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E lo Stato che fa? Si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità…

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«Avevamo bevuto, avevamo deciso che ci saremmo divertiti: uno di noi l’ha violentata due volte, quella ragazza. Ci avevamo già provato, quella sera. Poche ore prima avevamo tentato di aggredire un’altra coppietta, ma era andata male».

Basta con l’ipocrisia della solidarietà di facciata e dal politicamente corretto. Solo una minima percentuale di stranieri che arrivano in Italia sono una risorsa, il resto sono criminali che trovano nel nostro Paese dei balocchi un luogo sicuro dove poter delinquere. Si tratta, per la maggior parte, di rumeni, marocchini e albanesi. Nonostante tutto i nostri governanti, anche di fronte ad episodi come quelli accaduti a Guidonia e Torino (solo gli ultimi di una lunga serie), restano impassibili e scelgono di fare demagogia. Da una parte Berlusconi che insiste con la fregnaccia dell’esercito, dall’altra l’opposizione fantasma guidata da Veltroni che piuttosto che fare una proposta seria, preferisce cavalcare l’onda lunga delle violenze per sparare contro il governo. In mezzo c’è la banda Di Pietro-Grillo-Travaglio, per i quali gli stupri e le violenze non esistono: avete sentito, da parte loro, solo una minima parola sull’argomento? Niente, silenzio, erano troppo impegnati a insultare il presidente della Repubblica e menarcela con il solito teatrino dell’antipolitica.

Infine c’è il nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini, che potrebbe ma non vuole. Anzi, partecipa anche lui al festival delle cazzate. Dice che si potrebbe sospendere il trattato di Schengen, ma non vuole farlo perché proprio lui è stato uno responsabili dell’allargamento delle frontiere europee. Certo, sarebbe come sconfessare se stessi. Frattini riesce a fare, anzi a dire, anche di più:

«Io non direi che questi sono criminali rumeni: un criminale è un criminale. Però ci sono dati statistici: la comunità rumena è quella dalla quale purtroppo viene una gran parte di quelli che commettono reati in Italia. Questi criminali devono scontare la pena nel loro Paese e la Romania deve accettare questo discorso».

Prima dice che i rumeni sono criminali come gli altri, poi, però, non può fare a meno di evidenziare come la comunità rumena sia quella che commette più reati. Per la serie: come rettificare se stessi nel giro di qualche riga. Frattini, inoltre, in quanto ministro degli Esteri ed ex commissario europeo, dovrebbe sapere che il sistema giudiziario rumeno è ancora più indulgente di quello italiano. Si rischierebbe, dunque, che queste bestie scontino nel loro Paese una pena minima e nel giro di qualche anno ce li ritroveremmo sotto casa a stuprare e delinquere. come prima e più di prima.

Certo, qualcuno potrebbe anche ribattere dicendo che stupratori e delinquenti ce ne sono anche in Italia, e l’esempio del violentatore della notte di Capodanno a Roma ne è la testimonianza. Appunto, grazie a Dio, non ci facciamo mancare nulla, ed è proprio per questo che non abbiamo certo bisogno degli immigrati per ingrossare le fila della criminalità nostrana.

Per frenare l’ondata di delinquenza straniera, duqnue, l’unica proposta seria è proprio quella di sospendere temporaneamente il trattato di Schengen, per arginare l’afflusso di tutta questa feccia. Non una proposta populista, come potrebbe pensare qualcuno, ma una procedura prevista dalla stesso trattato:

Art. 1 Le frontiere interne possono essere attraversate in qualunque luogo senza che venga effettuato il controllo delle persone.
Art. 2 Tuttavia, per esigenze di ordine pubblico o di sicurezza nazionale, una Parte contraente può, previa consultazione delle altre Parti contraenti, decidere che, per un periodo limitato, alle frontiere interne siano effettuati controlli di frontiera nazionali adeguati alla situazione. Se per esigenze di ordine pubblico o di sicurezza nazionale s’impone un’azione immediata, la Parte contraente interessata adotta le misure necessarie e ne informa il più rapidamente possibile le altre Parti contraenti.

Una misura già adottata nel 2005 sia dall’Olanda che dalla Francia, quando ministro degli Interni era un certo Nicolas Sarkozy. Ma si sa, qui siamo in Italia, il Paese che qualcuno definisce incivile perché non ci sarebbe libertà di stampa. Di converso, però, c’è libertà di delinquere. In Italia tutto si può, nulla osta. (do.mal.)

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Il giornalismo dei compagni di merenda

beppe_cheIn diversi post di questo blog ho scritto e riscritto dei compagni di merenda Marco Travaglio, Michele Sant’Oro e Beppe Grillo. Sto parlando, ovviamente, dei paladini della libera informazione, dei fustigatori del malcostume e della malapolitica, quelli che non mancano occasione per salire sul pulpito e divulgare il loro verbo. Ovviamente (e anche per fortuna, direi) non come Nostro Signore Gesù Cristo che andava a predicare nelle piazze o dentro le sinagoghe, loro preferiscono essere pagati e annunciare il loro vangelo in confortevoli teatri e palasport. Per trasmettere il festival del qualunquismo e mandare affanculo un paio di personaggi, il Grillo parlante si fa pagare dai 35 a 100 euro, mentre per leggerci le sue requisitorie e ricordarci che lo stalliere di Berlusconi era un mafioso,  il professor sò-tutto-io-voi-altri-siete-degli-ignoranti-leggetevi-le-carte-e-i-documenti, alias Marcolino Travaglio, chiede dai 18 ai 35 euro.

Detto questo, il motivo per cui torno a parlare di Grillo e Travaglio si chiama Paolo Barnard, giornalista freelance, ex collaboratore di Report, censurato ed epurato dalla Rai per le sue scomode inchiesta, l’ultima delle quali riguardante il sistema di comparaggio nel settore farmaceutico.

Della vicenda di Barnard ho già scritto in un precedente post. Visto che in più di un’occasione sono stato accusato di dissacrare i mostri sacri dell’informazione Grillo e Travaglio, in questo articolo lascio che a parlare dei nostri due paladini, sia proprio Paolo Barnard, uno al di sopra di ogni sospetto:

Barnard parla dunque di gatekeepers. In parte, nella sua intervista, l’ex giornalista di Report lo spiega. Per capire meglio chi e cosa sono i gatekeepers vi invito a leggere il più ampio articolo di Antonella Randazzo. (do.mal.)

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Giornalismo silente e censura strisciante

censuraLa storia risale a qualche mese fa, ma voglio rilanciarla perché la ritengo quanto mai educativa per tutti coloro che si fanno portavoci della tanto decantata controinformazione, in nome e per conto dei vari Marco Travaglio, Michele Santoro, Beppe Grillo e Milena Gabanelli.

La vicenda riguarda Paolo Barnard, un giornalista free-lance vittima di una delle forme più infami di censura, al cui confronto l’editto bulgaro berlusconiano è roba da ragazzini. Proprio perché a tappare la bocca a Barnard non è stato Re Silvio, bensì Milena Gabanelli, quella che con il suo Report si innalza a paladina della libera informazione.

La storia è pressapoco questa: un giornalista fa un’inchiesta per Report che viene apprezzata, mandata in onda, lodata, perciò replicata due anni dopo, ma a un certo punto querelata; e la Rai e la Gabanelli non solo abbandonano il giornalista al suo destino, ma gli comunicano che nel caso si rivarranno su di lui. La Rai ha potuto far questo in virtù della clausola di manleva, una condizione presente nei contratti dei giornalisti che permette all’editore (in questo caso la Rai) di sollevarsi da ogni responsabilità legale dovuta al lavoro del giornalista a libro paga, che è costretto a firmare se vuole lavorare.

Il giornalista in questione è Paolo Barnard, il quale aveva denunciato il sistema di comparaggio nel settore farmaceutico. Nell’inchiesta “Little Pharma & Big Pharma”, Barnard illustra la pratica attuata, secondo quanto da egli accertato, da alcune case farmaceutiche, consistente nella corruzione di medici di base al fine di ottenere prescrizioni illecite di farmaci da esse prodotti. Mediante questa procedura illegale, il comparaggio appunto, si causano gravissime ripercussioni sull’intera comunità e sull’efficienza del servizio sanitario nazionale. Un gesto nobile, di “vera” informazione, che la Rai avrebbe dovuto difendere sino in fondo, in tutte le sedi di giudizio: al contrario, l’Azienda ha promesso al giornalista di rivalersi nei suoi confronti.

Ascolta tutta la vicenda raccontata direttamente dalla voce di Paolo Barnard:

Questa, invece, è la lettera aperta in cui Barnard spiega le sue ragioni:

Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura nell’informazione di cui non si parla mai. È la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell’appoggio dell’indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando l’opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti “fuori dal coro”.

Si tratta, in sintesi, dell’abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste “scomode”. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d’informazione ve lo illustro citando il mio caso.

Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il breve racconto.

Per la trasmissione Report di Milena Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un’inchiesta contro la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l’11/10/2001 (“Little Pharma & Big Pharma”). Col comparaggio (reato da art.170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene ovviamente con gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio Garattini ha dichiarato: «Dal 30 al 50% di medicine prescritte non necessarie») e spesso anche sulla nostra salute (uno dei tanti esempi è il farmaco Vioxx, prescritto a man bassa e a cui sono stati attribuiti da 35 a 55.000 morti nei soli USA).

L’inchiesta fu giudicata talmente essenziale per il pubblico interesse che la Rai la replicò il 15/2/2003.

Per quella inchiesta io, la Rai e Milena Gabanelli fummo citati in giudizio il 16/11/2004(1) da un informatore farmaceutico che si ritenne danneggiato dalle rivelazioni da noi fatte.

Il lavoro era stato accuratamente visionato da uno dei più alti avvocati della Rai prima della messa in onda, il quale aveva dato il suo pieno benestare.

Ok, siamo nei guai e trascinati in tribunale. Per 10 anni Milena Gabanelli mi aveva assicurato che in questi casi io (come gli altri redattori) sarei stato difeso dalla Rai, e dunque di non preoccuparmi(2). La natura dirompente delle nostre inchieste giustificava la mia preoccupazione. Mi fidai, e per anni non mi risparmiai nei rischi.

All’atto di citazione in giudizio, la Rai e Milena Gabanelli mi abbandonano al mio destino. Non sarò affatto difeso, mi dovrò arrangiare. La Gabanelli sarà invece ampiamente difesa da uno degli studi legali più prestigiosi di Roma, lo stesso che difende la Rai in questa controversia legale(3). Ma non solo.

La linea difensiva dell’azienda di viale Mazzini e di Milena Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di imputare a me, e solo a me (sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in caso di sentenza avversa(4).

E questo per un’inchiesta di pubblico interesse da loro (Rai-Gabanelli) voluta, approvata, trasmessa e replicata*.

*(la Rai può tecnicamente fare questo in virtù di una clausola contenuta nei contratti che noi collaboratori siamo costretti a firmare per poter lavorare, la clausola cosiddetta di manleva(5), dove è sancita la sollevazione dell’editore da qualsiasi responsabilità legale che gli possa venir contestata a causa di un nostro lavoro. Noi giornalisti non abbiamo scelta, dobbiamo firmarla pena la perdita del lavoro commissionatoci, ma come ho già detto l’accordo con Milena Gabanelli era moralmente ben altro, né è moralmente giusificabile l’operato della Rai in questi casi).

Sono sconcertato. Ma come? Lavoro per Rai e Report per 10 anni, sono anima e corpo con l’impresa della Gabanelli, faccio in questo caso un’inchiesta che la Rai stessa esibisce come esemplare, e ora nel momento del bisogno mi voltano le spalle con assoluta indifferenza. E non solo: lavorano compatti contro di me.

La prospettiva di dover sostenere spese legali per anni, e se condannato di dover pagare cifre a quattro o cinque zeri in risarcimenti, mi è angosciante, poiché non sono facoltoso e rischio perdite che non mi posso permettere.

Ma al peggio non c’è limite. Il 18 ottobre 2005 ricevo una raccomandata. La apro. È un atto di costituzione in mora della Rai contro di me. Significa che la Rai si rifarà su di me nel caso perdessimo la causa. Recita il testo: “La presente pertanto vale come formale costituzione in mora del dott. Paolo Barnard per tutto quanto la Rai s.p.a. dovesse pagare in conseguenza dell’eventuale accoglimento della domada posta dal dott. Xxxx (colui che ci citò in giudizio, nda) nei confronti della Rai medesima”(6).

Nel leggere quella raccomandata provai un dolore denso, nell’incredulità.

Interpello Milena Gabanelli, che si dichiara estranea alla cosa. La sollecito a intervenire presso la Rai, e magari anche pubblicamente, contro questa vicenda. Dopo poche settimane e messa di fronte all’evidenza, la Gabanelli tenta di rassicurarmi dicendo che «la rivalsa che ti era stata fatta (dalla Rai contro di me, nda) è stata lasciata morire in giudizio… è una lettera extragiudiziale dovuta, ma che sarà lasciata morire nel giudizio in corso… Finirà tutto in nulla»(7).

Non sarà così, e non è così oggi: giuridicamente parlando, quell’atto di costituzione in mora è ancora valido, eccome. Non solo, Milena Gabanelli non ha mai preso posizione pubblicamente contro quell’atto, né si è mai dissociata dalla linea di difesa della Rai che è interamente contro di me, come sopra descritto, e come dimostrano gli ultimi atti del processo in corso(8).

Non mi dilungo. All’epoca di questi fatti avevo appena lasciato Report, da allora ho lasciato anche la Rai. Non ci sarà mai più un’inchiesta da me firmata sull’emittente di Stato, e non mi fido più di alcun editore. Non mi posso permette di perdere l’unica casa che posseggo o di vedere il mio incerto reddito di freelance decimato dalle spese legali, poiché abbandonato a me stesso da coloro che si fregiavano delle mie inchieste “coraggiose”. Questa non è una mia mancanza di coraggio, è realismo e senso di responsabilità nei confronti soprattutto dei miei cari.

Così la mia voce d’inchiesta è stata messa a tacere. E qui vengo al punto cruciale: siamo già in tanti colleghi abbandonati e zittiti in questo modo.

Ecco come funziona la vera “scomparsa dei fatti”, quella che voi non conoscete, oggi diffusissima, quella dove per mettere a tacere si usano, invece degli ‘”editti bulgari”, i tribunali in una collusione di fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno.

Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora disposti a dire il vero, operata da parte di chiunque venga colto nel malaffare, attuata da costoro per mezzo delle minacce legali e di fatto permessa dal comportamento degli editori.

Gli editori devono difendere i loro giornalisti che rischiano per il pubblico interesse, e devono impegnarsi a togliere le clausole di manleva dai contratti che, lo ribadisco, siamo obbligati a firmare per poter lavorare.

Infatti oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli uffici affari legali dei media, che di fatto decidono quello che voi verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.

Questo bavaglio ha e avrà sempre più un potere paralizzante sulla denuncia dei misfatti italiani a mezzo stampa o tv, di molto superiore a quello di qualsiasi politico o servo del Sistema.

Posso solo chiedervi di diffondere con tutta l’energia possibile questa realtà, via mailing list, siti, blog, parlandone. Ma ancor più accorato è il mio appello affinché voi non la sottovalutiate.

In ultimo. È assai probabile che verrò querelato dalla Rai e dalla signora Gabanelli per questo mio grido d’allarme, e ciò non sarà piacevole per me.

Hanno imbavagliato la mia libertà professionale, ma non imbavaglieranno mai la mia coscienza, perché quello che sto facendo in queste righe è dire la verità per il bene di tutti. Spero solo che serva.

Grazie di avermi letto.

Paolo Barnard
dpbarnard@libero.it

Note:

1) Tribunale civile di Roma, Atto di citazione, 31095, Roma 10/11/2004.

2) Fatto su cui ho più di un testimone pronto a confermarlo.

3) Nel volume “Le inchieste di Report” (Rizzoli Bur, 2006) Milena Gabanelli eroicamente afferma: «…alle nostre spalle non c’è un’azienda che ci tuteli dalle cause civili». Prendo atto che il prestigioso studio legale del prof. avv. Andrea Di Porto, ordinario nell’Università di Roma La Sapienza, difende in questo dibattimento sia la Rai che Milena Gabanelli. Ma non me.

4) Tribunale Ordinario di Roma, Sezione I Civile-G.U. dott. Rizzo- R.G.N. 83757/2004, Roma 30/6/2005: “Per tutto quanto argomentato la Rai-Radiotelevisione Italiana S.p.a. e la dott.ssa Milena Gabanelli chiedono che l’Illustrissimo Tribunale adìto voglia: …porre a carico del dott. Paolo Barnard ogni conseguenza risarcitoria…”.

5) Un esempio di questa clausola tratto da un mio contratto con la RAI: “Lei in qualità di avente diritto… esonera la Rai da ogni responsabilità al riguardo obbligandosi altresì a tenerci indenni da tutti gli oneri di qualsivoglia natura a noi eventualmente derivanti in ragione del presente accordo, con particolare riferimento a quelli di natura legale o giudiziaria”.

6) Raccomandata AR n. 12737143222-9, atto di costituzione in mora dallo Studio Legale Di Porto per conto della Rai contro Paolo Barnard, Roma, 3/10/2005.

7) Email da Milena Gabanelli a Paolo Barnard, 15/11/2005, 09:39:18

8) Tribunale Civile di Roma, Sezione Prima, Sentenza 10784 n. 5876 Cronologico, 18/5/2007: “La parte convenuta Rai-Gabanelli insisteva anche nelle richieste di cui alle note del 30/6/2005…” (si veda nota 4).

Credo che ci sia davvero poco da aggiungere alle parole di Paolo Barnard. La migliore cosa sarebbe divulgare questa sua lettera e dare ampio risalto a quella che lo stesso Barnard definisce “censura legale”. (do.mal.)

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Gli effetti collaterali dell’antiberlusconismo

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Può dare dell’abbronzato a Barack Obama, può fare cucù ad Angela Merkel, può dare del coglione agli elettori di sinistra, ma il dato vero è che Silvio Berlusconi, altrimenti detto lo “psiconano” da Beppe Grillo e “Al Tappone” secondo Marco Travaglio, piaccia o no, è sempre il più amato dagli italiani.

Non è il fedele Sandro Bondi a dirlo e neppure lo zerbino Emilio Fede. La consacrazione arriva direttamente da un sondaggio, riguardante le prossime elezioni europee, commissionato da Repubblica all’istituto Ipr Marketing. Quindi, al di sopra di ogni sospetto.

Ciò che salta subito agli occhi è il record storico del Pdl dato addirittura al 39% (aveva avuto il 37,3% alle politiche di aprile) mentre il Partito Democratico crolla nei consensi a un misero 28% (33,2% ad aprile, 31,1% nella somma Ds+Margherita nel 2004).

Insomma, al Pd ultimamente non gliene va bene una. Dopo il caso Villari, i pizzini di Latorre, le dimissioni di Soru e le vicende riguardanti il governatore campano Bassolino e i sindaci Domenici e Jervolino, adesso arriva anche questa belal attestazione di stima da parte degli elettori.

Non solo. Per il Pd il rospo più amaro da mandare giù, non è tanto Berlusca e il suo Pdl, quando l’ascessa di Tonino “la peste” Di Pietro. L’Italia dei Valori, infatti, continua a salire nelle intenzioni di voto degli italiani, attestandosi su un clamoroso 7,8% che rappresenterebbe più del doppio della quota raggiunta alle politiche (3,4%).

Oltre a rifornirsi nel bacino elettorale del Pd, il Tonino nazionale pesca a piene mani nell’alveo elettorale della sinistra massimalista. Rifondazione Comunista scende infatti al 2,3% (6,1% nel 2004), il Pdci allo 0,6% (contro il 2,4%) e i Verdi all’1,3% (dal 2,5%). Sinistra Democratica, infine, si attesta su un discreto 1,3%.

In calo anche l’Udc (4% contro il 5,5), i Radicali (appena all’1%) e clamorosamente anche la Lega Nord che dopo aver goduto di grandi rialzi nei precedenti sondaggi, arrivando a sfiorare il 10%, viene qui ridimensionata al 7,5%.

Il sondaggio di Ipr Marketing non fa altro che confermare ciò che sostengo da tempo: se non somministrato nelle dosi giuste, l’antiberlusconismo produce effetti collaterali pericolosi e incontrollabili. Chiamasi effetto boomerang!

Per intenderci questi sono i risultati prodotti dai vari Santoro, Travaglio, Grillo e Guzzanti, che si vanno a sommare all’inconcludente opposizione al governo Berlusconi prodotta da Veltroni & Co.

Di contro c’è la conferma che l’unica vera opposizione, seppur flebile, la sta producendo proprio Italia dei Valori.

Molti diranno: è quello che si meritano gli italiani. Benissimo, c’è da capire, però, se quello che si meritano gli italiani è un governo (il terzo) con a capo Berlusconi o un’opposizione inesistente targata Pd oggi, Ds e Margherita ieri. Qualcuno, per favore, ci illumini! (do.mal.)

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E Grillo passò dalle bufale all’Emmental svizzero!

lugano_grillo1Beppe Grillo i soldi dei suoi spettacoli doveva pure investirli da qualche parte. E quale migliore posto se non nell’accogliente e paradisiaca Svizzera? Il Savonarola dell’antipolitica ha deciso, infatti, di prendere casa a Lugano, aggiungendosi a quella schiera di ospiti illustri che hanno scelto come riservata residenza la Svizzera di lingua italiana.

Ovviamente il Grillo parlante mette subito le mani avanti e dice che non ha acquistato una villa per sè, bensì un appartamento per ospitare i server del suo blog, nel caso un giorno venisse fuori una leggina che in qualche modo metterebbe la museruola ai blogger.

E lo stesso Grillo a spiegarlo all’Adnkronos e in un’intervista più ampia rilasciata al quotidiano svizzero “Il caffè online”:

«Sì, ho comprato un appartamento a Lugano perché se mi oscurano il blog sono pronto a ripartire il giorno stesso con Beppegrillo.ch o Beppegrillo.eu. Speravo che la notizia non si diffondesse. Non vorrei che venisse interpretata come una mossa codarda o che qualcuno cominciasse a dire che ho comprato la villa in Svizzera. Non è una fuga dalle tasse, per intenderci. L’eventuale trasferimento riguarderebbe solo il blog, non me»

Excusatio non petita, accusatio manifesta!

Ovvio, no? Si inizia col blog e si finisce con i conti bancari.

Caro Grillo, ma a chi la vuoi dare a bere? Se è vero che volevi tutelare il tuo blog, potevi acquistare il dominio beppegrillo.eu o .com o .quelchetipare, direttamente dall’Italia, senza bisogno di espatriare. In ogni caso, se le autorità italiane decidono di oscurare un sito, possono farlo senza stare a guardare il suffisso.

Anche l’ottimo Gabriele Mastellarini, direttamente da suo blog si rivolge al compagno di merende di Grillo, il sempre ben informato Marco Travaglio, per spiegare al caro Beppe che la gente, contrariamente a ciò che potrebbe pensare lui, non è stupida.

Scrive Mastellarini:

Caro Travaglio, avrai certamente letto che Grillo ha confermato questo repentino cambio di abitazione (e forse anche di residenza, dopo che da quelle parti è già di stanza la cantante Mina) giustificandolo con la possibilità di censura per il suo blog http://www.beppegrillo.it, sul quale anche tu – caro il mio Travaglio – appari tutte le settimane. Ovviamente un’altra balla, più grande della Bio palla.

Ti basterà verificare sul sito http://www.nic.it e notare che il dominio http://www.beppegrillo.it non è intestato a Giuseppe Grillo ma a un certo Emanuele Bottaro, esperto di informatica, già presidente di un’associazione dei consumatori (se non hai tempo di verificare, l’ho già fatto io per te e ti ho incollato tutto alla fine di questa lettera).

Il dottor Bottaro è di Modena e risulta essere anche l’amministratore del sito, mentre di Grillo nessuna traccia ufficiale. Se il discorso del comico avesse una valenza logica, a espatriare doveva essere Bottaro e non lui.

Caro Travaglio, sarebbe bene che avvertissi Grillo dicendogli che la Svizzera non è nell’Unione Europea e che può (poteva) benissimo comprare il dominio beppegrillo.eu direttamente dall’Italia. Anzi bastava sollecitare Bottaro a farlo per suo conto, come già avvenuto con beppegrillo.it.

A scanso di equivoci, caro Travaglio, ti comunico che dall’Italia è possibile aprire comodamente un dominio .eu, .com, .info, etc senza doversi trasferire. Inoltre, come ben sai, se le autorità italiane decidono di oscurare un sito possono farlo senza stare a guardare il suffisso. E lo stesso accade in Svizzera, anzi lì sono molto più rigidi.

A proposito. Leggete cosa dice Sergio Fornasini (esperto di informatica, tecnico di reti, project manager di un’importante multinazionale di tlc):

«I domini beppegrillo.ch e beppegrillo.eu risultano già occupati, ennesima dimostrazione che il Grillo non sa nemmeno lui cosa stia dicendo a proposito della migrazione eventuale del suo blog su un altro dominio o all’estero. Se solo lontanamente avesse davvero preso in esame l’ipotesi si sarebbe quanto meno informato, questo invece dimostra che non è stato fatto nemmeno uno studio di fattibilità a quanto sta affermando. Non male per quello che in tutte le classifiche è il primo blogger in Italia, e che non fa altro che parlare delle meraviglie della rete»

Insomma, è sempre la solita storia. Predicare bene e razzolare male, malattia particolarmente diffusa tra i moralizzatori. Come dire: «Fate ciò che dico, non fare quel che faccio». Povero Grillo, ultimamente non gliene va bene una. Beh, magari in Svizzera potrebbe rifarsi e passare dalle bufale all’Emmental. (do.mal.)

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Le miracolose palle del Grillo parlante

biowashballGirovagando su internet mi sono imbattuto anch’io, come sarà capitato a molti di voi, in siti e blog che decantano le proprietà miracolose della Biowashball, una sfera che promette di pulire la biancheria senza l’utilizzo di detersivi. In sostanza si tratta di una pallina contenente al suo interno frammenti di ceramica che, a seguito di una reazione chimico-fisica, emetterebbero ioni negativi tanto da indebolire l’aderenza dello sporco ai tessuti, rendendone facile la rimozione senza ricorrere ai detersivi.
La sfera, prodotta in Corea del Nord e distribuita dalla Emker Sa, ha un pH di circa 10, equivalente a quello di un normale detersivo chimico. Questo permetterebbe un efficace trattamento di macchie grasse, organiche o chimiche, oltre a eliminare i germi patogeni presenti nell’acqua della lavatrice. Non solo. La Biowashball può essere usata per ben 3 anni e per preservarne l’efficacia, basta posizionarla al sole per almeno un’ora al mese. Insomma, un prodotto biologico, che contribuisce a salvaguardare l’ambiente, ed economico, che aiuta a mantenere più pesante il portafogli. Cosa chiedere di più dalla vita? Un lucano?

La Biowashball poteva mai sfuggire al sempre attento Beppe Grillo? Assolutamente no. Tanto che il comico-imbonitore genovese ne ha fatto un cavallo di battaglia nel suo “Delirio tour” decantandone, anche lui, le proprietà miracolose.

I grillini, neanche a dirlo, hanno fatto a pugni per accaparrarsi alla modica cifra di 30 euro più 8 di spedizione (ovviamente non compresi nel prezzo del biglietto dello spettacolo!) la palla dei miracoli.

A sbuggiardare Grillo ci ha pensato la trasmissione “Mi manda Raitre”, con l’aiuto del periodico dei consumatori “Il salvagente”. È bastato un semplice metodo comparativo per dimostrare che più che una palla la Biowashball è un vero e proprio bidone. Panni identici e con lo stesso tipo di macchie sono stati messi in due lavatrici, entrambe senza l’aggiunta di detersivo, ma in uno dei due elettrodomestici c’era la “sfera magica”. Risultato: la biancheria ne è uscita allo stesso modo (via le macchie più semplici mentre è rimasto lo sporco difficile), il che dimostrerebbe che è semplicemente l’acqua e non la Biowashball a produrre quella minima azione pulente attribuita al ritrovato dell’ingegneria coreana.

Incalzato dal conduttore di “Mi manda Raitre”, il rappresentante svizzero della Biowashball si è difeso eludendo sistematicamente le domande e accusando addirittura la scienza europea di non riconoscere quella orientale per via di un presunto complesso di superiorità occidentale.  Come può una palla di plastica con granelli di ceramica emettere raggi infrarossi, non è dato saperlo, visto che il tizio della Emker Sa alla richiesta di delucidazioni è stato più sfuggente di un’anguilla.

Sembra che anche i grillini inizino a sentire puzza di bufala, tanto che Grillipedia, la piattaforma nazionale dei movimento dei grilli, mette in serio dubbio l’efficacia della “miracolosa” invenzione (leggi qui l’articolo).

E adesso cosa farà Grillo? Invocherà il complotto delle multinazionali e dei media asserviti al potere, oppure farà la persona seria e si cospargerà il capo di cenere, rimborsando di tasca propria i 30 euro più 8 di spedizione a tutti quei poveracci che ipnotizzati dal suo potere imbonitore hanno acquistato la Biowashball? Nel frattempo sul suo suo blog, sempre superaggiornatissimo, tutto tace. E qualcuno già chiede a Grillo di salvarci da Grillo! (do.mal.)

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E Beppe Grillo si beccò il “vaffa” della Cassazione

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Eccolo il risultato dell’antiberlusconismo e dell’antipolitica. Doveva essere un plebiscito e invece si è rivelata un autentico flop l’iniziativa referendaria di Beppe Grillo riguardo l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, i finanziamenti pubblici all’editoria e la legge Gasparri.

Non ci sarebbero tutte le 500 mila firme necessarie per lo svolgimento del referendum sui 3 quesiti sull’informazione depositati da Beppe Grillo in Cassazione, lo scorso marzo e raccolte durante i “Vaffa-day” organizzati da Grillo. Oggi si è riunito l’ufficio centrale della Cassazione per vagliare la validità delle firme presentate per ogni quesito, per verificarne sia il numero sia l’attendibilità e, a quanto si è appreso, Grillo non avrebbe raggiunto il numero esatto per mandare avanti il referendum. Per questo motivo Grillo verrà convocato il 25 novembre prossimo per interloquire con i giudici sui problemi emersi nella raccolta delle firme. Le firme raccolte da Grillo riguardavano il referendum per l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, per la legge Gasparri sulla Rai e l’abolizione del contributo pubblico all’editoria. (ANSA)

Insomma la soglia minima di 500 mila firme non è stata raggiunta. E a questo punto c’è da chiedersi: dove sono finiti grillini, grilli parlanti e vaffanculini che “innondavano” le piazze al richiamo del comico genovese? Evidentemente chi è sceso in piazza lo hanno fatto esclusivamente per ridere gratis alle sue battute, visto che gli spettacoli di Grillo nei palasport si pagano e anche profumatamente.

È proprio un brutto periodo per la sinistra “vaffanculina”. Prima la condanna in primo grado di Marco Travaglio, poi la diffida di Michele Sant’Oro da Annozero al suo imitatore, e adesso il “vaffa” della Corte di Cassazione al re dei “Vaffa-day” Beppe Grillo.

Voglio solo precisare che anch’io, come l’amico blogger Federico Minniti, non ho niente di personale contro il Grillo-comico che fa anche ridere e divertire. Qualche riserva, invece, l’avrei per il Grillo-predicatore, visto che il suo ergersi a fustigatore dei malcostumi della politica è evidente che non funziona. Un po’ come l’antiberlusconismo che alla fine produce l’effetto contrario a quello voluto. Ossia, rafforza il bersagliato e demolisce i bersagliatori. Il risultato, sotto gli occhi di tutti, è la rielezione per la terza volta a premier di Berlusca.

Un ultima annotazione: come mai Grillo nel suo blog non fa alcun cenno (almeno finora) alla ferale notizia? Così come molti altri blogger e siti supporters del comico genovese, che sul flop della raccolta firme hanno fatto calare un velo pietoso.

Mi torna in mente una vecchia pubblicità della Birra Peroni, con un Renzo Arbore di annata che diceva: meditate gente, meditate! (do.mal.)

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Immagine tratta da segnalidivita.com

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