Articoli con tag Commissario

Ehi Mambro, Mambro italiano… Uno Stato di diritto? No, uno Stato di vergogna

Guardate che bel sorriso sprezzante di gioia. Chi non l’avrebbe sapendo di tornare in libertà nonostante una condanna a 6 ergastoli. Viviamo in un Paese che fa ribrezzo. Un Paese che predica la certezza della pena e poi rimette in libertà gente come Francesca Mambro, condannata con sentenza passata in giudicato per il più orribile, vile e sanguinoso attentato della storia italiana: la strage di Bologna del 2 agosto 1980.

Francesca Mambro è stata riconosciuta responsabile dell’uccisione di 95 persone ed è stata condannata complessivamente a 6 ergastoli, 84 anni e 8 mesi. Ha scontato in carcere circa 26 anni di cui 10 in regime di semilibertà. Come ricorda Mario Adinolfi (guarda video), Francesca Mambro è in assoluto, tra i cittadini italiani che sono andati a sentenza, la persona con più omicidi sulle spalle. In uno Stato di diritto questa “signora” avrebbe finito i suoi giorni dietro le sbarre di una prigione e la chiave della cella buttata chissà dove. In uno Stato di diritto, appunto. Peccato che siamo nell’Italia del volemosebbene. E così il Tribunale di sorveglianza di Roma ha concesso alla terrorista nera, ex esponente dei nuclei anti rivoluzionari (Nar), la libertà condizionale fino al 2013 quando, in assenza di altri reati, la pena sarà estinta.

E tutti vissero felici e contenti. Tutti tranne i parenti delle vittime della strage di Bologna che ancora oggi chiedono e aspettano giustizia da uno Stato complice dei terroristi.

Ma se da una parte c’è uno Stato compiacente, dall’altra c’è una buona categoria di giornalisti e intellettuali radical-chic che sfoggiano orgogliosamente la loro amicizia con gente come la Mambro o come Adriano Sofri che, per chi se lo fosse già dimenticato, è stato condannato per l’assassinio del commissario Calabresi. Quegli stessi giornalisti e intellettuali che negli anni di piombo firmarono un documento in cui si sosteneva che Calabresi era responsabile della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli e in cui si chiedeva inoltre di ricusare i «commissari torturatori, i magistrati persecutori, i giudici indegni». Il manifesto dei 756 intellettuali (leggi qui la lista completa) fu pubblicato il 13 giugno 1971 da L’Espresso.
Sappiamo tutti come poi andò a finire. Il 17 maggio 1972, alle ore 9.15, Luigi Calabresi fu assassinato davanti alla sua abitazione in Largo Cherubini, a Milano, da un commando di due uomini, che gli spararono alle spalle un colpo alla testa e uno alla schiena, mentre stava raggiungendo la sua auto.

Dimenticavo. Mentre Francesca Mambro, responsabile dell’uccisione di 95 persone e condannata complessivamente a 6 ergastoli, 84 anni e 8 mesi di carcere, festeggia la riacquistata libertà, Italia dei Valori sbraita all’indirizzo di Berlusconi e raccoglie firme contro il Lodo Alfano. Complimenti ai nostri politici. Ma proprio a tutti. (do.mal.)

Sull’argomento consiglio si leggere i post di Mario Adinolfi e Paolo Valenti

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E Silvio obbedì a Tremonti. Grazie Giulio!

Ahi, ahi, ahi signor Silvio, lei mi casca proprio sull’uccello! Non c’è bisogno di andare ad Annozero perché stavolta Silvio il suo Travaglio ce l’ha in casa. Si chiama Giulio Tremonti, professione ministro dell’Economia. Il buon Giulio (non so perché ma questo nome mi ha sempre affascinato) ha clamorosamente sgamato il Berlusca con le mani nella marmellata.

Tra le righe del decreto Alitalia, infatti, vi era accuratamente nascosto un emendamento “salva manager”, che avrebbe permesso di riabilitare i furbetti del quartierino, responsabili dei recenti crack finanziari. L’articolo 7/bis del decreto Alitalia modificherebbe la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto fallimentare del 1942. L’emendamento, infatti, dice che per essere perseguiti penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l’impresa si trovi in stato di fallimento. Se invece è guidata da un commissario, e magari va anche bene come nel caso della Parmalat, nessun pubblico ministero potrà mettere sotto processo chi ha determinato la crisi.

Emendamento, dunque, che avrebbero consentito a gente come Calisto Tanzi (Parmalat), Cesare Geronzi (Mediobanca) e Sergio Cragnotti (Cirio) di riacquistato lo status di verginità.

Avrebbero, perché il buon ministro Tremonti (lo stesso che con largo anticipo aveva previsto l’attuale catastrofe finanziaria, quanto tutti lo prendevano per il culo) ha letteralmente obligato il premier a cancellare quell’emendamento, pena le sue dimissioni dal governo. «O va via l’emendamento o va via il ministro dell’Economia», ha detto Giulio a Silvio nel corso dell’audizione al Senato di stamattina. Un “aut aut” che ha avuto effetti immediati, visto che la “salva manager” sarà cancellata dal decreto Alitalia. Una mossa che ha consentito a Tremonti di diventare, addirittura, il paladino dell’opposizione, con Giulio osannato e portato in trionfo da tutti, a cominciare da Veltroni per finire a Di Pietro.

A proposito di opposizione. Ma che fine avevano fatto Uolter, Di Pietro e company il 2 ottobre quando il decreto Alitana, comprensivo di emendamento “salva manager”, veniva discusso e approvato dal Senato? Boh!

Altra domanda. Perché appena Tremonti ha aperto bocca Silvio si è messo sull’attenti? Almeno per due motivi. Perché Tremonti (insieme al ministro Renato Brunetta) è il migliore economista che c’è in circolazione, l’unico insostituibile dell’esecutivo Berlusconi, soprattutto in un momento critico come questo. E poi, dettaglio non trascurabile, congedare Giulio in nome della “salva manager” significava aprire una crisi di governo dai risvolti imprevedibili che sarebbe stata cavalcata anche dalla Lega Nord, partito da sempre vicino al ministro Tremonti.

Permettetemi, infine, di dire la mia su Mara Carfagna. Ieri sera a Matrix il ministro delle Pari opportunità ha dato una grande lezione di stile, dimostrando di essere un politico non solo con le tette ma anche con le palle. Classico esemplare di gnocca con cervello. Ai detrattoti della Carfagna (leggi Sabina Guzzanti) vorrei ricordare che loro e quelli come loro hanno portato in Parlamento gente come Francesco Caruso. Ma questa è un’altra storia. (do.mal.)

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Alitalia-Cgil, quando si dice la coerenza

Alitalia sempre più nel caos. Gugliemo Epifani ha pisciato fuori dal vaso, se n’è accorto e adesso cerca di far ripulire gli altri: il governo Berlusconi, i colleghi sindacalisti di Cisl, Uil e Ugl, la Cai, i piloti, il commissario Fantozzi, il ragionier Filini, il geometra Calboni e la signorina Silvani. Anzi, il numero uno della Cgil fa di più e chiede «un’assunzione generale di responsabilità». Come dire: io ho pisciato fuori dal vaso, ma un goccino l’avete fatta pure voi!

Nell’intervista rialsciata oggi a Repubblica, Epifani respinge le accuse di Berlusconi, lancia segnali a Colaninno e soprattutto rilancia l’ipotesi di una cessione a un vettore internazionale. Proprio così, il leader del sindacato rosso, quello che si era scagliato contro Air France, adesso dispensa consigli (e con quello che costano le consulenze c’è poco da fidarsi) e dal suo pulpito proclama: «Il governo venda Alitalia a una compagnia straniera».

Ma facciamo un passo indietro. Il 29 novembre 2006 Epifani sceglie sempre Repubblica per dichiarare:

«Alitalia scomparirà se andrà all’accordo con Air France alle condizioni poste da quest’ultima»

Il 2 aprile 2008, quando il numero uno di Air France, Jean-Ciryl Spinetta, rompe le trattative dopo l’incontro con i sindacati, Epifani rincara la dose e dice: 

«Il piano di Air France presenta troppe incertezze e su troppi fronti: non sono indicate le risorse necessarie per garantire il rilancio e lo sviluppo di Alitalia, non è accettabile il livello di esuberi, non ci sono garazie per l’area di Az servizi, per il futuro dei suoi dipendenti, per il futuro di Malpensa e per il settore della manutenzione»

Bene, se ne deduce che non è stato Berlusconi, come anche Marco Travaglio vuole farci credere, a far fallire la trattativa con i francesi (vi era ancora in carica il governo Prodi), bensì l’onnipresente Guglielmo Epifani.

Il 21 aprile 2008, esattamente 19 giorni dopo la rottora con Spinetta, Epifani ritratta e aggiusta il tiro:

«Per Alitalia, Air France resta la via principale, ma i francesi devono pensare di più a Malpensa. Contemporaneamente credo che si debba assicurare, con Air France, una presenza di soggetti italiani più robusta di quella ipotizzata»

E sapete cosa dichiara oggi, 20 settembre 2008, il leader della Cgil?

«O il governo e il commissario trovano il modo di riaprire la trattativa con Cai, oppure io vedo una sola strada: la vendita immediata a una grande compagnia straniera, che ci può assicurare un know-how industriale più forte e condizioni finanziarie più solide»

Ma come, non era proprio Epifani che ha fatto la voce grossa quando i francesi volevano comprare l’Alitalia? Quando si dice la coerenza. L’impressione è che il signor Cgil stia rischiando nuovamente di farla fuori dal vaso. Qualcuno prepari la segatura. (do.mal.)

Sulla vicenda Alitalia leggi anche l’editoriale di Mario Giordano

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