte di nessuno. Nemmeno di Travaglio, al quale auguriamo una lunga vita e tanti tanti nuovi libretti-for-dummies. Abbiamo tirato in ballo Travaglio non per niente. Non è un caso. Proprio ieri Travaglio si è addentrato in un ragionamento piuttosto pericoloso. Sentitelo:

«Chi l’ha detto che non posso odiare un politico? Chi l’ha detto che non posso augurarmi che se ne vada al più presto? E che il Creatore se lo porti via al più presto? Perché non si può odiare un politico? Non esiste il reato di odio».

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A Messina si muore e Vauro se la ride!

Una volta si chiamavano insulti, oggi si chiama satira. E guai a criticarla. La satira è sacra, e non importa se ad essere presi per il culo sono i morti. Ancora di più se lo sberleffo sui defunti è “necessario” per attaccare Berlusconi. D’altronde in guerra e in amore non ci sono regole.

Una bella lezione di stile ce l’ha regala, ancora una volta, l’ignobile vignettista di Annozero, Vauro Senesi, compagno di merende di Ruotolo, Travaglio e Sant’oro. Tutti martiri dell’informazione libera. Libera di insultare e offendere, ovviamente!

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La sfortuna di Minzolini? Non chiamarsi Paolo Mieli!

Com’era prevedibile sull’editoriale del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, riguardo la manifestazione di Roma, si è abbattuta la scomunica dell’Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai) e quella ancora più velenosa di Repravda.

Mi chiedo:  dov’erano i paladini della libertà di stampa e di opinione quando, nel 2006, un certo Paolo Mieli, all’epoca direttore del Corriere della Sera, con un editoriale scritto di suo pugno e dal titolo “La scelta del 9 aprile” si schierò e schierò apertamente il suo giornale a sostegno dell’Unione di centrosinistra? Nessuna protesta, nessuno sciopero, nessuna marcia su Roma!

Oggi, invece, Minzolini viene crocifisso da chi , come lui stesso afferma nel suo editoriale, «manifesta contro un ipotetico regime politico, per insediare un inaccettabile regime mediatico».

Mario adinolfiPer fortuna c’è chi ancora, anche a sinistra, fa valere il lume della ragione alla cieca ideologia antiberlusconiana, da servire in tutte le salse, sempre e comunque. Chi non ci sta ad assecondare l’inaccettabile idea di un nascente regime mediatico targato Repravda è Mario Adinolfi, giornalista ed esponente del Partito democratico, quindi non proprio amico e sostenitore di Silvio Berlusconi, si distacca dai cori di dissenso e su Facebook commenta così la vicenda Minzolini:

«…sarò pure completamente rincretinito, ma a me l’editoriale di Augusto Minzolini è piaciuto. Sulle modalità della nomina di Minzolini al Tg1, sul suo intollerabile berlusconismo militante, ho già scritto e non certo a suo favore. Ma l’editoriale di sabato io l’ho trovato sensato: “Manifestare è sempre legittimo e salutare per la democrazia, ma in un Paese dove negli ultimi tre mesi sono finiti nel tritacarne mediatico Berlusconi, l’avvocato Agnelli, l’ingegner De Benedetti, l’ex direttore di Avvenire, il direttore di Repubblica e tanti altri, denunciare che la libertà di stampa è in pericolo è un assurdo. La difesa corporativa non fa bene all’autorevolezza dei media; specie in Italia, dove si ha una strana concezione del pluralismo dell’informazione. Ci sono giornali che si considerano depositari della verità e che giudicano gli altri che la pensano in modo diverso come nemici o servi: chi ha questa concezione, manifesta contro un ipotetico regime politico, per insediare un inaccettabile regime mediatico”. Sottoscrivo dalla prima all’ultima parola. Decide la democrazia. Non decidono i giornali. Guai a quel Paese, poi, dove a decidere è un giornale solo».

Decide la democrazia e non i giornali. Capito Repravda? E grazie a Dio la democrazia, che significa anche libertà di stampa e di espressione, in questo Paese è ampiamente garantita, nonostante l’avanzare di un’inaccettabile regime mediatico. (do.mal.)

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Repravda e la censura ai tempi di Baffino

D'Alema_manifestazione roma

Toh, guarda chi si vede alla pseudo maniestazione per la libertà di stampa a Roma: Massimo “Baffino” D’Alema, infuriato più che mai con quel dittatore immondo di Berlusconi che fa di tutto per mettere il bavaglio alla stampa. «È importantesbotta il Baffino nazionaleche così tanti cittadini siano scesi in piazza, per fare argine all’arroganza con cui si cerca d’intimidire l’informazione libera». Eh sì, tempi bui!

Più o meno gli stessi del 1999, quando un certo Massimo D’Alema (toh, sempre lui!), all’epoca presidente del Consiglio, scosso e indignato per una vignetta di Forattini pubblicata su Repubblica, non perse tempo a querelare vignettista e giornale. Con le uniche differenza che allora nessuno parlò di censura né sbandierò il vessillo della libertà di stampa. La stessa Repubblica non fece appelli né organizzò manifestazioni in piazza. Quando si dice la coerenza!

Eppure nel 1999 lo scorno di Baffino D’Alema ebbe conseguenze peggiori della tanto ventilata censura berlusconiana. Altro che “editto bulgaro”.

Rinfreschiamoci la memoria. La vignetta pubblicata l’11 ottobre 1999 su Repubblica raffigura D’Alema mentre con un bianchetto cancella la lista Mitrokhin ed una voce che gli chiede: «Allora arriva ‘sta lista??!!» e D’Alema: «Un momento! Non s’è ancora asciugato il bianchetto!». Baffino ha poi dichiarato di tenere in massima considerazione la satira, ma di aver agito perché la vignetta conteneva informazioni false e diffamatorie. Tanto in considerazione che chiesto un risarcimento di 3 miliardi di lire.

Vignetta querela d'alema

Ovviamente Repubblica che fa? S’indigna, grida alla censura, organizza manifestazioni in piazza, promuove appelli, inneggia a slogan del tipo “Siamo tutti Forattini”? Ma neppure per scherzo. Fa semplicemente finta che non sia successo nulla, tanto che Forattini, non sentendosi difeso dal suo quotidiano, decise di lasciare Repubblica.

Ma c’è di più. Forattini in quelle settimana fu invitato a “Porta a Porta”, ma inspiegabilmente la trasmissione di Vespa fu annullata dalla Rai. Questa è l’Ansa del 24 novembre 1999, che riporta il racconto di Forattini:

Mentre all’aeroporto di Linate mi accingevo a salire sull’aereo per Roma, dove avrei dovuto prendere parte alla puntata di “Porta a Porta” dedicata alla satira, prendendo spunto dalla vignetta per la quale il presidente del Consiglio mi ha citato in giudizio, ho ricevuto una telefonata con la quale mi si comunicava che l’ufficio legale della Rai aveva deciso di cancellare la trasmissione. Non ho chiesto, né mi sono state riferite, le ragioni di tale repentina decisione. La stessa comunicazione è giunta agli altri ospiti, alcuni dei quali erano già partiti per Roma. Io ho solo dovuto recuperare il bagaglio che era già stato imbarcato e tornare a Milano.

Censura? Ma neanche per sogno. Nessuno in quei giorni parlò di censura, neppure i martiri dell’informazione libera Sant’Oro e i Travaglio, che all’epoca probabilmente erano ancora aspiranti tali!

Questo, invece, è quanto scriveva Repubblica il 25 novembre 1999 sulla mancata mandata in onda di “Porta a Porta”:

“Caso Forattini”, la Rai blocca lo show di Vespa
I legali fanno annullare la puntata sulla satira: “Stiamo fuori dalla lite con D’Alema”

di ALDO FONTANAROSA

ROMA – Su consiglio del suo ufficio legale, ieri la Rai ha annullato la registrazione della puntata di “Porta a porta” che Bruno Vespa avrebbe dedicato al rapporto tra satira e politica. La puntata, che sarebbe andata in onda domani, prevedeva la presenza in studio dei maggiori disegnatori satirici, incluso Giorgio Forattini. Ed è stata proprio la presenza di Forattini a mettere in allarme la Rai, decisa a non giocare alcun ruolo nella lite giudiziaria che sta opponendo il disegnatore di Repubblica e Panorama al presidente del Consiglio, Massimo D’Alema.
La lite nasce dalla vignetta che Repubblica ha messo in pagina l’11 ottobre, vignetta che mostra il premier D’Alema cancellare con il bianchetto alcuni nomi dal dossier Mitrokhin sulle spie del Kgb. D’Alema ha chiesto a Forattini un risarcimento di 3 miliardi. Nel suo parere, Rubens Esposito, responsabile degli Affari legali della Rai, ricostruisce il caso e indica almeno due rischi per l’azienda. Intanto, la trasmissione di Bruno Vespa avrebbe potuto “amplificare” l’eventuale diffamazione, l’ eventuale danno procurato a D’ Alema: la tv pubblica, insomma, poteva essere chiamata lei pure in giudizio. C’era poi il rischio di esporre il premier alle critiche dei disegnatori senza fornirgli un’opportunità di replica, il tutto a poche ore dalle elezioni politiche suppletive di domenica 28, mentre vigono le norme del ’93 sulla “par condicio”. Norme che hanno già bloccato la presenza di Berlusconi alla trasmissione di Fabio Fazio.
Già sulla strada degli studi tv di Saxa Rubra, i politici invitati da Vespa hanno preso male le decisione della Rai di spegnere le telecamere. Umberto Bossi, leader della Lega, chiede che sia messa in onda una «trasmissione di rara utilità» che avrebbe sottolineato la «scarsa tolleranza del premier». Francesco Storace, An, già annuncia che il caso sarà discusso dalla commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai che lui stesso presiede: «È un caso di servilismo», dice. Batte un colpo anche Lucio Malan, Forza Italia, per difendere «la sistematica intimidazione di chi, come Forattini, vuole stare fuori dal coro». Per l’ Usigrai, il principale sindacato dei giornalisti della Rai, «la vicenda dà, comunque la si guardi, una brutta immagine della tv di Stato, confusa o addirittura timorosa al cospetto del potere».
Lui, Forattini, racconta: «Nessuno mai mi aveva citato per danni o querelato. Né i democristiani, né Berlusconi. Gli unici sono stati Craxi e D’Alema. La verità è che, da quando la sinistra è al potere, tira un’aria gelida per noi. Perché parlo di intimidazione? Perché ricevo una citazione miliardaria e non una semplice querela penale. Perché D’Alema cita me e, a dispetto della consuetudine, non cita anche il giornale. Perché non ho la possibilità di andare in video a esporre le mie ragioni».
Pasquale Cascella, portavoce di Palazzo Chigi, ribalta l’accusa: «Primo: ieri noi non abbiamo mosso un dito e sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario. Piuttosto leggiamo sul Corriere della Sera di martedì che Forattini aveva posto una precisa condizione alla sua partecipazione a “Porta a porta”: che non ci fosse D’Alema. Dunque, l’unica censura preventiva è quella che lui ha provato a esercitare. Vogliamo anche rassicurare la Rai: non vediamo alcun rischio che il caso, già ampiamente discusso sulla stampa, trovi altre amplificazioni». Sulla vignetta, il giudizio resta severo («neanche il Polo fino ad allora si era spinto a certe allusioni»), ma sarà un soggetto terzo, un giudice, «a valutare se e in che misura è diffamatoria».

Detto questo, vi lascio tranquillamente riflettere sul quarto segreto di Fatima: dov’erano nel 1999 i toni rabbiosi che oggi Repravda usa per scagliarsi contro il fantomatico regime mediatico berlusconiano? (do.mal.)

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C’è chi è uomo e chi Caporale!

Eccolo un altro partigiano dell’informazione libera, uno di quegli intellettualotti di sinistra che si credono i padreterno del giornalismo, i depositari della verità giusta ed equilibrata. Un altro componente di quella band stonata di tromboni che ti servono l’antiberlusconismo a colazione, pranzo e cena. E poco importa se per raggiungere il loro scopo buttano merda sull’Italia e sugli italiani.

Il soggetto in questione è il giornalista di Repubblica Antonello Caporale, il quale, intervenendo alla trasmissione Exit condotta da Ilaria D’Amico su La7, ha detto la sua sul Ponte sullo Stretto definendo le città di Reggio Calabria e Messina due cloache. Vale a dire due fogne.

Alle esternazioni di Caporale è seguito il disappunto, com’era prevedibile,  degli abitanti delle due sponde, con tanto di gruppi anti-Caporale su Facebook. Oltre alla presa di posizione netta da parte delle istituzioni di Reggio Calabria e Messina e di alcune associazioni di consumatori, con tanto di denuncia alla Procura della Repubblica e richiesta di risarcimento.

Comprendendo, probabilmente, la stronzata che aveva detto, Caporale in una lettera pubblicata su Facebook (il testo integrale si può leggere su Tempostretto.it), con una memorabile arrampicata sugli specchi, ha cercato di correggere il tiro, affermando che «il mio giudizio era rivolto a chi ha malgovernato quelle città».
Ergo, le cloache non sarebbero i cittadini di Reggio Calabria e Messina bensì i loro rispettivi sindaci, Giuseppe Scopelliti e Giuseppe Buzzanca. L’illuminato giornalista, dunque, ci sta dicendo di essere stato male interpretato. Ma un attimo, non era Berlusconi ad essere sempre frainteso?

Caro Caporale, capisco che l’Alzheimer è una brutta bestia, ma i tuoi 47 anni fuggono il dubbio di una qualche senilità precoce che ti fanno dimenticare di essere originario di una terra, la Campania, che in quanto a cloaca non è seconda a nessun altra regione italiana. Anche i tuoi rifiuti, signor giornalista d’assalto, hanno contribuito ad alimentare questa fogna a cielo aperto.

Nel caso, ancora, non dovessi ricordare, riguarda queste cartoline illustrare della tua bella Campania, autentico orgoglio nazionale:

rifiuti_campania_2

rifiuti_campania

rifiuti_campania_3

rifiuti_campania_4

Quindi, illustre collega, mi sembra evidente che il termine cloaca, ossia fogna, ben si adatta alla tua Campania, prima ancora che a Reggio Calabria e Messina. E non solo per i politici che la governano!

In fine dei conti non era un grande napoletano (lui sì) come Totò che si chiedeva: siamo uomini o caporali? Evidentemente il dubbio era più che fondato: c’è chi nasce uomo e chi Caporale! (do.mal.)

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Diavolo di un Silvio!

Quel mascalzone di Silvio ne sa una più del diavolo. Prendete la vicenda-Kakà. Mentre tutti ieri sera elogiavano il nobile gesto di un presidente  di calcio che rinuncia a qualcosa come 130 milioni di euro, lui riesce a mettere a segno una vera e propria mossa politica ad effetto, proprio nel giorno in cui la fiducia nei suoi confronti scende di 2 punti e quella del suo governo di 4 (sondaggio Ipr Marketing per Repubblica).

Volendo fate un’analisi più sportiva, da tifoso (metto subito in chiaro che sono orgogliosamente juventino) non posso che gioire anch’io del fatto che un campione come Kakà sia rimasto nel nostro campionato, ma per favore non venitemi a dire che nel mondo pallonaro di oggi i soldi non sono tutto, come si è affatto a dire lo stesso Berlusconi: «Ricky è un ragazzo d’oro, mi ha detto che i soldi non sono tutto».

Innanzitutto, chissà come mai l’espressione «i soldi non sono tutto» la sento pronunciare sempre da chi nei soldi ci naviga, ma al di là di questo, quando Silvio dice che Kakà è «un ragazzo d’oro» ha assolutamente ragione. D’altronde con quello che continuerà a guadagna al Milan non poteva definirlo in altro modo. Certo, Kakà ha rinunciato ai petroldollari dello sceicco, ma è  pur vero che sull’altro piatto della bilancia non c’era di certo un impiego da metalmeccanico a 1.500 euro al mese!

Detto questo, sono assolutamente d’accordo con chi si scandalizzava per l’assurda cifra che il proprietario del Manchester City era disporso a sborsare per assicurarsi il giocatore. Verrebbe da chiedersi: se per Kakà ci vogliono 130 milioni di euro, per magnà quanto bisogna spendere? (do.mal.)

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Lo spumante delle Winx? Meglio una buona aranciata

spumante-winxQualcuno probabilmente ricorderà il post che avevo pubblicato tempo addietro sulla pericolosità della bevanda per bambini Winx Club Party.
Adesso lo pseudo spumante al gusto di fragola, che nell’etichetta riporta l’immagine delle sei magiche fatine amatissime dai più piccoli, è stato preso di mira anche dal Codacons.
In questi giorni, infatti, l’associazione dei consumatori ha presentato un esposto ai Nas e alla Procura della Repubblica di Roma, per il sequestro della bibita perché «potenzialmente pericolosa».

Qui di seguito il comunicato diramato del Codacons sul proprio sito ufficiale:

Dalla lettura degli ingredienti di tale prodotto, che apparentemente possono risultare innocui, non si evince la presenza di sostanze che, in realtà, da vari studi risultano essere potenzialmente pericolose. Con l’ausilio dell’Istituto di neurobiologia e medicina molecolare e del prof. Settimio Grimaldi (Cnr), il Codacons ha fatto eseguire una valutazione per cronomatografia in fase liquida del liquido contenuto nella bibita denominata “Winx Club Party”. Dall’analisi sono state rilevate le seguenti sostanze: Acesulfame potassio, sodio benzoato, cocciniglia, azorubina, blu patent V, acido ciclamino.
Vari studi scientifici hanno dimostrato che, tra gli elementi individuati nella miscela, alcuni sono a rischio della salute dell’uomo, e in particolare:

* Acesulfame Potassio: meglio conosciuto con il nome di aspartame. Numerosi sono gli studi che sostengono la dannosità dell’aspartame; induce un aumento statisticamente significativo di linfomi e leucemie maligni del rene nei ratti femmine e tumori maligni dei nervi periferici nei ratti maschi.
* Acido Ciclamico: noto per causare emicrania e altre reazioni, può essere cancerogeno, ha causato danni ai testicoli delle cavie da esperimento. Vietato negli Usa e nella Gran Bretagna a causa del forte rischio di cancro. I ciclamati possono inoltre causare: dermatite, prurito, eczema e fotosensibilizzazione.
* Azoburina: secondo alcune ricerche scientifiche, l’azorubina, assieme ad un altro colorante sintetico, danneggia la corteccia surrenale. Questo colorante è proibito in Austria, Norvegia ed in Svezia. Le associazioni dei consumatori australiane hanno incluso l’azorubina nel gruppo di allergeni alimentari pericolosi per la salute, specie per le persone asmatiche intolleranti all’aspirina (e ai farmaci antifebbrili e antinfiammatori).
* Fonte di fenilanalina: si tratta di un amminoacido essenziale che, tuttavia, nel caso di soggetti affetti da una malattia denominata fenilchetonuria, può determinare problemi neurologici con conseguente ritardo nello sviluppo del sistema nervoso centrale nei bambini che ne soffrono.

Appare di tutta evidenza che i risultati dei saggi sperimentali condotti su roditori, topi e ratti, sono altamente predittivi dei rischi cancerogeni per l’uomo e che, pertanto, il rischio degli additivi tossici, singoli o in combinazione, è molto più alto per i bambini, essendo loro più vulnerabili ai cancerogeni chimici. Inoltre la messa in commercio di una bibita per bambini da un lato attira gli stessi, per la veste pubblicitaria che gli è stata data, raffigurante, appunto, le proprie “eroine”, dall’altro potrebbe trarre in inganno i genitori i quali, ignorando le componenti chimiche che si celano dietro varie denominazioni, ritengono, per il solo fatto di essere in commercio, si tratti di sostanza innocua per i loro figli.
Per tali motivi l’associazione si è rivolta ai Nas e alla Procura della Repubblica, affinchè intervengano disponendo se necessario anche il sequestro del prodotto in oggetto su tutto il territorio nazionale.

Tra i vari commenti che sono giunti dopo la pubblicazione del post “Cera una volta l’aranciata…”, anche quello di un utente che si è firmato con il nick “spumantebambini”. L’anonimo, oltre a contestare quanto vi era scritto nell’articolo, ha assunto in tutto e per tutto le difese dell’azienda distributrice della bibita, quasi fosse il legale rappresentante.

«L’azienda distributrice in Italia di “Party Frizz”, la bibita frizzante al gusto di fragola a marchio Winx, – si legge nella parte iniziale del lungo commento – dichiara che il prodotto in oggetto rispetta tutte le normative europee relative agli alimenti e gli additivi contenuti sono presenti in dosi inferiori rispetto a quanto consentito dalle disposizioni di legge. Motivi per cui la bevanda “Party Frizz” è da considerarsi sicura dal punto di vista igienico e sanitario e infondate sono talune dichiarazioni fatte a mezzo stampa volte a discriminare il prodotto in oggetto e a boicottarne l’acquisto».

Il tutto seguito da un lungo e dettagliato elenco degli ingredienti contenuti nella bevanda (esattamente gli stessi contestati dal Codacons) al fine di «rassicurare la clientela e il consumatore finale». In sostanza il signor “spumantebambini” ribadisce l’assoluta genuinità del prodotto.
Come mai, allora, a margine del commento si legge:

«Precisato tutto questo, a fronte delle perplessità suscitate e della volontà dell’azienda di perseguire un continuo processo di miglioramento qualitativo dei propri prodotti, con particolare riguardo nei confronti delle diverse tipologie dei consumatori, l’azienda informa che è stato avviato da tempo uno studio per modificare l’ingredientistica del prodotto. Già dal mese di dicembre è disponibile sul mercato una bevanda completamente naturale a base di succo d’uva e di pesca, senza conservanti, coloranti e additivi edulcoranti».

Cioè, prima si afferma che la bibita è «da considerarsi sicura dal punto di vista igienico e sanitario» e poi si dice che presto sarà disponibile una nuova bevanda «completamente naturale, senza conservanti, coloranti e additivi edulcorati». Complimenti per la coerenza!

A proposito. Lo scorso 19 dicembre ho scritto al signor “spumantebambini” per chiedere di qualificarsi con nome, cognome ed eventuale incarico ricoperto presso la “Party Frizz”, dichiarandomi disponibile a dedicare un intero post con la sua replica a difesa della bevanda incriminata. Siamo al 31 dicembre e ancora non ho ricevuto nessuna risposta. (do.mal.)

Ascolta la notizia commentata da Beppe Amato su Antenna dello Stretto nel corso della trasmissione “Non le mando a dire…”.

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