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Giornalismo silente e censura strisciante

censuraLa storia risale a qualche mese fa, ma voglio rilanciarla perché la ritengo quanto mai educativa per tutti coloro che si fanno portavoci della tanto decantata controinformazione, in nome e per conto dei vari Marco Travaglio, Michele Santoro, Beppe Grillo e Milena Gabanelli.

La vicenda riguarda Paolo Barnard, un giornalista free-lance vittima di una delle forme più infami di censura, al cui confronto l’editto bulgaro berlusconiano è roba da ragazzini. Proprio perché a tappare la bocca a Barnard non è stato Re Silvio, bensì Milena Gabanelli, quella che con il suo Report si innalza a paladina della libera informazione.

La storia è pressapoco questa: un giornalista fa un’inchiesta per Report che viene apprezzata, mandata in onda, lodata, perciò replicata due anni dopo, ma a un certo punto querelata; e la Rai e la Gabanelli non solo abbandonano il giornalista al suo destino, ma gli comunicano che nel caso si rivarranno su di lui. La Rai ha potuto far questo in virtù della clausola di manleva, una condizione presente nei contratti dei giornalisti che permette all’editore (in questo caso la Rai) di sollevarsi da ogni responsabilità legale dovuta al lavoro del giornalista a libro paga, che è costretto a firmare se vuole lavorare.

Il giornalista in questione è Paolo Barnard, il quale aveva denunciato il sistema di comparaggio nel settore farmaceutico. Nell’inchiesta “Little Pharma & Big Pharma”, Barnard illustra la pratica attuata, secondo quanto da egli accertato, da alcune case farmaceutiche, consistente nella corruzione di medici di base al fine di ottenere prescrizioni illecite di farmaci da esse prodotti. Mediante questa procedura illegale, il comparaggio appunto, si causano gravissime ripercussioni sull’intera comunità e sull’efficienza del servizio sanitario nazionale. Un gesto nobile, di “vera” informazione, che la Rai avrebbe dovuto difendere sino in fondo, in tutte le sedi di giudizio: al contrario, l’Azienda ha promesso al giornalista di rivalersi nei suoi confronti.

Ascolta tutta la vicenda raccontata direttamente dalla voce di Paolo Barnard:

Questa, invece, è la lettera aperta in cui Barnard spiega le sue ragioni:

Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura nell’informazione di cui non si parla mai. È la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell’appoggio dell’indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando l’opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti “fuori dal coro”.

Si tratta, in sintesi, dell’abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste “scomode”. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d’informazione ve lo illustro citando il mio caso.

Si tratta di un fenomeno dalle ampie e gravissime implicazioni per la società civile italiana, per cui vi prego di leggere fino in fondo il breve racconto.

Per la trasmissione Report di Milena Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un’inchiesta contro la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l’11/10/2001 (“Little Pharma & Big Pharma”). Col comparaggio (reato da art.170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene ovviamente con gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio Garattini ha dichiarato: «Dal 30 al 50% di medicine prescritte non necessarie») e spesso anche sulla nostra salute (uno dei tanti esempi è il farmaco Vioxx, prescritto a man bassa e a cui sono stati attribuiti da 35 a 55.000 morti nei soli USA).

L’inchiesta fu giudicata talmente essenziale per il pubblico interesse che la Rai la replicò il 15/2/2003.

Per quella inchiesta io, la Rai e Milena Gabanelli fummo citati in giudizio il 16/11/2004(1) da un informatore farmaceutico che si ritenne danneggiato dalle rivelazioni da noi fatte.

Il lavoro era stato accuratamente visionato da uno dei più alti avvocati della Rai prima della messa in onda, il quale aveva dato il suo pieno benestare.

Ok, siamo nei guai e trascinati in tribunale. Per 10 anni Milena Gabanelli mi aveva assicurato che in questi casi io (come gli altri redattori) sarei stato difeso dalla Rai, e dunque di non preoccuparmi(2). La natura dirompente delle nostre inchieste giustificava la mia preoccupazione. Mi fidai, e per anni non mi risparmiai nei rischi.

All’atto di citazione in giudizio, la Rai e Milena Gabanelli mi abbandonano al mio destino. Non sarò affatto difeso, mi dovrò arrangiare. La Gabanelli sarà invece ampiamente difesa da uno degli studi legali più prestigiosi di Roma, lo stesso che difende la Rai in questa controversia legale(3). Ma non solo.

La linea difensiva dell’azienda di viale Mazzini e di Milena Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di imputare a me, e solo a me (sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in caso di sentenza avversa(4).

E questo per un’inchiesta di pubblico interesse da loro (Rai-Gabanelli) voluta, approvata, trasmessa e replicata*.

*(la Rai può tecnicamente fare questo in virtù di una clausola contenuta nei contratti che noi collaboratori siamo costretti a firmare per poter lavorare, la clausola cosiddetta di manleva(5), dove è sancita la sollevazione dell’editore da qualsiasi responsabilità legale che gli possa venir contestata a causa di un nostro lavoro. Noi giornalisti non abbiamo scelta, dobbiamo firmarla pena la perdita del lavoro commissionatoci, ma come ho già detto l’accordo con Milena Gabanelli era moralmente ben altro, né è moralmente giusificabile l’operato della Rai in questi casi).

Sono sconcertato. Ma come? Lavoro per Rai e Report per 10 anni, sono anima e corpo con l’impresa della Gabanelli, faccio in questo caso un’inchiesta che la Rai stessa esibisce come esemplare, e ora nel momento del bisogno mi voltano le spalle con assoluta indifferenza. E non solo: lavorano compatti contro di me.

La prospettiva di dover sostenere spese legali per anni, e se condannato di dover pagare cifre a quattro o cinque zeri in risarcimenti, mi è angosciante, poiché non sono facoltoso e rischio perdite che non mi posso permettere.

Ma al peggio non c’è limite. Il 18 ottobre 2005 ricevo una raccomandata. La apro. È un atto di costituzione in mora della Rai contro di me. Significa che la Rai si rifarà su di me nel caso perdessimo la causa. Recita il testo: “La presente pertanto vale come formale costituzione in mora del dott. Paolo Barnard per tutto quanto la Rai s.p.a. dovesse pagare in conseguenza dell’eventuale accoglimento della domada posta dal dott. Xxxx (colui che ci citò in giudizio, nda) nei confronti della Rai medesima”(6).

Nel leggere quella raccomandata provai un dolore denso, nell’incredulità.

Interpello Milena Gabanelli, che si dichiara estranea alla cosa. La sollecito a intervenire presso la Rai, e magari anche pubblicamente, contro questa vicenda. Dopo poche settimane e messa di fronte all’evidenza, la Gabanelli tenta di rassicurarmi dicendo che «la rivalsa che ti era stata fatta (dalla Rai contro di me, nda) è stata lasciata morire in giudizio… è una lettera extragiudiziale dovuta, ma che sarà lasciata morire nel giudizio in corso… Finirà tutto in nulla»(7).

Non sarà così, e non è così oggi: giuridicamente parlando, quell’atto di costituzione in mora è ancora valido, eccome. Non solo, Milena Gabanelli non ha mai preso posizione pubblicamente contro quell’atto, né si è mai dissociata dalla linea di difesa della Rai che è interamente contro di me, come sopra descritto, e come dimostrano gli ultimi atti del processo in corso(8).

Non mi dilungo. All’epoca di questi fatti avevo appena lasciato Report, da allora ho lasciato anche la Rai. Non ci sarà mai più un’inchiesta da me firmata sull’emittente di Stato, e non mi fido più di alcun editore. Non mi posso permette di perdere l’unica casa che posseggo o di vedere il mio incerto reddito di freelance decimato dalle spese legali, poiché abbandonato a me stesso da coloro che si fregiavano delle mie inchieste “coraggiose”. Questa non è una mia mancanza di coraggio, è realismo e senso di responsabilità nei confronti soprattutto dei miei cari.

Così la mia voce d’inchiesta è stata messa a tacere. E qui vengo al punto cruciale: siamo già in tanti colleghi abbandonati e zittiti in questo modo.

Ecco come funziona la vera “scomparsa dei fatti”, quella che voi non conoscete, oggi diffusissima, quella dove per mettere a tacere si usano, invece degli ‘”editti bulgari”, i tribunali in una collusione di fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno.

Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora disposti a dire il vero, operata da parte di chiunque venga colto nel malaffare, attuata da costoro per mezzo delle minacce legali e di fatto permessa dal comportamento degli editori.

Gli editori devono difendere i loro giornalisti che rischiano per il pubblico interesse, e devono impegnarsi a togliere le clausole di manleva dai contratti che, lo ribadisco, siamo obbligati a firmare per poter lavorare.

Infatti oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli uffici affari legali dei media, che di fatto decidono quello che voi verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.

Questo bavaglio ha e avrà sempre più un potere paralizzante sulla denuncia dei misfatti italiani a mezzo stampa o tv, di molto superiore a quello di qualsiasi politico o servo del Sistema.

Posso solo chiedervi di diffondere con tutta l’energia possibile questa realtà, via mailing list, siti, blog, parlandone. Ma ancor più accorato è il mio appello affinché voi non la sottovalutiate.

In ultimo. È assai probabile che verrò querelato dalla Rai e dalla signora Gabanelli per questo mio grido d’allarme, e ciò non sarà piacevole per me.

Hanno imbavagliato la mia libertà professionale, ma non imbavaglieranno mai la mia coscienza, perché quello che sto facendo in queste righe è dire la verità per il bene di tutti. Spero solo che serva.

Grazie di avermi letto.

Paolo Barnard
dpbarnard@libero.it

Note:

1) Tribunale civile di Roma, Atto di citazione, 31095, Roma 10/11/2004.

2) Fatto su cui ho più di un testimone pronto a confermarlo.

3) Nel volume “Le inchieste di Report” (Rizzoli Bur, 2006) Milena Gabanelli eroicamente afferma: «…alle nostre spalle non c’è un’azienda che ci tuteli dalle cause civili». Prendo atto che il prestigioso studio legale del prof. avv. Andrea Di Porto, ordinario nell’Università di Roma La Sapienza, difende in questo dibattimento sia la Rai che Milena Gabanelli. Ma non me.

4) Tribunale Ordinario di Roma, Sezione I Civile-G.U. dott. Rizzo- R.G.N. 83757/2004, Roma 30/6/2005: “Per tutto quanto argomentato la Rai-Radiotelevisione Italiana S.p.a. e la dott.ssa Milena Gabanelli chiedono che l’Illustrissimo Tribunale adìto voglia: …porre a carico del dott. Paolo Barnard ogni conseguenza risarcitoria…”.

5) Un esempio di questa clausola tratto da un mio contratto con la RAI: “Lei in qualità di avente diritto… esonera la Rai da ogni responsabilità al riguardo obbligandosi altresì a tenerci indenni da tutti gli oneri di qualsivoglia natura a noi eventualmente derivanti in ragione del presente accordo, con particolare riferimento a quelli di natura legale o giudiziaria”.

6) Raccomandata AR n. 12737143222-9, atto di costituzione in mora dallo Studio Legale Di Porto per conto della Rai contro Paolo Barnard, Roma, 3/10/2005.

7) Email da Milena Gabanelli a Paolo Barnard, 15/11/2005, 09:39:18

8) Tribunale Civile di Roma, Sezione Prima, Sentenza 10784 n. 5876 Cronologico, 18/5/2007: “La parte convenuta Rai-Gabanelli insisteva anche nelle richieste di cui alle note del 30/6/2005…” (si veda nota 4).

Credo che ci sia davvero poco da aggiungere alle parole di Paolo Barnard. La migliore cosa sarebbe divulgare questa sua lettera e dare ampio risalto a quella che lo stesso Barnard definisce “censura legale”. (do.mal.)

votami-su-oknotizie

  1. Angela
    28 dicembre, 2008 alle 11:05 am | #1

    Ci sarebbe da dire non comment…………..ma a stare zitti si fa il loro gioco.Un mese fa mi e’ stato prescritto l’arcoxia , un farmaco di ultima generazione ,cosi mi e’ stato presentato dallo specialista dove mi sono recata per un dolore articolare……….”lei soffre di qualche patologia cardiaca? ” “no che io sappia” rispondo alla domanda del dottore……..”bene allora prende questo antinfiammatorio per 15 giorni”.Torno a casa perplessa perche’ quel nome mi suonava strano ricordavo qualcosa,visto che leggo di tutto e di piu’ su internet, e visto che sono anche alquanto diffidente verso medici e medicine, mi fiondo sul mio pc e alla scritta Arcoxia…..

    (Sono diversi anni che Merck & Co sta cercando di ottenere l’approvazione al commercio per l’antinfiammatorio Arcoxia ( Etericoxib ) negli USA senza riuscirci.

    Nel 2002 ha ritirato l’NDA ( News Drug Application ), per poi ripresentarlo a fine dicembre 2003.

    Ora l’FDA ha chiesto a Merck dati aggiuntivi.

    Ad oggi non esistono dati riguardo alla sicurezza cardiovascolare del farmaco, anche se è in commercio già in 48 Paesi.)
    e ancora
    Giudizio negativo dell’FDA Panel sull’antinfiammatorio Arcoxia

    Un Panel dell’FDA ( Food and Drug Administration ) ha votato 20 a 1 contro l’approvazione di Arcoxia ( Etoricoxib ), un farmaco antinfiammatorio di Merck & Co.

    Arcoxia, secondo gli esperti dell’Agenzia Federale sui Farmaci sarebbe associato a rischio cardiovascolare, come l’altro antinfiammatorio Cox-2, Vioxx ( Rofecoxib ), ritirato dal mercato nel 2004.

    La decisione sull’approvazione del farmaco spetterà ora all’FDA, che per consuetudine segue le indicazioni del Panel degli Esperti.

    Gli studi hanno trovato che Arcoxia aumenta di quasi 3 volte il rischio di infarto miocardico, ictus e di mortalità rispetto al Naprossene ( Synflex, Naprosyn ).

    David Felson, della Boston University, ha dichiarato all’International Herald Tribune, che gli studi riguardanti Arcoxia e gli altri inibitori Cox-2 dovrebbero essere fermati perché questi farmaci sono associati ad un più alto rischio cardiovascolare.

    Secondo Robert Shibuya, dell’FDA, su 1 milione di persone che passano dal Diclofenac ( Voltaren ) ad Arcoxia, 2300 soggetti potrebbero andare incontro ad infarto miocardico, ictus o morte.

    Etoricoxib è venduto in Italia sotto il nome commerciale di Arcoxia, Algix, Tauxib.

    Fonte: International Herald Tribune, 2007

    Io non so se a me avrebbe potuto far male ma di certo, non l’ho preso l’ho sostituito con un fans di uso comune e preferisco curami con la fisioterapia.
    Io non so se questo medico sia consapevole del danno che possano causare questo tipo di farmaci,se fa parte anche lui dei viaggi esotici o semplicemente crede alla validita’ di questo principio attivo,so solo che non sono stata informata dei rischi ne’ da lui ne dagli organi di stampa ,solo la mia perspicacia e il mio amico internet mi hanno aperto gli occhi.
    Ora leggo sul tuo blog di questa inchiesta censurata………….e tutto torna…………la verità purtroppo non fa parte di questo mondo, a discapito di tutto anche della salute, della sofferenza e della vita. Anche io nel mio piccolo sono spesso messa alla gogna in nome di una verita’ che non va detta, la falsità impera ovunque tra parenti serpenti, e amici fasulli, ma io non demordo e continuo sulla mia strada…………non amo vivere di stupide e frivole chiacchiere se vedo un amico sbagliare glielo dico,se vedo ingiustizie alzo la voce,non vado daccordo con chi sta zitto e con chi non prende posizione………lo so passo per attaccabrighe o per polemica ma sinceramente del giudizio di chi sta buono sempre e comunque solo per far parte di una società assoggettata alle mode, all’apparenza e alla finta convivenza pacifica non me ne puo’ frega’ de meno.
    aggiungo anche questa testimonianza

    L’esperto risponde su: Arcoxia
    Domanda di Medicina Generale, Interna e di Famiglia
    Domanda del 16/11/2004 22.01.09
    Oggetto: Arcoxia

    Sono un paziente a cui è stato prescritto da un medico primario ortopedico dell’ospedale il farmaco denominato arcoxia 90 mg .
    Quando sono andato dal medico di famiglia a farmi segnare il farmaco perchè mutuabile mi è stata negata la ricetta dicendomi che era un farmaco pericoloso dal punto di vista cardiovascolare e che era stato ritirato dal commercio; deluso sono andato ad acquistare il farmaco in farmacia, dove li era disponibile con 33.01€…..
    ancora piu’ deluso mi sono informato da altri tre medici di base e la risposta e stata sempre la stessa ( è pericoloso per la salute e mi è stata negata la prescrizione) Allora io mi chiedo se i medici di base dicono (tramite i vostri informatori che il medicinale è pericoloso e ritirato dal commercio) come è possibile venderlo nelle farmacie ????????
    Vorrei se possibile una vostra risposta prima possibile……
    Grazie Distinti saluti

    CIAO Angela

  2. Angelo Mustillo
    29 dicembre, 2008 alle 6:23 pm | #2

    Dispiace molto che qualcuno paghi per aver fatto onestamente il proprio dovere. Chi scrive è un onesto informatore scientifico che non ha mai corrotto nessuno , eppure a leggere certi aricoli sembra che siano solo gli informatori scientifici i corruttori del mondo della sanità italiana. Adesso, addirittura, siamo paragonati anche a dei magnaccia…vista l’ultima inchiesta. Qualcuno sta, invece, scrivendo che siamo dei poveri dipendenti e che come tanti altri ( operai dell’ industria ) lavoratori stiamo per essere decimati dalle ultime ristrutturazioni e licenziamenti. ??? caro giornalista, ti sono vicino umanamente, molto meno vicino come professionista Se per i tuoi prossimi articoli vuoi sapere veramente chi siamo noi informatori per non scrivere ” baggianate ” e per non fare di tutte le erbe un fascio, contattami.! Auguri. Angelo Mustillo

  3. marco
    3 gennaio, 2009 alle 3:46 pm | #3

    Buon giorno,
    sono un isf, ho visto le due trasmissioni con molto interesse sperando che qualcosa potesse cambiare in questo settore ma leggendo questa e-mail ho perso anche quel pizzico di speranza.

    Quello che è stato documentato corrisponde alla verità e la corruzione continua ancora, adesso oltre ai sanitari corrompono anche i responsabili delle regioni delle province e farmacisti ospedalieri.

    Tutto questo avvieni alla luce del sole, come mai chi dovrebbe vigilare guarda da un’altra parte?

    Ho denunciato illeciti ma i giudici non hanno occhi come mai?

    Ti auguro tanta fortuna

  4. abatjour
    12 gennaio, 2009 alle 4:27 pm | #4

    cribbio, pensare che siamo fottuti dal sistema, che sembra pensare solo a se stesso e a come sfruttarci piu’ proficuamente senza il rischio di una ribellione, e che anche l’antisistema e’ contro di noi, perche’ anche la sua liberta’ ha dei limiti – e, in fondo, chissa’ quanto gliene importera’ veramente di noi? – fa davvero rizzare i capelli.
    del resto, viviamo in una nazione (o, piu’ probabilmente, in un mondo) dove far tacere la verita’ e’ quasi un hobby, considerata la frequenza con la quale si verifica… dove le amicizie che hai e la tua possibilita’ economica (per corrompere il responsabile di turno) contano piu’ delle idee, delle persone, della verita’.
    A noi, la diffusione della notizia buona per combattere quella cattiva, alle nostre coscienze, il discernimento. e che dio ci illumini.

  5. Paolo Antonio Tocco
    16 giugno, 2010 alle 12:15 am | #5

    Sono d’accordo con Paolo Barnard, ho seguito il suo servizio sul signoraggio delle case farmaceutiche, sono ancora più d’accordo con lui. E’ tutto vero, i medici ottengono benefici e lo so perchè qualcuno è onesto e lo dice tranquillamente, poi naturalmente prescrive il farmaco che in coscienza sa essere il meno deleterio (perché i rischi collaterali ci sono sempre!) So anche che quando le case sono costrette a divulgare la formula, si offrono di fornire e fabbricare i prodotti cosidetti Generici, ma hannop la possibilità di sottrarre dal 5 al 20 % del principio attivo dalle prodotto “generico”, infatti non da il medesimo risultato.
    Ma nessun medico ti da ragione ed i farmacisti (spinti dalle ASL per risparmiare!!!)cercano in tutti i modi di rifilarti il generico.
    Sappia Paolo Barnard che seguo da anni tutta la vicenda del Club “B” e dei “grembiulini” di alto bordo che ne sono i burattinai. Hanno imparato dalla storia della Riv. Francese che non bisogna permettere l’esistenza della borghesia, altrimenti può smuovere il popolo ed i servi della gleba a ribellarsi. Ora ammantati dal mantello filantropico, testano i farmaci sui poveretti del terzo mondo, per vedere se nel lungo termine sia o meno dannoso. E’ uno dei loro prodotti, poi ci sono le armi ed il petrolio. Così ci governeranno!

  6. Paolo Antonio Tocco
    16 giugno, 2010 alle 12:19 am | #6

    I giornalisti hanno paura e nopn parleranno. Ti lasceranno solo come tanti topi che abbandonano la nave. Anche a Magdi Cristiano Allam stanno facendo la medesima cosa, se anche io inviassi cento comunicati stampa, nessuno si sognerebbe di presenziare o di chiedermi di accreditarsi per un’intervista. I loro padroni hanno detto NO! Quell’Egiziano non deve essere conosciuto dalla gente, il popolo non deve sentire cosa può raccontare loro dei nostri intrighi! dei giochetti del Padronato Vero non dei ragazzetti del cortile. Paolo Hai ragione tu…..Loro hanno paura della verità!

  1. 27 dicembre, 2008 alle 3:58 pm | #1
  2. 30 dicembre, 2008 alle 10:44 am | #2

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