Archivio per la categoria Esteri

Ma non era Silvio il burlone gaffeur?

Ma non era Berlusconi il burlone per antonomasia? Quello che non mancava occasione per combinarne ogni volta una delle sue davanti alle telecamere? Quello che metteva a disagio gli italiani all’estero e dava un’immagine vergognosa del nostro Paese?
Bene, guardate cosa combina Barack Obama durante un’intervista. Ovviamente, per lui nessuno scandalo, solo qualche risata:

Durante un’intervista alla tv Cnbc, il presidente Usa uccide l’insetto molesto con un colpo secco. Prima aveva provato ad allontanarlo con le buone maniere agitando il braccio: «Ehi, vattene». Ma alla provocazione del giornalista John Harwood («È la mosca più testarda che abbia mai visto»), Obama decide di farla finita e fa secco l’animale al primo colpo.

Non contento, indica ai cameraman la mosca morta per terra: «Volete filmarla?». E l’operatore obbedisce al presidente.

Ovviamente tutto finisce con una risata. Non oso neppure immagginare cosa sarebbe successo se al posto di Obama ci fosse stato il Berlusca… (do.mal.)

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Torna Cesare, sta casa ‘spietta a te!

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Dopo Lula e il ministro brasiliano della giustizia Tarso Genro, adesso è direttamente il terrorista Cesare Battisti a prenderci per il culo. Il proletario armato per il comunismo in un’intervista dice, poverino, di essere innocente, di non avere ucciso nessuno, che era semplicemente uno dei tanti militanti italiani degli anni ’70 e che nei suoi confronti c’è un accanimento insensato da parte dell’Italia.

Insomma Cesare Battisti è un chierichetto senza macchia e senza peccato; uno che negli anni di piombo, al massimo, avrà sventolato qualche striscione di protesta mentre tutti gli altri sparavano; uno che il pomeriggio rimaneva buono a casa a fare i compiti, mica andava a organizzare gli assassini del maresciallo della polizia penitenziaria Antonio Santoro, del macellaio Lino Sabbadin, del gioielliere Pierluigi Torregian, dell’agente della Digos Andrea Campagna. Ma come si permette il governo italiano a buttare fango su di un cittadino modello come lui?

Sicuramente l’Italia ha sbagliato persona. Il povero Cesare, volendo proprio esagerare, avrà sì e no qualche volta intonato “Bella ciao”, ma niente a che vedere con il suo omonimo Lucio, quello sì che era un vero terrorista. Pensate a canzoni come “La mia canzone per Maria”, chiaro manifesto per la liberalizzazione della droga, oppure “Per una lira”, velata protesta contro l’impero capitalista; “Il tempo di morire”, testo utilizzato per la rivendicazione di attentati omicidi; “Innocenti evasioni”, canzone di protesta contro i compagni rinchiusi in carcere; “Il nostro caro Angelo”, dedicata al collega del Circeo Angelo Izzo; “7 e 40”, evidente dichiarazione di lotta armata contro lo Stato tassatore e l’Ordine dei commercialisti. E che dire di “Sì viaggiare”, inno del rifugiato politico (possibilmente in Francia o Brasile) e di “Una donna per amico”, dedicata alla compagna Marina Petrella. E poi, che cavolo, dovevano essere chiare le intenzioni terroristiche di Battisti Lucio quando questi decise di cantare in coppia con una che si chiama Mina…

Che stupidi a non capirlo per tempo. E adesso come si fa? Non si può di certo chiedere l’estradizione al paradiso.

Rimane, però, un dubbio. Perché se il terrorista, ops scusate, il signor Battisti Cesare si dichiara innocente non rientra in Italia? E perché ha scomodato financo i servizi segreti francesi per organizzarsi un rilassante e spensierato soggiorno in Brasile? Non poteva affidarsi, come fanno tutti, a un’agenzia di viaggi?

Per favore signor Battisti, ci illumini, altrimenti non riusciamo a darci pace. Deve sapere che il nostro è un Paese che si preoccupa dei suoi cittadini, soprattutto quelli all’estero, non si sa mai cosa può succedere. Spero (ma non ne sono sicuro) d’interpretare il pensiero anche di tanti comunisti come lei. Torna Cesare, sta casa ‘spietta a te! (do.mal.)

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E lo Stato che fa? Si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità…

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«Avevamo bevuto, avevamo deciso che ci saremmo divertiti: uno di noi l’ha violentata due volte, quella ragazza. Ci avevamo già provato, quella sera. Poche ore prima avevamo tentato di aggredire un’altra coppietta, ma era andata male».

Basta con l’ipocrisia della solidarietà di facciata e dal politicamente corretto. Solo una minima percentuale di stranieri che arrivano in Italia sono una risorsa, il resto sono criminali che trovano nel nostro Paese dei balocchi un luogo sicuro dove poter delinquere. Si tratta, per la maggior parte, di rumeni, marocchini e albanesi. Nonostante tutto i nostri governanti, anche di fronte ad episodi come quelli accaduti a Guidonia e Torino (solo gli ultimi di una lunga serie), restano impassibili e scelgono di fare demagogia. Da una parte Berlusconi che insiste con la fregnaccia dell’esercito, dall’altra l’opposizione fantasma guidata da Veltroni che piuttosto che fare una proposta seria, preferisce cavalcare l’onda lunga delle violenze per sparare contro il governo. In mezzo c’è la banda Di Pietro-Grillo-Travaglio, per i quali gli stupri e le violenze non esistono: avete sentito, da parte loro, solo una minima parola sull’argomento? Niente, silenzio, erano troppo impegnati a insultare il presidente della Repubblica e menarcela con il solito teatrino dell’antipolitica.

Infine c’è il nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini, che potrebbe ma non vuole. Anzi, partecipa anche lui al festival delle cazzate. Dice che si potrebbe sospendere il trattato di Schengen, ma non vuole farlo perché proprio lui è stato uno responsabili dell’allargamento delle frontiere europee. Certo, sarebbe come sconfessare se stessi. Frattini riesce a fare, anzi a dire, anche di più:

«Io non direi che questi sono criminali rumeni: un criminale è un criminale. Però ci sono dati statistici: la comunità rumena è quella dalla quale purtroppo viene una gran parte di quelli che commettono reati in Italia. Questi criminali devono scontare la pena nel loro Paese e la Romania deve accettare questo discorso».

Prima dice che i rumeni sono criminali come gli altri, poi, però, non può fare a meno di evidenziare come la comunità rumena sia quella che commette più reati. Per la serie: come rettificare se stessi nel giro di qualche riga. Frattini, inoltre, in quanto ministro degli Esteri ed ex commissario europeo, dovrebbe sapere che il sistema giudiziario rumeno è ancora più indulgente di quello italiano. Si rischierebbe, dunque, che queste bestie scontino nel loro Paese una pena minima e nel giro di qualche anno ce li ritroveremmo sotto casa a stuprare e delinquere. come prima e più di prima.

Certo, qualcuno potrebbe anche ribattere dicendo che stupratori e delinquenti ce ne sono anche in Italia, e l’esempio del violentatore della notte di Capodanno a Roma ne è la testimonianza. Appunto, grazie a Dio, non ci facciamo mancare nulla, ed è proprio per questo che non abbiamo certo bisogno degli immigrati per ingrossare le fila della criminalità nostrana.

Per frenare l’ondata di delinquenza straniera, duqnue, l’unica proposta seria è proprio quella di sospendere temporaneamente il trattato di Schengen, per arginare l’afflusso di tutta questa feccia. Non una proposta populista, come potrebbe pensare qualcuno, ma una procedura prevista dalla stesso trattato:

Art. 1 Le frontiere interne possono essere attraversate in qualunque luogo senza che venga effettuato il controllo delle persone.
Art. 2 Tuttavia, per esigenze di ordine pubblico o di sicurezza nazionale, una Parte contraente può, previa consultazione delle altre Parti contraenti, decidere che, per un periodo limitato, alle frontiere interne siano effettuati controlli di frontiera nazionali adeguati alla situazione. Se per esigenze di ordine pubblico o di sicurezza nazionale s’impone un’azione immediata, la Parte contraente interessata adotta le misure necessarie e ne informa il più rapidamente possibile le altre Parti contraenti.

Una misura già adottata nel 2005 sia dall’Olanda che dalla Francia, quando ministro degli Interni era un certo Nicolas Sarkozy. Ma si sa, qui siamo in Italia, il Paese che qualcuno definisce incivile perché non ci sarebbe libertà di stampa. Di converso, però, c’è libertà di delinquere. In Italia tutto si può, nulla osta. (do.mal.)

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Andate e stuprate più che potete. In Italia si può!

franceschini2Guardatelo bene. Questo nella foto è Davide Franceschini, la bestia che la notte di Capodanno a Roma ha stuprato la 25enne di Genzano.

Non sono sospetti o congetture, ma certezze. È stato lui a confessare la violenza compiuta sul corpo della povera ragazza romana, a descrivere nei particolari le sevizie, a  dire di avere agito perché imbottito di droga e alcool. Quasi che questo particolare potesse essere un’attenuante.

In un Paese civile, animali di questo genere, per giunta reo confesso, sarebbero già in carcere e chissà per quanti anni. Purtroppo siamo nella Italia dei balocchi, un Paese che difende assassini, mafiosi, terroristi, serial killer, stupratori, pedofili, e abbandona al proprio destino chi subisce le violenze. Per tutelare i delinquenti si sono addirittura iinventati la figura del Garante per i diritti delle persone private della libertà personale (guai a chiamarli carcerati, si offenderebbero). E così, mentre Franceschini se ne sta tranquillo a casa (forse?), la sua vittima è in un letto d’ospedale a curarsi le ferite.

La decisione del giudice Marina Finiti di concedere i domiciliari alla bestia di Capodanno, apre uno scenario inquietante e lancia un messaggio che suona più o meno così: stuprate tranquillamente, divertitevi, confessate il reato, dimostratevi dispiaciuti e male che vada passerete qualche mese di vacanza forzata a casa.

Dicono che il magistrato abbia solo applicato le procedure. Parlano di rispetto della legge dimenticandosi, però, il rispetto della persona. Di quella povera ragazza stuprata e di tutte le altre che continueranno ad essere violentate.

Mi chiedo: come avrebbe agito il giudice Marini Finiti se ad essere violentata fosse stata lei o  peggio ancora la figlia? Avrebbe applicato allo stesso modo la legge?

Appaiono quanto mai asssurde le motivazioni che si leggono nell’ordinanza del giudice, secondo cui «è concreto il pericolo che il giovane si renda irreperibile per sottrarsi a una responsabilità per lui troppo onerosa da affrontare», così come «è concreto il rischio di recidiva specifica, desumibile dalle modalità della condotta, che denotano una specifica propensione dell’uomo alla violenza fisica». In sostanza Franceschini potrebbe fuggire e, cosa ancora più grave, potrebbe violentare ancora. E il giudice che fa? Lo lascia comonadamente andare a casa. Bella contraddizione.

Qualche anno fa la Lega aveva proposto la castrazione chimica per i pedofili e gli stupratori. Che fine hanno fatto quelle buone intenzioni? Il governo oggi  vorrebbe aumentare il numero dei soldati nelle città,  onestamente non so quanto possa servire. Credo che più che i soldati è necessaria una giustizia vera, con pene certe ed esemplari. Per alcuni reati, come appunto la pedofilia o lo stupro, la castrazione chimica potrebbe rivelarsi un ottimo deterrente. Come dire: punirne uno per colpirne cento.

Invece siamo al cospetto di un sistema giudiziario impotente. Come condannare, poi, coloro che decidono, in preda alla rabbia e alla disperazione, di farsi giustizia da soli?

la-legge-e-uguale-per-tuttiDavvero mi meraviglio che, nonostante questi episodi di violenza, ci sia ancora gente che parla di carcere rieducativo e non punitivo. Cazzate. La pena può e deve rieducare il soggetto che ruba o spaccia, ma dev’essere esclusivamente punitiva con bestie che vanno in giro a stuprare, molestare bambini, uccidere. Soggetti che devono terminare i loro giorni in carcere, gente che con la cosidetta società civile non hanno niente a che vedere.

Come se non bastassero già i nostri di stupratori, oggi sono stati arrestati i cinque rumeni che nella notte tra giovedì e venerdì scorsi, violentarono una ragazza di 21 anni e picchiarono il suo fidanzato. Certo, con questo non voglio dire che tutti i rumeni sono feroci delinquenti, ma è ormai statisticamente provato che tra gli stranieri sono i maggiori responsabili di episodi criminali nel nostro Paese.

Messaggio a tutti coloro che hanno strenuamente sostenuto l’apertura indiscriminata delle frontiere europee? Ecco questi sono i frutti. O meglio, i frutti marci dell’europeismo tout court. (do.mal.)

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Qualcuno spieghi a Obama come si usa il telefono

Come inizio non c’è male. Occhio all’immagine.

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La prima telefonata ufficiale da presidente degli Stati Uniti di Barack Obama è stata per Abu Mazen, presidente dell’autorità palestinese. Lo hanno detto responsabili dell’Anp. Durante la conversazione, Obama ha promesso oggi di adoperarsi in vista «di una pace durevole» in Medio Oriente. Rassicurando inoltre che la sua amministrazione «opererà in piena associazione col presidente Abbas per arrivare alla pace in questa regione», secondo il negoziatore palestinese Saeb Erekat.

Intenzioni lusinghiere da parte del neo presidente degli Stati Uniti, non c’è che dire. Ma siamo sicuri che dall’altra parte del telefono Abu Mazen abbia compreso esattamente le parole di Obama? Guardando bene la foto qualche dubbio rimane, ma soprattutto si capisce perché Barack si sia rifiutato di rinunciare al suo fidatissimo BlackBerry! (do.mal.)

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Good luck president Barack Obama!

C’è poco da aggiungere, l’America è davvero un grande paese.

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Fonti: Repubblica.it e Daw

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