La sfortuna di Minzolini? Non chiamarsi Paolo Mieli!

Com’era prevedibile sull’editoriale del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, riguardo la manifestazione di Roma, si è abbattuta la scomunica dell’Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai) e quella ancora più velenosa di Repravda.

Mi chiedo:  dov’erano i paladini della libertà di stampa e di opinione quando, nel 2006, un certo Paolo Mieli, all’epoca direttore del Corriere della Sera, con un editoriale scritto di suo pugno e dal titolo “La scelta del 9 aprile” si schierò e schierò apertamente il suo giornale a sostegno dell’Unione di centrosinistra? Nessuna protesta, nessuno sciopero, nessuna marcia su Roma!

Oggi, invece, Minzolini viene crocifisso da chi , come lui stesso afferma nel suo editoriale, «manifesta contro un ipotetico regime politico, per insediare un inaccettabile regime mediatico».

Mario adinolfiPer fortuna c’è chi ancora, anche a sinistra, fa valere il lume della ragione alla cieca ideologia antiberlusconiana, da servire in tutte le salse, sempre e comunque. Chi non ci sta ad assecondare l’inaccettabile idea di un nascente regime mediatico targato Repravda è Mario Adinolfi, giornalista ed esponente del Partito democratico, quindi non proprio amico e sostenitore di Silvio Berlusconi, si distacca dai cori di dissenso e su Facebook commenta così la vicenda Minzolini:

«…sarò pure completamente rincretinito, ma a me l’editoriale di Augusto Minzolini è piaciuto. Sulle modalità della nomina di Minzolini al Tg1, sul suo intollerabile berlusconismo militante, ho già scritto e non certo a suo favore. Ma l’editoriale di sabato io l’ho trovato sensato: “Manifestare è sempre legittimo e salutare per la democrazia, ma in un Paese dove negli ultimi tre mesi sono finiti nel tritacarne mediatico Berlusconi, l’avvocato Agnelli, l’ingegner De Benedetti, l’ex direttore di Avvenire, il direttore di Repubblica e tanti altri, denunciare che la libertà di stampa è in pericolo è un assurdo. La difesa corporativa non fa bene all’autorevolezza dei media; specie in Italia, dove si ha una strana concezione del pluralismo dell’informazione. Ci sono giornali che si considerano depositari della verità e che giudicano gli altri che la pensano in modo diverso come nemici o servi: chi ha questa concezione, manifesta contro un ipotetico regime politico, per insediare un inaccettabile regime mediatico”. Sottoscrivo dalla prima all’ultima parola. Decide la democrazia. Non decidono i giornali. Guai a quel Paese, poi, dove a decidere è un giornale solo».

Decide la democrazia e non i giornali. Capito Repravda? E grazie a Dio la democrazia, che significa anche libertà di stampa e di espressione, in questo Paese è ampiamente garantita, nonostante l’avanzare di un’inaccettabile regime mediatico. (do.mal.)

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  1. #1 di romain il 5 ottobre, 2009 - 2:52 pm

    lei signor Malara ha perfettamente ragione; per aver detto la pura verità Minzolini è criticato; criticato da chi? da quelli del “pensiero unico”, che lei chiama “inaccettabile regime mediatico”. Il pensiero unico è quello del 90% della stampa, del 90% della televisione, e si compendia in: conformismo di sinistra, correttezza politica, antiberlusconismo. Ha provato a vedere televideo a pag.801(o anche, purtroppo, mediavideo)? I primi quattro quotidiani hanno i titoli principali identici, quasi fotocopie: Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Messaggero. Gli altri giornali citati per i titoli sono sempre più numerosi di sinistra: Riformista, il Fatto, Liberal, Europa, Rinascita, Manifesto, Liberazione…ogni mese ce n’è uno nuovo, di sinistra. Non c’è mai il Tempo, che pure è diffuso. Chi dovrebbe manifestare per la libertà di informazione, chi ha il 90% dei media, o chi ne ha si e no il 10%? Non ho parole.

  2. #2 di Maury il 6 ottobre, 2009 - 8:07 am

    Aspettiamo gli insulti anche a Mario Adinolfi!Oramai questa e’ la linea tenuta da chi,non ama Berlusconi.La cosa che mi intristisce di piu’ e che non si riesce piu’ a dialogare pacatamente senza insultarsi,per questo va dato atto ad Adinolfi,sebbene esponente del pd,di commentare un pensiero di un collega senza dover,per forza,offendere nessuno!

  3. #3 di Dario il 6 ottobre, 2009 - 2:30 pm

    Fare un paragone tra la posizione Mieli il famoso 9 aprile e l’editoriale di Minzolini a me sembra un vero azzardo. Innanzi tutto perchè Mieli all’epoca era direttore di un quotidiano facente capo ad un editore privato, mentre Augusto Minzolini è direttore del principale telegiornale del primo canale della tv di stato. Di conseguenza, se il primo deve dare conto al suo padrone, il secondo deve per contratto fornire un servizio pubblico, in teoria imparziale e il meno fazioso possibile. Inoltre l’editoriale di Minzolini viola il contratto di servizio tra Rai e Stato per il biennio 2007-2009 che all’articolo 2 comma 3 recita testuali parole “A tal fine [la percezione positiva dei programmi realizzati dalla Rai] , sono riconosciuti quali compiti prioritari: la libertà, la completezza (sulla quale Minzolini dovrebbe dire qualcosa), l’obiettività e il pluralismo dell’informazione. Santoro e Floris, nelle loro trasmissioni, faziose quanto si vuole, hanno sempre un contraddittorio e personaggi di entrambi gli schieramenti politici. Un editoriale per forza di cosa si pone come un discorso unilaterale senza contraddittorio.
    Inoltre vorrei proporre una piccola nota di faziosità e di colore. Durante l’editoriale, mi è stato fatto notare, sono rimasti in onda tutto il tempo i numeri del superenalotto. Coincidenza?

  4. #4 di Domenico Malara il 6 ottobre, 2009 - 2:55 pm

    Giusta osservazione Dario, me l’aspettavo. Tu sostieni che La Rai è servizio pubblica e Corriere è un quotidiano facente capo ad un editore provato. Giusto. Solo che l’osservazione sarebbe stata completa se avessi ricordato che il Corriere della Sera, così come la moltitudine di giornali italiani facenti capo a editori privati, usufriscono dei finanziamenti pubbici all’editoria. Nel caso del Corriere della Sera si tratta di qualcosa come 23 milioni di euro. Soldi pubblici, ovvia miei, tuoi e del resto degli italiani. Non mi sembra che cambi molto con la Rai dove il servizio è pubblico in quanto paghiamo il canone. L’unica differenza che i soldi per i finanziamenti all’editoria vengono prelevati dai tanti balzelli che ogni anno ci ritroviamo a pagare.
    Entrando nel merito dell’editoriale di MInzolini, non mi sembra che insulti nessuno (così come è uso fare da Annozero, sempre Rai) né che dica cose assurde. Rileva solo dei fatti dai quali si evince che parlare in Italia di attacco alla libertà di stampa è davvero un assurdo. Fermo restando, e anche questo lo dice, che ognuno è libero di manifestare quanto vuole e per ciò che vuole. Dice inoltre che in Italia “ci sono giornali che si considerano depositari della verità e che giudicano gli altri che la pensano in modo diverso come nemici o servi”. Mi vuoi dire che anche questo è falso? In Italia se la pensi come Repubblica o L’Unità sei considerato un giornalista libero, se invece le tue idee sono più vicine al Giornale sei considerato un servo. Così come non puoi non ammettere che Repubblica stia strumentalizzando tutto il possibile per ribaltare un governo eletto democraticamente.
    Per quanto riguarda i numeri del superenalotto rimasti in sovraimpressione, non mi sembra che sia stata una scelta studiata a tavolino per tenere il telespettatore incollato allo schermo quando parlava Minzolini. Ogni qualvolta vengono estratti i numeri avviene che questi rimangono in onda per un buon lasso di tempo. E poi, permettimi di dirlo, non credo proprio che la gente sia così stupida…

  5. #5 di Dario il 6 ottobre, 2009 - 3:44 pm

    Il fatto che i giornali percepiscano contributi non deve vietare loro di esprimere una posizione politica, nè questi contributi posso essere concessi o meno in base al colore politico del governo. Si tratta di un sostegno all’editoria che non deve avere alcun colore politico. Non è vero che Minzolini non offende nessuno in quanto esprime un giudizio di merito su una manifestazione. Fosse stato il direttore di un quotidiano avrebbe potuto liberamente esprimere questo suo giudizio, ma non nella veste di direttore di un tg nazionale. Repubblica sta cavalcando l’onda di un caso che ha costruito e che ha forse qualche fondamento, ma questo è un comportamento che hanno tutti i giornali quando vedono l’avversario politico di turno in difficoltà. Minzolini afferma “ci sono giornali che si considerano depositari della verità e che giudicano gli altri che la pensano in modo diverso come nemici o servi” è vero, ma ci sono giornali pronti a sparare parole di fuoco sulla magistratura quando questa attacca Berlusconi, una magistratura che diventa il nemico primario quando si pronuncia contro Silvio per poi diventare illuminata e giusta quando si pronuncia a favore. La faziosità e la parzialità è implicita nel sistema giornalistico sia di destra che di sinistra, però ribadisco se è fazioso un giornale che ha un padrone è una cosa ammissibile non è ammissibile che sia fazioso il servizio pubblico, qualunque sia il colore del governo.

  6. #6 di maury il 6 ottobre, 2009 - 9:48 pm

    Cosa ti avevo detto Domenico?Basta aspettare…..
    Maury

  7. #7 di maury il 6 ottobre, 2009 - 9:50 pm

    Un’altra cosa ancora:mi piacerebbe sapere ad Annozero ,chi fa il contradditorio a Travaglio?

  8. #8 di Domenico Malara il 7 ottobre, 2009 - 8:47 am

    @ Dario
    Non mi sembra che, a differenza di Mieli, Minzolini abbia espresso un giudizio politico. Anzi tu stesso ammetti che Minzolini ha espresso solo un giudizio su una manifestazione. Ti ricordo, inoltre, che anche il Tg3 è un telegiornale nazionale della televisione di Stato, eppure non mi sembra che brilli di oggettività (Bianca Berlinguer docet).
    Sul fatto che è ammissibile che i giornali siano faziosi, mentre non lo può essere per il servizio pubblico, ossia la Rai, posso anche essere d’accordo con te, però mi chiedo: i vari Sant’Oro, Travaglio, Vauro, Annunziata, Dandini, Fazio, Floris, dove li mettiamo? Oppure dev’essere imparziale solo il Tg1 e Minzolini, mentre gli altri possono godere di una zona franca? Come funziona?

  9. #9 di LUCA il 25 novembre, 2009 - 6:22 pm

    mi sembra chiaro che qui si stanno mancando un paio di punti fondamentali…. la libertà di parola esiste ancora, quel che succede è che è minacciata. Se Feltri sul giornale si prende la briga di attaccare, in modo più o meno schifoso, chi contrasta il suo padrone (perchè così si chiama berluscono per feltri), se i contratti dei giornalisti non allineati con la linea governativa rimangono in qualche modo in dubbio, se il governo stesso non tollera che l’ informazione gli sia avversa…beh l’ atmosfera non è delle più serene, o sbaglio? è l’ atteggiamento (e per ora solo quello) che è antiliberale. Per quanto riguarda poi i programmi tipo annozero, che tempo che fa, etc…. almeno loro (e ci metto inmezzo pure Fede conil tg4, il tg di italia uno ed altri) sono schierati, chi li guarda sa cosa aspettarsi, se non la pensa come loro è in qualche modo “vaccinato” e se già la pensa cosi li guarda per rafforzare leproprie opinioni… ma il tg1, i giornalisti che si spacciano come “neutrali”, “obiettivi”… questi sono i servi peggiori perchè sfruttano una sostanziale “acriticità” che l’ ascoltatore concede loro nel non sentirsi in qualche modo spinto verso una parte. E di questi fa parte Minzolini.

  1. A Messina si muore e Vauro se la ride! « Il blog di Domenico Malara
  2. L’anatema di Repravda e Il Fatto sul dissidente De Bortoli « Il blog di Domenico Malara

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