Alitalia-Cgil, quando si dice la coerenza

Alitalia sempre più nel caos. Gugliemo Epifani ha pisciato fuori dal vaso, se n’è accorto e adesso cerca di far ripulire gli altri: il governo Berlusconi, i colleghi sindacalisti di Cisl, Uil e Ugl, la Cai, i piloti, il commissario Fantozzi, il ragionier Filini, il geometra Calboni e la signorina Silvani. Anzi, il numero uno della Cgil fa di più e chiede «un’assunzione generale di responsabilità». Come dire: io ho pisciato fuori dal vaso, ma un goccino l’avete fatta pure voi!

Nell’intervista rialsciata oggi a Repubblica, Epifani respinge le accuse di Berlusconi, lancia segnali a Colaninno e soprattutto rilancia l’ipotesi di una cessione a un vettore internazionale. Proprio così, il leader del sindacato rosso, quello che si era scagliato contro Air France, adesso dispensa consigli (e con quello che costano le consulenze c’è poco da fidarsi) e dal suo pulpito proclama: «Il governo venda Alitalia a una compagnia straniera».

Ma facciamo un passo indietro. Il 29 novembre 2006 Epifani sceglie sempre Repubblica per dichiarare:

«Alitalia scomparirà se andrà all’accordo con Air France alle condizioni poste da quest’ultima»

Il 2 aprile 2008, quando il numero uno di Air France, Jean-Ciryl Spinetta, rompe le trattative dopo l’incontro con i sindacati, Epifani rincara la dose e dice: 

«Il piano di Air France presenta troppe incertezze e su troppi fronti: non sono indicate le risorse necessarie per garantire il rilancio e lo sviluppo di Alitalia, non è accettabile il livello di esuberi, non ci sono garazie per l’area di Az servizi, per il futuro dei suoi dipendenti, per il futuro di Malpensa e per il settore della manutenzione»

Bene, se ne deduce che non è stato Berlusconi, come anche Marco Travaglio vuole farci credere, a far fallire la trattativa con i francesi (vi era ancora in carica il governo Prodi), bensì l’onnipresente Guglielmo Epifani.

Il 21 aprile 2008, esattamente 19 giorni dopo la rottora con Spinetta, Epifani ritratta e aggiusta il tiro:

«Per Alitalia, Air France resta la via principale, ma i francesi devono pensare di più a Malpensa. Contemporaneamente credo che si debba assicurare, con Air France, una presenza di soggetti italiani più robusta di quella ipotizzata»

E sapete cosa dichiara oggi, 20 settembre 2008, il leader della Cgil?

«O il governo e il commissario trovano il modo di riaprire la trattativa con Cai, oppure io vedo una sola strada: la vendita immediata a una grande compagnia straniera, che ci può assicurare un know-how industriale più forte e condizioni finanziarie più solide»

Ma come, non era proprio Epifani che ha fatto la voce grossa quando i francesi volevano comprare l’Alitalia? Quando si dice la coerenza. L’impressione è che il signor Cgil stia rischiando nuovamente di farla fuori dal vaso. Qualcuno prepari la segatura. (do.mal.)

Sulla vicenda Alitalia leggi anche l’editoriale di Mario Giordano

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  1. #1 di Devis il 20 settembre, 2008 - 7:38 pm

    Non sono tutte esattezze. Perchè anche non dire le colpe di Berlusconi quando affermava che non voleva avere a che fare con i francesi spingendoli contro l’attuale governo quando si schierava dalla parte dei sindacati. Perchè non dire il pellegrinaggio continuo di quel periodo da Sarkozy per spingere sulla compagnia francese a lasciare la trattativa per far fare brutta figura a Prodi. Alla fine la colpa è soprattutto di Berlusconi che vantava una cordata che non si è mai presentata perchè quest’ultima erano persone che aspettavano un regalo. Se ne deduce chi sia Epifani sia Berlusconi in un paese normale si sarebbero dimessi. Soprattutto per avere avuto il coraggio di introdurre nella trattativa gente come Ligresti e Toto. Una mossa che era chiaramente speculativa ma altrettanto dilettantesca. Non si legga solo quello che ci fa comodo. E poi…stare a sentire Mario Giordano….tutto fuorchè un giornalista.

  2. #2 di administrator il 20 settembre, 2008 - 7:55 pm

    Caro Devis, sono assolutamente d’accordo con te. In questa tragicominca vicenda all’italiana le colpe sono un po’ di tutti: sindacati, governi di centrodestra e di centrosinistra, piloti. C’è da dire, però, che nel caso Air France un peso determinante lo hanno avuto i sindacati e la Cgil in particolare, ponendo un netto rifiuto al piano di Spinetta, che avrebbe scongiurato il fallimento della nostra compagnia di bandiera ed evitato agli italiani di accollarsi quella che ormai tutti hanno ribattezzato al “tassa Alitalia” che gravera sulle nostre teste. Lo stesso rifiuto che ha fatto saltare la trattativa con Cai e sempre per mano della Cgil. Sia con Prodi che con Berlusconi la Cgil, in questa vicenda, ha avuto un ruolo determinante e deleterio. Ecco perché ritengo che molte delle colpe ricadano su questo sindacato.
    Per quanto riguarda Mario Giordano, non sono d’accordo con ciò che dici. Al di là delle idee politiche, Giordano è un grande professionista e un giornalista che sa scivere come pochi. Ciao, Domenico Malara.

  3. #3 di Lesath il 20 settembre, 2008 - 9:59 pm

    il problema alitalia è che nessuno ha mai voluto assumersi le responsabilità, a partire dagli amministratori, sindacati, lavoratori e governi. tutti hanno fatto il bello ed il cattivo tempo mettendo nei posti di comando parenti, amici, colleghi di partito etc. il clientelismo ha rovinato alitalia e se se siamo arrivati a questi livelli di disastro economico commerciale, lo si deve a tutti. nessuno deve esimersi dal scaricare colpe su chi non le ha. saluti

    Lesath

  4. #4 di mario il 22 settembre, 2008 - 4:05 pm

    Ciao Domenico,
    finalmente riesco a farti gli auguri per questa tua nuova avventura giornalistica. Complimenti per il blog e per gli argomenti trattati, compreso quello in questione, l’Alitalia. La vincenda mi interessa, in quanto cittadino di Reggio Calabria e quindi italiano, spero che l’intero caso Alitalia finisca al più presto e nel migliore dei modi: che scompaia con tutta la sua incoerenza, con tutti i suoi strapagati piloti e manager e la sua concorrenza sleale e che quindi lasci libero l’aeroporto dello Stretto, trattato da sempre in regime di “monopolio feudale”.
    A Treviso ad esempio Alitalia non c’è con buona pace dei ricchi imprenditori e cittadini del nord-est.

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