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La terribile piaga della Calabria? Venditti. Parola di Johnny Stecchino!

Altro che Alta Marea, Antonello Venditti ha provocato un vero e proprio maremoto. La sua sparata, decisamente infelice, sulla Calabria («Dio, ma perché hai creato la Calabria? In Calabria non c’è niente, proprio niente; speriamo che si faccia il ponte di Messina, così almeno in Calabria ci sarà qualcosa») durante un concerto nel 2008 in Sicilia, ha messo in subbuglio un’intera regione. Tutti indignati, organi si stampa, politici, comuni cittadini. La protesta è arrivata anche su facebook, con decine, centinaia, di messaggi e gruppi contro il cantautore romano.

Tutti a chiedere la sua testa, a pretendere pubbliche scuse, con la solita processione dei politici di turno che fanno a gara a chi s’indigna di più. Insomma, non c’è lodo Alfano che tenga, per i calabresi il vero caso nazionale è Antonello Venditti.

Premetto subito che sono calabrese anch’io e che il cantautore romano ha assolutamente sbagliato a pronunciare quelle parole, però mi chiedo: perché con la stessa rabbia con la quale i calabresi pretendono le scuse da Venditti non si scagliano contro la classe politica, a tuti i livelli, che ha governato e governa questa regione? Politici che molto più di Venditti ogni giorno offendono e infangano la nostra terra? Perché per le morti assurde negli ospedali calabresi, per la disoccupazione, per le navi dei veleni inabissate nei nostri mari, per il totale controllo del territorio da parte della ‘ndrangheta, nessuno dice niente o invoca le scuse di chi ci governa?

La verità è che siamo orgogliosi di essere calabresi solo quando vince la Reggina, quando passeggiamo sul Lungomare di Reggio, quando la Calabria trionfa a miss Italia o la Gregoraci sposa Briatore, quando Gattuso alza al cielo la Coppa del Mondo. Ci sentiamo orgogliosi di essere calabresi solo per la bellezza del nostro mare e per il clima mite. Salvo poi indignarci per la sparata infelice di un cantante. È un po’ come nel film “Johnny Stecchino”, quando Benigni arriva a Palermo e lo zio gli elenca le piaghe della Sicilia: l’Etna, la siccità, il traffico. La piaga che affligge la Calabria, invece, sembra essere Venditti, non un classe classe politica indegna, dalla quale nessuno ha mai preteso scuse!

Dedicata alla Calabria:

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Juve e Reggina con un cuore grande così

di Ivano Bova per Malarablog

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Sulle montagne russe. Anche la ventitreesima giornata conferma l’impressione che il campionato in corso è tra i più strani e aperti degli ultimi anni. Ad ogni turno corrisponde una sorpresa, e ad ogni sorpresa uno stravolgimento in classifica.

Questa volta lo stop è toccato al Milan, fresco della vittoria per 0-3 all’Olimpico di Roma contro la Lazio. Sabato è stata una serata da dimenticare per i rossoneri: merito di una Reggina determinata oltre ogni aspettativa, capace addirittura di sfiorare con Corradi, nell’ultimo istante del recupero, il gol della vittoria. Gli amaranto, dopo il pareggio per 2-2 contro la Roma, si sono ripetuti in una gara ancor più difficile. Contro Kakà, Ronaldinho, Pato e Beckam (quella dell’inglese è stata la peggiore gara sin qui disputata in Italia), gli uomini di Orlandi hanno innalzato una diga insormontabile, con giocatori come Santos, Valdez e Lanzaro sugli scudi. Sul palco di San Siro, però, il protagonista assoluto è stato Di Gennaro, capace di ribaltare l’azione e di sfruttare le sponde di Corradi: da una di queste è nato il gol del momentaneo vantaggio amaranto, realizzato dal giovane talento di scuola Milan.

Il pareggio per 1-1 è stato più che meritato, anche se nel dopo partita Ancelotti ha recriminato per un gol annullato a Seedorf, proseguendo sulla falsariga del tecnico dell’Inter Mourinho. Il portoghese nel pomeriggio aveva criticato aspramente l’arbitro Morganti, nonostante la rotonda vittoria dei nerazzurri a Lecce (0-3 il risultato finale): se i toni del tecnico rossonero, però, sono stati pacati, Mourinho ha addirittura parlato di “episodi strani” che si sarebbero verificati, ai danni dell’Inter, nelle ultime giornate.

poulsenIn seconda posizione il posto del Milan, in discesa, è stato riguadagnato dalla Juve, che ha espugnato Catania con un po’ di fortuna (clamoroso il liscio di Terlizzi, che ha consentito a Poulsen di siglare l’1-2 al 93′) e tanto cuore: per oltre 80′ gli uomini di Ranieri hanno giocato in dieci, causa la stupida espulsione rimediata da Iaquinta. Due gialli nel giro di un minuto, uno subito dopo il gol dello 0-1, per essersi tolto la maglia nell’esultanza, e l’altra per un fallo inutile a centrocampo. La Juventus è così rimasta sulla scia dell’Inter, a -7 dalla vetta, e adesso aspetta il derby di domenica prossima tra Inter e Milan, nella speranza di poter recuperare qualcosa in classifica. Nel dopo gara, Ranieri non le ha mandate a dire a Mourinho, evidenziando con toni decisi che alimentare le tensioni non fa bene al campionato.

La squadra che continua imperterrita la risalita è la Roma, adesso a un solo punto dalla zona Champions, quel quarto posto occupato dalla Fiorentina. Ieri, la squadra di Spalletti ha offerto una prova d’alta scuola, funzionando come un’orchestra: tre gol al Genoa, uno più bello dell’altro. Il primo è stato da manuale del calcio: De Rossi, velocissimo, ha “bruciato” 50 metri di campo e servito Vucinic, che al volo non ha lasciato scampo a Rubinho.

In coda, oltre alla Reggina, anche Torino e Chievo, pareggiando nello scontro diretto, hanno accorciato su Bologna e Lecce sconfitte, portandosi a -3 dalla salvezza. La Reggina è invece a -6, e se il distacco appare difficile da colmare, lo spirito messo in campo nelle ultime due esibizioni lascia ben sperare i tifosi reggini: per alimentare i sogni di salvezza la vittoria sul Palermo, ospite domenica al Granillo, diventa adesso obbligatoria.

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Bentornato Milan

di Ivano Bova per Malarablog

Bentornato Milan. Il verdetto più importante della ventiduesima giornata, è stato emesso dal posticipo della domenica: come si era intuito nelle tre gare precedenti, è il Milan la formazione che ha digerito meglio la sosta natalizia, e con la vittoria in notturna si è portato a sei lunghezze dall’Inter.

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Una grande prestazione, quella offerta dai rossoneri all’Olimpico di Roma, contro una Lazio che nulla ha potuto di fronte allo strapotere offensivo dei milanesi: da quando Ancelotti ha messo in panchina Ronaldinho, ma soprattutto ha avuto a disposizione un Beckam in stato di grazia, il suo Milan sembra volare. Le garanzie, li davanti, sono Kakà e Pato, a segno anche a Roma: la sensazione è quella che, una volta trovate le giuste soluzioni in difesa, il Milan contenderà lo scudetto all’Inter fino all’ultima giornata.

La squadra nerazzurra, in questo momento, non appare in forma, e nonostante la prima posizione in classifica, come sempre l’area della Pinetina è pesante: pareggio casalingo col Torino dopo una gara incolore, raddrizzata solo grazie al forcing finale dei padroni di casa sull’1-1. A questo si aggiunge l’assurda esclusione di Quaresma, il giocatore maggiormente voluto da Mourinho e il colpo di mercato più costoso dell’estate, dalle liste Champions. E tra due settimane c’è il derby

L’Inter non è stata in grado di capitalizzare la sconfitta subita sabato dalla Juventus: lenta e involuta, la squadra di Ranieri resta in corsa solo grazie al mezzo passo falso della capolista. Ma dopo il capitombolo subito nel turno di metà settimana in casa dell’Udinese, la Juve s’è ripetuta, in negativo, contro un grande Cagliari. Gli isolani hanno sbancato l’Olimpico per 3-2. Molti i limiti mostrati dalla Juve, soprattutto dal punto di vista fisico, adesso a 7 punti dalla vetta. Ma si farebbe un torto a non sottolineare i meriti dei sardi, che si trovano a 34 punti in classifica, in piena zona Uefa, ed esprimono un calcio piacevole: un plauso va di diritto ad Allegri, giovane allenatore che ha saputo assemblare alla perfezione giocatori come Cossu, Acquafresa e Jeda, un autentico tridente delle meraviglie.

In classifica, nelle zone basse, sembra essersi creata una mini-frattura: la vittoria del Lecce a Siena, infatti, ha formato un solco di 4 punti fra le terz’ultime Chievo e Torino, rispetto a Bologna e Lecce, che allo stato attuale sarebbero salve. Mancano però molte gare alla conclusione: i punti in palio sono tanti, per cui neppure formazioni come Siena o Catania, rispettivamente a sette e otto punti dalla zona salvezza, possono sentirsi tranquille. Nessuno ha mollato, lo testimonia il pari interno tra Reggina e Roma: un 2-2 inatteso della squadra di Orlandi contro i lanciatissimi giallorossi, prova che gli amaranto non vogliono mollare, nonostante il distacco dal quart’ultimo posto è adesso di ben sette lunghezze.

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La giornata tipo della Reggina

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Dopo Inter e Milan, ecco la giornata tipo della Reggina (da un’idea di Ivano Bova e Simone Vazzana).

ore 4.37: Fabio Ceravolo si sveglia assalito dai crampi

ore 7.00: Gabriele Martino sveglia Lillo Foti con un bacino

ore 7.15: Lillo Foti, dopo il bacino, si accende un sigaro

ore 7.30: Lillo Foti guarda il suo oroscopo e scopre che la sua giornata sarà ricca di difficoltà oggettive

ore 7.45: Brienza chiede di essere ceduto

ore 8.00: colazione. Tavella viene assalito dai giocatori perché ha mangiato l’ultima fetta di pane e Nutella

ore 8.30: Foti scrive un sonetto dal titolo “Simpatia e importanza, quanta pila che mi avanza”

ore 9.00: inizia l’allenamento

ore 9.10: Stuani, corricchiando palla al piede vicino alla linea di porta, scarica un destro potentissimo e segna dopo aver colpito la traversa.

ore 9.15: Stuani chiede a Martino di chiamare suo nonno per aggiornare il numero dei gol segnati in carriera

ore 9.30: si provano gli schemi in difesa

ore 9.31: si passa allo schema offensivo: Campagnolo inventa per Corradi

ore 9.45: Brienza chiede di essere ceduto

ore 9.55: Foti dà la colpa ai tifosi

ore 10.00: Cirillo si aggrappa alle reti del Sant’Agata urlando “Forza Napule”

ore 10.30: Brienza, lanciato a rete, butta la palla fuori

ore 10.45: Foti riceve un sms da DeNeilsson, astro nascente della Groenlandia, ma di madre brasiliana

ore 11.00: Cozza si colora la pelle d’amaranto

ore 12.00: partitella. A cinque minuti dalla fine entra Di Gennaro.

ore 12.15: Foti dà la colpa agli arbitri

ore 12.30: al Sant’Agata arrivano Tognozzi e Puggioni, che mostrano a tutti il pescato della mattinata

ore 13.00: Tognozzi rifiuta il Manchester United

ore 13.30: si mangia e Brienza chiede di essere ceduto mentre Tognozzi rifiuta il Chelsea

ore 14.00: Orlandi a colloquio con Foti

ore 14.15: Foti licenzia Orlandi e prende il suo posto in panchina.

ore 14.18: Foti disegna una stellina tutta amaranto

ore 14.30: Foti riassume Orlandi

ore 15.00: allenamento specifico: Barillà inizia a correre sulla sinistra inseguito da Valdez, Santos e Cirillo

ore 15.30: Barreto non se la sente di tirare da fuori e scoppia a piangere quando Carmona gli tira una pallonata allo stomaco

ore 16.00: Foti arriva all’Hilton

ore 16.01: perfezionato l’acquisto di 4 partite più il ritorno di Khoris

ore 17.00: allenamento sul pressing: Corradi si allena, gli altri giocano alla play

ore 18.00: doccia. Cirillo esce tra gli applausi

ore 19.00: Hallfredsson, Puggioni, Sestu e Rakic fanno i compiti dei ragazzi della Primavera

ore 20.00: a cena Krajcic allieta i presenti con “Goodbye my lover”

ore 21.00: Lanzaro beve il vino di Sambatello

ore 21.30: Lillo Foti spegne il sigaro e chiama Favano in trasmissione

ore 22.00: Cascione e Giosa si sfidano a colpi di stampelle. Chi perde deve dormire con Marino

ore 22.30: Lillo Foti chiama Baccellieri e insieme decidono le domande per il suo intervento in radio del giorno successivo

ore 23.00: Brienza chiede di essere ceduto

ore 23.30: Tognozzi rifiuta il Milan, l’Inter e il Barcellona

ore 23.45: Martino chiama Belardi e insieme fanno sesso al telefono

ore 24.00: Vigiani si infortuna nel sonno

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Il calcio è malato e anch’io non mi sento troppo bene

Sono i morti che fanno notizia, i feriti un po’ meno. Che vi piaccia o no questa è una delle regole del giornalismo. Se domenica scorsa a Reggio Calabria, dove si è giocata Reggina-Catania, lo stewart aggredito e ferito da un ultrà catanese (esattamente quelli che hanno assassinato Filippo Raciti) fosse morto, forse oggi staremmo ancora qui a parlarne. I giornali avrebbero fatto paginoni, Vespa si sarebbe assicurato una bella seratina di Porta a Porta e via nuovamente con la manfrina del calcio malato e violento.
Invece niente di tutto ciò. Il morto non c’è scappato e tutto è passato nel silenzio più indifferente. Insomma, attenzione a non disturbare troppo il calcio, il businnes potrebbe infastidirsi. D’altronde, come ebbe a dire Antonio Matarrese, «morti e feriti fanno parte del sistema». Resta da capire se Matarrese ha detto queste parole in qualità di presidente della Lega Calcio, di ultrà del Bari o da businnes-man pallonaro.

Ma torniamo alla vicenda di cronaca di domenica scorsa. Lo stewart ferito per fortuna se l’è cavata con qualche giorno di prognosi, mentre l’aggressore solo martedì è stato rintracciato e arrestato a Catania dalla Digos. Si tratta di Francesco Patrizio Malato, di 36 anni, considerato il leader del gruppo ultras ”A sostegno di una fede”. Nome ecumenico, non c’è che dire, non altrettando pare esserlo Malato (nomen omen dicevano i latini). L’ultrà catanese, infatti, è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine essendo stato sottoposto a Daspo nel 2001, per un periodo di sei mesi, e nel 2005 per tre anni.
A questo punto la domanda è: che ci faceva un tale soggetto allo stadio di Reggio Calabria? Non bastano due Daspo alle spalle e tre anni e mezzo di inibizione dai campi di calcio per capire che questo “signore” non è nè un boy-scout nè un’appartenente all’Azione cattolica?
A questo punto mi viene il dubbio che quelli sbagliati non sono gli ultrà, ma il sistema calcio che deve imparare, una volta per tutte, ad accettare morti e feriti, senza rompere troppo le palle. Non è vero Matarrese? (do.mal.)

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Repubblica, fatti reali e verità supposte

Parliamo un po’ di calcio. Ma non di quello giocato, di quello chiacchierato. Chiacchierato soprattutto da Repubblica che come al solito deduce e insinua a proprio uso e consumo. Così, giusto per infamare questo o quel giocatore a seconda del giornalista-tifoso che in quel momento scrive l’articolo.

Il primo caso riguarda Franco Brienza (invito a leggere anche il post di Massimo Calabrò). Il fantasista della Reggina domenica scorsa a Palermo è stato protagonista di un bel gesto di fair-play. Il giocatore, infatti, si trovava solo davanti al portiere quando si è accorto di uno scontro a centrocampo e ha fermato il gioco. Gesto criticato dai tifosi amaranto, soprattutto per il fatto che la squadra dello Stretto si trova penultima in classifica con un solo punto.
Occasione troppo ghiotta per Repubblica che non perde occasione per screditare Reggio Calabria e la sua gente. Secondo il quotidiano, infatti, il giocatore non potrebbe uscire di casa. «Non posso più girare per le strade di Reggio», questa la dichiarazione riportata da Repubblica. Che i tifosi della Reggina non abbiano apprezzato il gesto di Brienza è notorio, ma dire che sono pronti ad aggredire il proprio calciatore, mi sembra proprio esagerato. Ma d’altronde Repubblica non è nuova a questi episodi di demonizzazione.

Il secondo caso riguarda il portiere del Milan Christian Abbiati. In una lunga intervista rilasciata a Sportweek, il numero uno rossonero ha confessato di condividere i valori del fascismo:

«Io non ho vergogna a manifestare la mia fede politica. Del fascismo – ha detto Abbiati – condivido ideali come la Patria e i valori della religione cattolica. Rifiuto le leggi razziali, l’alleanza con Hitler e l’ingresso in guerra, ma mi piace la capacità che aveva di assicurare l’ordine, garantendo la sicurezza dei cittadini»

In precedenza il caso più eclatante è stato quello dell’ex capitano della Lazio Paolo Di Canio, che dichiarò di essere «fascista, ma non razzista» e sotto la curva festeggiava col saluto romano. O del portierone della Juventus e della Nazionale, Gigi Buffon, che disegnò di suo pugno una canottiera con su scritto «Boia chi molla».

Repubblica che fa? Con un articolo di Corrado Zunino s’indigna per «quel fascino per la camicia nera che cresce nel mondo del calcio» (titolo del pezzo). “Zunino il partigiano” prima definisce quello di Abbiati «revisionismo pret a’ porter» e poi si scaglia contro Buffon, Cannavaro, De Rossi, Aquilani, Tacconi e Sereni, tutti rei di essere simpatizzanti fascisti.

Ma la cosa più bella di “Zunino bella ciao” è l’indignazione:

«Il problema – scrive – è che i calciatori navigano dentro un mare di ipocrisia che consente di tenere “Faccetta nera” nella suoneria del cellulare senza provare sensi di colpa»

Peccato, però, che l’acuto giornalista di Repubblica non menzioni giocatori dichiaratamente di sinistra come Miccoli, Lucarelli e Zampagna, solo per citarne alcuni. Col primo che porta Che Guevara tatuato sulla gamba e gli altri due che escono dal campo salutando i tifosi col pugno chiuso. “Zunino il moralista” s’indigna, poi, che certi calciatori come suoneria per il cellulare hanno “Faccetta nera”, ma non ricorda quando la curva rossa del Livorno ha fischiato durante il minuto di silenzio per il militare morto in Afghanistan.

E allora cara Repubblica e stimatissimo Zunino, la vita è fatta di cose reali e cose supposte. Se le cose reali le mettiamo da una parte, le supposte dove le mettiamo? (do.mal.)

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