Articoli con tag Calabria

Fenomeno Brunori, un dandy calabrese che amava la Fenech

Segnatevi questo nome: Dario Brunori, cantautore per professione, imprenditore (mancato) per necessità. Vivamente consigliato a tutti i nostalgici degli anni Ottanta e ai trentenni afflitti dal mutuo e dall’euribor. Più in generale a tutti quelli che alle discese ardite, ai gesuiti euclidei o alle contropartite considerevoli preferiscono i Super Santos, le canzoni attorno a un falò, Pertini, Bearzot, Edwige Fenech, la Panda e persino Novella 2000.

Evocare senza citare esplicitamente. Una capacità descrittiva attraverso immagini che testimonia tutto il talento di Dario Brunori, cantautore cosentino, rivelatosi come uno dei migliori prodotti discografici degli ultimi anni, vincitore nel 2009 del prestigioso Premio Ciampi per il miglior disco d’esordio con Volume Uno, prodotto dall’etichetta indipendente Pippola Music.

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Un premio Laqualunque!

agazio_hopeLa più bella di oggi la pubblica Calabria Ora a pagina 14. Tenetevi forte perché questa è ancora più stravagante dei calzini turchese del giudice Mesiano.

Il prossimo 24 ottobre a Catanzaro il gioioso presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero Laqualunque, riceverà il “Premio Vincenzo Restagno” da parte del Circolo culturale “Paleaghenea” di Roghudi (RC), con la seguente motivazione: “Gentiluomo della politica, esempio di concretezza, efficienza e risolutezza della pubblica amministrazione, ha saputo coniugare impegno e spirito di servizio. Artefice della crescita del Mezzogiorno degli ultimi anni è stato promotore di eccellenti iniziative volte allo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia”.

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Venditti, la Calabria e il caffè… corretto!

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Scoppia la pace tra Antonello Venditti e la Calabria. È bastato un buon caffè a Roma tra il cantautore e il sindaco di Reggio, Giuseppe Scopelliti, per chiudere una polemica che col passare dei giorni aveva assunto i contorni del ridicolo.

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Venditti vs Calabria: la vita in diretta… le figuracce pure!

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Se qualcuno pensa davvero che la Calabria è uscita rafforzata dalla vicenda Venditti, si sbaglia di grosso. La figuraccia andata in onda ieri pomeriggio nel corso de “La vita in diretta” né è la dimostrazione. Basta riguardare i video per comprendere la stoltezza di un popolo che si sente offeso dalle parole di un cantante, tanto da crearne un caso nazionale, ma che non reagisce ad una classe politica che, quella sì, ha portato la Calabria allo sfascio, non a parole ma con i fatti.

Mi vengono in mente i versi di un grande poeta dialettale calabrese come Nicola Giunta, che già nel lontano 1977 aveva capito di che pasta sono fatti i calabresi:

…paisi d’erba i ventu’ e non di pianti:
va facitila a ‘n culu tutti quanti!
Si ‘nc’esti cacchir’uno chi s’affendi
mi scegghi ‘nu fanali e mi s’ampendi…

Ccà ‘nc’esti ‘nu cartellu aundi rici:
“Sti ‘ggenti tra di iddhi su’ ‘nnimici!”
Nimici i cui? Oh, frabbica di storti!
Sunnu sulu nimici da so’ sorti!
Nimici d’iddi stessi pi ppuntiggiu,
e i cchiù fissa dû mundu sunnu a Rriggiu!

Traduzione:
Paese d’erba di vento e non di pianti:
andate a farvela in culo tutti quanti!
Se c’è qualcuno che s’offende
che si scelga un lampione e che s’appenda

Qui c’è un cartello dove dice:
“Questa gente tra di loro sono nemici!”
Nemici di chi? Oh, fabbrica di stupidi!
Sono solo nemici della loro sorte!
Nemici loro stessi per puntiglio,
e i più stupidi del mondo sono a Reggio!

*versi tratti da ‘Nta ‘stu paisi ‘nc’esti sulu ‘a piria (In questo paese c’è solo la presunzione)

Vedi anche il servizio su diacoblog.it

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La terribile piaga della Calabria? Venditti. Parola di Johnny Stecchino!

Altro che Alta Marea, Antonello Venditti ha provocato un vero e proprio maremoto. La sua sparata, decisamente infelice, sulla Calabria («Dio, ma perché hai creato la Calabria? In Calabria non c’è niente, proprio niente; speriamo che si faccia il ponte di Messina, così almeno in Calabria ci sarà qualcosa») durante un concerto nel 2008 in Sicilia, ha messo in subbuglio un’intera regione. Tutti indignati, organi si stampa, politici, comuni cittadini. La protesta è arrivata anche su facebook, con decine, centinaia, di messaggi e gruppi contro il cantautore romano.

Tutti a chiedere la sua testa, a pretendere pubbliche scuse, con la solita processione dei politici di turno che fanno a gara a chi s’indigna di più. Insomma, non c’è lodo Alfano che tenga, per i calabresi il vero caso nazionale è Antonello Venditti.

Premetto subito che sono calabrese anch’io e che il cantautore romano ha assolutamente sbagliato a pronunciare quelle parole, però mi chiedo: perché con la stessa rabbia con la quale i calabresi pretendono le scuse da Venditti non si scagliano contro la classe politica, a tuti i livelli, che ha governato e governa questa regione? Politici che molto più di Venditti ogni giorno offendono e infangano la nostra terra? Perché per le morti assurde negli ospedali calabresi, per la disoccupazione, per le navi dei veleni inabissate nei nostri mari, per il totale controllo del territorio da parte della ‘ndrangheta, nessuno dice niente o invoca le scuse di chi ci governa?

La verità è che siamo orgogliosi di essere calabresi solo quando vince la Reggina, quando passeggiamo sul Lungomare di Reggio, quando la Calabria trionfa a miss Italia o la Gregoraci sposa Briatore, quando Gattuso alza al cielo la Coppa del Mondo. Ci sentiamo orgogliosi di essere calabresi solo per la bellezza del nostro mare e per il clima mite. Salvo poi indignarci per la sparata infelice di un cantante. È un po’ come nel film “Johnny Stecchino”, quando Benigni arriva a Palermo e lo zio gli elenca le piaghe della Sicilia: l’Etna, la siccità, il traffico. La piaga che affligge la Calabria, invece, sembra essere Venditti, non un classe classe politica indegna, dalla quale nessuno ha mai preteso scuse!

Dedicata alla Calabria:

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C’è chi ci mette il cuore, chi la faccia… di bronzo

ndranghetaTorno a parlare, ahimè, della Calabria. Com’era prevedibile l’arresto di Giovanni Strangio, il superlatitante accusato di essere mente ed esecutore della strage di Duisburg dell’agosto 2007, ha scatenato la solita stucchevole processione di complimenti e dichiarazioni di facciata: «I più vivi apprezzamenti a magistratura e forze dell’ordine…»«…una speranza per un futuro senza crimine», «è stato sancito un altro durissimo colpo alla ‘ndrangheta…» e bla.. bla… bla…

Tra le tante, una merita di essere riletta. Quella nientepopodimenoché del presidente della Regione Calabria Agazio Loiero: «La cattura di Giovanni Strangio – dice Loiero – a coronamento di un’indagine internazionale complessa, mi auguro possa avviare una nuova primavera di legalità a San Luca e in Calabria».

Certo che sentire parlare Loiero di «primavera di legalità» è c0me immaginare Pietro Pacciani presidente dell’associazione vittime del mostro di Firenze. Proprio lui, governatore di una regione, la Calabria appunto, con il Consiglio regionale più indagato d’Italia: 33 inquisiti su un totale di 50. Esattamente i 2/3 esatti dell’intera assemblea, senza distinzione di colore o partito politico, e con accuse che vanno dall’associazione mafiosa alle truffe all’Unione europea (reato che va molto in voga in Calabria) passando per il voto di scambio, le estorsioni, le infiltrazioni, la corruzione e la concussione.

Nuova primavera di legalità? Neppure il buon Cetto Laqualunque sarebbe riuscito a spararne una migliore!

Ma d’altronde, non fu lo stesso Loiero che alla domanda di un giornalista: «Le pare possibile che nel suo Consiglio regionale ci sono 33 deputati inquisiti?», candidamente rispose: «No, così tanti no, secondo me sono qualcuno in meno! E in fondo qui in Calabria se uno non ha almeno un avviso di garanzia vuol dire che non conta proprio niente».

Ora capisco perché per la nuova campagna pubblicitaria della Calabria, profumatamente remunerata dalla Regione e affidata a Gennaro Gattuso, hanno scelto l’accattivante slogan “Noi ci mettiamo il cuore”, perché la faccia, quella di bronzo, ci ha già pensato qualcun’altro a metterla.

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Ichino, se a tia u stage non ti piaci, fatti i cazzi toi!

Calabresi

C’è puzza di magagna dietro l’appassionata difesa del futuro dei giovani calabresi, da parte di Giuseppe Bova, presidente del Consiglio regionale più indagato d’Italia. Quello calabrese, appunto. La magagna si chiama “voucher formativo”, la puzza la sente Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Partito democratico (stessa area politica del governo calabrese, per intenderci), ripetutamente minacciato di morte dalle nuove Brigate rosse.

La vicenda riguarda i cosidetti “voucher formativi” istituiti dal Consiglio regionale della Calabria e destinati ai migliori 250 (poi divenuti 500) laureati calabresi. Ciascuno dell’importo di 1.000 euro mensili per 24 mensilità, con uno stanziamento complessivo di 6 milioni di euro, per metà rivenienti dal bilancio regionale, per l’altra metà da contributi del Fondo sociale europeo. In sostanza, i 500 migliori laureati calabresi, con voto di laurea 110/110, saranno impegnati per due anni in stages formativi nelle pubbliche amminsitrazioni calabresi. «Al termine dei 24 mesi di stage – sostiene Bova – dovrà essere la Calabria a dimostrare come vuole utilizzare le sue migliori intelligenze».

Nei giorni scorsi si è conclusa la fase di apprendimento in aula, della durata di tre mesi, ed entro il 29 gennaio i 423 laureati calabresi saranno abbinati ai 170 enti pubblici sparsi nella regione, dalla provincia di Reggio al comune di Roccabernarda, dove inizieranno quello che è ormai per tutti “il superstage”: due anni di formazione a 900 euro al mese netti per 1.500 ore di lavoro all’anno che, tolti i weekend, significa un impegno di 5,7 ore al giorno.

ichinoL’autorevole Pietro Ichino, però, sente puzza di magagna. «È scandalosa – dice il giuslavorista in un’intervista a Corriere.itla durata di questi stage, doppia rispetto al limite di legge, e lo è anche l’entità del compenso, decisamente abnorme rispetto a quel che accade normalmente. Ho organizzato decine di stage ogni anno, in passato, per i miei studenti: non duravano mai più di sei mesi e, di norma, il compenso andava dai 400 ai 600 euro. Per il modo in cui questa cosa è stata attivata il contenuto formativo mi sembra del tutto formale, non sostanziale».

Vicenda chiusa? Proprio per nulla. Ichino scrive una lettera al governatore della Calabria Agazio Loiero e il 15 gennaio presenta un’interrogazione parlamentare al ministro del lavoro, al ministro della funzione pubblica e al ministro per le politiche comunitarie.

giuseppe-bovaPer non farla lunga, vi rimando al blog di Pietro Ichino, dove è possibile leggere il seguito della querelle, con la replica di Loiero e quella molto prosaica e appassionata di Bova, nella quale il numero uno dell’assemblea legislativa calabrese sembra dire al giuslavorista: «Ma come, noi tentiamo di offrire ai migliori giovani laureati un’opportunità per fare un’esperienza di alta formazione nella loro regione e lei ci rema contro?» Come dire: caro Ichino, se a tia u stage non ti piaci, fatti i cazzi toi!

Alla replica di Bova segue la controreplica di Ichino:

Ringrazio il presidente Bova di questa risposta molto tempestiva; essa non è, però, altrettanto esauriente, anzi elude i quattro punti decisivi della questione. In particolare:

– essa nulla dice circa la durata abnorme di questi “stage”, addirittura doppia rispetto al termine massimo fissato dalla legge (ciò che configura una grave irregolarità, suscettibile di dar luogo alla contestazione di dissimulazione di effettivi rapporti di lavoro subordinato sotto l’apparenza di stage formativi);
– non spiega che senso abbia trattenere centinaia di laureati eccellenti per due anni presso le amministrazioni pubbliche calabresi, dal momento che nello stesso tempo si danno assicurazioni sul punto che non sarà presso le amministrazioni ospitanti che i giovani troveranno il lavoro vero, al termine del biennio;
– la lettera di Bova non spiega a che cosa sia servito (e a che cosa potessero mai servire) per queste centinaia di laureati eccellenti i tre mesi iniziali di “percorso formativo di orientamento e accompagnamento all’inserimento”, da loro svolti e terminati proprio in questi giorni, trattandosi di un “percorso” del tutto indifferenziato e in nessun modo collegato alle specificità di ciascun singolo “progetto formativo”;
– la lettera non spiega, infine, quale senso abbia che questi pretesi “stage” formativi, destinati nominalmente ad addestrare i giovani interessati all’innovazione nelle amministrazioni pubbliche, si svolgano presso amministrazioni che tale innovazione non hanno ancora sperimentato: non sarebbe stato più logico, se questo fosse stato davvero lo scopo dell’iniziativa, inviarli presso amministrazioni di altre Regioni e Paesi, in modo che essi ivi attingessero il know-how e le professionalità che in Calabria fanno difetto?

Ora si capisce cosa intendeva Agazio Loiero quando per uno dei suoi libri scelse il titolo L’impossibile altrove. Una lusinga o una minaccia? Titolo che nella versione inglese potrebbe essere tranquillamente tradotto in Calabria, impossible is nothing!

Detto questo, vi invito a guardare attentamente il video e trovare, se siete capaci, le differenze. Io non ci sono riuscito!

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