Articoli con tag morti

Coglioni a Capodanno, coglioni tutto l’anno!

Perdonate il francesismo, ma di fronte a queste immagini, “coglione” è il primo aggettivo che mi viene in mente per etichettare i quattro deficienti napoletani protagonisti del servizio trasmesso in diretta da Canale 9, uno dei circuiti televisivi locali più importanti e seguiti di tutta la Campania.

La cosa che indigna di più non è Canale 9 che ha semplicemente mostrato la “normalità” di Napoli, ma quella specie di giornalista (il suo nome è Carlo Alvino, noto negli ambienti partenopei per le telecronache del Napoli), che prima incita il teppistello a mostrare l’arma, e dopo che questi ha sparato, davanti le telecamere lo giustifica come se avesse solo esploso il più innocuo dei mortaretti: «Questo… questo è un colpo beneaugurante, diciamo così».

A proposito, il bilancio di fine anno è stato di 382 feriti in tutta Italia e un morto a Napoli per un proiettile vagante. Ma che volete che sia, per dirla come Carlo Alvino, quelli erano colpi beneauguranti, diciamo così… (do.mal.)

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Infermieri falsi come i soldi del monopoli

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Evvai. Come se non bastassero i politici farlocchi più dei soldi del monopoli, la Calabria, quella del Consiglio regionale più pagato e inquisito d’Italia, si arricchisce di un’altra categoria di falsi d’autore: gli infermieri.

Questa la notizia riportata dall’Ansa:

Settantadue persone sono state arrestate dai carabinieri perché accusate di truffa in quanto avrebbero acquistato il titolo di studio di infermiere. I provvedimenti restrittivi, di cui 70 ai domiciliari e due in carcere, sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Cosenza, Loredana De Franco, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Francesco Minisci. Dalle indagini è emerso che le persone coinvolte nell’inchiesta avrebbero acquistato il diploma di laurea da infermiere pagandolo somme tra gli 8 e i 10 mila euro. Tra gli arrestati, secondo quanto si è appreso, c’è anche il presunto organizzatore della truffa che avrebbe avuto contatti con l’università Sacro Cuore di Roma. Gli arrestati svolgevano attività di infermiere in strutture sanitarie pubbliche e private. In alcune circostanze è emerso, dalle indagini dei carabinieri, il presunto coinvolgimento di interi nuclei familiari che svolgevano tutti la stessa attività professionale. Le persone coinvolte nelle indagini avrebbero conseguito il titolo di studio dopo il pagamento di denaro e senza aver svolto nessuna attività didattica. Gli arresti sono stati eseguiti in diverse città della Calabria ed anche a Roma.

Di infermieri falsi, onestamente, non se ne sentiva proprio il bisogno, in una regione in cui la sanità brilla per inefficienza, tra sprechi, truffe, appalti truccati, morti sospette, diagnosi errate e medici quanto meno discutibili (per fortuna non tutti). Tra i nosocomi basti ricordare lo “Jazzolino” di Vibo Valentia, divenuto per eccellenza il centro principale della mala-sanità calabrese, dove i Nas hanno accertato 800 infrazioni e il “Tiberio Evoli” di Melito Porto Salvo, con 40 violazioni riscontrate, riguardanti principalmente le scarse condizioni igienico-sanitarie come la muffa sulle apparecchiature per la dialisi o i ferri chirurgici posti accanto all’immondizia.

E intanto i familiari di Federica Monteleone, Eva Ruscio, Orazio Maccarone, Flavio Scutellà (nel video la testimoninza della madre), Sofia Castagnaro e Angela Scibilia, sono ancora lì a gridare giustizia.

Ma qual è, secondo il geniale governatore della Calabria Agazio Loiero, la migliore medicina per guarire i malanni della sanità calabrese? Risanare i conti in dissesto? Macché, meglio rifarsi una verginità perché «se in Calabria le cose vanno male, è colpa dell’immagine negativa che viene dai giornali» (Loiero dixit).

E per tornare vergini Loiero ha pensato bene di sponsorizzare la nazionale italiana di calcio con 8 milioni di euro. Beh, visto che devono passare le loro giornate davanti alla tv, i poveri malati ricoverati negli ospedali calabresi, almeno avranno di che esultare!

Che dire. Benvenuti in Calabria. E sperate sempre di non sentirvi mai male. (do.mal.)

Sull’argomento vi nvito a leggere anche questo post

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L’uso del potere

Livia, sono gli occhi tuoi pieni che mi hanno folgorato un pomeriggio andato al cimitero del Verano.
Si passeggiava e io scelsi quel luogo singolare per chiederti in sposa: ti ricordi?
Sì, lo so, ti ricordi. Gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sapevano, non sanno e non sapranno, non hanno idea.
Non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del Paese.
Per troppi anni il potere sono stato io.
La mostruosa e inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene.
La contraddizione mostruosa che fa di me un uomo cinico e indecifrabile anche per te.

Gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sanno la responsabilità.
La responsabilità diretta o indiretta per tutte le stragi avvenute in Italia dal 1969 al 1984.
E che hanno avuto per la precisione 236 morti e 817 feriti.
A tutti i familiari delle vittime io dico: sì confesso.
Confesso, è stato anche per mia colpa, per mia colma, per mia grandissima colpa.
Questo dico anche se non serve.
Lo stragismo per destabilizzare il Paese, provocare terrore, per isolare le parti politiche estreme e rafforzare i partiti di centro come la Democrazia cristiana, l’hanno definita strategia della tensione.
Sarebbe più corretto dire strategia della sopravvivenza.
Roberto, Michele, Giorgio, Carlo Alberto, Giovanni, Mino, il caro Aldo, per vocazione o per necessità, ma tutti irriducibili amanti della verità.
Tutte bombe pronte ad esplodere, che sono state disinnescate col silenzio finale.
Tutti a pensare che la verità sia la cosa giusta, e invece è la fine del mondo.
E noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta.
Abbiamo un mandato noi, un mandato divino.
Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene.
Questo Dio lo sa…
…e lo so anch’io!

Tratto dal film “Il Divo” di Paolo Sorrentino

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L’insulto fantasma del mefistofelico Ignazio a Concitina “viso d’angelo” De Gregorio

Nel mio solito giro di rassegna stampa sul web mi sono imbattuto nella sezione CorriereTv, dove faceva bella mostra il ministro dela difesa Ignazio La Russa. Più che il volto adirato del mefistofelico La Russa, quello che mi ha attirato di più è stato il titolo che riportava Corriere.it: “Lite in tv tra La Russa e la De Gregorio. Insulti al direttore de l’Unità”.
A quel punto mi sono chiesto: ma cosa avrà detto di così offensivo il diabolicus La Russa a Concita “faccia d’angelo”? Perché Corriere.it si è indignato così tanto? I due erano ospiti di Maria Latella a Sky Tg24, dove si parlava della manifestazione del Pd al Circo Massimo. A un certo punto la De Gregorio dice:

«…il governo mi sembra insolitamente in difficoltà dopo questa manifestazione, anche il ministro La Russa che di solito è molto brillante. Credo che fare ricorso ai militari morti e ai punti dei sondaggi sia un segnale di difficoltà»

e qui scoppia il putiferio, con La Russa che ribattere alle accuse della De Gregorio:

«Signora Concita, io non facco ricorso ai militari morti. Si vergogni con la sua faccina educata. Non parli dei militari morti con quel tono. Ha capito? Ignorante che non è altra… ma si tappi la bocca con un turacciolo. Vergogna Concitina»

Questo, in sostanza, il battibecco che c’è stato tra i due. Mi chiedo: quali sarebbero gli insulti di La Russa alla De Gregorio di cui parla Corriere.it? Allora, vediamo un po’: “faccina educata” non mi sembra proprio un insulto, anche in “ma si tappi la bocca con un turacciolo” non ravvedo gli estremi dell’offesa.
Probabilmente Corriere.it si riferiva all’espressione “ignorante che non è altra”. E allora vediamo cosa dice il dizionario De Mauro a proposito della parola “ignorante”:

i|gno|ràn|te
p.pres., agg., s.m. e f.
1 p.pres. ⇒ignorare
2 agg. AU che ignora, che non conosce un determinato insieme di nozioni o una determinata materia: essere i. in latino, essere i. di informatica; nel campo del marketing sono completamente i. | ass., che non è sufficientemente preparato nella propria attività o professione: un medico, un tecnico i.
3 agg., s.m. e f. AU che, chi è privo di istruzione, di cultura: gente i., un povero i.
4 agg., s.m. e f. CO colloq., maleducato, villano
5 agg. BU ignaro: essere i. dell’accaduto

No, sembra proprio che neppure “ignorante” (colui che ignora) sia un insulto. Vuoi vedere allora che la parolina che ha scosso così tanto la sensibilità di Corriere.it è “Signora Concita”? Ma anche qui resta sempre un enigma: qual è l’insulto? “Signora” o “Concita”. (do.mal.)

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Dicono che la ‘ndrangheta semina morte, ma neanche la sanità calabrese scherza

Da tempo in Calabria la sanità è in concorrenza con la ‘ndrangheta. Tra le due non si sa chi fa più morti ammazzati. Entri in un ospedale per un’appendicite e non sai se ne esci vivo. Se ne sono accorti anche i carabinieri che ieri hanno messo i sigilli a tre reparti dell’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia per le precarie condizioni igienico-sanitarie del nosocomio. Nell’ambito dell’inchiesta la Procura ha emesso 33 avvisi di garanzia nei confronti di medici, funzionari ed ex dirigenti dell’azienda sanitaria e dell’ospedale.

L’indagine dei carabinieri è stata avviata dopo la morte di Federica Monteleone, la sedicenne deceduta quasi due anni fa, dopo quattro giorni di coma provocato da una black-out durante un intervento di appendicectomia. Il provvedimento di sequestro in via d’urgenza riguarda i reparti di ortopedia, immunoematologia e pronto soccorso. La situazione trovata è apparsa subito molto grave ai carabinieri del Nas che hanno trovato stanze senza finestre e senza prese d’aria, ambienti con umidità e muffe. Uno dei principali problemi riscontrati riguarda l’impianto elettrico non a norma e privo della presa a terra. Sono state trovate anche lastre di eternit nella centrale termica e molte porte delle stanze dei reparti non consentono il passaggio delle barelle.

L’ospedale di Vibo Valentia negli ultimi anni è stato al centro di inchieste giudiziarie per la morte di alcuni pazienti. Nel gennaio 2007 fu la volta di Federica Monteleone. A dicembre 2007 nella stessa struttura morì un’altra sedicenne, Eva Ruscio, durante un intervento di tracheotomia d’urgenza dopo essere stata ricoverata per un ascesso alle tonsille. Il 3 gennaio scorso un uomo di 88 anni, Orazio Maccarone, morì dopo essere rimasto quattro ore nel pronto soccorso dell’ospedale di Vibo Valentia in attesa di ricovero a causa della mancanza di posti in vari ospedali calabresi.

A questo punto ho il serio dubbio che il direttore amministrativo dell’ospedale di Vibo Valentia fosse il lungimirante onorevole Cetto Laqualunque. Non ci credete? Guardate qui:

Sull’argomento leggi anche lo speciale “Onorata Sanità” di Repubblica e l’articolo de “Il Giornale”.

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Il calcio è malato e anch’io non mi sento troppo bene

Sono i morti che fanno notizia, i feriti un po’ meno. Che vi piaccia o no questa è una delle regole del giornalismo. Se domenica scorsa a Reggio Calabria, dove si è giocata Reggina-Catania, lo stewart aggredito e ferito da un ultrà catanese (esattamente quelli che hanno assassinato Filippo Raciti) fosse morto, forse oggi staremmo ancora qui a parlarne. I giornali avrebbero fatto paginoni, Vespa si sarebbe assicurato una bella seratina di Porta a Porta e via nuovamente con la manfrina del calcio malato e violento.
Invece niente di tutto ciò. Il morto non c’è scappato e tutto è passato nel silenzio più indifferente. Insomma, attenzione a non disturbare troppo il calcio, il businnes potrebbe infastidirsi. D’altronde, come ebbe a dire Antonio Matarrese, «morti e feriti fanno parte del sistema». Resta da capire se Matarrese ha detto queste parole in qualità di presidente della Lega Calcio, di ultrà del Bari o da businnes-man pallonaro.

Ma torniamo alla vicenda di cronaca di domenica scorsa. Lo stewart ferito per fortuna se l’è cavata con qualche giorno di prognosi, mentre l’aggressore solo martedì è stato rintracciato e arrestato a Catania dalla Digos. Si tratta di Francesco Patrizio Malato, di 36 anni, considerato il leader del gruppo ultras ”A sostegno di una fede”. Nome ecumenico, non c’è che dire, non altrettando pare esserlo Malato (nomen omen dicevano i latini). L’ultrà catanese, infatti, è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine essendo stato sottoposto a Daspo nel 2001, per un periodo di sei mesi, e nel 2005 per tre anni.
A questo punto la domanda è: che ci faceva un tale soggetto allo stadio di Reggio Calabria? Non bastano due Daspo alle spalle e tre anni e mezzo di inibizione dai campi di calcio per capire che questo “signore” non è nè un boy-scout nè un’appartenente all’Azione cattolica?
A questo punto mi viene il dubbio che quelli sbagliati non sono gli ultrà, ma il sistema calcio che deve imparare, una volta per tutte, ad accettare morti e feriti, senza rompere troppo le palle. Non è vero Matarrese? (do.mal.)

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