Archivio

Archive for Marzo 2009

Congresso Pdl, Scopelliti: «Un nuovo Sud è possibile»

30 Marzo, 2009 Domenico Malara 2 commenti

«Con questo Congresso si concretizza un percorso avviato da tempo dopo oltre 10 anni di battaglie comuni tra Alleanza Nazionale e Forza Italia». Così il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, intervenendo alla seconda giornata di lavori del Congresso fondativo del Pdl. Per Scopelliti la nascita Popolo della Libertà semplificherà la politica «rendendola credibile e comprensibile», e l’obiettivo del Pdl sarà quello di «raggiungere la maggioranza assoluta dei consensi». Di qui il ricordo di Pinuccio Tatarella e poi il riferimento all’Europa: «Non c’è’ Europa senza Italia». Ma l’Europa deve liberarsi dai «legacci della sinistra che la tengono ancorata». E poi il tema naturalmente caro a Scopelliti, il Mezzogiorno: «Il Sud – ha detto – può trovare in questa stagione federalista un’opportunità» ed è così ritornato su un passo del discorso pronunciato la scorsa settimana da Gianfranco Fini sui problemi e le necessità del Mezzogiorno. «Un nuovo Sud – ha sottolineato Scopelliti – è possibile» del resto è sul «territorio si gioca partita fondamentale». (Asca)

Clicca sul video in basso per rivedere l’intervento integrale del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, al congresso fondativo del Popolo della libertà.

votami-su-oknotizie

Benito Berlusconi e i suoi complici del Pd

27 Marzo, 2009 Domenico Malara 3 commenti

di Fausto Carioti per Libero del 26 marzo 2009

veltroni-berlusconi

Nel manicomio della politica italiana mancava solo lo schizofrenico. Ci ha pensato il Partito democratico a colmare la lacuna. Al momento, infatti, di Pd ne esistono almeno due. Il primo, che è facile incontrare sui titoli dei giornali, è quello che minaccia di rivolgersi al Tribunale internazionale per i crimini contro l’umanità ogni volta che Silvio Berlusconi apre bocca. È il partito del Walter Veltroni che paragona il premier oggi a Vladimir Putin e domani a Benito Mussolini. E intanto denuncia, fremente di sdegno, «il disegno scellerato e autoritario» di un governo che «minaccia la democrazia». È il Pd di Dario Franceschini che sale sulle barricate perché se il premier vincerà pure le elezioni europee «quello che potrà fare dal giorno dopo è inimmaginabile». Del capogruppo al Senato Luigi Zanda, convinto che Berlusconi voglia decretare «la fine della divisione dei poteri». Poi c’è l’altro Pd, di cui però si parla poco. Meno affascinante, forse, ma di sicuro molto più concreto. È quello che, se si va a guardare le votazioni parlamentari sui provvedimenti più importanti, si scopre essere allineato al pericoloso «regime» berlusconiano. Un partito che riesce a fare eleggere i suoi uomini alla guida delle giunte e delle commissioni parlamentari. E che poi, incassata la poltrona, come se nulla fosse tornare a gridare al golpe strisciante.

L’ultimo esempio è quello del federalismo fiscale. Era «un testo contraddittorio e pasticciato di cui non si capiscono i tempi e soprattutto i costi» (parole di Anna Finocchiaro, 3 ottobre del 2008). Veltroni lo definiva «una concessione alla Lega». Alla fine, nonostante Giulio Tremonti non abbia fornito chiarimenti sui costi, lo hanno fatto passare senza nemmeno opporsi. Segno che forse non faceva poi così schifo. Alla votazione finale della Camera, infatti, il Pd si è astenuto, mentre l’Italia dei valori ha votato addirittura a favore. Morale: 319 voti favorevoli, 195 astenuti e appena 35 contrari. Certo, ha pesato la decisione del governo di accogliere qualche emendamento del Pd, oltre alla volontà del partito di Franceschini di non rompere i rapporti con la Lega (domani, chissà, Umberto Bossi potrebbe tornare utile). Proprio questo, però, fa del federalismo fiscale – la più importante delle riforme volute sinora dal governo – un provvedimento bipartisan.

Ma il Pd è riuscito a fare anche di meglio. Una delle novità più discusse della legislatura, ovvero la modifica della legge elettorale per le europee, fatta apposta per tagliare i “nanetti” di destra e sinistra da ogni rappresentanza parlamentare e privarli dei contributi pubblici, è stata votata in fraterna armonia dal Pd assieme al PdL. A Montecitorio, dopo una votazione – questa sì – bulgara (517 favorevoli, 22 contrari, 2 astenuti), Veltroni andò a stringere la mano ai berlusconiani Elio Vito, ministro per i rapporti con il Parlamento, e Denis Verdini, coordinatore di Forza Italia. «Almeno una cosa insieme in questa legislatura l’abbiamo fatta», gongolava felice il leader del Pd. A dimostrazione del fatto che con i colonnelli del tremendo dittatore di Arcore si possono anche fare buoni affari, quando conviene.

Del resto è dall’inizio della legislatura che il Pd intasca poltrone con il benestare dell’«anti-democratico» Berlusconi. Alla Camera ha ottenuto la presidenza della giunta per le Elezioni, andata a Maurizio Migliavacca, e della giunta per le Autorizzazioni, toccata a Pierluigi Castagnetti. Alla guida del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica è stato mandato Francesco Rutelli. Il comitato per i procedimenti di accusa (di fatto un ente parlamentare inutile) è stato affidato al senatore del Pd Marco Follini, che somma questa carica con quella di presidente della giunta per le Elezioni e le Immunità parlamentari di Palazzo Madama. Sempre al Senato Ignazio Marino, del Pd, è stato mandato alla guida della commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, mentre a Montecitorio la presidenza della commissione d’inchiesta sugli Errori in campo sanitario è andata all’esponente dell’Italia dei Valori Leoluca Orlando. Un altro senatore del Pd, Pietro Marcenaro, è presidente della commissione straordinaria per i Diritti umani, ed Emma Bonino, eletta pure lei nelle liste del Partito democratico, presiede la commissione per le Pari opportunità nel Senato. Gran parte di queste cariche sono andate all’opposizione perché così vuole la prassi parlamentare. Ma il punto è proprio questo: la normalità della spartizione delle poltrone, alla quale l’opposizione partecipa senza remore, smentisce le invettive sul regime che gli esponenti del Pd lanciano un giorno sì e l’altro pure.

Normalità che si è vista anche con le nomine in campo radiotelevisivo. Alla fine la presidenza della commissione di Vigilanza sulla Rai è andata a Sergio Zavoli, senza dubbio più gradito al Pd di quanto lo fosse Leoluca Orlando, sul cui nome il partito di Veltroni, all’inizio della legislatura, aveva finto di essere d’accordo. Ieri Paolo Garimberti, proveniente dal gruppo di Repubblica, scelto anch’egli dal Pd e approvato da Berlusconi, è stato indicato per la presidenza della Rai. A febbraio era toccato a Giuliano Amato, già ministro nei governi di Massimo D’Alema e Romano Prodi, essere chiamato dal governo a presiedere l’istituto Treccani. Ad aversene a male – non senza qualche ragione – furono tanti esponenti del PdL, mentre i parlamentari del Pd applaudivano alla «prestigiosa» scelta fatta da Berlusconi. Il giorno dopo, manco a dirlo, avevano già ricominciato con la litania del governo che occupa tutti gli spazi e fa carne di porco della democrazia. Fosse vero, visto come sono andate sinora le cose in Parlamento, difficilmente il «regime» di Berlusconi avrebbe potuto trovare un complice migliore del Pd.

votami-su-oknotizie

Dalla casa del padre alla villa del padrone

fini_almirante

Dalla casa del padre...

Dalla casa del padre alla villa del padrone. Ecco come in una sola battuta (la paternità è di Francesco Storace) si può riassumere vita, morte e sepoltura della Destra che fu e la transumanza in atto, o la deportazione volontaria, fate voi, di Alleanza Nazionale nel Popolo delle libertà.

Se usava questo come slogan per l’ultimo congresso di An, probabilmente Gianfranco Fini sarebbe stato più credibile. Ma di credibilità e coerenza all’ex figlioccio di Giorgio Almirante ne è rimasta ben poca, tanto poca che dopo aver buttato nel cesso la destra e la sua storia, adesso certifica la sua instabilità mentale (che fa rima con opportunismo politico) rinnegando ciò che egli stesso aveva orgogliosamente affermato non più di qualche anno fa: «Mussolini è il più grande statista del Novecento».

Al giornalista che gli ricorda come 15 anni fa definì il Duce il più grande statista del secolo, Fini replica: «Sono affascinato dalla sua domanda… è evidente che la risposta sia in quello che ho fatto in questi anni… la mia risposta è no, non sono dello stesso parere, altrimenti sarei schizofrenico. Un minimo di coerenza, altrimenti avremmo fatto bingo…».

...alla villa del padrone
…alla villa del padrone

Certo che sentire parlare Fini di coerenza fa un certo senso. Proprio lui che “coerentemente” ha abiurato tutto l’abiurabile possibile, financo la moglie Daniela Di Sotto (fascista della prima ora);  lui che se avesse un quotidiano tutto suo lo chiamerebbe “Svolta continua” e che nel giro i pochi anni è passato dal cameratismo alla Camera dei deputati. Il prossimo gradino sarà quello di presidente del Consiglio con Berlusconi capo dello Stato. Un copione già scritto. Il prezzo da pagare, quello che oggi è sotto gli occhi di tutti.

Ma torniamo alle esequie… ops, al Congresso di An. Forse non è un caso che gli applausi più fragorosi si sono avuti quando sul vidiwall è passato il video di Giorgio Almirante e durante l’intervento del deputato triestino Roberto Menia, il quale ha espresso forti perplessità per la fusione nel Pdl. Tutto questo prima delle lacrime di coccodrillo del buon Fini che, qualcun maligna, sembra avere avvertito i suoi di non votare per alzata di mano. Si sarebbero notate troppe braccia tese… (do.mal.)

votami-su-oknotizie


Di Destra si nasce. E io lo nacqui!

24 Marzo, 2009 Domenico Malara 2 commenti

toto

di Antonio Nicolò
Uomo di destra e consigliere comunale al Comune di Reggio Calabria

Muore alla Nuova Fiera di Roma per “crisi ideologica” la Destra Italiana, all’età di sessant’anni.

Così direbbe uno dei tanti, comuni e anonimi necrologi che scivolano sotto il nostro sguardo disattento: lo piangono gli amici e parenti tutti.

Badate bene, non sopporto gli addii, le scene commoventi e strappalacrime, i lamenti da teatro tragico di Sofocle e, tanto meno, l’ipocrisia, il grigiore inquieto e la contraddizione di alcuni uomini.

Sono disposto ad accettare delle scelte tanto necessarie, nelle loro ragioni profonde, quanto rovinose nelle loro conseguenze, ma non il pianto! Stessa cosa dicasi per i “roboanti proclami” e i “megagalattici entusiasmi”.

Guardiamo in faccia la realtà e consideriamola per quello che è.

Posso consentire a qualche nostalgico, come me, una “civile e salutare rassegnazione”: non ne parliamo più! Stendiamo come si usa dire, in queste circostanze, un velo pietoso.

Spegniamo le luci e lasciamoci dietro gli eventuali “entusiastici proclami” (che non mancano mai in circostanze simili), gli “inutili lamenti” e raccogliamoci in un “ossequioso silenzio”: non possiamo fare altro.

Ma, alla fine dei conti, chi si lamenta e di che cosa ?

Comprendo e ho rispetto del “militante ignoto”, cosi come ho rispetto del comune cittadino che si è nutrito di valori e ideali per una vita, ma gli altri no (intendo chi ha fatto e continua a fare politica).

Perdindirindina, non lamentatevi: in compenso nasce il partito degli Italiani!

In fondo così è la vita: una morte e una nascita e il ciclo non si arresta.

Non mi chiedete che cosa sia il partito degli Italiani, perché non l’ho capito neanche io: dovete però ammettere che il nome è azzeccato!  Suona bene ed è d’effetto!

Il leader? Berlusconi! Non vi sta bene?

In fondo un partito degli Italiani ci voleva, se ne sentiva la mancanza, considerato, che a rappresentare gli Italiani, di partiti, obiettivamente, non è che ne esistessero più.

Personalmente, una cosa mi rasserena, resteranno nel Pdl i valori comuni e la classe dirigente di destra: vi sembra poco?

Volete forse insinuare che dei valori non se ne vede neanche l’ombra o, che i dirigenti che andranno a rappresentarci nel Pdl non hanno niente a che vedere con la Destra?

Sciocchini! Le innovazioni, i percorsi, le svolte, i progetti, le scelte vincenti e “cianfrusaglie varie” dove le mettete! Siete proprio “tosti” a voler ancora parlare di Destra!

Se il Fascismo è stato il male assoluto lo scioglimento di “questa” Destra è il male minore.

E poi lo volete capire che “essere di destra” non vuol dire appartenere a un partito o a un “cumulo di valori e di ideali”: essere di Destra vuol dire avere un “imprinting genetico”: tradotto vuol dire che o lo si è naturalmente di Destra o no lo si è per nulla. Non esistono le mezze misure cosi come non esistono più le mezze stagioni.

Ecco l’inutilità del parlare, del disperarsi, del contestare, del rinnegare, del trasformarsi, del progredire: queste cose fanno parte della “finzione”.

E la finzione altro non è che creazione: chi è di Destra non ha bisogno di finzione perché vive la realtà (di destra) cosi com’è!

Dunque la domanda da porsi non è che fine farà la Destra ma… dov’è la Destra?

Non chiedetelo a me, perché ne ho perso le tracce e non so più dove andare a cercarla (intendo la destra politica), se non dentro di me!

Dunque, che la Destra si chiami Msi, Fiamma, Destra, Alleanza Nazionale, Partito degli Italiani o “compagnia ballando” ha poca importanza; la cosa di cui dovremmo preoccuparci è: siamo in grado di parlare e comportarci da Uomini di Destra?

Riconosciamo che esiste una Destra che riesca a vivere a qualsiasi cambiamento presente e futuro?

Tutto il resto è fatica sprecata: “sti pagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive, nuje simmo serie… appartenimmo à morte!”.

votami-su-oknotizie

De Magistris e Mastella colleghi. Why not?

18 Marzo, 2009 Domenico Malara 8 commenti

luigi_demagistris

All’arte del riciclarsi non si sottrare neppure un personaggio assurto a mito come Luigi De Magistris. Quello delle inchieste Poseidon e Why Not, per intenderci. Il magistrato che proprio nell’ambito di Why Not ha mandato nel tritacarne mezzo mondo politico, su tutti il bel Mastellone reo di intrattenere rapporti con il faccendiere calabrese Antonio Saladino. Gli stessi rapporti che ebbe anche un certo Tonino Di Pietro, il quale, però, non fu neppure sfiorato dall’inchiesta condotta dal magistrato napoletano (sull’argomento vi consiglio la lettura dell’articolo di Emanuele Boffi).

Sarà un caso, ma proprio ieri De Magistris ha ufficializzato la sua candidatura alle prossime elezioni europee, proprio nelle file di Italia dei Valori, il partito-famiglia dell’Inquisitore di Montenero di Bisaccia. Quello che tra le sue fila non manca di annoverare anche indagati e condannati, financo un appartenente alla P2. Ma evidentemente, questi sono solo dettagli.

Se tanto mi da tanto, De Magistris diventerà collega di Clementone Mastella. Considerato che il re di Ceppaloni politico lo è ancora. Nobile appare la motivazione per la sua discesa in campo: «Scelgo la politica perchè non mi hanno lasciato fare il pm. Lavorerò per il bene dell’Italia».

Da ciò si evince che il candidato e futuro parlamentare europeo Luigi De Magistris è ormai un ex magistrato. Sembra, appunto, ma ovviamente non è così. In fin dei conti, ditemi chi è in Italia quel fesso che rinuncia così facilmente alla poltrona e quindi al potere. Nessuno, neppure uno come De Magistris che ha pensato bene di chiedere l’aspettativa al Csm.

Come dire: male che mi vada in politica, torno a fare il magistrato!

Certo, De Magistris non è il primo e non sarà neanche l’ultimo, per carità, ma almeno da chi ha cercato di combattere la Casta, ci si aspettava uno scatto di moralità (mamma mia che parolone!!!). Invece, anche il magistrato napoletano ha certificato un assioma già collaudato: se non puoi sconfiggere il sistema, allora fanne parte…

Che dire, questo conferma la mia stima con riserva nei confronti di De Magistris. A proposito. E Clementina Forleo? Probabilmente sarà la prossima. (do.mal.)

votami-su-oknotizie

Ma il buffone non era Berlusconi?

17 Marzo, 2009 Domenico Malara 11 commenti

Dai che dai, alla fine l’allievo ha superato il maestro. Tante ne ha dette, tante ne ha fatte che padre Marco da Annozero, al secolo Marco Travaglio, in quanto a buffonagini è riuscito ha fare di meglio di un campione del mondo come Silvio Berlusconi.

Dopo la splendida esibizione ad Annozero, dove il nostro ha scimiottato un Sant’Oro d’annata (ricordate “Bella ciao”?), riproponendo una sua personalissima versione di “Sincerità”, storpiata per l’occasione in “Silvio Pascià” (e chi sennò), di cui ripropongo il video

Marco don Chisciotte Travaglio ci prende gusto e si ripropone in versione canterino a “Victor Victoria”, il nuovo show di Vittoria Cabello in onda su La7 stasera alle 23.30. Siccome demolire una giovane cantante come Arisa era fin troppo facile, perché non provare a distruggere un mostro sacro come Franco Battiato? E allora eccolo nella riproposizione del video “Centro di gravità permanente”, con tanto di passetti di danza e abiti di scena.

Inguardabile!!!

Evidentemente quando dicevo che Marco Travaglio è più un cabarettista che un giornalista, non mi sbagliavo. Fossi per i comici di Zelig, inizierei a tremare! (do.mal.)

votami-su-oknotizie

C’è chi ci mette il cuore, chi la faccia… di bronzo

16 Marzo, 2009 Domenico Malara 2 commenti

ndranghetaTorno a parlare, ahimè, della Calabria. Com’era prevedibile l’arresto di Giovanni Strangio, il superlatitante accusato di essere mente ed esecutore della strage di Duisburg dell’agosto 2007, ha scatenato la solita stucchevole processione di complimenti e dichiarazioni di facciata: «I più vivi apprezzamenti a magistratura e forze dell’ordine…»«…una speranza per un futuro senza crimine», «è stato sancito un altro durissimo colpo alla ‘ndrangheta…» e bla.. bla… bla…

Tra le tante, una merita di essere riletta. Quella nientepopodimenoché del presidente della Regione Calabria Agazio Loiero: «La cattura di Giovanni Strangio – dice Loiero – a coronamento di un’indagine internazionale complessa, mi auguro possa avviare una nuova primavera di legalità a San Luca e in Calabria».

Certo che sentire parlare Loiero di «primavera di legalità» è c0me immaginare Pietro Pacciani presidente dell’associazione vittime del mostro di Firenze. Proprio lui, governatore di una regione, la Calabria appunto, con il Consiglio regionale più indagato d’Italia: 33 inquisiti su un totale di 50. Esattamente i 2/3 esatti dell’intera assemblea, senza distinzione di colore o partito politico, e con accuse che vanno dall’associazione mafiosa alle truffe all’Unione europea (reato che va molto in voga in Calabria) passando per il voto di scambio, le estorsioni, le infiltrazioni, la corruzione e la concussione.

Nuova primavera di legalità? Neppure il buon Cetto Laqualunque sarebbe riuscito a spararne una migliore!

Ma d’altronde, non fu lo stesso Loiero che alla domanda di un giornalista: «Le pare possibile che nel suo Consiglio regionale ci sono 33 deputati inquisiti?», candidamente rispose: «No, così tanti no, secondo me sono qualcuno in meno! E in fondo qui in Calabria se uno non ha almeno un avviso di garanzia vuol dire che non conta proprio niente».

Ora capisco perché per la nuova campagna pubblicitaria della Calabria, profumatamente remunerata dalla Regione e affidata a Gennaro Gattuso, hanno scelto l’accattivante slogan “Noi ci mettiamo il cuore”, perché la faccia, quella di bronzo, ci ha già pensato qualcun’altro a metterla.

votami-su-oknotizie