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Archive for Gennaio 2009

Ecco chi difende gli stupratori

31 Gennaio, 2009 Domenico Malara 45 commenti

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«Ci hanno picchiati, sì. Prima i carabinieri, nella camera di sicurezza della caserma di Guidonia; poi le guardie, entrando a Rebibbia. Hanno picchiato me e hanno picchiato anche gli altri: sentivo le loro urla».

Ve ne hanno date sempre troppo poche!

Si lamentano le bestie. Piangono e chiedono aiuto. Che fine hanno fatto le urla di gioia e di divertimento mentre stupravano la povera ragazza di Guidonia?

Svanite, adesso piangono e chiedono aiuto. Dicono di essere stati picchiati prima dai carabinieri e dopo dalle guardie carcerarie. E c’è pure chi, come la parlamentare dei radicali Rita Bernardini e il segretario dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” Sergio D’Elia (ex dirigente di “Prima Linea”, l’organizzazione terroristica di estrema sinistra), s’indigna e va a trovarli in carcere per confortarli e accertarsi che non siano maltrattati. Ma vaffanculo!

Dov’erano la Bernardini e D’Elia in questi giorni? Perché non hanno portato la loro solidarietà alla ragazza di Guidonia violentata? Come sempre la vittima è Caino, tanto Abele è ormai già bello che morto.

Leggetelo perché il racconto della Bernardini è proprio da strappalacrime:

«Uno zoppicava e aveva segni di percosse su un occhio, sulle gambe e sull’anca destra, altri due avevano gli occhi pesti, ma affermavano, uno di essere caduto e l’altro di essersi picchiato da solo per la disperazione. Ma due hanno ammesso di essere stati pestati a più riprese nelle camere di sicurezza della caserma dei carabinieri di Guidonia. Schiaffi, pugni e calci sono stati dati ai sei romeni in caserma, anche se non so se per rabbia o per farli confessare. Di sicuro oggi erano molto impauriti. Non ci sentiamo di escludere che i sei rumeni abbiano subito ulteriori maltrattamenti, seppure di minore intensità e violenza fisica, anche al momento dell’ingresso a Rebibbia. Il romeno che dice di essersi picchiato da solo non riesce a mangiare, è disperato e piange in continuazione. Un altro, che non parla una parola di italiano, deglutisce in continuazione, si vede che sono tutti terrorizzati. Quelli che parlano italiano ci hanno spiegato che in caserma erano in sei celle diverse e ogni tanto qualcuno entrava e li picchiava».

bernardini_ritai151206_adn-200x150Cara Bernardini e caro D’Elia, se avete così tanto timore che i vostri amati rumeni siano pestati in carcere, perché non ve li portate a casa? Poverini, col freddo di questi giorni gradiranno di certo un brodino caldo, una copertina, due carezzine e il bacino della buonanotte. Oppure potreste fare l’esatto contrario: stabilitevi voi in cella a Rebibbia con i vostri amati stupratori. Quale migliore modo per difenderli da possibili altre aggressioni. Mi raccomando però, attenti alle spalle!

Non solo. I deputati radicali presenteranno un’interrogazione urgente ai ministri della Difesa e della Giustizia, nella quale chiederanno che si accerti, attraverso il riscontro delle cartelle cliniche, in che condizioni fisiche i sei romeni sono entrati in carcere. «Nel nostro codice – ha detto la Bernardini – non è previsto che nessuno debba subire pestaggi o violenze perché ha commesso un reato».

Illustre radicale libero, perché non chiede anche le cartelle cliniche della povera ragazza di Guidonia? Le ricordo inoltre che nel nostro codice è anche previsto che nessuno debba subire pestaggi e violenze solo perché si azzarda incatuamente ad uscire la sera. Infine, signora Bernardini, li difenderebbe così strenuamente queste bestie se ad essere stuprata fosse stata lei o sua figlia? (do.mal.)

ULTIM’ORA: Mentre scrivo apprendo che due dei sei rumeni  di Guidonia sono già a casa grazie a una decisione del giudice di Tivoli che gli ha concesso i domiciliari (ma dove, se vivevano nelle baracche?). Tutto questo mentre a Cassano Jonio vengono arrestati altri  cinque rumeni con l’accusa di violenza sessuale di gruppo su di una donna, anch’essa rumena di 21 anni.

Anche questi sono “ignobili” pregiudizi nei confronti degli immigrati?

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La giornata tipo del Milan

31 Gennaio, 2009 Domenico Malara 8 commenti

milan

Dopo quella dell’Inter, non potevo non pubblicare la giornata tipo dei cugini del Milan.

ore 7.00: Maldini viene svegliato da Galliani, Senderos si è fatto male dormendo, gli viene rinnovato il contratto per un altro anno.

ore 8.00: per la colazione Milanlab prepara delle super dentiere per i giocatori.

ore 9.00: Beckham ha un servizio fotografico per Armani.

ore 10.00: Ancelotti porta Gattuso, con la museruola, a fare i bisognini.

ore 10.30: tutti i giocatori, lo staff, e la dirigenza si recano nella chiesetta adiacente Milanello per ascoltare Kakà celebrare la messa.

ore 11.00: inizia l’allenamento, si fa male Nesta, Galliani chiama Maldini e gli rinnova il contratto per un altro anno.

ore 12.00: Beckham ha un servizio fotografico per D&G.

0re 12.30: durante l’allenamento a Gattuso sfugge una bestemmia. Kakà si illumina, gli spunta un aureola sulla testa ed esclama: “Padre perdonalo perché non sa quello che fa”.

ore 13.30: Pato non mangia le verdure e Ancelotti lo punisce togliendogli i cartoni animati.

ore 14.00: Pato arriva intristito all’allenamento perchè Goku ancora non riesce ad uccidere Maginbu. Nonno Maldini cerca di fargli forza.

ore 15.00: Gattuso mangia gli ossi avanzati dal pranzo e scodinzola.

ore 16.00: Beckham ha un servizio fotografico per Versace.

ore 16.30: l’altoparlante di Milanello annuncia: Maldini, Bechkam, Emerson, Kaladze, Sheva, Inzaghi, Ambrosini, Seedorf, tutti in infermeria per il cambio del catetere.

ore 17.00: nella corsetta si fa male Kaladze, Galliani chiama Maldini e gli rinnova il contratto per un altro anno ancora.

ore 18.00: Dida viene colpito da una foglia e stramazza al suolo.

ore 18.30: iniziato l’allenamento, appena usciti dalla doccia con i capelli bagnati e fumanti si incrociano gli sguardi di Zambrotta, Bechkam, Kaka, Maldini e Dinho. Accecati dalla loro bellezza vengono travolti da uno stato di trance e si metono ad intonare con annesso balletto “Back street back”

ore 19.00: Beckham si fa delle foto.

ore 20.00: Sheva fa training autogeno per convincersi di saper ancora giocare a calcio.

ore 23.00: Dinho va al The Club, poi al Toqueville, poi all’Hollywood.

ore 24.00: Maldini viene chiamato da Galliani, s’è fatto male Thiago Silva.

ore 1.00: Kaka sveglia l’intero albergo chiedendo soccorso immediato: Pellegatti in mutande e giarrettiera si è infilato nel suo letto implorandolo di rinunciare alla castità.

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Torna Cesare, sta casa ’spietta a te!

30 Gennaio, 2009 Domenico Malara 8 commenti

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Dopo Lula e il ministro brasiliano della giustizia Tarso Genro, adesso è direttamente il terrorista Cesare Battisti a prenderci per il culo. Il proletario armato per il comunismo in un’intervista dice, poverino, di essere innocente, di non avere ucciso nessuno, che era semplicemente uno dei tanti militanti italiani degli anni ‘70 e che nei suoi confronti c’è un accanimento insensato da parte dell’Italia.

Insomma Cesare Battisti è un chierichetto senza macchia e senza peccato; uno che negli anni di piombo, al massimo, avrà sventolato qualche striscione di protesta mentre tutti gli altri sparavano; uno che il pomeriggio rimaneva buono a casa a fare i compiti, mica andava a organizzare gli assassini del maresciallo della polizia penitenziaria Antonio Santoro, del macellaio Lino Sabbadin, del gioielliere Pierluigi Torregian, dell’agente della Digos Andrea Campagna. Ma come si permette il governo italiano a buttare fango su di un cittadino modello come lui?

Sicuramente l’Italia ha sbagliato persona. Il povero Cesare, volendo proprio esagerare, avrà sì e no qualche volta intonato “Bella ciao”, ma niente a che vedere con il suo omonimo Lucio, quello sì che era un vero terrorista. Pensate a canzoni come “La mia canzone per Maria”, chiaro manifesto per la liberalizzazione della droga, oppure “Per una lira”, velata protesta contro l’impero capitalista; “Il tempo di morire”, testo utilizzato per la rivendicazione di attentati omicidi; “Innocenti evasioni”, canzone di protesta contro i compagni rinchiusi in carcere; “Il nostro caro Angelo”, dedicata al collega del Circeo Angelo Izzo; “7 e 40″, evidente dichiarazione di lotta armata contro lo Stato tassatore e l’Ordine dei commercialisti. E che dire di “Sì viaggiare”, inno del rifugiato politico (possibilmente in Francia o Brasile) e di “Una donna per amico”, dedicata alla compagna Marina Petrella. E poi, che cavolo, dovevano essere chiare le intenzioni terroristiche di Battisti Lucio quando questi decise di cantare in coppia con una che si chiama Mina…

Che stupidi a non capirlo per tempo. E adesso come si fa? Non si può di certo chiedere l’estradizione al paradiso.

Rimane, però, un dubbio. Perché se il terrorista, ops scusate, il signor Battisti Cesare si dichiara innocente non rientra in Italia? E perché ha scomodato financo i servizi segreti francesi per organizzarsi un rilassante e spensierato soggiorno in Brasile? Non poteva affidarsi, come fanno tutti, a un’agenzia di viaggi?

Per favore signor Battisti, ci illumini, altrimenti non riusciamo a darci pace. Deve sapere che il nostro è un Paese che si preoccupa dei suoi cittadini, soprattutto quelli all’estero, non si sa mai cosa può succedere. Spero (ma non ne sono sicuro) d’interpretare il pensiero anche di tanti comunisti come lei. Torna Cesare, sta casa ’spietta a te! (do.mal.)

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E lo Stato che fa? Si costerna, s’indigna, s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità…

29 Gennaio, 2009 Domenico Malara 22 commenti

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«Avevamo bevuto, avevamo deciso che ci saremmo divertiti: uno di noi l’ha violentata due volte, quella ragazza. Ci avevamo già provato, quella sera. Poche ore prima avevamo tentato di aggredire un’altra coppietta, ma era andata male».

Basta con l’ipocrisia della solidarietà di facciata e dal politicamente corretto. Solo una minima percentuale di stranieri che arrivano in Italia sono una risorsa, il resto sono criminali che trovano nel nostro Paese dei balocchi un luogo sicuro dove poter delinquere. Si tratta, per la maggior parte, di rumeni, marocchini e albanesi. Nonostante tutto i nostri governanti, anche di fronte ad episodi come quelli accaduti a Guidonia e Torino (solo gli ultimi di una lunga serie), restano impassibili e scelgono di fare demagogia. Da una parte Berlusconi che insiste con la fregnaccia dell’esercito, dall’altra l’opposizione fantasma guidata da Veltroni che piuttosto che fare una proposta seria, preferisce cavalcare l’onda lunga delle violenze per sparare contro il governo. In mezzo c’è la banda Di Pietro-Grillo-Travaglio, per i quali gli stupri e le violenze non esistono: avete sentito, da parte loro, solo una minima parola sull’argomento? Niente, silenzio, erano troppo impegnati a insultare il presidente della Repubblica e menarcela con il solito teatrino dell’antipolitica.

Infine c’è il nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini, che potrebbe ma non vuole. Anzi, partecipa anche lui al festival delle cazzate. Dice che si potrebbe sospendere il trattato di Schengen, ma non vuole farlo perché proprio lui è stato uno responsabili dell’allargamento delle frontiere europee. Certo, sarebbe come sconfessare se stessi. Frattini riesce a fare, anzi a dire, anche di più:

«Io non direi che questi sono criminali rumeni: un criminale è un criminale. Però ci sono dati statistici: la comunità rumena è quella dalla quale purtroppo viene una gran parte di quelli che commettono reati in Italia. Questi criminali devono scontare la pena nel loro Paese e la Romania deve accettare questo discorso».

Prima dice che i rumeni sono criminali come gli altri, poi, però, non può fare a meno di evidenziare come la comunità rumena sia quella che commette più reati. Per la serie: come rettificare se stessi nel giro di qualche riga. Frattini, inoltre, in quanto ministro degli Esteri ed ex commissario europeo, dovrebbe sapere che il sistema giudiziario rumeno è ancora più indulgente di quello italiano. Si rischierebbe, dunque, che queste bestie scontino nel loro Paese una pena minima e nel giro di qualche anno ce li ritroveremmo sotto casa a stuprare e delinquere. come prima e più di prima.

Certo, qualcuno potrebbe anche ribattere dicendo che stupratori e delinquenti ce ne sono anche in Italia, e l’esempio del violentatore della notte di Capodanno a Roma ne è la testimonianza. Appunto, grazie a Dio, non ci facciamo mancare nulla, ed è proprio per questo che non abbiamo certo bisogno degli immigrati per ingrossare le fila della criminalità nostrana.

Per frenare l’ondata di delinquenza straniera, duqnue, l’unica proposta seria è proprio quella di sospendere temporaneamente il trattato di Schengen, per arginare l’afflusso di tutta questa feccia. Non una proposta populista, come potrebbe pensare qualcuno, ma una procedura prevista dalla stesso trattato:

Art. 1 Le frontiere interne possono essere attraversate in qualunque luogo senza che venga effettuato il controllo delle persone.
Art. 2 Tuttavia, per esigenze di ordine pubblico o di sicurezza nazionale, una Parte contraente può, previa consultazione delle altre Parti contraenti, decidere che, per un periodo limitato, alle frontiere interne siano effettuati controlli di frontiera nazionali adeguati alla situazione. Se per esigenze di ordine pubblico o di sicurezza nazionale s’impone un’azione immediata, la Parte contraente interessata adotta le misure necessarie e ne informa il più rapidamente possibile le altre Parti contraenti.

Una misura già adottata nel 2005 sia dall’Olanda che dalla Francia, quando ministro degli Interni era un certo Nicolas Sarkozy. Ma si sa, qui siamo in Italia, il Paese che qualcuno definisce incivile perché non ci sarebbe libertà di stampa. Di converso, però, c’è libertà di delinquere. In Italia tutto si può, nulla osta. (do.mal.)

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Ciao Mino…

28 Gennaio, 2009 Domenico Malara 13 commenti

Un grande uomo, un grande cantante, un vero calabrese. Ciao Mino…

«Forse certe persone con la puzza sotto il naso, non è che amino molto Mino Reitano. Ma io preferisco essere amato dalla gente semplice, da quella gente umile che mi somiglia»
(Mino Reitano al Tg1 in occasione dei suoi 60 anni)

A Petrus l’ultima intervista e il suo testamento spirituale: «Offro le mie sofferenza a Gesù e alla Madonna».

Vivo questo terribile periodo della mia esistenza con serenità e ottimismo. Sono sempre stato cattolico e un uomo di fede, non vedo perchè la fiducia in Dio dovrebbe vacillare proprio ora. Offro le mie sofferenze a Gesù e alla Madonna. Gesù è l’immagine della bontà, il Figlio di Dio, di Colui che ha creato il bene, il mondo, la natura. La Madonna è Sua Madre, mia Madre, la mamma della Chiesa, la discepola fedele che mai ha perduto la speranza. E sull’esempio di Maria, neanch’io perdo la speranza di farcela.
Uno dei doni più belli che la vita mi ha dato è stato quello della famiglia: una moglie splendida e due figlie che mi sono sempre vicine e non mi lasciano mai. Cos’altro avrei potuto pretendere di più?
Non porto rancori a nessuno, perdono tutti. Non voglio lasciare nulla in sospeso con alcuno. Il cristianesimo è saper dimenticare, lasciarsi alle spalle rancori e risentimenti, abbandonarsi liberamente alla misericordia. Senza perdono la nostra fede sarebbe vuota. Io stesso chiedo perdono nel caso abbia danneggiato qualcuno, anche se, mi creda, nel limite delle mie possibilità, ho sempre cercato di aiutare e comprendere tutti. Se non ci sono riuscito, spero davvero vogliano scusarmi.
Sono stato un cattolico credente e praticante sin da piccolissimo. Molto tempo fa, a causa dello stress e dei tanti concerti che avevo tenuto in giro per il mondo, avevo perso la voce. I medici non sapevano spiegarsi scientificamente il caso, perché una vera e propria patologia non emergeva da alcun tipo di accertamento diagnostico. Fu così che, comprensibilmente sconvolto, andai a Sotto il Monte, il paese nativo del Beato Giovanni XXIII. Il fratello di Giovanni XXIII era un mio amico e mi disse di pregare il “Papa Buono” di intercedere presso Dio affinché mi restituisse la voce. Il tempo di fare ritorno in Calabria e stavo di nuovo bene. I medici non seppero dare alcun tipo di spiegazione: fu qualcosa di praticamente istantaneo.
Ho avuto la fortuna di incontrare sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI. Due uomini fantastici, che porterò sempre nel cuore. Entrambi sono stati gentilissimi con me, soprattutto Benedetto XVI, che mi disse testualmente: “Lei ha gli occhi buoni”. Mi misi a piangere come un bambino per la commozione e ad un certo punto cercai di inginocchiarmi per baciargli la mano, ma me lo impedì, mi trattenne e mi accarezzò. Che grande umiltà! Che grande umanità! Non dimenticherò mai le sue parole, il suo sguardo di padre, la carezza che mi fece sul viso.
Se credo negli angeli? Certo, ma io ho un angelo speciale. Come forse lei saprà, io sono cresciuto praticamente senza conoscere mia madre. Però lei dal cielo ha vegliato su di me. È mia madre il mio angelo custode. E poi c’è l’altra madre, la Madonna: pregatela incessantemente, supplicatela, vogliatele bene. Vedrete che anche nei momenti di dolore e difficoltà, proprio come quello che sto vivendo io, non vi sentirete mai soli.

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Internatelo!

«Mi hanno dato dell’antisemita ma non è corretto. È semplicemente un problema di verità storica: non ci sono prove dell’esistenza delle camere a gas. Non sono il solo a dirlo».

Internatelo!!!

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Andate e stuprate più che potete. In Italia si può!

27 Gennaio, 2009 Domenico Malara 27 commenti

franceschini2Guardatelo bene. Questo nella foto è Davide Franceschini, la bestia che la notte di Capodanno a Roma ha stuprato la 25enne di Genzano.

Non sono sospetti o congetture, ma certezze. È stato lui a confessare la violenza compiuta sul corpo della povera ragazza romana, a descrivere nei particolari le sevizie, a  dire di avere agito perché imbottito di droga e alcool. Quasi che questo particolare potesse essere un’attenuante.

In un Paese civile, animali di questo genere, per giunta reo confesso, sarebbero già in carcere e chissà per quanti anni. Purtroppo siamo nella Italia dei balocchi, un Paese che difende assassini, mafiosi, terroristi, serial killer, stupratori, pedofili, e abbandona al proprio destino chi subisce le violenze. Per tutelare i delinquenti si sono addirittura iinventati la figura del Garante per i diritti delle persone private della libertà personale (guai a chiamarli carcerati, si offenderebbero). E così, mentre Franceschini se ne sta tranquillo a casa (forse?), la sua vittima è in un letto d’ospedale a curarsi le ferite.

La decisione del giudice Marina Finiti di concedere i domiciliari alla bestia di Capodanno, apre uno scenario inquietante e lancia un messaggio che suona più o meno così: stuprate tranquillamente, divertitevi, confessate il reato, dimostratevi dispiaciuti e male che vada passerete qualche mese di vacanza forzata a casa.

Dicono che il magistrato abbia solo applicato le procedure. Parlano di rispetto della legge dimenticandosi, però, il rispetto della persona. Di quella povera ragazza stuprata e di tutte le altre che continueranno ad essere violentate.

Mi chiedo: come avrebbe agito il giudice Marini Finiti se ad essere violentata fosse stata lei o  peggio ancora la figlia? Avrebbe applicato allo stesso modo la legge?

Appaiono quanto mai asssurde le motivazioni che si leggono nell’ordinanza del giudice, secondo cui «è concreto il pericolo che il giovane si renda irreperibile per sottrarsi a una responsabilità per lui troppo onerosa da affrontare», così come «è concreto il rischio di recidiva specifica, desumibile dalle modalità della condotta, che denotano una specifica propensione dell’uomo alla violenza fisica». In sostanza Franceschini potrebbe fuggire e, cosa ancora più grave, potrebbe violentare ancora. E il giudice che fa? Lo lascia comonadamente andare a casa. Bella contraddizione.

Qualche anno fa la Lega aveva proposto la castrazione chimica per i pedofili e gli stupratori. Che fine hanno fatto quelle buone intenzioni? Il governo oggi  vorrebbe aumentare il numero dei soldati nelle città,  onestamente non so quanto possa servire. Credo che più che i soldati è necessaria una giustizia vera, con pene certe ed esemplari. Per alcuni reati, come appunto la pedofilia o lo stupro, la castrazione chimica potrebbe rivelarsi un ottimo deterrente. Come dire: punirne uno per colpirne cento.

Invece siamo al cospetto di un sistema giudiziario impotente. Come condannare, poi, coloro che decidono, in preda alla rabbia e alla disperazione, di farsi giustizia da soli?

la-legge-e-uguale-per-tuttiDavvero mi meraviglio che, nonostante questi episodi di violenza, ci sia ancora gente che parla di carcere rieducativo e non punitivo. Cazzate. La pena può e deve rieducare il soggetto che ruba o spaccia, ma dev’essere esclusivamente punitiva con bestie che vanno in giro a stuprare, molestare bambini, uccidere. Soggetti che devono terminare i loro giorni in carcere, gente che con la cosidetta società civile non hanno niente a che vedere.

Come se non bastassero già i nostri di stupratori, oggi sono stati arrestati i cinque rumeni che nella notte tra giovedì e venerdì scorsi, violentarono una ragazza di 21 anni e picchiarono il suo fidanzato. Certo, con questo non voglio dire che tutti i rumeni sono feroci delinquenti, ma è ormai statisticamente provato che tra gli stranieri sono i maggiori responsabili di episodi criminali nel nostro Paese.

Messaggio a tutti coloro che hanno strenuamente sostenuto l’apertura indiscriminata delle frontiere europee? Ecco questi sono i frutti. O meglio, i frutti marci dell’europeismo tout court. (do.mal.)

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Piccole cose di valore non quantificabile

Una notte, in una stazione dei carabinieri, un brigadiere raccoglie l’insolita denuncia di una ragazza a cui hanno rubato i sogni.

Vi invito a guardare fino in fondo lo splendido cortometraggio di Paolo Genovese e Luca Miniero.

Ringrazio Lucrezia Zingale per avermi fatto emozionare con questo video. (do.mal.)

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Arrestato per detenzione di… tachipirina

24 Gennaio, 2009 Domenico Malara 1 commento

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Incredibile ma vero. Tre mesi in carcere per aver detenuto in casa della tachipirina. È quanto accaduto a un 80enne di Reggio Calabria, che tre mesi fa è stato arrestato per possesso di sostanza stupefacenti dagli uomini della Guardia di Finanza della città dello stretto.

La vicenda paradossale si è consumata a Sambatello, rione alla periferia nord di Reggio Calabria: una telefonata anonima avverte i finanzieri che in un casolare dentro un terreno agricolo c’è della cocaina. Parte la perquisizione e, in effetti, gli uomini del Gico, dentro una busta utilizzata per congelare gli alimenti, trovano della polvere bianca. Per il proprietario 80enne scattano le manette e l’uomo viene rinchiuso in carcere. Dopo tre giorni, il Gip nel corso dell’interrogatorio concede all’anziano gli arresti domiciliari. I legali dell’uomo fanno ricorso al Tribunale della libertà, dove l’uomo si dice vittima di una vendetta e disconosce il contenuto dell’involucro ritrovato. Per i giudici del riesame, però, la versione non è credibile e gli confermano gli arresti.

Ieri, dopo tre mesi, sono arrivati i risultati degli esami sulla polvere sequestrata: tachipirina in polvere, stabilisce il referto. L’80enne, ex dipendente comunale di Reggio Calabria e incensurato, è stato subito scarcerato con tante scuse.

Sembra che l’uomo si sia giustificato dicendo che, in ogni caso, la tachipirina era ad uso personale, da assumere con temperature superiori a 38 gradi. Finalmente si è scoperto di che cosa si faceva Tony Manero nella febbre del sabato sera! (do.mal.)

Fonte: Apcom

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Caro Travaglio, fatti, non pugnette!

23 Gennaio, 2009 Domenico Malara 10 commenti

È proprio vero, alcune volte è meglio stare zitti e dare l’impressione di essere stupidi che aprire bocca e togliere ogni dubbio. Marco Travaglio, ieri sera, questo dubbio ce l’ha tolto. Nella sua solita requisitoria ad Annozero, il pm dell’antipolitica, non solo ha dimostrato di essere stupido, ma probabilmente anche ignorante (intenso come colui che ignora, che non conosce un determinato insieme di nozioni o una determinata materia). Dico probabilmente perché è più verosimile che il professor sò-tutto-io-voi-altri-siete-degli-ignoranti-leggetevi-le-carte-e-i-documenti, accecato dal suo odio per quella cricca di malfattori di Berlusconi & Co., abbiamo solo voluto calcare la mano più del dovuto, non pensando che qualcuno potesse stanarlo.

La predica di padre Marco è incentrata sulle recenti inchieste giudiziarie napoletane in tema di corruzione. Ovviamente sta accuorto ed evita abilmente di tirare in ballo il figlio di Di Pietro, tanto più che il papà e in studio e potrebbe rimanerci male.

Travaglio sfodera il suo solito sorriso ironico e visto che non può parlare dell’enfaint prodige di casa Di Pietro, ripiega su Alfredo Vito, descritto come personaggio chiave nella spartizione della ricca torta degli appalti pubblici. Il politico napoletano è stato condannato in via definitiva a 2 anni (pena patteggiata) con restituzione di 5 miliardi di lire ascrivibili a episodi di corruzione. Lo stesso è stato deputato fino all’aprile 2008, eletto per Forza Italia nella circoscrizione Campania 2.

E qui casca l’asino, cioè Travaglio. Il documentatissimo Marco tira fuori dal suo tacquino dei peccati la solita perla di saggezza: «Alfredo Vito – dice – ha restituito 5 miliardi di lire di tangenti, ha promesso e giurato che lasciava la politica per sempre ed infatti oggi è deputato del Popolo della Libertà».

La stronzata ormai è detta ed è il sottosegretario del PdL, Alfredo Mantovano, a beccare quel Travaglio di un Marco con le mani nella marmellata. Mantovano, infatti, ha ricordato che l’unico Vito attualmente in Parlamento per il PdL è Elio Vito (ministro per i rapporti con il parlamento) e che quando l’altro Vito era parlamentare, il PdL ancora non esisteva. Insomma, come si dice in questi casi, notizia falsa e destituita di ogni fondamento!

Guai, però, ad ammettere l’errore, dire “scusate mi sono sbagliato, anche io non sono infallibile”. Per carità, sarebbe come sconfessare se stessi. E così, con quel ghigno, che più che un sorriso sembra una paresi, Travaglio come si giustifica? Candidamente afferma di aver parlato di Alfredo Vito come di “un parlamentare del centrodestra”, e che in fin dei conti non fa differenza col PdL. Come dire: l’importante è sputtanarli, se poi ci sono delle imprecisioni non importa.

Caro Travaglio, spargiti il capo di cenere e ammetti di aver detto proprio una ca…, una vera cazza…, una grande gigantesca strepitosa cazzata! (do.mal.)

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