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Treni nuovi… di zecca

Va bene che si chiama Moretti, ma l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato non può pensare che ci beviamo così, come fosse un boccale di birra gelata, la storiella che i treni italiani sono i più confortevoli, i più puntuali, i più economici e magari i più puliti d’Europa. E no caro Moretti, se vogliamo ubriacarci lo facciamo con del vino buono e non con della birra annacquata.

Passi per la puntualità, passi per il comfort, passi anche per l’economicità delle tariffe, ma difendere l’integrita igienico-sanitaria dei treni italiani e un po’ come difendere il lupo di Cappuccetto rosso, come ascoltare i Pink Floyd cantare le canzoni di Pupo (ci scusi Pupo, ma soprattutto i Pink Floyd). Non ci crederebbe praticamente nessuno, neppure Paperino, Paperoga e Ciccio di Nonna Papera messi insieme.

Zecche, acari, pidocchi e parassititi di ogni genere, sui vagoni ferroviari sono ormai all’ordine del giorno, più numerosi anche dei viaggiatori al rientro dalle vacanze. Le cronache raccontano persino di un topo, avvistato nell’ottobre 2008 sull’intercity Caserta-Roma. «Un ospite indesiderato», così l’aveva definito Trenitalia in un comunicato stampa, che aveva terrorizzato e fatto evacquare i pendolari che affollavano il treno.

La ixodes ricinus (magari detta così la zecca del cane suona pure meglio e fa meno ribrezzo) si sveglia dal letargo in una calda mattina di settembre e torna a colpire ancora. Stavolta a essere punta dai parassiti è stata una donna di 62 anni che viaggiava sul treno Roma-Agrigento. L’episodio è avvenuto domenica scorsa e in base alla ricostruzione dei fatti, dopo che il convoglio è giunto nei pressi di Enna, la viaggiatrice originaria di Canicattì ha detto al personale ferroviario di avvertire un forte prurito nelle parti intime, notando anche evidenti rigonfiamenti all’altezza delle braccia. Una volta giunta a destinazione, la signora è stata trasportata all’ospedale “Barone Lombardo” dove i medici le hanno effettivamente riscontrato segni di punture d’insetto. Dopo le prime cure la donna ha lasciato l’ospedale e ha subito sporto denuncia contro Trenitalia.  Nel frattempo la carrozza è stata fatta evacuare, “piombata” e inviata a Roma per gli esami necessari ad accertare la presenza di pulci, zecche o altri insetti e la successiva disinfestazione.

Episodio isolato? Ora, non è che vogliamo fare le pulci a Trenitalia, ma non sembra proprio che si tratti di un fatto nuovo. A settembre del 2005 si sono verificati ben quattro episodi: sull’intercity 768 Reggio Calabria-Torino le zecche hanno attaccato 18 passeggeri; sul treno internazionale Ventimiglia-Parigi, sempre le zecche, supportate dalle cimici, hanno assaltano i malcapitati passeggeri; poi è toccato all’Intercity Torino-Milano, dove una passeggera ha denunciato di essere stata morsicata ancora dalle zecche; stesso copione sull’espresso 810 Palermo-Torino, a bordo del quale un’altra passeggera è stata morsicata dai parassiti. Insomma non c’è che dire, il 2005 è stata una buona annata per le zecche. Anche il 2008, però, non sembra essere da meno. A marzo, infatti, si registra la denuncia di un passeggero dell’espresso 806 Napoli-Torino, punto dalle zecche in più parti del corpo. La cosa si ripete lo scorso 17 agosto, sempre sullo stesso treno, l’espresso 806 Napoli-Torino, ma stavolta con un “bollettino di guerra” ben più preoccupate: cinquanta passeggeri rientrano dalle vacanze e vengono assaliti da battaglioni di zecche. L’ultimo episodio proprio domenica scorsa sul Roma-Acireale (prezzo del biglietto in seconda classe 62,15 euro, zecche comprese).

Ma cosa volete che siano dei piccoli parassiti di fronte alla stazza di qualsiasi uomo? Quisquilie, bazzecole. Un po’ come l’elefante e la farfalla di Michele Zarrillo. Cinico? Mai quanto l’ad di Ferrovie dello Stato. Leggete cosa ha dichiarato Moretti intervistato il 19 agosto 2008 dal “Giornale”: «Ho sentito l’accusa per il Torino-Napoli di questi giorni. Ma si tratta di un treno su 9 mila. Non mi sembra una percentuale così grave. A parte il fatto che quelle, secondo me, non sono nemmeno zecche. Lì si tratta semplicemente di un’impresa di pulizie che non ha fatto il suo dovere». Non mi sembra una percentuale così grave? È evidente, dunque, che per Moretti rientra nella normalità il fatto che almeno un treno su 9 mila sia preso di mira dalle zecche.

Ora, in un Paese normale l’amministratore di un’azienda infestata come Ferrovie dello Stato sarebbe già stato cacciato via o, se avesse un barlume di dignità (mamma mia che parolone) si sarebbe subito dimesso. Considerato, però, che siamo in Italia e il nostro non è un Paese normale, la migliore cosa da fare sarebbe quella di obbligare Moretti a viaggiare in uno dei suoi 9 mila treni in compagnia di zecche, pidocchi e acari. Certo, poi il rischio sarebbe quello di una crisi mistica dell’ad di Ferrovie dello Stato, che davvero potrebbe sentirsi come Noè sull’Arca. (do.mal.)

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Povero Zeman! Tutti lo vogliono, tutti lo cercano ma nessuno lo ama

Rieccolo, povero Zeman. Tutti lo vogliono, tutti lo cercano ma nessuno lo ama. “Mister esonero” proprio non ce la fa a concludere un intero campionato senza essere cacciato via. Stavolta a dargli il benservito è stata la Stella Rossa di Belgrado, in pratica la Juventus di Serbia, squadra dove il tecnico boemo si era rifugiato dopo le esperienze negative in Italia.

Ma che volete farci, Zdenek Zeman non è cattivo o incapace, e che lo dipingono così. Ricordate cosa aveva detto il fustigatore di “farmacalciopoli” prima di sbattere la porta e scappare di corsa in Serbia? «Vado via perché il sistema non mi permette di allenare in Italia. Con me i presidenti si spaventano». Sì, di retrocedere. Queste, invece, le sue prime parole dopo aver raggiunto l’accordo con la Stella Rossa: «Avevo voglia di tornare ad allenare. A Belgrado andrò in una squadra che ha vinto trenta campionati». Una minaccia o una lusinga?

Dopo appena tre giornate di campionato si è subito capito che quella del “mago del calcio champagne” era una vera e propria minaccia. La squadra che aveva vinto trenta campionati, infatti, oltre ad essere stata clamorosamente eliminata nei preliminari di Coppa Uefa dai ciprioti dell’Apoel Nicosia, adesso si ritrova ultima in classifica con un punto, otto in meno rispetto agli storici rivali del Partizan Belgrado, primi a punteggio pieno. E pensare che anche Walter Zenga era riuscito a vincere uno scudetto da quelle parti.

L’ex allenatore di Foggia, Lazio e Roma, secondo quanto riferito dall’agenzia serba Tanjug, è stato rimosso dall’incarico al termine di una riunione d’emergenza tenuta nella tarda serata di sabato dai vertici del club. Sembra, però, che nessuno sia rimasto sorpreso dell’ennesimo licenziamento del tecnico boemo. Nel nutrito curriculum di Zeman, infatti, alla voce esoneri compaiono anche quelli di Parma, Lazio, Fenerbahce (Turchia), Napoli, Salernitana, Lecce e Roma, dove il tecnico boemo fu sostituito da Fabio Capello che l’anno dopo vinse lo scudetto.

Ovviamente anche in Serbia il flop di Zemanlandia non è imputabile al suo mentore. Figuriamoci. Da indiscrezioni sembrerebbe infatti che anche lì vige ‘o sistema che non permetterebbe a Zeman di allenare. Non ci credete? Ascoltate le parole del “santone” boemo la settimana prima dell’esonero: «Non so se i calciatori mi boicottano, ma in campo nessuno fa quello che prepariamo in allenamento e questo non è normale».

Se come allenatore non gliene va bene una, Zeman potrebbe sempre provare a riciclarsi come sindacalista. Volete una dimostrazione delle sue qualità? Ecco cosa disse dopo la cacciata di Donadoni dalla guida della Nazionale: «Sbagliato esonerarlo, è stato solo più sfortunato di Lippi». Ma la perla più bella il buon Zdenek la consegna al suo sito ufficiale, dove scrive: «A mio parere, la grande popolarità che ha il calcio nel mondo non è dovuta alle farmacie o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza in ogni angolo del mondo c’è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi. Ma il calcio, oggi, è sempre più un’industria e sempre meno un gioco». Quasi, quasi ci crede pure lui. Peccato, però, che il grande moralizzatore da oltre 30 anni fa parte di quest’industria.

Sarebbe però inseneroso non riconoscere un primato all’uomo che ha portato in Italia il calcio spettacolo. E che record. Quello, cioè, di essere stato allontanato da tutte le squadre in cui ha allenato negli ultimi 15 anni, in qualunque Paese, in qualunque serie e a qualunque livello.

Povero Zdenek. Più sfortunato di Paperino, più piccolo e nero di Calimero. Chi glielo doveva dire che finanche in Serbia ci sono presidenti che si spaventano di lui. E poi che tristezza vederlo così, andare via moggi(o), moggi(o)… (do.mal.)

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