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Repravda e la censura ai tempi di Baffino

D'Alema_manifestazione roma

Toh, guarda chi si vede alla pseudo maniestazione per la libertà di stampa a Roma: Massimo “Baffino” D’Alema, infuriato più che mai con quel dittatore immondo di Berlusconi che fa di tutto per mettere il bavaglio alla stampa. «È importantesbotta il Baffino nazionaleche così tanti cittadini siano scesi in piazza, per fare argine all’arroganza con cui si cerca d’intimidire l’informazione libera». Eh sì, tempi bui!

Più o meno gli stessi del 1999, quando un certo Massimo D’Alema (toh, sempre lui!), all’epoca presidente del Consiglio, scosso e indignato per una vignetta di Forattini pubblicata su Repubblica, non perse tempo a querelare vignettista e giornale. Con le uniche differenza che allora nessuno parlò di censura né sbandierò il vessillo della libertà di stampa. La stessa Repubblica non fece appelli né organizzò manifestazioni in piazza. Quando si dice la coerenza!

Eppure nel 1999 lo scorno di Baffino D’Alema ebbe conseguenze peggiori della tanto ventilata censura berlusconiana. Altro che “editto bulgaro”.

Rinfreschiamoci la memoria. La vignetta pubblicata l’11 ottobre 1999 su Repubblica raffigura D’Alema mentre con un bianchetto cancella la lista Mitrokhin ed una voce che gli chiede: «Allora arriva ‘sta lista??!!» e D’Alema: «Un momento! Non s’è ancora asciugato il bianchetto!». Baffino ha poi dichiarato di tenere in massima considerazione la satira, ma di aver agito perché la vignetta conteneva informazioni false e diffamatorie. Tanto in considerazione che chiesto un risarcimento di 3 miliardi di lire.

Vignetta querela d'alema

Ovviamente Repubblica che fa? S’indigna, grida alla censura, organizza manifestazioni in piazza, promuove appelli, inneggia a slogan del tipo “Siamo tutti Forattini”? Ma neppure per scherzo. Fa semplicemente finta che non sia successo nulla, tanto che Forattini, non sentendosi difeso dal suo quotidiano, decise di lasciare Repubblica.

Ma c’è di più. Forattini in quelle settimana fu invitato a “Porta a Porta”, ma inspiegabilmente la trasmissione di Vespa fu annullata dalla Rai. Questa è l’Ansa del 24 novembre 1999, che riporta il racconto di Forattini:

Mentre all’aeroporto di Linate mi accingevo a salire sull’aereo per Roma, dove avrei dovuto prendere parte alla puntata di “Porta a Porta” dedicata alla satira, prendendo spunto dalla vignetta per la quale il presidente del Consiglio mi ha citato in giudizio, ho ricevuto una telefonata con la quale mi si comunicava che l’ufficio legale della Rai aveva deciso di cancellare la trasmissione. Non ho chiesto, né mi sono state riferite, le ragioni di tale repentina decisione. La stessa comunicazione è giunta agli altri ospiti, alcuni dei quali erano già partiti per Roma. Io ho solo dovuto recuperare il bagaglio che era già stato imbarcato e tornare a Milano.

Censura? Ma neanche per sogno. Nessuno in quei giorni parlò di censura, neppure i martiri dell’informazione libera Sant’Oro e i Travaglio, che all’epoca probabilmente erano ancora aspiranti tali!

Questo, invece, è quanto scriveva Repubblica il 25 novembre 1999 sulla mancata mandata in onda di “Porta a Porta”:

“Caso Forattini”, la Rai blocca lo show di Vespa
I legali fanno annullare la puntata sulla satira: “Stiamo fuori dalla lite con D’Alema”

di ALDO FONTANAROSA

ROMA – Su consiglio del suo ufficio legale, ieri la Rai ha annullato la registrazione della puntata di “Porta a porta” che Bruno Vespa avrebbe dedicato al rapporto tra satira e politica. La puntata, che sarebbe andata in onda domani, prevedeva la presenza in studio dei maggiori disegnatori satirici, incluso Giorgio Forattini. Ed è stata proprio la presenza di Forattini a mettere in allarme la Rai, decisa a non giocare alcun ruolo nella lite giudiziaria che sta opponendo il disegnatore di Repubblica e Panorama al presidente del Consiglio, Massimo D’Alema.
La lite nasce dalla vignetta che Repubblica ha messo in pagina l’11 ottobre, vignetta che mostra il premier D’Alema cancellare con il bianchetto alcuni nomi dal dossier Mitrokhin sulle spie del Kgb. D’Alema ha chiesto a Forattini un risarcimento di 3 miliardi. Nel suo parere, Rubens Esposito, responsabile degli Affari legali della Rai, ricostruisce il caso e indica almeno due rischi per l’azienda. Intanto, la trasmissione di Bruno Vespa avrebbe potuto “amplificare” l’eventuale diffamazione, l’ eventuale danno procurato a D’ Alema: la tv pubblica, insomma, poteva essere chiamata lei pure in giudizio. C’era poi il rischio di esporre il premier alle critiche dei disegnatori senza fornirgli un’opportunità di replica, il tutto a poche ore dalle elezioni politiche suppletive di domenica 28, mentre vigono le norme del ’93 sulla “par condicio”. Norme che hanno già bloccato la presenza di Berlusconi alla trasmissione di Fabio Fazio.
Già sulla strada degli studi tv di Saxa Rubra, i politici invitati da Vespa hanno preso male le decisione della Rai di spegnere le telecamere. Umberto Bossi, leader della Lega, chiede che sia messa in onda una «trasmissione di rara utilità» che avrebbe sottolineato la «scarsa tolleranza del premier». Francesco Storace, An, già annuncia che il caso sarà discusso dalla commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai che lui stesso presiede: «È un caso di servilismo», dice. Batte un colpo anche Lucio Malan, Forza Italia, per difendere «la sistematica intimidazione di chi, come Forattini, vuole stare fuori dal coro». Per l’ Usigrai, il principale sindacato dei giornalisti della Rai, «la vicenda dà, comunque la si guardi, una brutta immagine della tv di Stato, confusa o addirittura timorosa al cospetto del potere».
Lui, Forattini, racconta: «Nessuno mai mi aveva citato per danni o querelato. Né i democristiani, né Berlusconi. Gli unici sono stati Craxi e D’Alema. La verità è che, da quando la sinistra è al potere, tira un’aria gelida per noi. Perché parlo di intimidazione? Perché ricevo una citazione miliardaria e non una semplice querela penale. Perché D’Alema cita me e, a dispetto della consuetudine, non cita anche il giornale. Perché non ho la possibilità di andare in video a esporre le mie ragioni».
Pasquale Cascella, portavoce di Palazzo Chigi, ribalta l’accusa: «Primo: ieri noi non abbiamo mosso un dito e sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario. Piuttosto leggiamo sul Corriere della Sera di martedì che Forattini aveva posto una precisa condizione alla sua partecipazione a “Porta a porta”: che non ci fosse D’Alema. Dunque, l’unica censura preventiva è quella che lui ha provato a esercitare. Vogliamo anche rassicurare la Rai: non vediamo alcun rischio che il caso, già ampiamente discusso sulla stampa, trovi altre amplificazioni». Sulla vignetta, il giudizio resta severo («neanche il Polo fino ad allora si era spinto a certe allusioni»), ma sarà un soggetto terzo, un giudice, «a valutare se e in che misura è diffamatoria».

Detto questo, vi lascio tranquillamente riflettere sul quarto segreto di Fatima: dov’erano nel 1999 i toni rabbiosi che oggi Repravda usa per scagliarsi contro il fantomatico regime mediatico berlusconiano? (do.mal.)

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Il calcio è malato e anch’io non mi sento troppo bene

Sono i morti che fanno notizia, i feriti un po’ meno. Che vi piaccia o no questa è una delle regole del giornalismo. Se domenica scorsa a Reggio Calabria, dove si è giocata Reggina-Catania, lo stewart aggredito e ferito da un ultrà catanese (esattamente quelli che hanno assassinato Filippo Raciti) fosse morto, forse oggi staremmo ancora qui a parlarne. I giornali avrebbero fatto paginoni, Vespa si sarebbe assicurato una bella seratina di Porta a Porta e via nuovamente con la manfrina del calcio malato e violento.
Invece niente di tutto ciò. Il morto non c’è scappato e tutto è passato nel silenzio più indifferente. Insomma, attenzione a non disturbare troppo il calcio, il businnes potrebbe infastidirsi. D’altronde, come ebbe a dire Antonio Matarrese, «morti e feriti fanno parte del sistema». Resta da capire se Matarrese ha detto queste parole in qualità di presidente della Lega Calcio, di ultrà del Bari o da businnes-man pallonaro.

Ma torniamo alla vicenda di cronaca di domenica scorsa. Lo stewart ferito per fortuna se l’è cavata con qualche giorno di prognosi, mentre l’aggressore solo martedì è stato rintracciato e arrestato a Catania dalla Digos. Si tratta di Francesco Patrizio Malato, di 36 anni, considerato il leader del gruppo ultras ”A sostegno di una fede”. Nome ecumenico, non c’è che dire, non altrettando pare esserlo Malato (nomen omen dicevano i latini). L’ultrà catanese, infatti, è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine essendo stato sottoposto a Daspo nel 2001, per un periodo di sei mesi, e nel 2005 per tre anni.
A questo punto la domanda è: che ci faceva un tale soggetto allo stadio di Reggio Calabria? Non bastano due Daspo alle spalle e tre anni e mezzo di inibizione dai campi di calcio per capire che questo “signore” non è nè un boy-scout nè un’appartenente all’Azione cattolica?
A questo punto mi viene il dubbio che quelli sbagliati non sono gli ultrà, ma il sistema calcio che deve imparare, una volta per tutte, ad accettare morti e feriti, senza rompere troppo le palle. Non è vero Matarrese? (do.mal.)

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La dolce euchessina purgata da Santoro

Non ci volevo credere, fin quando non ho visto la prima puntata di Annozero. È proprio vero, se la sono trombata. Anzi se la sono purgata. Ci mancherà la dolce euchessina Beatrice Borromeo, nipote di Marta Marzotto, cognata di Lapo Elkann, ex di Tommaso Buti e attuale di Pierre Casiraghi. Ci mancherà questo distillato di giornalismo purissimo, questa Oriana Fallaci intrappolata nel corpo di una velina (vedasi video allegato). Ci mancheranno le sue lezioni di morale condite di indignazione e qualunquismo, ci mancherà l’aria da imbronciata e la esse sifulina (leggasi zeppola) che fanno tanto radical-chic.
La dolce euchessina ad Annozero aveva il gravoso compito di rappresentare la rabbia dei giovani italiani, era il simbolo di un’intera generazione. E ora? Niente paura, ora ce la ritroveremo a Radio 105. A fare cosa? «A raccontare un Paese che è ormai una giungla – dice lei in un’intervista a La Stampa -, tra mafie, crescente razzismo e crisi Alitalia. Farò piccole inchieste e interviste». Aridaglie!

E visto che c’è, l’Oriana Fallaci de’ noantri non disdegna giudizi e consigli a destra, e soprattutto a sinistra. Annozero? «L’unico vero programma d’informazione». E l’oracolo Michele? «Santoro è l’unico ad avere la schiena dritta. La sua onestà viene scambiata per faziosità. La stessa cosa vale anche per Travaglio». Certo che definire Santoro uno con la schiena dritta ce ne vuole. Magari con un po’ di scoliosi a sinistra, già va meglio.
E arriviamo a Vespa e al suo Porta a Porta: «Ridicolo e privo di qualsiasi dignità». Va un po’ meglio Matrix: «Mentana è simpatico e arguto. Tenta di barcamenarsi e di fare la trasmissioni più indipendente della sua azienda, ma non va mai troppo fuori dalle linee. Ma questo è il problema di tutta l’informazione tv». Basta così? Macchè. E Ballarò dove lo mettiamo? «È sulla linea di Porta a Porta, ma in maniera meno evidente. Floris deve avere più coraggio». Così parlò nostra signora del giornalismo.

A questo punto la domanda è: perché la dolce euchessina è stata purgata da Annozero? A giudicare dalle sue parole probabilmente o non l’ha capito neppure lei oppure sta tentando di farci una supercazzola: «In tanti hanno cercato di far sembrare che Santoro mi abbia epurato o che io mi sia data alla bella vita: la verità è che vorrei costruirmi una mia professionalità per poi eventualmente tornare a lavorare con lui quando avrò di più da offrire». Brava, ben detto. E poi le chiamano “gnocche senza cervello”. Ma come si permettono! (do.mal.)

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