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Carlà Brunì: «Orgogliosa di non essere più italiana» Noi italiani molto di più. L’orgoglio è tutto nostro

carla_bruniSulla battuta di Berlusconi, che aveva parlato di un Barack Obama «giovane, bello e abbronzato» è intervenuta nientepopodimenochè madame Carlà Brunì ovvero la bella e aristocratica consorte del presidente francese Nicolas Sarkozy.

La première dame si è letteralmente indignata, poverina, tanto da ribadire ancora una volta, visto che non manca occasione di farlo, il suo orgoglio per non essere più italiana.

In un’intervista a Le Journal du Dimanche madame Brunì ha dichiarato:

«Quando sento Berlusconi prendere questa cosa alla leggera e scherzare sul fatto che Obama è “sempre abbronzato”, mi fa strano. Lo si metterà sull’umorismo… Ma spesso, sono molto felice di essere diventata francese»

Non è la prima volta che la signora Sarkozy butta fango sull’Italia. Era già successo recentemente in merito alla vicenda di Marina Petrella, quando Carlà, intima amica della brigatista rossa, chiese al suo maritino di non concedere l’estradizione della terrorista, richiesta dal governo italiano. In quell’occassione si mosse anche la sorellina di Carlà, l’attrice Valeria Bruni Tedeschi (sconsiglio caldamente i suoi film a chi soffre di disturbi psico-depressivi), la quale si vantava del fatto di essersi occupata personalmente del caso.

«Sì, me ne sono occupata – ammette la sorellina di Carlàe ne ho parlato sia con mia sorella che con suo marito»

La migliore risposta a madame Sarkozy l’ha data il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga:

«Anche noi italiani siamo ben lieti che Carla Bruni non sia più italiana, anzi siamo addirittura felici. Chissà che un giorno Carla Brunì non sia costretta dalla sua burrascosa vita a richiedere la cittadinanza italiana»

Ovviamente dalla sinistra italiana neppure una parola di sdegno. Ci mancherebbe altro, non ha mica parlato quel burlone di Berlusconi. E poi cosa volete che sia un’offesa a qualche milione di italiani?

Se la signora Veronica Lario in Berlusconi dichiarava: “Orgogliosa di non essere francese”, cosa sarebbe successo? Per favore qualcuno mi risponda. Anche se non è poi così difficile immaginare che si sarebbe scatenato un putiferio incredibile, con una sinistra più indignata che mai a chiedere le immediate scuse da parte di Silvio.

E visto che parla di orgoglio, a Carlà Brunì voglio ricordare in poco più di un minuto e mezzo che cos’è l’orgoglio italiano. Buona visione madame:

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A-a-bbronzatissimo

«Obama è giovane, bello e abbronzato»

Ebbene sì, c’è ricascato. Silvio alla battuta proprio non ci rinuncia. Quando può il nostro presidente del Consiglio con licenza di sorridere la spara lì in mezzo e chissenefrega. Alla faccia dei tanti giornalisti che non hanno di meglio da scrivere, se non le sue burle. Perché di questo s’è trattato e non di una gaffe, come molti continuano a chiamarla.

Ma è possibile che l’Obama abbronzato per due giorni è riuscito a fare dimenticare la crisi economica, la vicenda Alitalia, il decreto Gelmini, la riforma dell’università?

A proposito di gaffe. Chi si ricorda cosa disse Romano Prodi quando Berlusconi paventò il passaggio di alcuni senatori dal governo all’opposizione?

«Non sono preoccupato, perchè lo ha detto sempre. Poi è obbligato a dirlo, ha perso due elezioni, ha poco tempo davanti, ha fretta. Quindi, evidentemente lancia sempre messaggi che il governo cadrà domani, però sempre domani»

Mi sembra che quel “ha poco tempo davanti” sia tutt’altro che una battuta, addirittura un anatema. Eppure in quell’occasione nessuno s’indignò, nè gridò allo scandalo.

E Hillary Clinton, che durante la campagna per le primare del partito democratico americano, annerì il volto di Obama in un videospot elettorale? Come dire: “Cari americani, ricordatevi che lui non è proprio dei nostri, è un afroamericano. Quindi è meglio che votate per me”.

Gaffe? Battuta? No, razzismo bello e buono. Putiferio? Richiesta di scuse? Macchè, Hillary non è mica Berlusconi.

Lo stesso Barack Obama etichettò Sarah Palin, il vicepresidente designato da John McCain, «un maiale col rossetto». Ma anche in questo caso Barack non è mica Berlusconi da attirarsi le ire funeste dei giornalisti. Difatti Obama è più giovane, bello e abbronzato.

Che dire. Personalmente nella battuta di Berlusconi non ci trovo niente di così scandaloso e credo che anche Obama ci stia già facendo una risata sù. (do.mal.)

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E…lezioni americane di democrazia

obama

Tutto secondo previsioni. E anche di più. Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America. Il 44esimo della storia degli Usa e il primo nero (o quasi) ad abitare la Casa Bianca. I giornali potevano uscire con la notizia anche con un giorno d’anticipo. Sarebbe cambiato qualche numero, ma nulla di più.

E mentre l’America festeggia in Italia imperversa il festival dell’assurdo. Con molti esponenti del Pd che brindano a una vittoria con la quale loro (per fortuna di Obama) non c’entrano proprio niente. Da queste parti ancora non hanno capito che, a parte il nome, il Partito Democratico americano è tutt’altra cosa rispetto a quello italiano. Qualcuno lo faccia presente anche all’Obama de Trastevere Uolter Weltroni, e gli comunichi che Yes we can non è la stessa cosa di Se po’ fa’.

La riflessione più equilibrata la fa Mario Adinolfi (candidato alle primarie del Pd “vinte” da Veltroni) sul suo blog:

«La lezione, ora, applichiamola all’Italia. E Obama non mette in crisi Berlusconi. Apre piuttosto una questione dentro il Pd»

A proposito. Che fine ha fatto l’antiamericanismo di stampo italico? Svanito nel giro di una notte. Mah! Un altro dei tanti misteri italiani. Forse sarebbe il caso di avvertire Carlo Lucarelli.

McCain

In questa affascinante competizione una grande lezione di stile e di vera democrazia ce l’ha regalata lo sconfitto John McCain:

«Ho telefonato al senatore Obama per congratularmi. La sua è stata una vittoria chiara. Ho avuto il privilegio e l’onore di congratularmi di persona»

«l’uomo che era il mio avversario e che ora sarà il mio presidente»

«Questa è un’elezione storica, riconosco il significato speciale che ha per gli afroamericani, per l’orgoglio speciale che devono provare stanotte. Ho sempre ritenuto che l’America offra opportunità a chiunque abbia la capacità e la volontà di coglierle e anche il senatore Obama la vede così. Ma entrambi riconosciamo che anche se abbiamo percorso una lunga strada dalle vecchie ingiustizie che un tempo macchiarono la nostra reputazione, il loro ricordo ha ancora il potere di ferire. Invito tutti gli americani che mi hanno sostenuto a unirsi a me non solo nel congratularsi con Obama ma nell’offrire al prossimo presidente la nostra buona volontà e il più grande sforzo per unirci. Quali che siano le nostre differenze, siamo tutti americani»

Prima di scimmiottare o attribuirsi vittorie che non gli appartengono, credo che i politici italiani (tutti, senza distinzione di colore) dovrebbero imparare molto da questa grande lezione di democrazia a stelle e strisce. (do.mal.)

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The winner is… Barack Obama!

Stanotte Barack Obama sarà ufficialmente il 44esimo presidente degli Stati Uniti. Il nostro Trapattoni direbbe «non dire gatto se non ce l’hai nel sacco», ma al di là delle dichiarazioni di facciata e dei sondaggisti (che volete anche loro tengono famiglia e devono pur campare) che danno John McCain in recupero sul senatore nero dell’Illinois, gli americani hanno già deciso chi sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca.

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Di fatto Obama è diventato il nuovo presidente degli Stati Uniti il 3 giugno 2008, quando ha ottenuto il quorum necessario per la nomination democratica, battendo a sopresa, alle elezioni primarie del Partito Democratico, l’ex first lady e senatrice dello stato di New York Hillary Clinton (ritenuta dai sondaggi la grande favorita della vigilia).

Per fortuna i Democratici americani sono tutt’altra cosa rispetto ai Democratici italiani, così come Obama non è assolutamente l’equivalente del nostro Uolter Veltroni, anche se qualcuno vorrebbe farcelo credere. Cercare di spiegare le differenze tra Repubblicani e Democratici americani, prendendo ad esempio la Destra e la Sinistra italiana e quanto di più fuorviante possa esistere.

Rispetto all’Italia, infatti, dove gli schieramenti contrapposti esistono solo per eliminarsi a vicenda, nella politica americana democratici e repubblicani si discostano di poco. Per questo motivo un americano può stare tranquillo che governi l’uno o l’altro, faranno sempre l’interesse del popolo.

È nascosto proprio in questa differenza il fascino che Obama inizia a riscuotere anche nella destra italiana. La prima a rimanere stregata dal senatore nero è stata il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini («Il mio punto di riferimento è quello che sta facendo Obama in America»), poi è stata la volta di Sandro Bondi («Vedo molte analogie tra Obama e Berlusconi») e Franco Frattini («È vero hanno punti in comune soprattutto nel modo di comunicare»). Anche Paolo Guzzanti ha rivelato di aver fatto il tifo per McCain, ma di tenere adesso per Obama («Sono di destra e sto per Obama, anche se brinderò lo stesso se dovesse vincere l’Old Boy»).

In rete è nato addirittura il sito “Il PdL per Obama su iniziativa di un gruppo di parlamentari del Popolo delle Libertà:

«… abbiamo aderito a questa iniziativa perché non sono rimasti indifferenti alla proposta riformista, modernizzatrice e di forte innovazione politica e sociale di Obama. Alla sua passione, al suo carisma che può davvero rappresentare una svolta storica per gli Stati Uniti d’America».

In questo senso mi sembra molto interessante la riflessione di Giuseppe De Bellis che spiega il perché Barack Obama affascina la destra:

«Obama affascina la destra perché se c’è una certezza è che lui non è di sinistra. Lo dicono le sue idee, i fatti, la sua campagna elettorale. Ovvio che la sinistra italiana, perennemente a caccia di una legittimazione internazionale, abbia tentato di appropriarsene. Ovvio e però diabolicamente perverso, perché Obama non c’entra con loro. C’entra con un nuovo prototipo di leader bipartisan, forse nopartisan».

Più chiaro di così…

E poi permettetemi una divagazione personale. Un nero alla Casa Bianca è quello che ogni juventino si sognerebbe. Un’accoppiata assolutamente vincente! (do.mal.)

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Italia-Francia, scontro sulla Br Petrella Stavolta la testata è di madame Carlà

Se solo avesse letto le vicende riguardanti Adriano Sofri e Francesca Mambro, il presidente francese Nicolas Sarkozy e la sua gentile consorte, madame Carlà Brunì, non si sarebbero opposti all’estradizione della brigatista rossa Marina Petrella. Una che fino ad oggi se l’è spassata in terra francese grazie alla cosidetta dottrina Mitterand“, che concede asilo ai terroristi, ancora meglio se sono italiani, a patto che questi non compiano reati su suolo francese.


Le motivazioni che hanno spinto Sarkozy a non concedere l’estradizione rispondono a quelle che lui stesso ha definito «ragioni umanitarie». La “signora terrorista”, infatti, sembra non godere di ottima salute, tanto da essere stata scarcerata e posta in stato di libertà vigilata in un ospedale dove viene alimentata con un sondino. In difesa della Petrella si è mossa nientepopodimenoché madame Carlà Brunì, la quale non perde occasione di accorrere al capezzale dell’amica terrorista. E con lei la sorella, l’attrice Valeria Bruni Tedeschi (sconsiglio caldamente i suoi film a chi soffre di disturbi psico-depressivi). «Sì, me ne sono occupata – ammette la sorellina di Carlàe ne ho parlato sia con mia sorella che con suo marito. Il quale, a sua volta, s’è informato direttamente presso i medici che hanno in cura questa signora, ha incontrato i suoi avvocati e ha studiato personalmente tutti i dossier sul suo stato di salute. L’importante è che questa soluzione sia arrivata, e che non ci sia un’altra vittima». Moi oui. Brava, anzi bravà madame Brunì.

Ma non è tutto. «Penso che questa signora – prosegue l’attrice nella sua intervista a Corriere.itabbia già pagato il suo debito per ciò che ha fatto. E in ogni caso mi chiedo: che vantaggio poteva dare, per le vittime e più in generale all’Italia, contare un morto in più? I familiari delle vittime sono persone che hanno sofferto, penso che possano capire».

Ma scherzi? Figurati se non capiranno. Leggete un passaggio del comunicato stampa diffuso dall’associazione italiana vittime del terrorismo:

«L’Associazione esprime la più profonda indignazione per questa ennesima ingiustizia che ha cancellato con un colpo di spugna omicidi e sequestri, ferendo ulteriormente il popolo italiano, le vittime ed i loro familiari che hanno subito la cieca e sanguinaria violenza del terrorismo».

La Bruni Tedeschi conclude la sua intervista strappalacrime con un’autentica perla di umanità: «Ora potrà curarsi senza più avere la spada di Damocle di tornare in carcere in Italia, potrà lavorare su se stessa e tornare la donna che era prima. In carcere Marina Petrella sarebbe morta. Non ce la faceva a mangiare per lo stato di depressione fisica e psichica che l’aveva assalita e dal quale non è ancora guarita».

Ecchissenefrega, mi verrebbe da dire. Magari a quest’ora in cella staranno soffrendo di depressione anche Totò Riina e Bernando Provenzano. Che facciamo, concediamo la grazia pure a loro? In fin dei conti la “signora terrorista” anche in carcere farebbe una morte sicuramente più dignitosa di quella che ha fatto fare lei a tante altre persone sotto i colpi di una pistola o di una molotov. Ma anche qui ci hanno pensato i parenti delle vittime a rispondere in modo assolutamente dignitoso:

«…all’epoca degli attentati terroristici italiani a cui ha concorso la Petrella, le vittime ed i loro familiari non abbiano potuto usufruire delle cure mediche per le patologie psichiatriche e psicologiche di cui risulterebbe affetta la Petrella e di cui sono state sicuramente afflitte le sue vittime».

La decisione di Sarkozy offende anche gli italiani (ovviamente non Carlà Brunì e sorellina che hanno rinnegato il nostro Paese per naturalizzarsi francesi) e l’Italia, che in tema di diritti civili e umanitari è stata considerata al pari della Cambogia dei Khmer Rossi o dell’Afganistan dei Talebani. Non solo monseigneur Sarkozy non sa che anche in Italia i detenuti malati vengono curati con tutti i riguardi, ma ignora anche che i terroristi al pari della Petrella sono tra i più coccolati nei salotti radical-chic, si arricchiscono scrivendo libri, vengono riabilitati e diventano delle icone di sapere e saggezza, andando in giro per le Università a diffondere il loro Verbo. Insomma, più o meno quello che gli è permesso di fare alla corte di Nicolas e Carlà. (do.mal.)

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In Sicilia si dice jarrusu

Franco Grillini si confessa a Novella 2000 e dichiara: «Da un anno sto con un ragazzo siciliano ed è bellissimo. Ha vent’anni, 33 anni meno di me, e fa l’università. Mi ha incontrato a un gay pride e quando mi ha visto mi ha detto: “Ora non ti mollo più”. Io ho riposto: “Magari”. Ed è stato così».
Ora, quello che incuriosisce della notizia non è tanto l’orientamento sessuale di Grillini, storico presidente dell’Arcigay, quanto quello del suo giovane compagno, che in un sol colpo mette al tappeto l’icona del maschio siculo focoso, ossessionato dalle bellezze femminili, con lo sguardo attento a inseguire le gambe per strada e indagare nelle scollature.

Anzi è proprio Grillini a rivestire i panni del siciliano morbosamente geloso: «Il suo ideale sarebbe Gianni Vattimo (anche lui gay dichiatato), ma col cavolo che glielo presento». L’ex parlamentare Ds va oltre e addirittura paragona lui e la sua giovane fiamma ad Aschembach e Tadzio nel romanzo di Thomas Mann “Morte a Venezia”.
Nel frattempo giunge voce che proprio Thomas Mann, sepolto nel cimitero monumentale di Zurigo, venuto a sapere delle dichiarazioni di Grillini, sembra si sia rivoltato nella tomba e sconsolato abbia esclamato: «Che ci volete fare, d’altronde il mondo è bello perché è avariato». (do.mal.)

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