Archivio per la categoria Notizie curiose

Papi, l’eroina che declama l’indecenza

di Domenico Malara per Il Clandestino

Benvenuti nell’Italia dei Papi. Dopo Papa Benedetto, Papi Silvio ed Enrico Papi, ecco spuntare dal nulla Donatella Papi, pigmaliona e auto-promessa sposa del reo confesso pluriomicida del Circeo Angelo Izzo. Come se già non bastassero i casini del Marrazzo-gate, di papponi e trans morti in circostanze poco chiare (è così che si dice nell’Italia dei misteri, vero?), ad allietare il Belpaese in questo calderone di trash che più trash non si può, arriva lei: l’eroina buona dei fumetti che declama a reti quasi unificate l’umanità e l’innocenza di un pluriomicida, promettendosi sua sposa.

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Devoto alla posizione del missionario

Un vero classico. Rientra a casa e sorprende la moglie a letto con l’amante. Con l’unica variante, però, che l’uomo fedifrago scoperto dal marito della donna, con le braghe calate e l’ecclesial membro a penzoloni, è un prete di 53 anni insegnante di Sacre Scritture a Padova, alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale.
Il fatto è avvenuto a Chioggia, in provincia di Venezia, dove l’uomo becco ha scatenato un vero e proprio pandemonio: si è recato in Curia, ha affrontato il vescovo, mons. Angelo Daniel, ma, per risolvere la vicenda, è dovuta intervenire la Polizia. Cosi, mentre il religioso che avrebbe ceduto alle debolezze della carne, sceglie di concedersi alcuni giorni di vacanza lontano dall’alloggio di cui gode in una residenza della Chiesa, la Curia decide di aprire un’inchiesta: mons. Daniel, scrive il quotidiano Il Gazzettino, sentirà in separata sede il suo prete non appena saranno raccolti elementi probanti l’adulterio.

Nel frattempo il presule è intervenuto sul giornale diocesano, La nuova scintilla, per invitare i fedeli a «non giudicare per non essere giudicati». E aggiunge: «Pur essendo grande la responsabilità di un sacerdote che dovrebbe essere sempre per gli altri esempio e guida, non dobbiamo dimenticare che, a fronte di molti che per fortuna sostengono il prete, non mancano persone che direttamente o indirettamente lo spingono a mancare». Insomma, è stata la donna a provocare. Così il vescovo, più che inviare anatemi contro il “prete playboy”, reo d’essersi solazzato con i piaceri della carne, lo ammonisce per essersi fatto scoprire con la lingua nella marmellata.

È proprio vero. Un tempo i preti erano i pastori delle pecorelle smarrite, oggi sembra invece che alle pecorelle preferiscano le passere. (do.mal.)

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Nella Calabria della ‘ndrangheta salviamo almeno il ghiro

Ricordate la bellissima scena in Johnny Stecchino quando Dante (Benigni) arriva a Palermo e lo zio che lo va a prendere gli parla delle piaghe che affliggono la Sicilia?

«Purtroppo siamo famosi nel mondo anche per qualcosa di negativo… Per esempio quelle che voi chiamate piaghe… Una terribile, e lei sa a cosa mi riferisco: L’Etna, il vulcano, ma è una bellezza naturale… Ma ce un’altra piaga grave che nessuno riesce a risolvere, lei mi ha già capito… La siccità… la terra brucia, è “sicca”, una brutta cosa… Ma è la natura… e non ci possiamo fare niente… Ma dove l’uomo può fare qualcosa e non fa niente, è nella terza e più grave di queste piaghe, che veramente diffama la Sicilia, lei ha già capito, è inutile che io glielo dico, mi vergogno a dirlo: è il traffico… troppe macchine… traffico vorticoso che ci impedisce di vivere, che ci fa nemici famiglie contro famiglie»

Beh, la differenza con la Calabria è davvero minima. Da una parte si chiama mafia, dall’altra ‘ndrangheta. E anche in Calabria c’è qualcuno come lo zio di Johnny Stecchino, che si indigna per le gravi piaghe che affliggono questa regione. Una di queste cancrene, come acutamente osserva la Lipu di Reggio Calabria, la lega italiana protezione uccelli, è la caccia ai ghiri «che vengono mangiati nei rituali arcaici della ‘ndrangheta».

La Lipu fa riferimento all’operazione “Solare” della Dda di Reggio Calabria, che ha portato all’arresto di duecento trafficanti internazionali di droga in Italia e all’estero.

«Le intercettazioni dei Ros – scrive La Lipu- hanno svelato che le famiglie mafiose della Locride, quando avevano la necessità di un incontro pacificatore, ricorrevano a pranzi in montagna a base di ghiri illegalmente uccisi. Questa scoperta rende ancor più grave la tolleranza verso il bracconaggio contro questi animali che è diffusissimo in Aspromonte e sulle Serre»

Qual è la richiesta della Lipu? Ovviamente la tutela dei ghiri.

Chiaro no? Se nella Sicilia ironicamente descritta da Benigni le piaghe erano l’Etna, la siccità e il traffico, è evidente che in Calabria il problema non è tanto la ‘ndrangheta quando gli spietati bracconieri a caccia dei piccoli roditori. Poi poco importa se la criminalità organizzata calabrese, la più potente al modo, spara e uccide. Anzi, cari ‘ndranghetisti, fatelo pure, ma la prossima volta che volete organizzare un incontro pacificatore, siete pregati di eliminare dal vostro menù i ghiri. Molto meglio un buon piatto di pesce, più leggero, si digerisce meglio e il giorno dopo non resta sulla pancia. Sopratutto alla Lipu! (do.mal.)

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Treni nuovi… di zecca

Va bene che si chiama Moretti, ma l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato non può pensare che ci beviamo così, come fosse un boccale di birra gelata, la storiella che i treni italiani sono i più confortevoli, i più puntuali, i più economici e magari i più puliti d’Europa. E no caro Moretti, se vogliamo ubriacarci lo facciamo con del vino buono e non con della birra annacquata.

Passi per la puntualità, passi per il comfort, passi anche per l’economicità delle tariffe, ma difendere l’integrita igienico-sanitaria dei treni italiani e un po’ come difendere il lupo di Cappuccetto rosso, come ascoltare i Pink Floyd cantare le canzoni di Pupo (ci scusi Pupo, ma soprattutto i Pink Floyd). Non ci crederebbe praticamente nessuno, neppure Paperino, Paperoga e Ciccio di Nonna Papera messi insieme.

Zecche, acari, pidocchi e parassititi di ogni genere, sui vagoni ferroviari sono ormai all’ordine del giorno, più numerosi anche dei viaggiatori al rientro dalle vacanze. Le cronache raccontano persino di un topo, avvistato nell’ottobre 2008 sull’intercity Caserta-Roma. «Un ospite indesiderato», così l’aveva definito Trenitalia in un comunicato stampa, che aveva terrorizzato e fatto evacquare i pendolari che affollavano il treno.

La ixodes ricinus (magari detta così la zecca del cane suona pure meglio e fa meno ribrezzo) si sveglia dal letargo in una calda mattina di settembre e torna a colpire ancora. Stavolta a essere punta dai parassiti è stata una donna di 62 anni che viaggiava sul treno Roma-Agrigento. L’episodio è avvenuto domenica scorsa e in base alla ricostruzione dei fatti, dopo che il convoglio è giunto nei pressi di Enna, la viaggiatrice originaria di Canicattì ha detto al personale ferroviario di avvertire un forte prurito nelle parti intime, notando anche evidenti rigonfiamenti all’altezza delle braccia. Una volta giunta a destinazione, la signora è stata trasportata all’ospedale “Barone Lombardo” dove i medici le hanno effettivamente riscontrato segni di punture d’insetto. Dopo le prime cure la donna ha lasciato l’ospedale e ha subito sporto denuncia contro Trenitalia.  Nel frattempo la carrozza è stata fatta evacuare, “piombata” e inviata a Roma per gli esami necessari ad accertare la presenza di pulci, zecche o altri insetti e la successiva disinfestazione.

Episodio isolato? Ora, non è che vogliamo fare le pulci a Trenitalia, ma non sembra proprio che si tratti di un fatto nuovo. A settembre del 2005 si sono verificati ben quattro episodi: sull’intercity 768 Reggio Calabria-Torino le zecche hanno attaccato 18 passeggeri; sul treno internazionale Ventimiglia-Parigi, sempre le zecche, supportate dalle cimici, hanno assaltano i malcapitati passeggeri; poi è toccato all’Intercity Torino-Milano, dove una passeggera ha denunciato di essere stata morsicata ancora dalle zecche; stesso copione sull’espresso 810 Palermo-Torino, a bordo del quale un’altra passeggera è stata morsicata dai parassiti. Insomma non c’è che dire, il 2005 è stata una buona annata per le zecche. Anche il 2008, però, non sembra essere da meno. A marzo, infatti, si registra la denuncia di un passeggero dell’espresso 806 Napoli-Torino, punto dalle zecche in più parti del corpo. La cosa si ripete lo scorso 17 agosto, sempre sullo stesso treno, l’espresso 806 Napoli-Torino, ma stavolta con un “bollettino di guerra” ben più preoccupate: cinquanta passeggeri rientrano dalle vacanze e vengono assaliti da battaglioni di zecche. L’ultimo episodio proprio domenica scorsa sul Roma-Acireale (prezzo del biglietto in seconda classe 62,15 euro, zecche comprese).

Ma cosa volete che siano dei piccoli parassiti di fronte alla stazza di qualsiasi uomo? Quisquilie, bazzecole. Un po’ come l’elefante e la farfalla di Michele Zarrillo. Cinico? Mai quanto l’ad di Ferrovie dello Stato. Leggete cosa ha dichiarato Moretti intervistato il 19 agosto 2008 dal “Giornale”: «Ho sentito l’accusa per il Torino-Napoli di questi giorni. Ma si tratta di un treno su 9 mila. Non mi sembra una percentuale così grave. A parte il fatto che quelle, secondo me, non sono nemmeno zecche. Lì si tratta semplicemente di un’impresa di pulizie che non ha fatto il suo dovere». Non mi sembra una percentuale così grave? È evidente, dunque, che per Moretti rientra nella normalità il fatto che almeno un treno su 9 mila sia preso di mira dalle zecche.

Ora, in un Paese normale l’amministratore di un’azienda infestata come Ferrovie dello Stato sarebbe già stato cacciato via o, se avesse un barlume di dignità (mamma mia che parolone) si sarebbe subito dimesso. Considerato, però, che siamo in Italia e il nostro non è un Paese normale, la migliore cosa da fare sarebbe quella di obbligare Moretti a viaggiare in uno dei suoi 9 mila treni in compagnia di zecche, pidocchi e acari. Certo, poi il rischio sarebbe quello di una crisi mistica dell’ad di Ferrovie dello Stato, che davvero potrebbe sentirsi come Noè sull’Arca. (do.mal.)

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Fate l’amore non inquinate la terra

Leggetela bene perché la notizia è di quelle davvero sfiziose. Come se non bastassero i sermoni su inquinamento, effetto serra, buco dell’ozono, elettrosmog e chi più ne ha più ne metta, i predicatori dell’ambiente adesso si avventurano in consigli di carattere erotico-sessuale-amoroso. Proprio così, perché dopo avercela menata con l’agricoltura biologica, etica ed ecologica, con i peperoni del contadino e la melanzana antiglobalizzazione, dopo averci ammonito dal tirare lo sciaquone per rispettare la natura, evitando così di disperdere le nostre produzioni fisiologiche (!), adesso i paladini dell’arcobaleno provano a darci anche dei precetti su come, dove e quando copulare per non inquinare l’ambiente.

Non ci credete? Bene, se avete un po’ di dimistichezza con lo spagnolo, andate sul portale messicano di Greenpeace e leggete bene cosa prescrivono i dieci comandamenti dell’amore verde. La prima regola è quella di spegnere la luce per evitare inutili consumi di energia elettrica, aspettando al buio la compagna o il compagno al rientro dal lavoro. Ovviamente, anche se nel decalogo non c’è scritto, state attenti alle sorprese e comunicate sempre al parner di essere rientrati. Non si sa mai. Sempre in tema di risparmio energetico, è molto più romantico, propedeutico all’amore ed ecologico cenare a luce di candela ma, per non infrangere la regola numero uno, è importante acquistare candele di cera d’api e paraffina, non quelle a base di petrolio.

La seconda regola è in qualche modo legata alla prima. Per concludere al meglio la romantica cenetta a lume di candela, il massimo sarebbe deliziare il proprio partner con della buona frutta afrodisiaca, come potrebbero essere fragole, mirtilli e more, lamponi e ciliege. Ci avete provato ma il fuoco della passione non si accesso? Prendetevela col vostro fruttivendolo, evidentemente la frutta che vi ha venduto era transgenica o, se preferite, geneticamente modificata. La prossima volta sarebbe bene dire a cosa vi serve per non fare cattive figure con il partner.

Terzo comandamento dell’amore verde. Se proprio non sapete come spendere il vostro stipendo, una cena a base di ostriche e champagne in riva al mare è l’ideale ed è anche un ottimo afrodisiaco. Ma attenzione perché il ristoratore potrebbe rivelarsi peggio del fruttivendolo. Le ostriche, infatti, sono bioindicatori delle condizioni delle acque, perché accumulano inquinamento. Per una cena a base di molluschi, dunque, Greenpeace consiglia di verificare che questi provengano da mari puliti e non dalle acque delle grandi città costiere.

Finalmente il dopo cena, sempre che il compagno o la compagna nel frattempo non vi abbia lasciato. Le regole dalla quarta alla sesta si possono tranquillamente riassumere in: lubrificanti e giocattoli erotici. I primi devono essere naturali o a base di acqua (La lengua siempre será un buen instrumento, superflua qualsiasi traduzione) evitando quelli a base di petrolio come la vasellina; per i “sex toys”, invece, è bene prediligere quelli in caucciù, pelle o lattice, evitando accuratamente oggetti o accessori di policloruro di vinile, in quanto il pvc genera diossina e furani. Certo, andate a spiegare tutto questo al vostro fornitore ufficiale di preservativi, vibratori, dildo e frustini vari. Magari dite che vi manda Greenpeace!

Quante volte c’è stato detto a tavola dalla mamma: “Non sprecare il cibo che ci sono milioni di bambini che muoiono di fame”? Beh, dopo aver fatto l’amore mettiamocci una mano sulla coscienza e pensiamo alle 500 milioni di persone che non hanno accesso all’acqua pulita e corrente. Così, dopo aver risparmiato sulla corrente elettrica, Greenpeace ci invita a risparmiare anche sull’acqua. Come? Faccendo la doccia insieme al nostro partner. Meglio ancora se il box è stretto, in quel caso risparmiermo anche spazio e soprattutto respiro, dovendolo trattenere.

Dopo la doccia finalmente a letto per il tanto sospirato riposo del guerriero. Un bel lettone comodo e confortevole. Ma attenzione perché dev’essere anche ecosostenibile. Sempre secondo Greenpeace, infatti, il letto deve avere la certificazione dell’FSC (Forest Stewardship Council), una ong internazionale che rilascia un marchio ecologico per identificare i prodotti contenenti legno ottenuto da foreste gestite secondo criteri di ecosostenibilità. Come la mettiamo? Vogliamo dormire comodi e confortevoli ma avere rimorsi di coscienza? Rischiando, peraltro, di vanificare tutti gli sforzi e i sacrifici fatti finora? Assolutamente no. E allora via anche con il letto di legno ecosostenibile.

L’ultimo precetto di Greenpeace è un antico cavallo di battaglia tanto caro al movimento pacifista: fate l’amore non fate la guerra. Come? Fate l’amore? E no, dopo tutto sto casino di nuovo l’amore proprio no. Meglio una bella litigata. (do.mal.)

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