Articoli con tag Reggio Calabria

Yara, chi c’è dietro il messaggio lasciato su Wikipedia?

La polizia postale di Bergamo indaga sulla pista Wikipedia (la pagina incriminata è quella relativa al film “Vesna va veloce”) dopo l’articolo pubblicato in esclusiva da “Gazzetta del Sud” martedì 1 marzo 2011.

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Venditti, la Calabria e il caffè… corretto!

Venditti_Scopelliti_1

Scoppia la pace tra Antonello Venditti e la Calabria. È bastato un buon caffè a Roma tra il cantautore e il sindaco di Reggio, Giuseppe Scopelliti, per chiudere una polemica che col passare dei giorni aveva assunto i contorni del ridicolo.

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Venditti vs Calabria: la vita in diretta… le figuracce pure!

Venditti2

Se qualcuno pensa davvero che la Calabria è uscita rafforzata dalla vicenda Venditti, si sbaglia di grosso. La figuraccia andata in onda ieri pomeriggio nel corso de “La vita in diretta” né è la dimostrazione. Basta riguardare i video per comprendere la stoltezza di un popolo che si sente offeso dalle parole di un cantante, tanto da crearne un caso nazionale, ma che non reagisce ad una classe politica che, quella sì, ha portato la Calabria allo sfascio, non a parole ma con i fatti.

Mi vengono in mente i versi di un grande poeta dialettale calabrese come Nicola Giunta, che già nel lontano 1977 aveva capito di che pasta sono fatti i calabresi:

…paisi d’erba i ventu’ e non di pianti:
va facitila a ‘n culu tutti quanti!
Si ‘nc’esti cacchir’uno chi s’affendi
mi scegghi ‘nu fanali e mi s’ampendi…

Ccà ‘nc’esti ‘nu cartellu aundi rici:
“Sti ‘ggenti tra di iddhi su’ ‘nnimici!”
Nimici i cui? Oh, frabbica di storti!
Sunnu sulu nimici da so’ sorti!
Nimici d’iddi stessi pi ppuntiggiu,
e i cchiù fissa dû mundu sunnu a Rriggiu!

Traduzione:
Paese d’erba di vento e non di pianti:
andate a farvela in culo tutti quanti!
Se c’è qualcuno che s’offende
che si scelga un lampione e che s’appenda

Qui c’è un cartello dove dice:
“Questa gente tra di loro sono nemici!”
Nemici di chi? Oh, fabbrica di stupidi!
Sono solo nemici della loro sorte!
Nemici loro stessi per puntiglio,
e i più stupidi del mondo sono a Reggio!

*versi tratti da ‘Nta ‘stu paisi ‘nc’esti sulu ‘a piria (In questo paese c’è solo la presunzione)

Vedi anche il servizio su diacoblog.it

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C’è chi è uomo e chi Caporale!

Eccolo un altro partigiano dell’informazione libera, uno di quegli intellettualotti di sinistra che si credono i padreterno del giornalismo, i depositari della verità giusta ed equilibrata. Un altro componente di quella band stonata di tromboni che ti servono l’antiberlusconismo a colazione, pranzo e cena. E poco importa se per raggiungere il loro scopo buttano merda sull’Italia e sugli italiani.

Il soggetto in questione è il giornalista di Repubblica Antonello Caporale, il quale, intervenendo alla trasmissione Exit condotta da Ilaria D’Amico su La7, ha detto la sua sul Ponte sullo Stretto definendo le città di Reggio Calabria e Messina due cloache. Vale a dire due fogne.

Alle esternazioni di Caporale è seguito il disappunto, com’era prevedibile,  degli abitanti delle due sponde, con tanto di gruppi anti-Caporale su Facebook. Oltre alla presa di posizione netta da parte delle istituzioni di Reggio Calabria e Messina e di alcune associazioni di consumatori, con tanto di denuncia alla Procura della Repubblica e richiesta di risarcimento.

Comprendendo, probabilmente, la stronzata che aveva detto, Caporale in una lettera pubblicata su Facebook (il testo integrale si può leggere su Tempostretto.it), con una memorabile arrampicata sugli specchi, ha cercato di correggere il tiro, affermando che «il mio giudizio era rivolto a chi ha malgovernato quelle città».
Ergo, le cloache non sarebbero i cittadini di Reggio Calabria e Messina bensì i loro rispettivi sindaci, Giuseppe Scopelliti e Giuseppe Buzzanca. L’illuminato giornalista, dunque, ci sta dicendo di essere stato male interpretato. Ma un attimo, non era Berlusconi ad essere sempre frainteso?

Caro Caporale, capisco che l’Alzheimer è una brutta bestia, ma i tuoi 47 anni fuggono il dubbio di una qualche senilità precoce che ti fanno dimenticare di essere originario di una terra, la Campania, che in quanto a cloaca non è seconda a nessun altra regione italiana. Anche i tuoi rifiuti, signor giornalista d’assalto, hanno contribuito ad alimentare questa fogna a cielo aperto.

Nel caso, ancora, non dovessi ricordare, riguarda queste cartoline illustrare della tua bella Campania, autentico orgoglio nazionale:

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Quindi, illustre collega, mi sembra evidente che il termine cloaca, ossia fogna, ben si adatta alla tua Campania, prima ancora che a Reggio Calabria e Messina. E non solo per i politici che la governano!

In fine dei conti non era un grande napoletano (lui sì) come Totò che si chiedeva: siamo uomini o caporali? Evidentemente il dubbio era più che fondato: c’è chi nasce uomo e chi Caporale! (do.mal.)

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Congresso Pdl, Scopelliti: «Un nuovo Sud è possibile»

«Con questo Congresso si concretizza un percorso avviato da tempo dopo oltre 10 anni di battaglie comuni tra Alleanza Nazionale e Forza Italia». Così il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, intervenendo alla seconda giornata di lavori del Congresso fondativo del Pdl. Per Scopelliti la nascita Popolo della Libertà semplificherà la politica «rendendola credibile e comprensibile», e l’obiettivo del Pdl sarà quello di «raggiungere la maggioranza assoluta dei consensi». Di qui il ricordo di Pinuccio Tatarella e poi il riferimento all’Europa: «Non c’è’ Europa senza Italia». Ma l’Europa deve liberarsi dai «legacci della sinistra che la tengono ancorata». E poi il tema naturalmente caro a Scopelliti, il Mezzogiorno: «Il Sud – ha detto – può trovare in questa stagione federalista un’opportunità» ed è così ritornato su un passo del discorso pronunciato la scorsa settimana da Gianfranco Fini sui problemi e le necessità del Mezzogiorno. «Un nuovo Sud – ha sottolineato Scopelliti – è possibile» del resto è sul «territorio si gioca partita fondamentale». (Asca)

Clicca sul video in basso per rivedere l’intervento integrale del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, al congresso fondativo del Popolo della libertà.

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Arrestato per detenzione di… tachipirina

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Incredibile ma vero. Tre mesi in carcere per aver detenuto in casa della tachipirina. È quanto accaduto a un 80enne di Reggio Calabria, che tre mesi fa è stato arrestato per possesso di sostanza stupefacenti dagli uomini della Guardia di Finanza della città dello stretto.

La vicenda paradossale si è consumata a Sambatello, rione alla periferia nord di Reggio Calabria: una telefonata anonima avverte i finanzieri che in un casolare dentro un terreno agricolo c’è della cocaina. Parte la perquisizione e, in effetti, gli uomini del Gico, dentro una busta utilizzata per congelare gli alimenti, trovano della polvere bianca. Per il proprietario 80enne scattano le manette e l’uomo viene rinchiuso in carcere. Dopo tre giorni, il Gip nel corso dell’interrogatorio concede all’anziano gli arresti domiciliari. I legali dell’uomo fanno ricorso al Tribunale della libertà, dove l’uomo si dice vittima di una vendetta e disconosce il contenuto dell’involucro ritrovato. Per i giudici del riesame, però, la versione non è credibile e gli confermano gli arresti.

Ieri, dopo tre mesi, sono arrivati i risultati degli esami sulla polvere sequestrata: tachipirina in polvere, stabilisce il referto. L’80enne, ex dipendente comunale di Reggio Calabria e incensurato, è stato subito scarcerato con tante scuse.

Sembra che l’uomo si sia giustificato dicendo che, in ogni caso, la tachipirina era ad uso personale, da assumere con temperature superiori a 38 gradi. Finalmente si è scoperto di che cosa si faceva Tony Manero nella febbre del sabato sera! (do.mal.)

Fonte: Apcom

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Ichino, se a tia u stage non ti piaci, fatti i cazzi toi!

Calabresi

C’è puzza di magagna dietro l’appassionata difesa del futuro dei giovani calabresi, da parte di Giuseppe Bova, presidente del Consiglio regionale più indagato d’Italia. Quello calabrese, appunto. La magagna si chiama “voucher formativo”, la puzza la sente Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Partito democratico (stessa area politica del governo calabrese, per intenderci), ripetutamente minacciato di morte dalle nuove Brigate rosse.

La vicenda riguarda i cosidetti “voucher formativi” istituiti dal Consiglio regionale della Calabria e destinati ai migliori 250 (poi divenuti 500) laureati calabresi. Ciascuno dell’importo di 1.000 euro mensili per 24 mensilità, con uno stanziamento complessivo di 6 milioni di euro, per metà rivenienti dal bilancio regionale, per l’altra metà da contributi del Fondo sociale europeo. In sostanza, i 500 migliori laureati calabresi, con voto di laurea 110/110, saranno impegnati per due anni in stages formativi nelle pubbliche amminsitrazioni calabresi. «Al termine dei 24 mesi di stage – sostiene Bova – dovrà essere la Calabria a dimostrare come vuole utilizzare le sue migliori intelligenze».

Nei giorni scorsi si è conclusa la fase di apprendimento in aula, della durata di tre mesi, ed entro il 29 gennaio i 423 laureati calabresi saranno abbinati ai 170 enti pubblici sparsi nella regione, dalla provincia di Reggio al comune di Roccabernarda, dove inizieranno quello che è ormai per tutti “il superstage”: due anni di formazione a 900 euro al mese netti per 1.500 ore di lavoro all’anno che, tolti i weekend, significa un impegno di 5,7 ore al giorno.

ichinoL’autorevole Pietro Ichino, però, sente puzza di magagna. «È scandalosa – dice il giuslavorista in un’intervista a Corriere.itla durata di questi stage, doppia rispetto al limite di legge, e lo è anche l’entità del compenso, decisamente abnorme rispetto a quel che accade normalmente. Ho organizzato decine di stage ogni anno, in passato, per i miei studenti: non duravano mai più di sei mesi e, di norma, il compenso andava dai 400 ai 600 euro. Per il modo in cui questa cosa è stata attivata il contenuto formativo mi sembra del tutto formale, non sostanziale».

Vicenda chiusa? Proprio per nulla. Ichino scrive una lettera al governatore della Calabria Agazio Loiero e il 15 gennaio presenta un’interrogazione parlamentare al ministro del lavoro, al ministro della funzione pubblica e al ministro per le politiche comunitarie.

giuseppe-bovaPer non farla lunga, vi rimando al blog di Pietro Ichino, dove è possibile leggere il seguito della querelle, con la replica di Loiero e quella molto prosaica e appassionata di Bova, nella quale il numero uno dell’assemblea legislativa calabrese sembra dire al giuslavorista: «Ma come, noi tentiamo di offrire ai migliori giovani laureati un’opportunità per fare un’esperienza di alta formazione nella loro regione e lei ci rema contro?» Come dire: caro Ichino, se a tia u stage non ti piaci, fatti i cazzi toi!

Alla replica di Bova segue la controreplica di Ichino:

Ringrazio il presidente Bova di questa risposta molto tempestiva; essa non è, però, altrettanto esauriente, anzi elude i quattro punti decisivi della questione. In particolare:

– essa nulla dice circa la durata abnorme di questi “stage”, addirittura doppia rispetto al termine massimo fissato dalla legge (ciò che configura una grave irregolarità, suscettibile di dar luogo alla contestazione di dissimulazione di effettivi rapporti di lavoro subordinato sotto l’apparenza di stage formativi);
– non spiega che senso abbia trattenere centinaia di laureati eccellenti per due anni presso le amministrazioni pubbliche calabresi, dal momento che nello stesso tempo si danno assicurazioni sul punto che non sarà presso le amministrazioni ospitanti che i giovani troveranno il lavoro vero, al termine del biennio;
– la lettera di Bova non spiega a che cosa sia servito (e a che cosa potessero mai servire) per queste centinaia di laureati eccellenti i tre mesi iniziali di “percorso formativo di orientamento e accompagnamento all’inserimento”, da loro svolti e terminati proprio in questi giorni, trattandosi di un “percorso” del tutto indifferenziato e in nessun modo collegato alle specificità di ciascun singolo “progetto formativo”;
– la lettera non spiega, infine, quale senso abbia che questi pretesi “stage” formativi, destinati nominalmente ad addestrare i giovani interessati all’innovazione nelle amministrazioni pubbliche, si svolgano presso amministrazioni che tale innovazione non hanno ancora sperimentato: non sarebbe stato più logico, se questo fosse stato davvero lo scopo dell’iniziativa, inviarli presso amministrazioni di altre Regioni e Paesi, in modo che essi ivi attingessero il know-how e le professionalità che in Calabria fanno difetto?

Ora si capisce cosa intendeva Agazio Loiero quando per uno dei suoi libri scelse il titolo L’impossibile altrove. Una lusinga o una minaccia? Titolo che nella versione inglese potrebbe essere tranquillamente tradotto in Calabria, impossible is nothing!

Detto questo, vi invito a guardare attentamente il video e trovare, se siete capaci, le differenze. Io non ci sono riuscito!

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