Povero Zeman! Tutti lo vogliono, tutti lo cercano ma nessuno lo ama

Rieccolo, povero Zeman. Tutti lo vogliono, tutti lo cercano ma nessuno lo ama. “Mister esonero” proprio non ce la fa a concludere un intero campionato senza essere cacciato via. Stavolta a dargli il benservito è stata la Stella Rossa di Belgrado, in pratica la Juventus di Serbia, squadra dove il tecnico boemo si era rifugiato dopo le esperienze negative in Italia.

Ma che volete farci, Zdenek Zeman non è cattivo o incapace, e che lo dipingono così. Ricordate cosa aveva detto il fustigatore di “farmacalciopoli” prima di sbattere la porta e scappare di corsa in Serbia? «Vado via perché il sistema non mi permette di allenare in Italia. Con me i presidenti si spaventano». Sì, di retrocedere. Queste, invece, le sue prime parole dopo aver raggiunto l’accordo con la Stella Rossa: «Avevo voglia di tornare ad allenare. A Belgrado andrò in una squadra che ha vinto trenta campionati». Una minaccia o una lusinga?

Dopo appena tre giornate di campionato si è subito capito che quella del “mago del calcio champagne” era una vera e propria minaccia. La squadra che aveva vinto trenta campionati, infatti, oltre ad essere stata clamorosamente eliminata nei preliminari di Coppa Uefa dai ciprioti dell’Apoel Nicosia, adesso si ritrova ultima in classifica con un punto, otto in meno rispetto agli storici rivali del Partizan Belgrado, primi a punteggio pieno. E pensare che anche Walter Zenga era riuscito a vincere uno scudetto da quelle parti.

L’ex allenatore di Foggia, Lazio e Roma, secondo quanto riferito dall’agenzia serba Tanjug, è stato rimosso dall’incarico al termine di una riunione d’emergenza tenuta nella tarda serata di sabato dai vertici del club. Sembra, però, che nessuno sia rimasto sorpreso dell’ennesimo licenziamento del tecnico boemo. Nel nutrito curriculum di Zeman, infatti, alla voce esoneri compaiono anche quelli di Parma, Lazio, Fenerbahce (Turchia), Napoli, Salernitana, Lecce e Roma, dove il tecnico boemo fu sostituito da Fabio Capello che l’anno dopo vinse lo scudetto.

Ovviamente anche in Serbia il flop di Zemanlandia non è imputabile al suo mentore. Figuriamoci. Da indiscrezioni sembrerebbe infatti che anche lì vige ‘o sistema che non permetterebbe a Zeman di allenare. Non ci credete? Ascoltate le parole del “santone” boemo la settimana prima dell’esonero: «Non so se i calciatori mi boicottano, ma in campo nessuno fa quello che prepariamo in allenamento e questo non è normale».

Se come allenatore non gliene va bene una, Zeman potrebbe sempre provare a riciclarsi come sindacalista. Volete una dimostrazione delle sue qualità? Ecco cosa disse dopo la cacciata di Donadoni dalla guida della Nazionale: «Sbagliato esonerarlo, è stato solo più sfortunato di Lippi». Ma la perla più bella il buon Zdenek la consegna al suo sito ufficiale, dove scrive: «A mio parere, la grande popolarità che ha il calcio nel mondo non è dovuta alle farmacie o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza in ogni angolo del mondo c’è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi. Ma il calcio, oggi, è sempre più un’industria e sempre meno un gioco». Quasi, quasi ci crede pure lui. Peccato, però, che il grande moralizzatore da oltre 30 anni fa parte di quest’industria.

Sarebbe però inseneroso non riconoscere un primato all’uomo che ha portato in Italia il calcio spettacolo. E che record. Quello, cioè, di essere stato allontanato da tutte le squadre in cui ha allenato negli ultimi 15 anni, in qualunque Paese, in qualunque serie e a qualunque livello.

Povero Zdenek. Più sfortunato di Paperino, più piccolo e nero di Calimero. Chi glielo doveva dire che finanche in Serbia ci sono presidenti che si spaventano di lui. E poi che tristezza vederlo così, andare via moggi(o), moggi(o)… (do.mal.)

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  1. #1 di claudiocordova il 9 settembre, 2008 - 3:02 pm

    Persona per bene come poche. L’ho sempre ammirato per il proprio coraggio e la propria schiettezza, nonchè per il tipo di gioco, spumeggiante, che, negli anni è riuscito a dare alle proprie squadre. Purtroppo quel tipo di gioco divertiva tutti (talvolta anche gli avversari) ma non era (e non è) redditizio per quanto riguarda i risultati.
    Adesso sembra aver imboccato la parabola discendente e nella vita quando le cose girano male è difficile invertire la rotta.
    Mi auguro che il boemo sia in grado di farlo, ma non ci scommetterei nemmeno un centesimo.

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