I professionisti dell’antimafia

Venghino siori, venghino! Acrobati, saltimbanchi, domatori, banditori, clown, trapezisti, macchinisti, fuochisti, uomini di fatica, contorsionisti, nani, buffoni e ballerine: venghino siori, venghino a godere della magia dell’illusione al festival dell’ovvio, al circo del banale, alla sagra dell’ipocrisia.

Tutti insieme appassionatamente all’ennesima manifestazione antimafia, sabato 25 settembre a Reggio Calabria, città metropolitana, città “bella e gentile”, città della ‘ndrangheta a denominazione d’origine (in)controllata. Accorrete numerosi, donne, bambini, adulti e anziani. Sfileranno tutti quanti, dotti medici e sapienti.

Tutti hanno aderito, tutti partecipano, tutti sono onesti e tutti sono bravi. E tra i “tutti” ci sono decine di Comuni, amministratori locali, partiti e politici di ogni schieramento. Ma allora la criminalità con chi li fa gli affari? Con chi stringe accordi elettorali? Con chi si spartisce gli appalti?

Tutti in marcia contro la mafia. Eppure basterebbe davvero poco per non essere risucchiati dal vortice dell’ipocrisia. Basterebbe recarsi in Procura a denunciare nomi e personaggi che “tutti” conoscono. Allora c’è da chiedersi: quanti sono i commercianti che manifesteranno il 25 settembre e quanti coloro che realmente denunciano vessazioni e taglieggiamenti? Quanti gli amministratori che parteciperanno al corteo e quanti quelli che denunciano il mafioso di turno che lo avvicina per un appalto? Quante manifestazioni di questo genere sono state fatte negli anni e che cosa è cambiato? Tante per rimanere abbastanza nauseati.

Viste le “numerose e autorevoli” presenze, allora è meglio non esserci. Meglio non essere colluso con l’ipocrisia o prestare il fianco a coloro che non vedono l’ora che ci siano queste manifestazioni per mettersi in prima fila, possibilmente con bandieroni in mano, e fare bella mostra di sè. D’altronde, come disse qualcuno, il prodotto più redditizio che ha creato la mafia è proprio l’antimafia. Basta scorrere l’elenco di associazioni, parenti delle vittime, moglie, figli e nipoti che campano sulle ceneri del caro estinto per rendersene conto.

Sono i professionisti dell’antimafia, come li aveva definiti Leonardo Sciascia, coloro che appartengono prevalentemente a quella specie di persone dedite all’eroismo che non costa nulla o, peggio ancora, coloro che grazie all’antimafia ci campano, tanto da mutuare l’espressione icastica “tengo famiglia” in “tenevo famiglia”. Venghino siori, venghino!

Permettete una parola, io non sono mai andato a scuola
e fra gente importante, io che non valgo niente
forse non dovrei neanche parlare.

Ma dopo quanto avete detto, io non posso più stare zitto
e perciò prima che mi possiate fermare
devo urlare, e gridare, io lo devo avvisare,
di alzarsi e scappare anche se si sente male,
che se si vuole salvare, deve subito scappare

Edoardo Bennato, Dotti, medici e sapienti


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  1. #1 di Luigi il 23 settembre, 2010 - 9:25 pm

    Concordo su tutta la linea. E quanti “giornalai” o presunti tali, recitano ruoli da primi attori in questo squallido teatrino?

  2. #2 di Pasqualino Placanica il 24 settembre, 2010 - 10:19 pm

    Perfetto! questo testo ha un solo difetto: vorrei tanto averlo scritto io!

  3. #3 di Walter il 24 settembre, 2010 - 10:23 pm

    Pienamente d’accordo.
    Una manifestazione di megafoni senza una vera indignazione di fondo. Che evento è?
    VETRINA

  4. #4 di maria francesca calvano il 25 settembre, 2010 - 8:14 am

    Sono d’accordo con te sul fatto che l’antimafia siamo noi. Siamo noi a doverla promuovere tutti i giorni. Senza striscioni e senza cartelli. Coloro che davvero combattono la ‘ndrangheta quotidianamente sono pochi e meno ancora sono quelli che vengono ricordati per averlo fatto. La cronaca ci ricorda le sconfitte di noi calabresi tutti i giorni. Ma voglio essere positiva e pensare che anche solo per qualcuno di coloro che oggi manifesteranno a Reggio quest’esperienza sia un input per partire, davvero, nella crociata contro la ‘ndrangheta. I fatti del passato non sono portatori di buoni pronostici, certo. Ma la speranza, almeno questa, è l’ultima a morire.

  5. #5 di massimo vespia il 25 settembre, 2010 - 9:51 am

    L’antimafia è costituita dalla gente che si oppone con i fatti (concreti) alla criminalità organizzata.
    Della mafia sappiamo che faccia ha, dove si trova, come si manifesta, come agisce, come si nasconde, ma di essa fanno parte anche quei “giornalai” che fingono di non vedere per non far torto al caporedattore o coloro che per paura di essere fatti fuori dal proprio giornaletto puntano il dito lontano dagli amici politici. Non basta dire “io non partecipo alla manifestazione perchè non serve a nulla”. Per scrivere occorre raddrizzare la schiena o cambiare mestiere.

  6. #6 di Pasqualino Placanica il 25 settembre, 2010 - 10:53 am

    Non credo che uno che nel bene o nel male commenta un evento possa essere tacciato di “fare finta di non vedere”, nè mi sembra che sul post il concetto dominante sia “io non partecipo alla manifestazione perchè non serve a nulla”. Il post evidenzia chiaramente l’ipocrisia e per alcuni la malafede di chi sfila oggi al fianco dei veri oppositori della mafia. Il concetto dominante è secondo me che essere presenti oggi è DANNOSO, che è peggio che inutile. È dannoso perchè nobilita anche personaggi che di nobile hanno poco o nulla.

  7. #7 di Giuseppe il 28 settembre, 2010 - 10:02 pm

    Sono d’accordo con Domenico. Penso però che il concetto importante non sia “quanta falsità c’è in queste manifestazioni!!”, piuttosto “quanto possono essere fini a se stesse queste manifestazioni”. Mi chiedo con una buona dose di banalità: quante delle 40000 persone presenti alla manifestazione, e quanti dei restanti 1.960.000 Calabresi,me compreso, ricordano TUTTI I GIORNI che parcheggiare nel posto riservato agli invalidi è MAFIA, non rispettare le file negli uffici pubblici è MAFIA, lasciare le bucce dell’anguria o i pannolini sporchi nelle pinete d’estate è MAFIA, costruire palazzi eternamente incompiuti è MAFIA? Le cicale cantano, fanno tanto rumore, ed è giusto che lo facciano; ma muoiono con l’autunno. Le formiche superano l’inverno.

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