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Quando il Pci diceva: «Non togliete quel Crocifisso»

crocifisso

Quello che leggerete non la reazione scomposta del papa-teologo Benedetto XVI all’indomani della sentenza della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo  che, in nome della libertà religiosa, ammonisce dall’esporre nelle scuole la raffigurazione di Cristo in croce.

Nè, tantomeno, il delirio di un qualche integralista cattolico, turbato dall’insulsa pronuncia del tribunale europeo. No, è “semplicemente” l’editoriale pubblicato da L’Unità il 22 marzo 1988 a firma di Natalia Ginzburg, scrittrice, giornalista, deputata alla Camera come indipendente nelle liste del Pci, figura di primo piano della cultura del dopoguerra, autrice di “Lessico familiare”.

In questo editoriale, quanto mai attuale, l’intellettuale comunista, di origine ebrea, si schiera in difesa del crocifisso. Era il 1988 e in Italia era appena scoppiata la polemica sulla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche.

Scrive Natalia Ginzburg:

GinzburgIl crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. La ricoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo smettere di dire così?

Il crocifisso è simbolo del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.

Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo.

Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini.

Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero. Alcune parole di Cristo le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente.

Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono diventate il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto.

Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

Non credo che ci sia da aggiunge altro. Vi invito solo a riflettere sui ragionamenti psicopatici di un tribunale che un giorno si occupa di curvature delle zucchine e l’altro del diametro dei piselli, che arriva a ritenere anti-igienica la pizza cotta nel forno al legna e tra una cosa e l’altra, trova il tempo per dire che esporre i crocifissi nelle aule scolastiche viola la libertà religiosa. Credibile? Più o meno quanto quell’ibrido politico-giuridico che è l’Europa!

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  1. giovanna
    5 Novembre, 2009 alle 12:29 pm | #1

    Condivido l’articolo della Ginzburg. Gesù rappresenta il dolore dell’uomo. Un uomo che è stato ucciso solo per aver predicato amore, fratellanza e uguaglianza.
    Consiglio di ascoltare 2 canzoni del grande Fabrizio De Andrè: “Preghiera in Gennaio” e “Si chiamava Gesù”. Di una bollezza e poetica straordinaria. Ricordando che Faber era ateo ma amante del personaggio del Cristo.

  2. fab
    5 Novembre, 2009 alle 8:09 pm | #2

    il crocifisso si può togliere ; ma non con le motivazioni date dalla Corte per cui sarebbe una minaccia alla libertà religiosa e al diritto dei genitori di scelgiere come educare i figli
    Se qualcuno si sente minacciato dalla presenza del crocifisso il problema risiede in lui e non nella croce

    Negli scontri ideologici tra integralismo laicista e cattolico il crocifisso è solo un espediente

    L’Europa fessa contro il crocifisso nelle scuole.

  3. 6 Novembre, 2009 alle 12:32 pm | #3

    “Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti,” eh?
    Non è il tribunale per i diritti dell’uomo a farsi le pippe con la curvatura dei piselli…
    “Credibile?” tanto quanto gli altri.

    Nel merito della questione, è contraddittorio che lo stato italiano dica “tutte le religioni sono uguali davanti alla legge, però in tutte le aule mettiamo il crocifisso” perchè il crocifisso è anche un simbolo religioso. Lo stato dovrebbe lasciare la libertà di appendere ciò che ogni genitore ritiene sia idoneo alla crescita religiosa del figlio. L’unica alternativa altrettanto equa sarebbe vietare esplicitamente qualsiasi simbolo religioso, ma ho l’impressione che questa decisione resterebbe inascoltata come una “grida” del manzoni…
    RIPETO secondo me non è sbagliato avere simboli religiosi in aula, è sbagliato che ce li metta lo stato.

  4. 10 Novembre, 2009 alle 10:09 am | #4

    Sono pienamente con quello che ha detto Ginzburg è mi chiedo perché queste idee non vengano insegnate agli studenti a scuola

  5. fantasma76
    30 Novembre, 2009 alle 1:57 pm | #5

    Nella Vita di Costantino, Eusebio dà invece una dettagliata descrizione della visione affermando di averla ricevuta dall’imperatore stesso; secondo questa versione, Costantino stava marciando col suo esercito quando, alzando lo sguardo verso il sole, vide una croce di luce e sotto di essa la frase greca “Εν Τουτω Νικα” (“Con questo vinci”), reso in latino come In hoc signo vinces, “Con questo segno vincerai”. Dapprima insicuro del significato della visione, Costantino ebbe nella notte un sogno nel quale Cristo gli spiegò di usare il segno della croce contro i suoi nemici. Eusebio continua descrivendo il labarum, lo stendardo usato da Costantino nella sua ultima guerra contro Licinio, recante il segno ‘Chi-Rho’.

    La croce sostituisce Marte il dio della guerra, si mette sugli scudi, sugli stendardi, le spade stesse rappresentano una croce. La croce è il simbolo dell’imposizione per eccellenza, non per niente gli ideatori del natale bianco e cristiano, il KKK italiano la portano a spasso come vessillo di vittoria sull’islam.
    La croce è scandalo, il bene sta nel vangelo, nelle parole e nelle azioni di quel Cristo che sta su quell’arredo scolastico da 2000 anni, a pagare per nostre colpe, e in 2000 anni non siamo stati capaci di chiedergli scusa, e sollevare la nostra croce liberandolo da quei chiodi.

    Esodo20 1 Allora Dio pronunciò tutte queste parole:
    2 «Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù.
    3 Non avere altri dèi oltre a me.
    4 Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. 5 Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano,

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