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Eluana è stata uccisa. Giustizia è fatta!

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Eluana Englaro è morta. Così volevano, così è stato. In queste ultime settimane si è parlato di vita e di morte allo stesso modo di come si discuterebbe al mercato di zucchine e patate, in una una “battaglia” che ha avuto poco di morale e troppo di politica. È sembrato quasi di assistere ad una partita di calcio, con i tifosi di una squadra e dell’altra a contendersi il trofeo, in una disputa che alla fine, com’era prevedibile, ha visto tutti perdenti.

Non faccio troppi giri di parole: Eluana è stata uccisa. Le sono stati negati acqua e cibo. Le è stata negata la vita. È stata condannata a morte da una sentenza della Cassazione. Tutto questo nella civilissima Italia, una nazione che all’art. 27 della Costituzione ripudia la pena di morte.

Eluana era una ragazza che seppur condannata nel suo letto d’ospedale, respirava da sola, viveva, la mattina quando si svegliava apriva gli occhi, per richiuderli la sera per addormentarsi. È vero, vederla in quello stato vegetativo era incredibilmente straziante, ma non era certo un buon motivo per condannarla a morte.

In questi giorni mi hanno colpito le parole di Enzo Jannacci, un ottimo medico prima ancora che un bravo cantante, che, pur dichiarandosi apertamente ateo, ha invocato nel caso di Eluana un intervento divino. «A un mio figlio in coma, anche senza speranza, non toglierei mai la vita, mi basterebbe un suo battito di ciglia per impedirmi qualunque iniziativa».

Adesso piange Beppino Englaro, il papà di Eluana, ma nei giorni scorsi non si è fermato neppure di fronte alla drammatica lettera inviatagli da Bob Schindler, il padre di Terri Schiavo, che ha assistito impotente davanti al martirio della figlia, pervicacemente voluto dal marito di lei ansioso si sbarazzarsene:

Caro Signor Englaro,

Mi presento: sono Bob Schindler, il padre di Terri (Schindler) Schiavo.

Malgrado noi veniamo da due continenti diversi con differenti culture, abbiamo molte cose in comune. Entrambi siamo padri ed entrambi abbiamo avuto dallo stesso Dio il dono dei figli. Nel mio caso tre. La nascita di Sua figlia e di mia figlia Terri non sono solo accadute, sono state un atto di Dio.

Mi ricordo di quando mia figlia Terri era bambina e di come ero orgoglioso dei commenti della gente su quanto fosse carina. Fui altrettanto orgoglioso quando fece i primi passi e disse le sue prime parole. Lo stesso orgoglio mi ha accompagnato per tutta la sua adolescenza fino a quando è diventata una persona adulta.

Entrambi abbiamo una figlia che ha sofferto gravi danni cerebrali e io so molto bene quali profondi effetti questo può causare alla persona colpita e alla sua famiglia. Entrambi abbiamo fatto esperienza della stessa disgrazia e dello stesso dolore. Tuttavia, vi è una differenza. Sua figlia è ancora viva, la mia non più. Lei ha ancora il controllo sul futuro di Eluana, io non ho potuto far nulla per Terri.

Quando mia figlia Terri subì il trauma cerebrale, le promisi che le avrei fatto avere le cure appropriate. Ho fallito. Ho combattuto senza successo i tribunali e suo marito per poter intervenire nel suo trattamento e riportarla a casa. Ciò non è accaduto e oggi io sono afflitto per il mio fallimento, perché ha portato alla sua morte.

La mia famiglia e io siamo addolorati per la perdita di Terri e io in particolare lo sono per il modo in cui lei è stata messa a morte. È morta per fame e sete.

Questo tipo di morte è crudele e barbarico. I sostenitori dell’eutanasia Le diranno che far morire di fame e di sete una persona con danni cerebrali non causa dolore. Sono stato testimone di questo tipo di esecuzione e posso dire che è falso. È di gran lunga la morte più dolorosa che un essere umano possa sperimentare. Questa è la ragione per cui accade sempre nella più stretta riservatezza, al riparo di testimoni e cineprese.

Se Lei ha intenzione di fare questo a Sua figlia, Le consiglio di prepararsi a come soffrirà. Verrà ridotta a pelle e ossa. Gli occhi usciranno dalle orbite. I suoi denti diventeranno sporgenti in un modo abnorme e i suoi zigomi si ingrandiranno. Non c’è bisogno che Le dica altro, sua figlia soffrirà in un modo incredibile.

Mia figlia sembrava un detenuto di quelli che si vedono nei documentari sui campi di sterminio nazisti. Negli ultimissimi giorni della sua vita, quando chiesi che i media potessero essere testimoni della sua morte, mi fu negato. Non voglio che nessun altro muoia in questo modo.

Dio ha dato a Lei e a me la responsabilità di insegnare principi morali ai nostri figli e di tenerli fuori dalla cattiva strada. Far morire di fame e di sete Sua figlia è lontano da ciò che Dio desidera.

Bob Schindler Sr

Ecco come è morta Eluana: soffrendo, come un detenuto in un campo di sterminio nazista!

Da cattolico e da sostenitore del diritto alla vita, in questo momento di dolore e rabbia mi sento di condividere in pieno il pensiero della Chiesa«Che il Signore l’accolga e perdoni chi l’ha portata a questo punto». (do.mal.)

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Internatelo!

«Mi hanno dato dell’antisemita ma non è corretto. È semplicemente un problema di verità storica: non ci sono prove dell’esistenza delle camere a gas. Non sono il solo a dirlo».

Internatelo!!!

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Anche i gay fanno oh!

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Ridicoli e insopportabili. Chiarisco subito che non ho nulla contro i gay, d’altronde ognuno è libero e ha diritto di vivere la propria sessualità come meglio crede. Da un po’ di tempo, però, l’omosessualità è uscita dal suo contesto ordinario, che dovrebbe essere quello dei comportamenti privati, per essere brandita come un’ideologia. Cosicchè, chi non condivide l’ideologia gay rischia di essere additato come “omofobo”.

Dove per “omofobi” non si intende – come l’etimologia vorrebbe – coloro che hanno paura dell’omosessualità, o, per estensione, coloro che hanno atteggiamenti discriminatori nei confronti degli omosessuali; ma chiunque non condivide gli obiettivi del movimento gay o si azzardi a dire, ad esempio, che è meglio che un bambino abbia un papà e una mamma piuttosto che due papà o due mamme.

Omofobo è anche chi si permette, sconfinando lo steccato del politicamente corretto, di chiamare gli “omosessuali” con sinonimi quali “froci” o “checche”. Non sia mai. Meglio “gay” che suona meglio e fa più chic.

L’ultima caccia alle streghe intentata dall’Arcigay ha come bersaglio Giuseppe Povia, accusato di omofobia per il brano che canterà a Sanremo dal titolo “Luca era gay”.  Il testo non lo conosce nessuno, ma basta quell’imperfetto “era” a scatenare le ire e le angoscie dell’Arcigay, che fa le sue deduzioni solo ed esclusivamente sul titolo della canzone che racconterebbe, secondo quanto suppone l’associazione, di un ex gay (Luca appunto) guarito grazie alle teorie riparative di Joseph Nicolosi, cattolico integralista americano. Oltre che  per un’intervista rilasciata da Povia a Panorama, dove lo stesso  cantante dichiara che «gay non si nasce, ma lo si diventa in base a chi frequenti».

A conti fatti, l’Arcigay si dice pronta a bloccare il Festival se la Rai non prende posizioni contro il brano, definito dal presidente dell’Arcigay, Aurelio Mancuso, «uno spottone clerical-reazionario».

Il bersaglio, dunque, non è solo Povia, ma anche e soprattutto la Chiesa cattolica. Curioso, visto che gli omosessuali, più che dalla Chiesa, sono stati perseguitati dalle grandi ideologie anticristiane del XX secolo, il nazismo e il comunismo (nella Cuba tanto esaltata dall’Arci, i gay continuano a finire in galera) e lo sono tuttora da quell’islam. Per non parlare di Israele, dove l’omosessualità fra maggiorenni consenzienti ha cessato di essere un reato penale solo nel 1988, centodueanni dopo la “clericale” Italia.

Ma ammettiamo che quella di Povia sia una canzone che racconta la “conversione” sessuale di un ex gay. Perché non dovrebbe venire cantata a Sanremo? Perché non piace all’Arcigay? Anche Anna Tatangelo lo scorso anno al Festival aveva cantato la storia di un suo amico gay, ma non ci fu nessuna polemica. Probabilmente perché in quel caso il messaggio della canzone era: “Gay è bello”, diversamente dal “gay era bello, ma adesso non lo è più” del Luca di Povia.

E poi, gli omossessuali non sono quelli che rivendicano ad ogni piè sospinto i sacri valori del liberalismo, tanto da scendere ogni anno in piazza con lo spettacolo circense del gay pride? E adesso che fine ha fatto la libertà di espressione? Si dice, si scrive e si canta di tutto. Però che un omosessuale possa diventare eterosessuale no, accidenti, è troppo grossa e troppo grave. A tutto c’è un limite.

Lo sapete che vi dico? Ma andate a… Anzi no, che potreste anche divertirvi! (do.mal.)

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Nome: Fini Gianfranco. Segno zodiacale: camaleonte

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È da un po’ di tempo che Gianfranco Fini le spara davvero grosse. L’ex segretario del Movimento sociale italiano, cresciuto fra busti del Duce, camicie nere e l’orbace delle divise da gerarca fascista, colui che definì Benito Mussolini «il più grande statista del secolo», alla disperata ricerca di una nuova verginità, nel giro di pochi anni ha abiurato tutto l’abiurabile.

Del Fini figlio di una destra che era Dio, patria, famiglia, tradizione mischiata a futurismo, un po’ di reducismo e nostalgia, un po’ di feticismo e goliardia, saluti romani, circoli evoliani, nobiltà e sottoproletariato, non è rimasto praticamente nullà. Il Gianfranco che fu si è fatto tanto prendere la mano dal sentimento antifascista, che è arrivato a rinnegare anche la moglie Daniela Di Sotto (fascista della prima ora).

Non sapendo più chi e cosa rinnegare, l’ex “figlioccio” di Giorgio Almirante adesso se la prende con la Chiesa, arrivando a dire che «le leggi razziali furono un’infamia, e la Chiesa non si oppose».

Adesso, al di là delle dichiarazioni dell’Osservatore romano, che definisce le parole pronunciate dal presidente della Camera «approssimazione storica e meschino opportunismo politico», è bene riportare un elenco degli atti della Chiesa Cattolica contro il razzismo antisemita del nazismo:

Febbraio 1931: lettera pastorale dell’episcopato bavarese, che condanna gli errori del razzismo.
23 gennaio 1933: lettera pastorale di monsignor Gfoellner, vescovo di Linz, contro il paganesimo e il razzismo nazista.
Dicembre 1933: sermoni del cardinale Faulhaber che stigmatizza la persecuzione contro gli Ebrei.
21 dicembre 1933: lettera pastorale collettiva dell’episcopato austriaco.
9 febbraio 1934
: messa all’indice del libro di A. Rosemberg, Der Mythus des 19 Jahrhunderts (Acta Ap. Sedis, 1934).
7 giugno 1934: lettera pastorale collettiva dei vescovi tedeschi.
19 luglio 1935: messa all’indice del libro di A. Rosemberg, An die Dunkelmänner unserer Zeit. Eine Antwort auf die Angriffe gegen den “Mythus des 19 Jahrhunderts” (Acta Ap. Sedis, 1935).
14 marzo 937
: enciclica di Pio XI Mit brennender Sorge che condanna le dottrine del nazismo (Acta Ap. Sedis, 1937); il testo, clandestinamente introdotto e diffuso in Germania, viene letto nelle chiese.
19 giugno 1937: messa all’indice del libro di C. Cogni, Il Razzismo (Acta Ap. Sedis, 1937).
13 aprile 1938: lettera della Congregazione dei seminari e università al cardinale Baudrillart che ingiunge alle istituzioni scientifiche cattoliche di confutare le tesi del razzismo.
19 aprile 1938: lettera pastorale collettiva dei vescovi tedeschi.
3 maggio 1938: visita di Hitler a Roma. Il 30 aprile, Pio XI aveva lasciato il Vaticano per Castelgandolfo dichiarando che l’aria di Roma gli era irrespirabile; ordinò anche la chiusura dei musei del Vaticano e proibì alle strutture religiose di esporre le bandiere con i colori del reich nazista: «Non si può non trovare fuori posto e intempestivo il fatto di erigere il giorno della santa Croce l’insegna di un’altra croce che non sia la croce di Cristo», dichiarò Pio XI. Per di più, fu precisamente il 3 maggio che l’Osservatore Romano, giornale della Santa Sede, pubblicò la Lettera contro il razzismo, datata 13 aprile, mentre taceva completamente sulla visita di Hitler a Roma.
15 luglio 1938: in seguito alla pubblicazione, da parte di un gruppo di scienziati fascisti, di un documento in dieci punti, favorevole al razzismo e all’antisemitismo, discorso di Pio XI contro il «nazionalismo esagerato che innalza barriere tra i popoli…» (Osservatore Romano del 17 luglio).
21 luglio 1938: discorso di Pio XI davanti agli alunni del Collegio della propaganda, che rappresentava trentasette nazioni: «Cattolico vuol dire universale… Non vogliamo dividere niente della famiglia umana…. L’espressione “genere umano” rivela l’unità della razza umana… Possiamo chiederci com’è possibile che, sfortunatamente, l’Italia abbia avuto bisogno di imitare la Germania…. La dignità umana è di essere una sola e grande famiglia, il genere umano, la razza umana… Ecco la risposta della Chiesa….» (Osservatore Romano del 23 luglio).
6 novembre 1938: discorso del cardinale Faulhaber, arcivescovo di Monaco, sul senso cristiano della comunione nella fede, non nel sangue.
Novembre 1938: pubblicazione da parte del cardinale Van Roey, arcivescovo di Malines, di un discorso che condanna il razzismo e il suo mito del sangue.
13 novembre 1938: discorso del cardinale Schuster, arcivescovo di Milano, contro il mito razziale.
17 novembre 1938: lettera del cardinale Verdier, arcivescovo di Parigi, che aderisce al testo di monsignor Van Roey.
6 gennaio 1939: discorso del cardinale Piazza, patriarca di Venezia, che condanna l’antisemitismo razzista.

Nel passato governo Berlusconi, Gianfranco Fini è stato vicepremier e ministro degli Esteri. Il 30 aprile 2008 è stato eletto presidente della Camera dei deputati per il Popolo delle libertà. Approssimazione storica? Macché, è semplicemente il prezzo che bisogna pagare al potere. E c’è chi è pronto a farlo rinnegando anche la storia e gli ideali. D’altronde si sa, la politica è macchiavellica e mai come in questo caso il Fini giustifica i mezzi! (do.mal.)

Fonti:
“La Chiesa cattolica di fronte alla questione razziale”
, del padre predicatore Yves M. J. Congar, stampato dall’Accademia degli Incolti in occasione di un convegno promosso a Milano dal gruppo ecumenico cristiano-ebraico, il 30 novembre 1998.

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