Italia-Francia, scontro sulla Br Petrella Stavolta la testata è di madame Carlà

Se solo avesse letto le vicende riguardanti Adriano Sofri e Francesca Mambro, il presidente francese Nicolas Sarkozy e la sua gentile consorte, madame Carlà Brunì, non si sarebbero opposti all’estradizione della brigatista rossa Marina Petrella. Una che fino ad oggi se l’è spassata in terra francese grazie alla cosidetta dottrina Mitterand“, che concede asilo ai terroristi, ancora meglio se sono italiani, a patto che questi non compiano reati su suolo francese.


Le motivazioni che hanno spinto Sarkozy a non concedere l’estradizione rispondono a quelle che lui stesso ha definito «ragioni umanitarie». La “signora terrorista”, infatti, sembra non godere di ottima salute, tanto da essere stata scarcerata e posta in stato di libertà vigilata in un ospedale dove viene alimentata con un sondino. In difesa della Petrella si è mossa nientepopodimenoché madame Carlà Brunì, la quale non perde occasione di accorrere al capezzale dell’amica terrorista. E con lei la sorella, l’attrice Valeria Bruni Tedeschi (sconsiglio caldamente i suoi film a chi soffre di disturbi psico-depressivi). «Sì, me ne sono occupata – ammette la sorellina di Carlàe ne ho parlato sia con mia sorella che con suo marito. Il quale, a sua volta, s’è informato direttamente presso i medici che hanno in cura questa signora, ha incontrato i suoi avvocati e ha studiato personalmente tutti i dossier sul suo stato di salute. L’importante è che questa soluzione sia arrivata, e che non ci sia un’altra vittima». Moi oui. Brava, anzi bravà madame Brunì.

Ma non è tutto. «Penso che questa signora – prosegue l’attrice nella sua intervista a Corriere.itabbia già pagato il suo debito per ciò che ha fatto. E in ogni caso mi chiedo: che vantaggio poteva dare, per le vittime e più in generale all’Italia, contare un morto in più? I familiari delle vittime sono persone che hanno sofferto, penso che possano capire».

Ma scherzi? Figurati se non capiranno. Leggete un passaggio del comunicato stampa diffuso dall’associazione italiana vittime del terrorismo:

«L’Associazione esprime la più profonda indignazione per questa ennesima ingiustizia che ha cancellato con un colpo di spugna omicidi e sequestri, ferendo ulteriormente il popolo italiano, le vittime ed i loro familiari che hanno subito la cieca e sanguinaria violenza del terrorismo».

La Bruni Tedeschi conclude la sua intervista strappalacrime con un’autentica perla di umanità: «Ora potrà curarsi senza più avere la spada di Damocle di tornare in carcere in Italia, potrà lavorare su se stessa e tornare la donna che era prima. In carcere Marina Petrella sarebbe morta. Non ce la faceva a mangiare per lo stato di depressione fisica e psichica che l’aveva assalita e dal quale non è ancora guarita».

Ecchissenefrega, mi verrebbe da dire. Magari a quest’ora in cella staranno soffrendo di depressione anche Totò Riina e Bernando Provenzano. Che facciamo, concediamo la grazia pure a loro? In fin dei conti la “signora terrorista” anche in carcere farebbe una morte sicuramente più dignitosa di quella che ha fatto fare lei a tante altre persone sotto i colpi di una pistola o di una molotov. Ma anche qui ci hanno pensato i parenti delle vittime a rispondere in modo assolutamente dignitoso:

«…all’epoca degli attentati terroristici italiani a cui ha concorso la Petrella, le vittime ed i loro familiari non abbiano potuto usufruire delle cure mediche per le patologie psichiatriche e psicologiche di cui risulterebbe affetta la Petrella e di cui sono state sicuramente afflitte le sue vittime».

La decisione di Sarkozy offende anche gli italiani (ovviamente non Carlà Brunì e sorellina che hanno rinnegato il nostro Paese per naturalizzarsi francesi) e l’Italia, che in tema di diritti civili e umanitari è stata considerata al pari della Cambogia dei Khmer Rossi o dell’Afganistan dei Talebani. Non solo monseigneur Sarkozy non sa che anche in Italia i detenuti malati vengono curati con tutti i riguardi, ma ignora anche che i terroristi al pari della Petrella sono tra i più coccolati nei salotti radical-chic, si arricchiscono scrivendo libri, vengono riabilitati e diventano delle icone di sapere e saggezza, andando in giro per le Università a diffondere il loro Verbo. Insomma, più o meno quello che gli è permesso di fare alla corte di Nicolas e Carlà. (do.mal.)

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  1. #1 di mariov il 14 ottobre, 2008 - 5:29 pm

    E’ risaputo che in Italia non esistono cure per la depressione fisica e psichica e che siamo tutti deperiti perchè non mangiamo. Pur amando profondamente la Francia, non capisco quale giovamento trovano ad ospitare questi criminali (rossi o neri poco cambia). In passato la Francia faceva a gara per ospitare intellettuali, artisti, musicisti, ora a Parigi sono rimasti solo “carrette della politica, fuori dal mondo, arricchiti sulla pelle di chi hanno ucciso = TERRORISTI”.

  2. #2 di Massimo Calabrò il 14 ottobre, 2008 - 11:29 pm

    Se tornasse in Italia sarebbe invitata nei salotti buoni, troverebbe quotidiani pronti ad ospitarla e soprattutto avrebbe proposte per libri e trasmissioni tv. Che se ne stia lontana dal nostro paese.

  3. #3 di Rickard il 19 dicembre, 2008 - 2:51 pm

    La Francia è padrona di fare quello che vuole. A patto di rispettare le regole del diritto internazionale. Ma se un criminale francese trovasse rifugio in Italia e gli italiani si rifiutassero di estradarlo, cosa direbbero i cari cuginetti d’oltralpe? Quanto a madame Sarkozy, non la considero nemmeno.

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