Ichino, se a tia u stage non ti piaci, fatti i cazzi toi!

C’è puzza di magagna dietro l’appassionata difesa del futuro dei giovani calabresi, da parte di Giuseppe Bova, presidente del Consiglio regionale più indagato d’Italia. Quello calabrese, appunto. La magagna si chiama “voucher formativo”, la puzza la sente Pietro Ichino, giuslavorista e senatore del Partito democratico (stessa area politica del governo calabrese, per intenderci), ripetutamente minacciato di morte dalle nuove Brigate rosse.
La vicenda riguarda i cosidetti “voucher formativi” istituiti dal Consiglio regionale della Calabria e destinati ai migliori 250 (poi divenuti 500) laureati calabresi. Ciascuno dell’importo di 1.000 euro mensili per 24 mensilità, con uno stanziamento complessivo di 6 milioni di euro, per metà rivenienti dal bilancio regionale, per l’altra metà da contributi del Fondo sociale europeo. In sostanza, i 500 migliori laureati calabresi, con voto di laurea 110/110, saranno impegnati per due anni in stages formativi nelle pubbliche amminsitrazioni calabresi. «Al termine dei 24 mesi di stage – sostiene Bova – dovrà essere la Calabria a dimostrare come vuole utilizzare le sue migliori intelligenze».
Nei giorni scorsi si è conclusa la fase di apprendimento in aula, della durata di tre mesi, ed entro il 29 gennaio i 423 laureati calabresi saranno abbinati ai 170 enti pubblici sparsi nella regione, dalla provincia di Reggio al comune di Roccabernarda, dove inizieranno quello che è ormai per tutti “il superstage”: due anni di formazione a 900 euro al mese netti per 1.500 ore di lavoro all’anno che, tolti i weekend, significa un impegno di 5,7 ore al giorno.
L’autorevole Pietro Ichino, però, sente puzza di magagna. «È scandalosa – dice il giuslavorista in un’intervista a Corriere.it – la durata di questi stage, doppia rispetto al limite di legge, e lo è anche l’entità del compenso, decisamente abnorme rispetto a quel che accade normalmente. Ho organizzato decine di stage ogni anno, in passato, per i miei studenti: non duravano mai più di sei mesi e, di norma, il compenso andava dai 400 ai 600 euro. Per il modo in cui questa cosa è stata attivata il contenuto formativo mi sembra del tutto formale, non sostanziale».
Vicenda chiusa? Proprio per nulla. Ichino scrive una lettera al governatore della Calabria Agazio Loiero e il 15 gennaio presenta un’interrogazione parlamentare al ministro del lavoro, al ministro della funzione pubblica e al ministro per le politiche comunitarie.
Per non farla lunga, vi rimando al blog di Pietro Ichino, dove è possibile leggere il seguito della querelle, con la replica di Loiero e quella molto prosaica e appassionata di Bova, nella quale il numero uno dell’assemblea legislativa calabrese sembra dire al giuslavorista: «Ma come, noi tentiamo di offrire ai migliori giovani laureati un’opportunità per fare un’esperienza di alta formazione nella loro regione e lei ci rema contro?» Come dire: caro Ichino, se a tia u stage non ti piaci, fatti i cazzi toi!
Alla replica di Bova segue la controreplica di Ichino:
Ringrazio il presidente Bova di questa risposta molto tempestiva; essa non è, però, altrettanto esauriente, anzi elude i quattro punti decisivi della questione. In particolare:
- essa nulla dice circa la durata abnorme di questi “stage”, addirittura doppia rispetto al termine massimo fissato dalla legge (ciò che configura una grave irregolarità, suscettibile di dar luogo alla contestazione di dissimulazione di effettivi rapporti di lavoro subordinato sotto l’apparenza di stage formativi);
- non spiega che senso abbia trattenere centinaia di laureati eccellenti per due anni presso le amministrazioni pubbliche calabresi, dal momento che nello stesso tempo si danno assicurazioni sul punto che non sarà presso le amministrazioni ospitanti che i giovani troveranno il lavoro vero, al termine del biennio;
- la lettera di Bova non spiega a che cosa sia servito (e a che cosa potessero mai servire) per queste centinaia di laureati eccellenti i tre mesi iniziali di “percorso formativo di orientamento e accompagnamento all’inserimento”, da loro svolti e terminati proprio in questi giorni, trattandosi di un “percorso” del tutto indifferenziato e in nessun modo collegato alle specificità di ciascun singolo “progetto formativo”;
- la lettera non spiega, infine, quale senso abbia che questi pretesi “stage” formativi, destinati nominalmente ad addestrare i giovani interessati all’innovazione nelle amministrazioni pubbliche, si svolgano presso amministrazioni che tale innovazione non hanno ancora sperimentato: non sarebbe stato più logico, se questo fosse stato davvero lo scopo dell’iniziativa, inviarli presso amministrazioni di altre Regioni e Paesi, in modo che essi ivi attingessero il know-how e le professionalità che in Calabria fanno difetto?
Ora si capisce cosa intendeva Agazio Loiero quando per uno dei suoi libri scelse il titolo L’impossibile altrove. Una lusinga o una minaccia? Titolo che nella versione inglese potrebbe essere tranquillamente tradotto in Calabria, impossible is nothing!
Detto questo, vi invito a guardare attentamente il video e trovare, se siete capaci, le differenze. Io non ci sono riuscito!








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