Dicono che la ‘ndrangheta semina morte, ma neanche la sanità calabrese scherza

Da tempo in Calabria la sanità è in concorrenza con la ‘ndrangheta. Tra le due non si sa chi fa più morti ammazzati. Entri in un ospedale per un’appendicite e non sai se ne esci vivo. Se ne sono accorti anche i carabinieri che ieri hanno messo i sigilli a tre reparti dell’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia per le precarie condizioni igienico-sanitarie del nosocomio. Nell’ambito dell’inchiesta la Procura ha emesso 33 avvisi di garanzia nei confronti di medici, funzionari ed ex dirigenti dell’azienda sanitaria e dell’ospedale.

L’indagine dei carabinieri è stata avviata dopo la morte di Federica Monteleone, la sedicenne deceduta quasi due anni fa, dopo quattro giorni di coma provocato da una black-out durante un intervento di appendicectomia. Il provvedimento di sequestro in via d’urgenza riguarda i reparti di ortopedia, immunoematologia e pronto soccorso. La situazione trovata è apparsa subito molto grave ai carabinieri del Nas che hanno trovato stanze senza finestre e senza prese d’aria, ambienti con umidità e muffe. Uno dei principali problemi riscontrati riguarda l’impianto elettrico non a norma e privo della presa a terra. Sono state trovate anche lastre di eternit nella centrale termica e molte porte delle stanze dei reparti non consentono il passaggio delle barelle.

L’ospedale di Vibo Valentia negli ultimi anni è stato al centro di inchieste giudiziarie per la morte di alcuni pazienti. Nel gennaio 2007 fu la volta di Federica Monteleone. A dicembre 2007 nella stessa struttura morì un’altra sedicenne, Eva Ruscio, durante un intervento di tracheotomia d’urgenza dopo essere stata ricoverata per un ascesso alle tonsille. Il 3 gennaio scorso un uomo di 88 anni, Orazio Maccarone, morì dopo essere rimasto quattro ore nel pronto soccorso dell’ospedale di Vibo Valentia in attesa di ricovero a causa della mancanza di posti in vari ospedali calabresi.

A questo punto ho il serio dubbio che il direttore amministrativo dell’ospedale di Vibo Valentia fosse il lungimirante onorevole Cetto Laqualunque. Non ci credete? Guardate qui:

Sull’argomento leggi anche lo speciale “Onorata Sanità” di Repubblica e l’articolo de “Il Giornale”.

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  1. #1 di Antonino Monteleone il 28 ottobre, 2008 - 9:36 am

    Cos’è che ha reso così la sanità calabrese?

    L’affarismo più spietato, una politica criminale con l’aiuto di chi? Sai di chi? Di cosa?

    Della ‘ndrangheta.

    “Avviso ai naviganti”: per farvi una idea Google – – – > “Onorata Sanità”

    am

  2. #2 di Federico Minniti il 28 ottobre, 2008 - 1:15 pm

    Sono d’accordo con Antonino.

    Purtroppo in Calabria (e la provincia di Reggio ne è un’evidente testimonianza) il connubbio sanità – ‘ndrangheta è strettissimo.

    Manager e primari sono “figli politici” e purtroppo, come gran parte delle scelte (non tutte ovviamente, ci sono anche degli ottimi professionisti, di cui non metto in dubbio la valenza “medica”), anche figliocci della criminalità organizzata, quella sottaciuta che non fa rumore, che non spara più.

    Provare per credere? Consultiamo l’elenco delle categorie suddette agli Ospedali Riuniti.

    fedmin

  1. Infermieri falsi come i soldi del monopoli « Il blog di Domenico Malara

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