La rivincita di De Magistris

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A Catanzaro riesplode il caso De Magistris. Ma stavolta da parte dei magistrati di Salerno che indagano altri otto loro colleghi che avrebbero sostanzialmente ostacolato l’ex pm, ora giudice al Tribunale del riesame di Napoli, nelle sue inchieste “Why not” e “Poseidone”.
Un altro terremoto, stavolta di più ampie dimensioni, visto che tra gli indagati, per accuse che a vario titolo vanno dal falso ideologico all’abuso d’ufficio, alla corruzione in atti giudiziari, c’è addirittura il procuratore generale, il procuratore della Repubblica aggiunto e il titolare dell’inchiesta “Poseidone”. Naturalmente il pg Enzo Jannelli non ci sta e a tarda sera, sfidando il freddo, pungente di Catanzaro, mentre ancora i carabinieri sono nel palazzo di giustizia ad accatastare carte da portare in Campania, esce, e ai giornalisti che gli si fanno incontro dice di avere informato di quanto accaduto il Capo dello Stato, il Csm e il Ministro della Giustizia. Nessun commento, invece, sul contenuto della perquisizione avviata sin dalla prima mattina da un centinaio di carabinieri giunti direttamente da Salerno insieme al procuratore capo di quella Procura Luigi Apicella e ai suoi sostituti Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi. Ed alla fine se ne sono andati con pacchi e pacchi di documenti, tra i quali quelli delle inchieste “Why not” e “Poseidone”.
Insieme a un nutrito gruppo di consulenti informatici, che hanno copiato le memorie fisse dei computer dei magistrati catanzaresi, i carabinieri sono entrati negli uffici di Jannelli, dell’avvocato generale dello Stato Dolcino Favi, dei sostituti procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo, del procuratore aggiunto vicario Salvatore Murone e del pm Salvatore Curcio. Contemporaneamente altri carabinieri si sono recati a perquisire l’abitazione dell’ex procuratore di Catanzaro Mariano Lombardi, ora in pensione, e quella di Antonio Saladino, già presidente della Compagnia delle Opere e principale indagato dell’inchiesta “Why not”. Ma non sono solo loro gli indagati: nell’inchiesta salernitana è coinvolto anche il deputato del Pdl Giancarlo Pittelli e il giudice del Tribunale Bruno Arcuri, nella sua qualità di componente del Consiglio giudiziario di Catanzaro. Perquisite anche le abitazioni di un commercialista e di un imprenditore di Cosenza che però non sarebbero indagati. L’inchiesta, partita dalle denunce di De Magistris (trasferito a Napoli dal Csm), ruota intorno all’avocazione dell’inchiesta “Why not” e della revoca di quella “Poseidone” sull’utilizzo di fondi comunitari e nazionali. Provvedimenti che, insieme alla successiva gestione delle inchieste, secondo i magistrati salernitani sarebbero serviti a «fermare De Magistris, danneggiare lui, consulenti tecnici e persone informate sui fatti, ostacolare le inchieste, smembrarle, disintegrarle e favorire taluni indagati».
Per la Procura di Salerno l’iscrizione nel registro degli indagati dell’allora ministro Clemente Mastella, che poco prima aveva chiesto il trasferimento di De Magistris, era «corretta e doverosa» e la richiesta di archiviazione fatta dalla Procura generale, e accolta dal gip, «illecita». Così come sarebbero stati illegali le archiviazioni disposte da Curcio in “Poseidone” per alcuni indagati tra i quali Pittelli, il generale della guardia di finanza Walter Cretella Lombardo, l’ex presidente della Regione Giuseppe Chiaravalloti, e il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa. Secondo i magistrati campani, in sostanza, c’era una «patologica attività di interferenza in un disegno corruttivo teso a favorire, tra gli altri, Antonio Saladino, Giancarlo Pittelli, e Mastella».
Il caso De Magistris, dunque, è riesploso e non è difficile prevedere che quella di oggi sarà solo la prima puntata, vista la veemente reazione del pg Jannelli, tra l’altro inviato a Catanzaro meno di un anno fa. (ANSA)

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  1. #1 di eleonora il 4 dicembre, 2008 - 4:36 pm

    Io credo che invece di indignarsi x le perquisizioni subite, i magistrati catanzaresi, dovrebbero, se hanno la coscienza pulita, fare anche loro chiarezza su quanto è successo al loro collega De Magistris, schierarsi al suo fianco e avere il coraggio d dire la verità…. ma mi rendo anche conto che non conviene fare chiarezza quando chissà quali imbrogli ci sono sotto.
    Un saluto

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