Lotta armata alla prostata

Ci mancava solo Renato Curcio. Il fondatore delle Brigate Rosse, mai pentito nè dissociato, una volta rivendicava gli attentati terroristici compiuti insieme al suo manipolo di esaltati, oggi rivendica la pensione. Segni dei tempi che cambiano. Alla lotta armata contro lo Stato imperialista e borghese, si è sostituita la lotta allo Stato disattento e non assistenzialista nei confronti dei rivoluzionari armati della terza età. Al mitra si è sostituito il catetere, alla rivoluzione proletaria la prostata ingrossata.
Insomma, bastava qualche acciacco, il diabete e la pressione alta, per fare apprezzare al compagno Curcio il valore della borghesissima pensione.
«Ho 67 anni - dice - e sono costretto a lavorare finchè potrò perchè l’Inps mi ha comunicato che non ho diritto alla pensione. Eppure ho lavorato nei vari carceri, ma risulta che non sono stati versati contributi adeguati. Quindi non avrò mai un assegno pensionistico. E non ho diritto nemmeno alla pensione sociale, di povertà per intenderci, perché sono sposato e mia moglie ha un reddito. Quindi, non ho diritto a nulla».
Insomma, terroristi e avanzi di galera di ogni genere non mancano occasione per pretendere il rispetto dei loro diritti. Peccato che proprio loro non hanno rispettato i diritti di altri uomini. Primo fra tutti il diritto alla vita.
La migliore risposta al terrorista Curcio l’ha data Lorenzo Conti, figlio di Lando il sindaco fiorentino ucciso dai brigatisti:
«Perché il signor Renato Curcio pretende la pensione quando nemmeno alcune vittime del terrorismo l’hanno ricevuta da questo Stato? Perché il signor Curcio invece di dedicarsi alla guerra armata e alla rivoluzione proletaria, non si è dedicato, come noi tutti, a svolgere un lavoro normale… E come mai, in questi anni, non ha mai chiesto scusa alle vittime del terrorismo che oggi, a stento, riescono di condurre una vita decorosa?».
E aggiunge:
«Faccio un giuramento a tutti gli italiani: se lo Stato concede a Curcio una pensione, io chiedo asilo politico all’America o a Israele, che hanno mostrato sempre la loro vicinanza alle vittime del terrorismo e non ai carnefici».
Personalmente mi unisco al pensiero di Conti, soprattutto dopo le vergogne riguardanti i casi Mambro, Petrella e per ultimo Battisti, per il quale sembra che il governo francese, sotto sollecitazione di madame Carlà Brunì, abbia avuto un ruolo decisivo nel convincere il Brasile a non concedere all’Italia l’estradizione.
A proposito di soubrettine francesi crocerossine dei terroristi, sentite cosa disse di Curcio l’attrice Fanny Ardant, intervistata dal Corriere della Sera nell’agosto 2007:
«Per me Renato Curcio è un eroe. Ho sempre considerato il fenomeno Brigate rosse molto coinvolgente e passionale».
Complimenti madame. E io che credevo che gli eroi li avesse solo Berlusconi! (do.mal.)
P.S.: Giusto per capire chi era e cosa ha fatto Renato Curcio (per quei pochi che non lo sapessero) vi invito a leggere la sua biografia su Wikipedia.








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