Libertà di stampa a 4 centesimi a rigo

Prendo spunto da un’interessante riflessione di Antonino Monteleone per parlare di giornalismo ed editoria in Calabria. Lo scorso 30 luglio si sono celebrate le esequie del quotidiano La provincia cosentina e in questi giorni anche Il quotidiano della Calabria sta vivendo una crisi analoga, a causa del disavanzo economico dell’ultimo bilancio. I primi a farne le spese saranno, ovviamente, i giornalisti che rischiano, bene che vada, la cassa integrazione.

Parto dal presupposto che quando chiude battenti un qualsiasi mezzo di comunicazione è un male per tutti. Un male per la gente e anche per l’informazione. Ma al di là della vicenda che sta interessando Il quotidiano della Calabria, vorrei approfondire due passaggi che evidenzia Antonino Monteleone nel suo post. Il primo:

“L’informazione in Calabra ha un valore compreso tra i 4 ed 10 centesimi al rigo”

Vero, verissimo. Ma siamo sicuri che la colpa è solo ed esclusivamente degli editori? Se c’è chi paga 4 centesimi a rigo evidentemente c’è chi accetta quella miseria. Ergo: io ti sfrutto perché so che tu sei disponibile a farti sfruttare.
Quello che bisogna chiedersi, invece, è perché tanti giornalisti o aspiranti tali si rendono complici di questa situazione e non denunciano? Potrei capire gli aspiranti giornalisti, molto spesso ragazzini, che lo fanno per ottenere il tesserino di pubblicista (è anche qui ci sarebbe da fare un discorso molto lungo e anche scomodo), ma i giornalisti professionisti con quale dignità accettano di scrivere per 4 centesimi a rigo? E non rispondetemi per bisogno, perché non ci credo proprio.
Forse aveva ragione Montanelli quando sosteneva che «la servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni ma una tentazione dei servi».

In un altro passaggio Antonino scrive che tutto questo:

“… fa il gioco di chi l’informazione non la vuole al servizio della popolazione. Ma di interessi economici e di interessi politici. Che spesso coincidono”

Giustissimo anche questo. Ma ditemi quale giornale o altro mezzo di comunicazione non risponde a interessi economico-politico-affaristici. Non credo ce ne siano, considerato che ormai è la pubblicità a dettare i ritmi delle notizie e dell’informazione.
Esempio: se io politico spendo un tot in pubblicità sul tuo giornale, è “normale” che tu non scriverai in modo obiettivo su di me, ma lo farai solo in un’unica direzione e anche in modo morbido, molto morbido. Così come ci sono giornali che inevitabilmente sono legati a questo o a quella lobby politica e non potranno mai fare un’informazione obiettiva. E allora di che stiamo parlando?

Chi lavora in un giornale o in una televisione tutto questo lo sa bene e accetta le regole del gioco. Per questo motivo diffido sempre di chi parla di libertà di stampa e poi è parte integrante del sistema. Bisogna scegliere se essere realisti o idealisti. Entrambe le cose, mi dispiace, non è possibile. (do.mal.)

votami-su-oknotizie

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  1. #1 di Claudio Cordova il 8 ottobre, 2008 - 1:58 pm

    “L’informazione in questa regione ha un valore compreso tra i 4 ed 10 centesimi al rigo”.

    L’informazione ha un valore così alto che è impossibile da quantificare.

    Ma, rifletto, siamo sicuri che il 99% dei giornalisti calabresi meriti, per libertà, capacità, coraggio, una cifra superiore al “valore compreso tra i 4 ed 10 centesimi al rigo”.

    Punto di domanda.

    Per quanto riguarda il fallimento dei giornali: falliscono aziende ben più ricche, non vedo perchè stupirsi del fallimento di giornali, piccoli, medi, grandi. In Calabria, poi…
    Sottoscrivo, ovviamente, che questo sia un dramma, nonchè un fallimento per l’intera società

  2. #2 di mascal il 8 ottobre, 2008 - 2:40 pm

    Caro Domenico, scrivo anche qui, dopo averlo fatto sul blog di Antonino il mio pensiero sulla contrapposizione tra editori e giornalisti del quotidiano:
    Non entro nel merito della querelle tra giornalisti del Quotidiano ed editore poichè la mia incondizionata stima e solidaerietà va ai colleghi del giornale che stimo e rispetto. Il Quotidiano della Calabria, che da 12 anni è presente nelle nostre edicole, rappresenta una parte importante dell’informazione calabrese. La cosa che mi ha stupito è un’altra. Ricapitolo brevemente. Passo 1: redazione reggina si reca a Cosenza per riunione con la direzione editoriale. Passo 2: comunicato del segretario del sindacato giornalisti calabresi Carlo Parisi che parla di “solidarietà ai giornalisti e auspica che si possano scongiurare i licenziamenti”. Passo 3: sul quotidiano, edizione di martedì, pagine regionali, viene pubblicato un boxino in cui i giornalisti non accettano il piano degli editori. Passo 4: il comitato di redazione prende le distanze dal sindacato dei giornalisti e dal comunicato del sindacato. Passo 5: Carlo Parisi giustamente, dice: “Evidentemente il Sindacato dei Giornalisti della Calabria si è preoccupato per nulla. Al Quotidiano della Calabria son tutte rose e fiori e, a questo punto, il comunicato del Cdr apparso oggi (martedì) a pagina 10 diventa una burla”.

  3. #3 di fabio regalino il 8 ottobre, 2008 - 6:37 pm

    Il male della Calabria sono gli stessi calabresi.
    Se pensiamo alla classe dirigente politica, sanitaria, legale, imprenditoriale ecc. ecc. – sempre con l’eccezione di qualcuno ma, veramente di qualcuno – ci rendiamo conto del perchè di questo nostro ritardo storico su tutto e tutti.
    Dopo Giacomo Mancini – è non è un tributo ad egli – ma solo una constatazione – nessun altro politico è stato all’altezza. Eppure abbiamo avuto altri politici che hanno occupato posti di governo rilevanti ma non hanno avuto la capacità di lasciare un minimo di segno. Se non ci sarà una rigenerazione della classe dirigente saremo sempre al palo.
    Emigrate giovani,emigrate, non restate in questa terra che è priva di ogni tutela democratica e meritocratica. Emigrate per altri lidi, dove potrete affermare il Vostro estro, le vostre idee, il vostro intelletto. Emigrate,andate via dalla Calabria, liberatevi da ogni infingimento, l’attaccamento alla terra è ormai un sentimento che appartiene ad altri tempi. OGGI SIETE I FIGLI DEL MONDO.
    Un caro saluto a tutti che mi avranno letto. Fabio Regalino

  4. #4 di Federico Minniti il 8 ottobre, 2008 - 6:59 pm

    Appare arduo a chi si accinge a scalare questo monte chiamato “giornalismo” interpretare le “regole del gioco” che questo ha.

    Obbiettivamente credo che in Calabria si vive comunque una situazione “non delle peggiori”. Mi spiego, vado a Messina all’Università, per l’appunto a “Giornalismo”. Siamo tutti rei confessi di pazzia, anche i docenti che ci insegnano. Non passa giorno in cui tutti ci sfornano la solita solfa: “Ma questo è un campo con pochi sbocchi, non ci stanno più posti…blablabla…”.

    Va unito, a quanto detto, il fatto che il cosiddetto “tirocinio” è una vera e propria chimera, tanto da essere per molti il fatal passo per l’abbandono. Informandomi leggo spunti di riflessioni interessanti sulla situazione “editoriale”, allorché proprio Messina pare essere la città che versa nelle condizioni più infime, non con uno sguardo campanilistico, ma vedendo i fatti (soprattutto filtrati dai colleghi “disperati” per la situazione).

    A questo punto chiedo a tutti i giornalisti – semigiornalisti – pseudogiornalisti, insomma a tutti: si può “essere” giornalisti? si può essere “schiavi” di una passione al punto di credere di farne uno “stile di vita”?

    Nonostante tutto, io credo di sì.

  5. #5 di Lesath il 9 ottobre, 2008 - 10:23 am

    Cari amici,
    l’editoria è una casta, dal direttore di testata ai soci del quotidiano che delineano la linea editoriale. Preciso che ogni quotidiano prende delle sovvenzioni statali a seconda della tiratura. I giornalisti, la massa, vengono sottopagati, perché ci sono le famose penne d’oro a cui lasciano gli articoli di fondo e poco conta se ci sono giovani giornalisti che potrebbero godere di maggiore visibilità, perché anche in questo caso ci sono gli eletti, quelli che poi vediamo fare gli opinionisti nei talk show. Sono questi ultimi che rovinano la categoria dei giornalisti veri, quelli sul campo, sulle strade e che non stanno dietro una scrivania, ma parlano con le persone.

    Quando parlo di giornalisti mi riferisco a gente come Indro Montalelli, persona audace ma che rappresenta lo spirito pionieristico del giornalista.

    I miei articoli nascono dalla strada, da quello che mi dice la gente, dalle loro lamentele… ma non scrivo più per nessun quotidiano perché se non scrivi quello che vogliono loro, non vai bene. Io sono un free-lance e voglio scrivere quello che vedo e non quello che non vedo e che la redazione vorrebbe che scrivessi.

    Perché non ho perso la passione per il web giornalismo? Perché scrivere mi tiene allenata la memoria, verrà il giorno in cui verrò preso seriamente in considerazione? Non lo so, ma io seguito a scrivere sul mio blog. Del futuro non v’è certezza ma del mio blog sì. È lì e tutti lo possono leggere. Costa qualche cosa? Sì, il mio tempo libero e le mie ore di sonno, ma se c’è la passione vengo ripagato dai commenti e dalle visite dei miei lettori.
    Un saluto a tutti, Ethan Shaewn Ajakae Lesath.

  6. #6 di giovanna nucera il 9 ottobre, 2008 - 7:55 pm

    Sono perfettamente d’accordo con il collega Domenico Malara: nessuno è obbligato a farsi sfruttare. E’ una questione di scelte personali, ma nel caso dei collaboratori sfruttati non si è certamente “costretti” a farsi sfruttare per il “bisogno di sopravvivere”: non si campa con pochi euro al mese racimolati dai centesimi a rigo. E’ comprensibile lavorare per ‘guadagnare qualcosa’ ed anche fare sacrifici accettando qualche euro di retribuzione in meno (ma “qualche euro, e non decine e decine di euro in meno!”) sperando in eventuali miglioramenti professionali. Ma lavorare in nero e praticamente gratis è tutt’altra cosa: significa non farsi rispettare. Dov’è la dignità personale? Se poi lo si fa per “volontariato”, beh, anche questa, è tutta un’altra cosa: si è consapevoli di fare appunto ‘volontariato’, per cui, perchè lamentarsi? Io, però, sinceramente, piuttosto che agli Editori il “volontariato”, se posso, preferisco farlo alle persone bisognose, come anziani soli, ammalati, ecc…
    “Lavoro” significa essere anzitutto pagati nei limiti della decenza, in primis contrattualizzati (dovremmo solo indignarci davanti alle proposte di lavoro nero e rimandarle al mittente), ed esigere rispetto ed educazione dal datore di lavoro e dal luogo dove si lavora. E’ questione di difendere la propria dignità. Questo, ovviemente, è un discorso che vale per tutti gli ambiti lavorativi: compreso ovviemente l’ambito del giornalismo. Stiamo parlando di esigere diritti come lavoratori e come persone e rispetto delle leggi. La passione per il giornalismo? La capisco, eccome! So bene che significa. Da giornalista non posso non capire questa grande passione che è pure mia. Non posso non capire il desiderio che si ha di scrivere, di comunicare, e quanta sofferenza può provocare il non poterlo fare. Sofferenza che spesso è pure mia. Ma, mi consola parecchio pensare che il ‘mestiere’ di giornalista lo si può svolgere in più modi soddisfacenti, anche se non si riesce a scrivere stabilmente per una testata. Ciò che a mio parere più conta, e non dovremmo dimenticarlo “difendendoci” dalla pericolosità della ‘passione dello scrivere’ che può indurci ‘in tentazioni’, è non non fare calpestare mai da nessuno la nostra dignità: un valore umano che davvero non ha prezzo.

  7. #7 di liberareggio il 17 ottobre, 2008 - 3:46 pm

    ***********************
    Ciao
    Questo post è stato selezionato per la rubrica
    “La settimana della ReggioSfera”
    Del nuovo magazine online dei giovani reggini
    http://www.liberareggio.org.
    La rubrica raccoglie i migliori post dei blogger reggini
    della settimana appena trascorsa. L’obbiettivo
    è quello di dare più visibilità ai contenuti
    di qualità che noi reggini sappiamo produrre.
    Per cui, continua così e se hai voglia
    vienici a trovare!!!
    ***********************
    http://www.liberareggio.org

  8. #8 di enrico brogneri il 26 ottobre, 2008 - 5:31 pm

    A suo tempo ho avuto modo di raccontare la storia del disastro di Ustica in un primo testo intitolato AI MARGINI DI USTICA e, all’esito del processo sui presunti depistaggi a carico dei generali, in un secondo libro con titolo AI MARGINI DI USTICA 2 – IN TUTTA OMERTA’.
    Successivamente, nel dibattere specifici argomenti sul tema con occasionali frequentatori di blog, ho compreso che per una seria trattazione del caso non può prescindersi da un minimo di conoscenza dei fatti.
    Pertanto, intendendo sollecitare l’attenzione dei lettori su alcuni aspetti che ad oggi non hanno trovato giusto rilievo nei media e favorire in tal modo l’apertura di una discussione più accattivante, riporto alcuni passaggi – tratti dai predetti testi – che possono comunque generare delle riflessioni e invierò gratuitamente i file dei relativi capitoli a chi me ne farà richiesta per approfondimento.
    Enrico Brogneri http://www.studiolegalebrogneri.it
    (mia mail: brogneri@studiolegalebrogneri.it).

    Dal libro

    AI MARGINI DI USTICA 2 – In tutta omertà

    LIBERTA’ DI STAMPA

    “… Mannucci tradiva nel corso del dialogo una certa preoccupazione, e la questione mi procurava dispiacere. Non volevo creargli problemi con l’editore, e tuttavia mal sopportavo di essere stato gabbato. Quella sua proposta di rettifica, mediante pubblicazione di un trafiletto, non mi pareva in ogni caso adatta a rimettere le cose al loro posto. La rifiutai con decisione.
    – Assolutamente no. – Risposi – Le sembra la stessa cosa? Chi mai andrà a leggerla così relegata in quello spazio? E sul resto? –
    – Cosa c’è di più? – Domandò Mannucci.
    – Non è il momento di approfondire, ma non le pare che anche il contenuto lasci a desiderare? –
    – Cos’è che non va?! Ho riportato il suo pensiero in sintesi –
    – Lei non si rende conto che già lo stesso titolo “credevo di aver visto l’aereo libico ma si trattava di un Mirage francese” fa intravedere una mia grave incertezza? –
    Mannucci fu costretto a improvvisare una diversa interpretazione, ma non riuscì a convincermi.
    – Lei, avvocato, è accecato dalla passione per Ustica, e questo le fa onore. Nondimeno, io credo che lei stia vedendo il diavolo là dove non c’è peccato –
    – Resto della mia convinzione. Il suo obiettivo era di attaccare i magistrati evidenziando alcune loro manchevolezze sulla tipologia del mio aereo – Gli contestai.
    – Non vedo nessuna discordanza sostanziale. Ho in fondo sintetizzato il suo pensiero e glielo dimostro. Lei dice… ecco: “Non posso accusare di malafede i giudici”-
    – Visto? Non c’è proprio nel suo articolo. Non è stato riportato di proposito – Dissi imbronciato.
    Mannucci balbettò parole senza senso e, per l’imbarazzo, pareva proprio volesse imprecare contro qualcuno. Sembrò alla fine convincersi che qualcosa non era andato per il verso giusto e cedette accettando la mia nuova proposta di scrivere un secondo articolo in tempi brevi e prima della seconda udienza dibattimentale fissata per il 16 ottobre. Anche sotto tale profilo, però, rimase inadempiente, costringendomi a una azione giudiziale avanti al Tribunale di Roma.
    – Non me lo aspettavo! – Esclamò a telefono – Lei può avere ragione sul fatto della mancata pubblicazione del secondo articolo, ma la verità è che, per una emergenza, non ho avuto la possibilità di presenziare alla seconda udienza del processo. E io in ogni caso non avevo capito che quello suo era un termine ultimativo –
    – Non è colpa mia però. Credevo di essere stato chiaro – Gli risposi.
    – Quel che mi ferisce nella sua citazione, – soggiunse Mannucci – è che lei metta in dubbio la mia professionalità alludendo al fatto che io avrei servito quei soggetti interessati a occultare la verità su Ustica perché potenti o perché insediati nel mondo politico ed editoriale –
    – Ho leso la sua dignità professionale? Bene, il suo avvocato saprà come chiedere i danni – …”

    TRADIMENTO
    “… Tonino commentò l’episodio con graffiante comprensione.
    – E’ tutta gente che può vantare amicizie altolocate, contro le quali puoi far poco. E se pensi di poter essere tu a mettere in luce i misfatti di Ustica, devo convincermi che sei proprio ingenuo –
    Non seppi dargli torto.
    – Vabbé! – Buttai riesumando Scaloni – Ma non puoi negarmi il diritto di reagire se qualcuno m’accusa in mala fede di essere un assassino. Le offese sono lì, sono parole pesanti, amplificate dai microfoni e riprese da internet, ti rendi conto del contesto? –
    – E che vuoi farci! – Esclamò Tonino – Dopo tutto potrebbe essere stato davvero un lapsus, no? –
    – Un lapsus? E perché non ha chiarito!? Ha avuto tanto tempo per scusarsi! E invece, sai che ha fatto? Ha finto. Ha sostenuto di aver sottoposto ai giudici alcune domande di cancellazione delle espressioni offensive, e si è poi scoperto che si trattava di vere e proprie simulazioni, di istanze “ballerine” che potevano saltare da un procedimento a un altro per poi scomparire all’occorrenza. I suoi difensori hanno sostenuto che io avrei dovuto mettere la sordina all’episodio, e sai perché? Perché, dal loro punto di vista, il loro assistito non poteva e non doveva fare una brutta figura. Lui, il principe del Foro anconetano, il fondatore della Camera penale di Ancona, lui non poteva scoprirsi. La gente, i suoi clienti non dovevano sapere che, per imprecisati condizionamenti, non aveva onorato il processo di Ustica. Nessuno aveva il diritto di sapere –
    Tonino prese fiato e insistette sulle sue apprensioni:
    – Sono fatti gravi senza dubbio. Il pericolo è però in questo, nel potenziale allarme che suscitano certe riflessioni. Tu non puoi parlare di condizionamenti senza uno straccio di prova. Ti rendi conto dei rischi? – Osservò.
    – Sono stati loro e non io, sono stati proprio i difensori di Scaloni a coinvolgere i magistrati della Procura di Roma. Vuoi sapere cosa hanno scritto a discolpa del loro rappresentato? Hanno detto che il loro cliente aveva dovuto aggiornarsi in tutta fretta sull’episodio del Mig perché solo pochi giorni prima dell’arringa qualcuno dalla Procura gli aveva fatto sapere di dover trattare anche la questione della possibile connessione con la caduta del DC9. Chiaro? Accantoniamo pure la prospettata incredibile interferenza della Procura, ma milioni di pagine, inevitabilmente correlate alla storia di una battaglia aerea, con un presunto Mig libico onnipresente, un Mig che lasci a Castelsilano e te lo ritrovi a Pratica di Mare dopo che era stato restituito alla Libia di Gheddafi, un Mig che appare e scompare come le ballerine di Scaloni, una mole, dico, così imponente di pagine può essere digerita in pochi giorni? –
    Tonino a questo punto si mostrò sconcertato.
    – E tu credi possa bastare per ipotizzare…? – Domandò
    – Non ho elementi decisivi per sospettare grandi manovre. Ma a volte le verità fanno capolino proprio dietro i lapsus e, dopo quello di Scaloni, di lapsus ce ne sono stati altri – Esclamai rigirandomi tra le mani il libro che era stato da poco pubblicato dagli Editori Riuniti.
    Tonino si incuriosì.
    – Un altro libro su Ustica?! –
    – Un altro libro, sì. E sai chi sono gli autori? Sono Erminio Amelio e Alessandro Benedetti, rispettivamente Pubblico Ministero e avvocato di parte civile nel processo Ustica, un libro scritto a quattro mani. E su questo, lasciamo perdere. Ci sono dei passaggi strani però –
    Tonino non poteva ancora raccapezzarsi.
    – “ IH870 – Il volo spezzato” – Scandì lentamente.
    – Già, “Il volo spezzato”. Non riuscivo a trovarlo in libreria. Internet l’aveva pubblicizzato col diverso titolo di “ Ustica – Diario dal processo”. Ho fatto varie telefonate a Roma, all’avvocato Benedetti e, per ultimo, allo stesso editore. Ho saputo alla fine che era stato ristampato col titolo attuale, e hanno fatto bene visto che è stato scritto mentre si celebrava il processo –
    – Non potevano farlo? –
    – Non lo so. – Risposi – Pensa a quel che è successo alla Forleo e a De Magistris. Lasciamo perdere Benedetti, ma per i magistrati ci sono dei limiti fondati sull’opportunità di non diffondere dichiarazioni sui processi loro affidati –
    – E che hanno scritto di tanto grave? –
    – Leggi qua! – Gli dissi aprendo il testo a…”

  1. Bugie no, omissioni sì « Claudio Cordova - Blog Reggio Calabria

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