Ciao Mino…
Un grande uomo, un grande cantante, un vero calabrese. Ciao Mino…
«Forse certe persone con la puzza sotto il naso, non è che amino molto Mino Reitano. Ma io preferisco essere amato dalla gente semplice, da quella gente umile che mi somiglia»
(Mino Reitano al Tg1 in occasione dei suoi 60 anni)
A Petrus l’ultima intervista e il suo testamento spirituale: «Offro le mie sofferenza a Gesù e alla Madonna».
Vivo questo terribile periodo della mia esistenza con serenità e ottimismo. Sono sempre stato cattolico e un uomo di fede, non vedo perchè la fiducia in Dio dovrebbe vacillare proprio ora. Offro le mie sofferenze a Gesù e alla Madonna. Gesù è l’immagine della bontà, il Figlio di Dio, di Colui che ha creato il bene, il mondo, la natura. La Madonna è Sua Madre, mia Madre, la mamma della Chiesa, la discepola fedele che mai ha perduto la speranza. E sull’esempio di Maria, neanch’io perdo la speranza di farcela.
Uno dei doni più belli che la vita mi ha dato è stato quello della famiglia: una moglie splendida e due figlie che mi sono sempre vicine e non mi lasciano mai. Cos’altro avrei potuto pretendere di più?
Non porto rancori a nessuno, perdono tutti. Non voglio lasciare nulla in sospeso con alcuno. Il cristianesimo è saper dimenticare, lasciarsi alle spalle rancori e risentimenti, abbandonarsi liberamente alla misericordia. Senza perdono la nostra fede sarebbe vuota. Io stesso chiedo perdono nel caso abbia danneggiato qualcuno, anche se, mi creda, nel limite delle mie possibilità, ho sempre cercato di aiutare e comprendere tutti. Se non ci sono riuscito, spero davvero vogliano scusarmi.
Sono stato un cattolico credente e praticante sin da piccolissimo. Molto tempo fa, a causa dello stress e dei tanti concerti che avevo tenuto in giro per il mondo, avevo perso la voce. I medici non sapevano spiegarsi scientificamente il caso, perché una vera e propria patologia non emergeva da alcun tipo di accertamento diagnostico. Fu così che, comprensibilmente sconvolto, andai a Sotto il Monte, il paese nativo del Beato Giovanni XXIII. Il fratello di Giovanni XXIII era un mio amico e mi disse di pregare il “Papa Buono” di intercedere presso Dio affinché mi restituisse la voce. Il tempo di fare ritorno in Calabria e stavo di nuovo bene. I medici non seppero dare alcun tipo di spiegazione: fu qualcosa di praticamente istantaneo.
Ho avuto la fortuna di incontrare sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI. Due uomini fantastici, che porterò sempre nel cuore. Entrambi sono stati gentilissimi con me, soprattutto Benedetto XVI, che mi disse testualmente: “Lei ha gli occhi buoni”. Mi misi a piangere come un bambino per la commozione e ad un certo punto cercai di inginocchiarmi per baciargli la mano, ma me lo impedì, mi trattenne e mi accarezzò. Che grande umiltà! Che grande umanità! Non dimenticherò mai le sue parole, il suo sguardo di padre, la carezza che mi fece sul viso.
Se credo negli angeli? Certo, ma io ho un angelo speciale. Come forse lei saprà, io sono cresciuto praticamente senza conoscere mia madre. Però lei dal cielo ha vegliato su di me. È mia madre il mio angelo custode. E poi c’è l’altra madre, la Madonna: pregatela incessantemente, supplicatela, vogliatele bene. Vedrete che anche nei momenti di dolore e difficoltà, proprio come quello che sto vivendo io, non vi sentirete mai soli.








Commenti Recenti