Articoli con tag delinquenti

Ingiustizia all’italiana

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Quando, nei precedenti post ho sostenuto con forza che il sistema giudiziario italiano tutela più delinquenti e assassini, anziché vittime e persone oneste, qualcuno si è scandalizzato gridando al populismo da quattro soldi. Poi capita di leggere che per il tabaccaio che uccise il suo rapinatore nel tentativo di difendersi, sono stati chiesti nove anni di carcere, mentre per lo stupratore di Capodanno, reo confesso, il giudice ha disposto gli arresti domiciliari.

Mi chiedo: c’è o non c’è un ribaltamento di quello che è il significato di giustizia? Se stupro e confesso me ne torno tranquillo a casa (certo non significa che questo schifoso non sarà condannato, ma intanto è bello che a casa), mentre se mi difendo da un ladro e in un conflitto a fuoco lo uccido, sono il peggiore dei delinquenti e vado assolutamente punito.

Mettendo a confronto i due episodi, si capisce subito che ci troviamo di fronte a una  magistratura irresponsabile che pensa solamente a difendere i suoi privilegi e non la sicurezza dei cittadini. Una magistratura troppo spesso paralizzata da incertezze dovute all’eccesso di discrezionalità, lassismo e burocratica vocazione all’utopia. Si conferma, così, l’opinione diffusa che non contano la gravità e l’allarme sociale del reato, ma l’orientamento – indipendente dalla legge – del giudice che la roulette giudiziaria ti assegna.

A questo punto non so se l’opinione pubblica, la gente comune per intenderci, considera più offensive le parole di Berlusconi («Ci vorrebbero tanti soldati quante sono le belle ragazze») o le decisioni di giudici che si fanno forti con i deboli e deboli con i forti. Non ci vuole molto per capire che non ci potrà mai essere certezza della pena se ancor prima non c’è una magistratura certa e responsabile. (do.mal.)

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Amanda Knox nel Paese delle meraviglie

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Quando un giorno, nel corso di una conferenza stampa, mi “permisi” di affermare che le carceri italiane assomigliano più a villaggi-vacanza Valtur che a luoghi di punizione, venne giù il putiferio. Mugugni e scene d’indignazione da parte del direttore del carcere e del garante (ne sentivamo davvero la mancanza) delle persone private della libertà peronale. Perché adesso è con questa acrobazia letteraria che si chiamano i delinquenti, che detto così fa anche molto chic e buonista. Insomma, guai a parlare male dei poveri detenuti.

Mi solleva il fatto che non sono il solo a pensarla così, visto che la vergogna del sistema giudiziario e della realtà carceraria italiana è sotto gli occhi di tutti. Paradosso vuole che oggi l’assassino, il ladro e lo spacciatore, siano più tutelati della gente onesta. Chi entra in carcere può stare certo di avere assicurati tutti i comfort che fuori non potrebbe permettersi. Può fare teatro oppure giocare a calcio o a pallavolo. Una volta usciti, poi, lor signori hanno già in cassaforte un lavoro sicuro, interviste in esclusiva (ma questo dipende dal clamore e dall’efferatezza del reato. Le stragi familiari o gli atti di terrorismo sono preferibili) e libri pronti da dare alle stampe  dove raccontano le loro “eroiche” gesta come fossero bibbie da tramandare ai posteri. A che prezzo? Appena qualche anno di carcere, vitto e alloggio a spese degli italiani ovviamente.

Dei casi Carretta, Maso, Mambro, Izzo, Erika e Omar, ho già parlato in un precedente post.

La notizia di oggi riguarda Amanda Marie Knox, la principale accusata, insieme a Raffaele Sollecito, di aver violentato e ucciso Meredith Kercher, la ragazza inglese assassinata un anno fa a Perugia.

Nel carcere di Capanne si gira un film, “L’ultima città”, finanziato dalla Regione Toscana con un budget tra i dieci e i quindicimila euro. La storia racconta del viaggio fantastico di 12 detenute spinte dal desiderio di fuga. Indovinate chi è l’attrice protagonista? Proprio Amanda Knox (leggi la notizia riportata da Corriere.it).

Mi sembra giusto. Sei accusata di un tremendo omicidio e invece di trascorrere le tue giornate dentro una cella a fare i conti con la tua coscienza (sempre che ne hai una) che ti fanno fare? Un film. Ti iniziano al mestiere di attrice, nel caso in cui già non lo fossi.

Mi sembra uno spot efficace per tutti i provetti delinquenti: volete diventare famosi? Uccidete!

Adesso ditemi: l’Italia è o non è il Paese delle meraviglie?

Per fortuna c’è ancora qualcuno che s’indigna. Su Facebook da qualche settimana è nato il gruppo “La certezza della pena-Movimento per la giustizia” e anche su internet, su iniziativa di Barbara Benedettelli, è stata avviata una petizione online per la raccolta di firme da presentare al ministro della Giustizia.

Peccato che i santoni dell’informazione libera e i savonarola che pontificano e condannano da palchi e schermi televisivi, di questo non ne parlano. Probabilmente hanno altro per cui indignarsi! (do.mal.)

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