Archivio per la categoria Giustizia

Opposizione turchese e stravagante!

franceschini

Complimenti a Dario Frasceschini. Il quasi ex segretario del Pd sa bene come si fa opposizione: indossando un paio di calzini turchese. E poi a sinistra si lamentano che Berlusconi governa, quasi ininterrottamente, da 15 anni. Se questo è il modo di contrastarlo politicamente, sarà davvero dura mandarlo in pensione.

Se il giudice Raimondo Mesiano è stato definito “stravagante” in un servizio giornalistico di Canale 5 (che peraltro non ho condiviso, così come non avevo condiviso l’incursione dell’obiettivo di Zappaddu nella residenza privata di Berlusconi), l’opposizione targata Partito democratico non solo è stravagante, ma addirittura ridicola.

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Onorevoli con la toga, alla faccia di Montesquieu!

Come volevasi dimostrare. L’onorevole-magistrato-europarlamentare Luigi de Magistris di lasciare la magistratura non ne vuole proprio sapere. Contrariamente a quanto aveva affermato in pompa magna all’indomani della sua candidatura al Parlamento europeo.

In quella circostanza, a chi gli chiedeva se sarebbe tornato a fare il magistrato in futuro, de Magistris rispose: «La mia una scelta di vita. Ho da poco superato i quarant’anni e intendo iniziare una nuova esperienza da cui non tornerò indietro. La mia è una scelta irreversibile anche qualora non dovessi essere eletto».

Concetto che ‘o bellu guaglione napoletano ribadì in diverse occasioni e in diverse interviste. Una di queste è quella concessa a Luigi Necco per la trasmissione “L’Emigrante” di Canale9 (minuto 6:50):

E leggete cosa disse baldanzoso Tonino Di Pietro in occasione della conferenza stampa di presentazione della candidatura di de Magistris: «de Magistris si dimetterà dalla magistratura subito dopo le elezioni, lo assicuro. Anche lui, come me, pensa che sia una strada senza ritorno una volta che da magistrato si passa alla politica».

Commentando la candidatura dell’ex pm dell’inchiesta Why Not, il 18 marzo 2009 in questo blog scrissi che difficilmente in Italia esiste qualcuno che rinuncia alla poltrona, e quindi al potere, tantomeno de Magistris, nonostante lo stesso si considera un portatore sano di moralità, correttezza e osservanza delle regole. Più o meno come il suo mentore Tonino Di Pietro.

Quando scrissi quell’articolo, tra i vari commenti ne ricevetti uno che suonava più o meno così:  «Tu hai già il tuo pensiero distorto per partito preso. Continua pure a disinformare».

de_magistrisgOggi è lo stesso onorevole-magistrato-europarlamentare ad annunciare dal suo sito internet che non intende minimamente lasciare la magistratura, semmai sceglie l’aspettativa. «Il mestiere di magistrato – scrive de Magistris – che ho svolto per quindici anni non è un abito che si dismette e si getta via. Per me questo lavoro è un sentire, una aspirazione, una vocazione che permane, una volta maturata, per tutta la vita. Mi sento magistrato dentro e sempre mi sentirò tale. Purtroppo, mi è stato impedito di continuare a svolgere questo mestiere e ne ho dovuto prendere atto. Detto questo, confermo che non rientrerò in magistratura e che mi dimetterò. Ma i tempi delle mie dimissioni non me li farò indicare o dettare da nessuno, se non dalla mia coscienza».

Roba da fare impallidire anche Montesquieu, il teorico della divisione dei poteri, che avrebbe davvero parecchio da osservare sul caso de Magistris.

Mi chiedo, anzi chiedo all’autore di quel commento, se sono sempre io ad avere il pensiero distorto o se è l’onorevole-magistrato-europarlamentare a distorcere il pensiero suo e quello dei suoi fan-elettori?

Mi chiedo anche se quando de Magistris afferma che «i tempi delle mie dimissioni non me li farò indicare o dettare da nessuno», si riferisce al suo capo-partito Di Pietro, visto che era stato proprio lui ad annunciare pubblicamente le dimessioni dell’ex pm di Why Not «subito dopo le elezioni».

Che dire, complimenti per la bella lezione di coerenza. Probabilmente Pullecenella (personaggio che il napoletano de Magistris conosce bene) sarebbe di gran lunga più credibile. In ogni caso, come ha tenuto a sottolineare lo stesso, sara la sua coscienza a dettare i tempi delle sue dimissioni. Che fretta c’è. Speriamo che almeno quella, però, non chieda l’aspettativa…  (do.mal.)

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De Magistris e Mastella colleghi. Why not?

luigi_demagistris

All’arte del riciclarsi non si sottrare neppure un personaggio assurto a mito come Luigi De Magistris. Quello delle inchieste Poseidon e Why Not, per intenderci. Il magistrato che proprio nell’ambito di Why Not ha mandato nel tritacarne mezzo mondo politico, su tutti il bel Mastellone reo di intrattenere rapporti con il faccendiere calabrese Antonio Saladino. Gli stessi rapporti che ebbe anche un certo Tonino Di Pietro, il quale, però, non fu neppure sfiorato dall’inchiesta condotta dal magistrato napoletano (sull’argomento vi consiglio la lettura dell’articolo di Emanuele Boffi).

Sarà un caso, ma proprio ieri De Magistris ha ufficializzato la sua candidatura alle prossime elezioni europee, proprio nelle file di Italia dei Valori, il partito-famiglia dell’Inquisitore di Montenero di Bisaccia. Quello che tra le sue fila non manca di annoverare anche indagati e condannati, financo un appartenente alla P2. Ma evidentemente, questi sono solo dettagli.

Se tanto mi da tanto, De Magistris diventerà collega di Clementone Mastella. Considerato che il re di Ceppaloni politico lo è ancora. Nobile appare la motivazione per la sua discesa in campo: «Scelgo la politica perchè non mi hanno lasciato fare il pm. Lavorerò per il bene dell’Italia».

Da ciò si evince che il candidato e futuro parlamentare europeo Luigi De Magistris è ormai un ex magistrato. Sembra, appunto, ma ovviamente non è così. In fin dei conti, ditemi chi è in Italia quel fesso che rinuncia così facilmente alla poltrona e quindi al potere. Nessuno, neppure uno come De Magistris che ha pensato bene di chiedere l’aspettativa al Csm.

Come dire: male che mi vada in politica, torno a fare il magistrato!

Certo, De Magistris non è il primo e non sarà neanche l’ultimo, per carità, ma almeno da chi ha cercato di combattere la Casta, ci si aspettava uno scatto di moralità (mamma mia che parolone!!!). Invece, anche il magistrato napoletano ha certificato un assioma già collaudato: se non puoi sconfiggere il sistema, allora fanne parte…

Che dire, questo conferma la mia stima con riserva nei confronti di De Magistris. A proposito. E Clementina Forleo? Probabilmente sarà la prossima. (do.mal.)

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La Costituzione stuprata

Ricevo e pubblico la lettera inviata da Barbara Benedettelli, responsabile nazionale politiche sociali del Movimento per l’Italia (Mpi), al presidente della Repubbblica Giorgio Napolitano all’indomani dello stupro al parco della Caffarella a Roma.

napo

Caro presidente Napolitano,

ancora stupri, ancora violenza, ancora ragazzi le vittime, questa volta appena adolescenti. Piccoli esseri umani condannati a un dolore devastante, senza possibilità di sconti, nè di patteggiamenti. I “domiciliari” di questi giovani saranno una vera prigione di sofferenza indicibile. La sensazione che ho, che abbiamo, è quella di una discesa inesorabile verso una fine. Mi perdoni l’ironia, ma il 2012 è alle porte! Caro Presidente, Lei per Eluana non ha considerato l’urgenza. Non se la prenda per questo mio paragone, è inevitabile, quella morte mi ha profondamente scossa, come è accaduto a milioni di italiani, Lei compreso. Io credo che in quel caso la Costituzione è stata intepretata, e la legge invece è entrata in una crisi senza pari.La “legge” ha perso il “senso” lungo il suo tormentato cammino, ogni giorno viene calpestata, sminuita, avvilita, sopraffatta, negata, interpretata e quindi spogliata della sua unicità. Pochi la riconoscono ancora come garante del bene comune. E fuori intanto regna il caos. Questo nostro mondo è capovolto o siamo noi che camminiamo sulle mani? Ancora stupri, ancora dolore, ancora una morte silenziosa, quella dell’anima, della mente, dell’immaginazione di quei ragazzini, quei piccoli uomini e donne del domani devastati e calpestati, violati nel corpo e nella loro interiorità. Neanche a occhi aperti saranno in grado, per lungo tempo, di cacciare l’immagine di quel giorno di San Valentino che si è fissato per sempre nelle loro viscere. Doveva essere il giorno dell’amore è diventato il giorno del terrore. Dell’odio. Mentre io festeggiavo con la mia famiglia, e forse anche Lei, con la sua amata signora, quei ragazzini pativano le pene dell’inferno.
Che male sento dentro di me per ciò che accade agli innocenti. Ma Lei non si sente un magone dentro quando legge sui giornali di questi fatti? Non Le viene la stessa voglia che viene a me di piangere e poi subito dopo di reagire, di trovare il modo di fermare tutto questo? Non pensa a chi ama? Non si immedesima?
Non è emergenza nazionale questa presidente? L’art.77 non va subito applicato? Io la Costituzione la difendo anche in questo caso. La libertà altrui è inviolabile, ma la prima libertà che va tutelata è quella degli innocenti, e chi nega questa libertà deve essere consapevole di perdere la propria nello stesso istante.
Mi dica. Non è necessario un provvedimento urgente e immediato in grado di cominciare a diventare un vero deterrente per questi delitti terribili? Non è ora che chi del male fa una ragione di vita certo di ottenere l’impunità, cominci ad avere paura? Non siamo noi cittadini per bene, onesti, rispettosi delle leggi, del valore della vita, della Costituzione che Lei tanto difende, a dover vivere nel terrore. Sono i malvagi. Non importa se sono clandestini o no. Non importa se sono stranieri o no. Non importa se sono capaci o incapaci di intendere e volere. Non importa se sono alcolizzati, drogati, o malati mentali. Non importa se vengono da zone di degrado, se sono meno fortunati di noi, se a loro volta hanno subito violenza da piccoli (io conosco tante persone che pur avendo subito violenza da piccole, o da grandi, oggi sono migliori di chiunque altro). Non importa perchè lo fanno. L’azione conta e il suo risultato. Sono delinquenti. Sono persone cattive. Individui che non hanno rispetto per la vita propria e tanto meno per quella altrui. Gente che vive sopra la legge e sopra ogni Costituzione. Bestie feroci.
Mi dica Presidente, lei starebbe nella stessa gabbia con un animale in calore o uno assetato di sangue? Una bestia inferocita, non addomesticata nè addomesticabile, che non vede l’ora di sfogare i suoi più brutali istinti? Sono certa di no. Neanche noi, signor Presidente. Noi abbiamo paura. E ci rivolgiamo a Lei che è sceso in piazza per difendere la Costituzione. Adesso scenda in piazza per difendere i suoi figli. I figli di questa Nazione di cui è Presidente.
Noi vogliamo la libertà di vivere, la libertà dalla paura, la libertà di poter celebrare il nostro dono più grande, l’amore, quello che oggi chiediamo a Lei di mostrarci con un atto che solo un padre premuroso compirebbe: proteggere fino in fondo i propri figli e punire con severità e coerenza quelli che sbagliano.

Barbara Benedettelli
Responsabile nazionale politiche sociali MPI

Grazie Barbara per tutto quello che fai e per il grande impegno che ci metti in questa battaglia a sostegno della pena certa e indiscutibile. Una battaglia che, ti assicuro, è la stessa che combattiamo ogni giorno in milioni, stanchi di vedere calpestati i nostri diritti e la nostra sicurezza da uno Stato che con le sue assurde leggi tutela e garantisce sempre di più delinquenti, stupratori e assassini, diventandone silenziosamente complice. (do.mal.)

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Luca era gay come Walter era segretario

In questa settimana o quasi che sono mancato dalle pagine di questo blog ne sono successe di cose. Il governo ha varato il decreto antistupri, Enrico Mentana è stato trombato da Mediaset, Povia (vero vincitore di Sanremo) ha finalmente potuto raccontare la storia di sto povero Luca, Oreste Lionello e Candido Cannavò sono morti e anche il Partito democratico non si sente tanto bene.

polizia-locale_10924Ma andiamo per ordine. Qualche giorno fa mi è stato chiesto cosa ne pensassi del decreto sicurezza emanato dal governo. Posso dire che qualcosa è stato fatto, ma è ancora troppo poco. In sintesi il dl governativo prevede le ronde composte da ex agenti in congedo; niente più domiciliari agli stupratori e quindi arresto cautelare in carcere; patrocinio gratuito per assicurare una più adeguata assistenza legale alle vittime delle violenze sessuali; 2.500 agenti in più e stanziamento di fondi per 100 milioni di euro per rafforzare il sistema di controllo e di presidio del territorio; ergastolo in caso di omicidio commesso in occasione di violenza sessuale, atti sessuali con un minorenne, violenza sessuale di gruppo e atti persecutori; il nuovo reato di stalking; videosorveglianza più diffusa ed estensione da due a sei mesi del tempo di permanenza nei Centri di identificazione e espulsione (Cie).

Personalmente non credo che le tanto discusse ronde possano risolvere il problema stupri, quando invece avrei visto più efficace un provvedimento che arginasse il flusso migratorio di quegli stranieri, in modo particolare quelli dell’Est europeo, che arrivano nel nostro Paese esclusivamente per delinquere. Era preferibile, come a più riprese sostengo, il blocco temporaneo del trattato di Schengen, tanto più che questo è previsto in caso di ordine pubblico. Ma più in generale, considerato che gli stupratori non sono solo stranieri (anche se questi rappresentano lo zoccolo duro), l’istituzione della castrazione chimica. Ci sarebbe poi il solito discorso sulla certezza della pena e sulla concezione di carcere, non come luogo di villegiatura spesato dai contribuenti, ma come autentica istituzione punitiva, dove chi delinque ci pensa due volte prima di rientrarci.

La sicurezza è un argomento troppo importante, sul quale il centrodestra ha costruito quasi tutta la sua campagna elettorale, compresa quello per l’elezione del sindaco di Roma. Non è pensabile che il grido di giustizia e sicurezza che arriva dalla gente, si esaurisca in un decreto legge che fa acqua da tutte le parti. Un provvedimento che è più un palliativo che una cura vera e propria all’avanzare dell’onda criminale.

dalema_veltroniIl secondo argomento che merita approfondimento e il Partito democratico o, almeno, quel che ne resta dopo la rottura del suo leader  Walter Veltroni, legittimato dalle pseudo-primarie dell’ottobre 2007 e buttato giù dalla torre dai suoi stessi compagni all’indomani dell’ecatombe sarda. Veltroni doveva essere l’agnello sacrificale di un partito nato già morto e così è stato. Un film magistralmente diretto e interpretato da Baffino D’Alema. Era già tutto previsto, canterebbe Riccardo Cocciante. Tanto che già lo scorso 5 settembre su questo blog scrivevo:

In attesa che la “Walterloo” si abbatta sul Pd, quel vecchio volpone d’un Massimo sfodera pian piano gli artigli, in un classico giochetto da gatto col topo, che alla fine vedrà soccombente il dormiente Walter Veltroni. Un copione già visto, che ha come prim’attore Baffino che, col solito sorrisetto ironico, sottolinea chi è realmente il padrone della sinistra…

Capitolo Veltroni chiuso, archiviato e messo in cantina. Già immagino il caro vecchio Walter cosa avrà pensato: avanti il prossimo gli lascio il posto mio. Povero diavolo che pena mi fa… E in questo caso il diavolo, anche se non veste Prada, ha le sembianze di Dario Franceschini. Quando si dice il nuovo che avanza… e che cercano di venderlo per buono. L’ex Dc allevato da Zaccagnini e più recentemente ex braccio destro dell’Obama de noantri avrà il compito di guidare il corteo funebre piddino fino al prossimo Congresso di ottobre.

A fronte della solita propaganda antiberlusconia, ripresa dal “nuovo” Pd dopo che per un attimo Veltroni l’aveva messo da parte, c’è da dire che almeno una cosa buona in questi primi giorni di reggenza, Franceschini l’ha fatta: chiamare nella sua segreteria il sindaco di Torino Sergio Chiamaprino. Un politico eccellente, un personaggio per certi versi scomodo anche all’interno del suo stesso partito, uno che non ha negato possibili alleanze con la Lega. Nonostante tutto, dispiace per Franceschini e Chiamparino, ma l’identikit del leader ideale per il Pd è esattamente quello ha tracciato “Il Giornale”: laico, sociale e antifascista. In una sola parola (anzi due): Gianfranco Fini. In fin dei conti la politica non è l’arte del possibile? Se poi c’è di mezzo l’ex figlioccio di Giorgio Almirante (vai a crescere figli!), cresciuto fra busti del Duce, camicie nere e l’orbace delle divise da gerarca fascista, la politica è anche l’arte dell’impossibile.

Infine una piccola nota per Povia, il vincitore morale del Festival di Sanremo, e di quel povero Luca che gay era e gay, voleva o non voleva, doveva rimanerlo, almeno a sentire Grillini & Co. Anche Walter era segretario del Pd, ma a lui nessuno ha fatto storie. Come la mettiamo? (do.mal.)

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Eluana è stata uccisa. Giustizia è fatta!

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Eluana Englaro è morta. Così volevano, così è stato. In queste ultime settimane si è parlato di vita e di morte allo stesso modo di come si discuterebbe al mercato di zucchine e patate, in una una “battaglia” che ha avuto poco di morale e troppo di politica. È sembrato quasi di assistere ad una partita di calcio, con i tifosi di una squadra e dell’altra a contendersi il trofeo, in una disputa che alla fine, com’era prevedibile, ha visto tutti perdenti.

Non faccio troppi giri di parole: Eluana è stata uccisa. Le sono stati negati acqua e cibo. Le è stata negata la vita. È stata condannata a morte da una sentenza della Cassazione. Tutto questo nella civilissima Italia, una nazione che all’art. 27 della Costituzione ripudia la pena di morte.

Eluana era una ragazza che seppur condannata nel suo letto d’ospedale, respirava da sola, viveva, la mattina quando si svegliava apriva gli occhi, per richiuderli la sera per addormentarsi. È vero, vederla in quello stato vegetativo era incredibilmente straziante, ma non era certo un buon motivo per condannarla a morte.

In questi giorni mi hanno colpito le parole di Enzo Jannacci, un ottimo medico prima ancora che un bravo cantante, che, pur dichiarandosi apertamente ateo, ha invocato nel caso di Eluana un intervento divino. «A un mio figlio in coma, anche senza speranza, non toglierei mai la vita, mi basterebbe un suo battito di ciglia per impedirmi qualunque iniziativa».

Adesso piange Beppino Englaro, il papà di Eluana, ma nei giorni scorsi non si è fermato neppure di fronte alla drammatica lettera inviatagli da Bob Schindler, il padre di Terri Schiavo, che ha assistito impotente davanti al martirio della figlia, pervicacemente voluto dal marito di lei ansioso si sbarazzarsene:

Caro Signor Englaro,

Mi presento: sono Bob Schindler, il padre di Terri (Schindler) Schiavo.

Malgrado noi veniamo da due continenti diversi con differenti culture, abbiamo molte cose in comune. Entrambi siamo padri ed entrambi abbiamo avuto dallo stesso Dio il dono dei figli. Nel mio caso tre. La nascita di Sua figlia e di mia figlia Terri non sono solo accadute, sono state un atto di Dio.

Mi ricordo di quando mia figlia Terri era bambina e di come ero orgoglioso dei commenti della gente su quanto fosse carina. Fui altrettanto orgoglioso quando fece i primi passi e disse le sue prime parole. Lo stesso orgoglio mi ha accompagnato per tutta la sua adolescenza fino a quando è diventata una persona adulta.

Entrambi abbiamo una figlia che ha sofferto gravi danni cerebrali e io so molto bene quali profondi effetti questo può causare alla persona colpita e alla sua famiglia. Entrambi abbiamo fatto esperienza della stessa disgrazia e dello stesso dolore. Tuttavia, vi è una differenza. Sua figlia è ancora viva, la mia non più. Lei ha ancora il controllo sul futuro di Eluana, io non ho potuto far nulla per Terri.

Quando mia figlia Terri subì il trauma cerebrale, le promisi che le avrei fatto avere le cure appropriate. Ho fallito. Ho combattuto senza successo i tribunali e suo marito per poter intervenire nel suo trattamento e riportarla a casa. Ciò non è accaduto e oggi io sono afflitto per il mio fallimento, perché ha portato alla sua morte.

La mia famiglia e io siamo addolorati per la perdita di Terri e io in particolare lo sono per il modo in cui lei è stata messa a morte. È morta per fame e sete.

Questo tipo di morte è crudele e barbarico. I sostenitori dell’eutanasia Le diranno che far morire di fame e di sete una persona con danni cerebrali non causa dolore. Sono stato testimone di questo tipo di esecuzione e posso dire che è falso. È di gran lunga la morte più dolorosa che un essere umano possa sperimentare. Questa è la ragione per cui accade sempre nella più stretta riservatezza, al riparo di testimoni e cineprese.

Se Lei ha intenzione di fare questo a Sua figlia, Le consiglio di prepararsi a come soffrirà. Verrà ridotta a pelle e ossa. Gli occhi usciranno dalle orbite. I suoi denti diventeranno sporgenti in un modo abnorme e i suoi zigomi si ingrandiranno. Non c’è bisogno che Le dica altro, sua figlia soffrirà in un modo incredibile.

Mia figlia sembrava un detenuto di quelli che si vedono nei documentari sui campi di sterminio nazisti. Negli ultimissimi giorni della sua vita, quando chiesi che i media potessero essere testimoni della sua morte, mi fu negato. Non voglio che nessun altro muoia in questo modo.

Dio ha dato a Lei e a me la responsabilità di insegnare principi morali ai nostri figli e di tenerli fuori dalla cattiva strada. Far morire di fame e di sete Sua figlia è lontano da ciò che Dio desidera.

Bob Schindler Sr

Ecco come è morta Eluana: soffrendo, come un detenuto in un campo di sterminio nazista!

Da cattolico e da sostenitore del diritto alla vita, in questo momento di dolore e rabbia mi sento di condividere in pieno il pensiero della Chiesa«Che il Signore l’accolga e perdoni chi l’ha portata a questo punto». (do.mal.)

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