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Archive for Novembre 2008

E la sinistra già pensa di clonare la social card

28 Novembre, 2008 Domenico Malara 3 commenti

social-cardPoteva mai la sinistra spendere parole di apprezzamento per  la social card del governo Berlusconi? Assolutamente no. Il primo a dire la sua, neanche a dirlo, è stato Guglielmo Epifani, leader riconosciuto di una sinistra che ha da tempo rinnegato il povero Uolter Veltroni. Il numero uno della Cgil parla del provvedimento governativo a favore delle fasce meno abbienti come di «uno strumento usato da Roosevelt negli anni Trenta, una cosa vecchia di 60 anni». Al coro si unisce anche Rosy Bindi che parla di «pannicello caldo» e il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, che addirittura paragona la social card alle tessere annonarie del fascismo.

E leggete cosa dichiara l’ex parlamentare no-global Francesco Caruso, quello che dall’Italia e dagli italiani ha percepito 20.000 euro al mese. Un ragazzetto latifondista, proprietario di una distesa di terreni agricoli diventato deputato per meriti eversivi:

«Aspettiamo di vedere questa social card, per capire se e come sia possibile clonarla, per distribuirne non una ma qualche centinaia di tessere ad ogni precario, pensionato, disoccupato. Tremonti, in nome del comune richiamo a Robin Hood, non ci denuncerà certo per quest’azione di risarcimento sociale»

Parto dal precupposto che 40 euro al mese non sono di certo il paltò di Napoleone (Totò docet) che possono risolvere i problemi delle famiglie che non arrivano neppure alla terza settimana ma, come si dice in questi casi, sono sempre meglio di un calcio nel sedere (o nelle palle, ma detta così discriminerei una parte della popolazione!).

Per quanto riguarda lo strumento in quanto tale, ovviamente quelle che raccontano Epifani e Ferrero sono emerite castronerie. Delle due l’una: o mentono sapendo di mentire oppure l’antiberlusconismo li ha accecati così tanto da non sapere che questo tipo di card esistono già in mezzo mondo.

social-card-pennsylvaniaUna carta ricaricabile per meno abbienti o per i giovani a basso reddito esiste in Gran Bretagna, Polonia e Olanda, con le stesse caratteristiche della social card italiana. Negli Usa è stata riavviata nel 1961 e dal primo ottobre di quest’anno è mirata agli acquisti di viveri per le persone a basso reddito (nella foto quella della Pennsylvania). Un’altra card lanciata dalla Croce Rossa si è rivelata determinante dopo l’uragano Katrina. Lo stato della Georgia, invece, la utilizza per il supporto all’infanzia e per evitare alle famiglie bisognose le spese dei conti bancari.

Condannando la social card, però, la Bindi, Ferrero, Caruso ed Epifani non ricordano agli italiani cosa ha fatto il governo Prodi per le fasce meno abbienti. Menziono solo due aspetti, per il resto vi rimando al blog di Wallace73:

Con l’aumento delle aliquote, il governo di centrosinistra ridusse la fascia di esenzione totale dalle tasse e soprattutto creò gli incapienti: contribuenti a basso reddito che, essendo esclusi dalla denuncia dei redditi, non potevano neppure usufruire delle detrazioni fiscali e di altri benefici. Non solo. La sinistra costrinse le fasce deboli a pagare anche le addizionali comunali e regionali, che non prevedevano alcuna franchigia per i disagiati.

Oggi quella stessa sinistra contesta le misure prese dal governo Berlusconi. E  ovviamente non si tratta dei 40 euro, i sinistri avrebbero fatto la voce grossa anche se fossero stati mille euro, così come è già avvenuto per il bonus bebè e l’aumento delle pensioni minime. Che ci volete fare, ognuno si eccita come può! (do.mal.)

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La sinistra, Vlady e la banana di Capponi

26 Novembre, 2008 Domenico Malara 1 commento

vlady_isola

Era prevedibile. La sinistra massimalista, quella, per intenderci, trombata dagli elettori, non ha perso tempo per attribuirsi la vittoria di Vladimir Luxuria (al secolo Vladimiro Guadagno) all’Isola dei Famosi. Pressapoco quello che ha fatto Uolter Veltroni con la vittoria di Barack Obama. Ornarsi dei meriti altrui per nascondere i propri demeriti. Un classico.

Chiaramente, Rifondazione comunista vorrebbe cavalcare l’onda lunga del successo dell’ex parlamentare transgender per rilanciarsi alle prossime elezioni europee. E il primo a fare delle timide avanches all’ex naufraga è stato il segretario del Prc Paolo Ferrero, che apre all’ipotesi Strasburgo:

«La decisione spetta a Vladimir - dice Ferrero - ma se vorrà saremmo felici di candidarla»

Allo stesso modo, molti blogger e diversi giornali sinistrorsi hanno celebrato in pompa magna il successo di Vlady come un punto di svolta per la sinistra, una vittoria dalla quale ripartire.

Verrebbe da dire che questa è proprio una ca…, una vera cazza…, una grande gigantesca strepitosa cazzata!

Ma la migliore risposta l’ha data proprio Luxuria:

«Penso che chi abbia seguito l’Isola e votato abbia tratto una conclusione da come mi sono comportata lì, non credo che ci siano state valutazioni politiche. Probabilmente il mio percorso, non solo politico, ma generalmente militante, ha confermato la fiducia di alcuni e conquistato comunque anche la fiducia di altri. Sarebbe riduttivo pensare che chi mi ha sostenuto politicamente mi ha fatto vincere l’Isola, anche perché non ho mai fatto comizi politici sull’Isola ma l’ho voluta vivere come un’esperienza diversa, formativa e soprattutto per vagliare la mia forza fisica e psicologica»

E a chi vorrebbe candidarla a proprio uso e consumo, l’ex naufraga dice:

«Dopo la sconfitta elettorale avevo deciso che per adesso non avrei fatto politica istituzionale. Continuerò a sostenere le mie idee e a dichiararle in qualsiasi sede e non mi candiderò in nessun partito, credo che anche questo sia politica»

Brava Vlady. Lo confesso, sei diventata il mio mito!

A proposito di giornali sinistrorsi. Quando Luxuria decise di partecipare all’Isola dei Famosi, “Liberazione” ebbe un rigurgito di bile. Il giornale del Prc diede spazio e sostenne lo sconcerto dei lettori:

«Guadagnerà l’equivalente di 300 anni di lavoro di un operaio che magari ha fatto eleggere proprio lei»

E sapete cosa ha fatto il compagno degli operai Piero Sansonetti all’indomani della vittoria di Vlady all’Isola? Ha pubblicato una foto a colori in prima pagina e salutato la vittoria di Luxuria con un “Forza Vladimir, hai vinto tu”.

«Luxuria partecipando e trionfando all’Isola - si legge su “Liberazione” - ha spiegato a milioni e milioni di italiani che la realtà è diversa e che anche questa realtà deve godere degli stessi diritti della presunta maggioranza. Vladimir come Obama? È un po’ esagerato, ma fatecelo dire»

Vladimir come Obama, forse un po’ esagerato? Altro che esagerato, una vera e proprio stronzata. E stronzata per stronzata, a questo punto è meglio quella dell’abbronzato di Arcore.

capponiBravi, complimenti. E il povero operaio che dovrà lavorare 300 anni per guadagnare quando Luxuria all’Isola dei famosi? Mah sì, chissenefrega. Oggi bisogna festeggiare la vittoria della sinistra. E in tempi di magra come questi, ogni occasione è buona.

Dall’altra parte della barricata, sembra che il Partito democratico è pronto a rispondere alla sinistra massimalista attribuendosi la vittoria morale di Carlo Capponi, banana compresa di cui ha già registrato il copyright per il nuovo simbolo del Pd! (do.mal.)

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Per un antipatico al Tg1 una Concitina al Tg2

25 Novembre, 2008 Domenico Malara 2 commenti

rai_bnRiccardo Villari continua a tenere ben saldo il suo deretano sulla poltrona presidenziale della Vigilanza Rai. E c’è da scommettere che ci resterà fin quando non gli sarà proposta una seggiola altrettanto comoda. Da parte sua il buon Sergio Zavoli fa sapere che ogni limite ha una pazienza, e anche la sua sta per varcare la soglia della sopportazione:

«Non ci resterò più di tanto sulla graticola - dice Zavoli -, e lascerò a un centimetro dal ridicolo…»

D’altra parte sarebbe ingiusto addebitare a Villari colpe non sue. Da buon vecchio democristiano qual è, il senatore del Pd sa di poter giocare le sue carte senza troppa fretta.

Di Villari c’è addirittura chi ne rivendica la paternità politica. Indovinate chi? Proprio lui, il Clemente nazionale, che in un intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera parla di un Villari abile ma sfaticato:

«L’ho cresciuto io. Lo presi dal Cdu, portandolo via a Buttiglione. Lo feci segretario regionale in Campania. Poi lo feci eleggere consigliere regionale. Quindi lo portai in Parlamento, nel 2001. Lui esordì alla grande, regalando a tutte le deputate una statuetta di pastorello da presepe napoletano. Purtroppo - racconta Mastellafinì come sempre in questi casi: crescono con me, poi quando arrivano in alto mi abbandonano. Così passò con Rutelli. Ma non ce l’ho con Villari, anzi, mi è carissimo. Perché è stato tra i pochi democratici cristiani a restarmi vicino, nei giorni della disgrazia. Mi chiamò. Venne anche a casa mia. Ancora adesso mi telefona spesso, mi chiede consigli. Riccardo è uno intelligente, svelto. Capisce la politica. Sa come muoversi ma è un po’ sfaticato. Viene da una famiglia importante, di medici facoltosi. È un altoborghese napoletano, e di conseguenza ha una concezione altoborghese della politica»

Intanto inizia a soffiare qualche spiffero dal fronte nomine. Secondo i rumors prende sempre più piede l’ipotesi di dare il Tg2 a Walter Veltroni (che piazzerebbe alla direzione Concitina De Gregorio, attuale direttore de L’Unità), e passare il Tg3 al centrodestra. Per il Tg1, invece, si fa con insistenza il nome dell’”antipatico” Maurizio Belpietro, attuale direttore di Panorama. (do.mal.)

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Il Viagra fa effetto. Villari tiene duro

21 Novembre, 2008 Domenico Malara 3 commenti

villariVigilanza Rai. Riccardo Villari tiene duro, almeno fino a quando il Viagra glielo consente. Una situazione a dir poco paradossale, visto che in un sol colpo questo semi-sconosciuto onorevole (almeno fino a ieri) l’ha fatta in saccoccia sia a Pd che a Pdl.

A questo punto mi chiedo: perché maggioranza e opposizione non hanno convenuto prima sul nome di Sergio Zavoli? E poi perché, in linea con quello che è l’insegnamento macchiavellico della politica, Villari dovrebbe schiodarsi da quella poltrona piovutagli dal cielo come una manna?

«Sono sereno - dice Villari -, so che ci sono sollecitazioni istituzionali e vado avanti a lavorare e credo che in questo momento l’unica scelta responsabile per il ruolo che ricopro è la consegna del silenzio»

E mai come in questo caso il silenzio è d’oro. Ma per chi ancora non lo avesse capito, il presidente della Commissione Vigilanza della Rai ribadisce il concetto:

“Non mi dimetto. Sono un democratico, sono stato eletto democraticamente e faccio questo per tutelare le istituzioni”

Alla fine Villari cederà e lascerà la cadrega presidenziale di palazzo San Macuto a Zavoli. Ma a che prezzo? Ovviamente al prezzo di un’altra poltrona. Quale non è dato saperlo, ma alla fine sarà così.

uolterDa questo teatrino chi ne esce con le ossa rotte è senza dubbio Walter Veltroni che in queste ore, per usare il gergo calcistico di Daniele Capezzone, si sente come un allenatore prossimo all’esonero. E da buon allenatore, consapevole di dover fare le valigie, lui smentisce questa eventualità e dice di sentire su di sè la fiducia dei giocatori. Dei giocatori forse sì, dei tifosi (cioè degli elettori) forse un po’ meno. E sotto sotto, ma guai a dirlo, anche lui si è finalmente reso conto di essere l’agnello sacrificale di un aborto politico, che si proponeva come la panacea ai mali del berlusconismo.

Tornando alle vicende Rai, tra qualche giorno Riccardo VinaVillari si scollerà dalla poltrona presidenziale della Vigilanza per fare posto a Zavoli. A quel punto, secondo quando ipotiza Italia Oggi, potrebbe rientrare in corso Italia dei Valori. Come? Con Zavoli a palazzo San Macuto il Pd non potrà ardire di occupare le due sperate poltrone nel CdA dell’azienda di viale Mazzini, in quanto una spetterebbe all’Udc e l’altra, visto il siluramento di Orlando, all’IdV.

E visto che Di Pietro ne sa una più di Berlusconi… ops… del diavolo, il nome che starebbe balenando nella testolina del Tonino nazionale sarabbe proprio quello di Marco Travaglio!

D’altronde, in qualche modo il buon Tonino deve pur ricambiare la campagna elettorale e i voti procuratigli da Marcolino nostro! (do.mal.)

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Pizzino per Bocchino. Tana per Latorre

20 Novembre, 2008 Domenico Malara 6 commenti

Per una volta voglio schierarmi con Italia dei Valori e prenderne le difese. Abbiamo visto tutti come il povero Massimo Donadi, capogruppo di Idv alla Camera, è stato gabbato a Omnibus dal duo Bocchino-Latorre. Nel video Nicola Latorre (Pd), dalemiano doc (D’Alema-Berlusconi-incucio, vi dice niente?), suggerisce a Italo Bocchino (Pdl) come mettere in difficoltà Donadi. E lo fa attraverso un espediente di cui detiene il brevetto tale Bernardo Provenzano. Chiamasi pizzino.

I primi a fare tana sono stati quei mascalzoni di Striscia la notizia, giusto per confermare, qualora ce ne fosse ancora bisogno, come funziona l’informazione in Italia:

Ed ecco svelato l’arcano:

Mettiamola così, Latorre doveva un favore al Pdl e, colpendo Donadi e qundi Italia dei Valori, oltre a restituire il favore, ne fa uno anche al suo segretario, che non vede l’ora di scollarsi di dosso i dipietristi. Il Pdl, infatti, tempo fa aveva votato “no” all’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni che vedevano coinvolto proprio Latorre nel caso Unipol.

Insomma, restituire quel favore era, per così dire, una questione d’onore.

Ma c’è dell’altro. Il vicepresidente dei senatori del Pdl, Francesco Casoli, membro della Commissione di Vigilanza Rai, il 12 novembre dichiara:

«Il senatore Nicola Latorre sarebbe l’uomo giusto al posto giusto. Mi sembra di intuire che forse siamo ad un passo dalla possibile soluzione della vicenda Vigilanza Rai. Mi auguro che questa percezione trovi fondamento nelle prossime ore».

Sappiamo tutti come è andata a finire. Latorre è saltato per l’intransigenza di IdV a portare avanti il nome di Leoluca Orlando per la presidenza della Commissione Vigilanza Rai. Cosa che ha comportato il colpo di mano della maggioranza che ha eletto Riccardo Villari. In attesa di dimetersi (forse?) per fare spazio a Sergio Zavoli, nome condiviso da Pd e Pdl.

Latorre, dunque, aveva tutti i motivi per colpire e affondare il povero Donadi. E se due indizi fanno una prova, l’incucio è bello che servito.

Ma c’è qualcun altro che da giorni vede e rivede in continuazione il video di Omnibus. Visto l’incauto utilizzo dei pizzini da parte della premiata coppia Bocchino-Latorre, mi sa che a Provenzano qualche dubbio su chi l’ha potuto tradire gli viene! (do.mal.)

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Non è vero che i fannulloni sono tutti di sinistra Anche Italia dei Valori se la passa abbastanza bene

19 Novembre, 2008 Domenico Malara 4 commenti

parlamento

Stai a vedere che ha proprio ragione il ministro Renato Brunetta quando dice che la maggioranza dei fannulloni sono di sinistra. In Parlamento, ad esempio, tra i lavativi eccellenti spicca il moralizzatore Antonio Di Pietro, organismo geneticamente modificato, metà politico metà magistrato.

Secondo la nuova banca dati della Camera dei Deputati, dove sono riportate le presenze, le assenze e le percentuali di partecipazione alle sedute nell’aula di Montecitorio, il buon Tonino nazionale dimostra di essere un cattivo esempio di dedizione alla causa parlamentare, avendo partecipato a 409 votazioni sulle 1.562 effettuate alla Camera dall’inizio della legislatura al 13 novembre scorso. In sostanza, le sue assenze ammontano al 73,82% sul totale delle votazioni. Esattamente in linea con il suo partito, Italia dei Valori, che risulta essere il più assenteista nell’aula di Montecitorio, registrando solo il 73,45% delle presenze dei suoi parlamentari.

Tra i leader, peggio del moralizzatore di Montenero di Bisaccia fa nientepopodimenochè Walter Veltroni. Il capo dei democratici risulta essere uno dei deputati più “latitanti” di questa legislatura, con una percentuale di assenze in occasione di sedute di votazione pari all’82,33%. In pratica ha partecipato a sole 276 votazioni su 1562.

Tra i lavativi più illustri nelle file del Partito democratico c’è anche Piero Fassino (ma qui bisogna capire se era effettivamente assente oppure se non è stato visto!), il quale ha collezionato qualcosa come il 69,27% delle assenze. Fassino è seguito a ruota da Massimo “baffino” D’Alema, che ha partecipato ad appena 631 votazioni su 1562 (pari al 59,60% di assenze), Pier Luigi Bersani con 702 votazioni (55,06% di assenze), Giovanna Melandri (53,33%), Giuseppe Fioroni (52,88%) e Paolo Gentiloni (50,58%).

Più governo ombra di questo!

In cotanta meritevole classe di assenteisti, non manca la “pecora nera” di turno. Si tratta Rosy Bindi che risulta essere la più secchiona dell’intero Parlamento. Tra presenze in aula e attività in missione, l’ex ministro del Pd fa registrare un inappuntabile 100%.

E il malefico Silvio Berlusconi? Quello che Di Pietro & Co. dipingono come il male assoluto di ogni democrazia, quante volte ha marinato l’aula parlamentare? Spulciando i dati della Camera sembrerebbe che il capo del governo sia il più assenteista di tutti, con una sola votazione sulle 1.562 effettuate nell’aula di Montecitorio. Sbagliato. Essendo anche presidente del Consiglio, Berlusca è risultato quasi sempre un assente giustificato. Anzi, considerando le giornate in cui non è stato in aula ma in “missione”, nella fattispecie nel ruolo di capo del governo, la sua performance di presenze sale al 98,91%.

Nel centrodestra spiccano per virtuosismo anche Roberto Maroni (presente per il 99,49% delle volte) e Umberto Bossi (95,01%), mentre il ministro “anti fannulloni” Renato Brunetta registra un 93,28% di presenze.

scilipotiAggregando i dati per gruppi parlamentari, si scopre che il partito piu’ presente alle votazioni della Camera dei Deputati è la Lega Nord (92,36%), seguita dal Pdl (89,61%) e dal Pd (83,6%). Ultimo in classifica, come detto, l’Idv, con solo il 73,65%.

Dopo il caso dei pianisti sul Transatlantico di stampo dipietrista, Italia dei valori fa un altro brutto scivolone sulla buccia di banana della morale. Quel che sorprende è che a predicare bene e razzolare male è proprio un partito che non perde mai occasione di condannare i mali della politica.

Insomma, in quanto a contraddizioni il Tonino nazionale non si smentisce mai, tanto che potrebbe tranquillamente rivendicare la paternità del celebre adagio: «Fate quel che dico, non fare quel che faccio». (do.mal.)

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Tra Capezzone e Travaglio c’è un coglione di troppo

19 Novembre, 2008 Domenico Malara 8 commenti

Indovina chi tra i due. La risposta al minuto 8:28 del video.

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Annozero… Sant’Oro menouno

14 Novembre, 2008 Domenico Malara 8 commenti

santoro_annozero

Non era affatto uno scherzo architettato per rispondere pan per focaccia a Joe Violanti. Michele Sant’Oro ha davvero diffidato il suo imitatore. Fino all’ultimo ho pensato che il fustigatore degli “editti bulgari” stesse imbastendo una burla, pronta ad essere svelata nel corso dell’ultima puntata di Annozero. Invece no, è tutto vero. Il paladino dell’informazione libera e della libertà di satira si è rivelato in tutto il suo essere: rosicone e censore. Nonostante cerchi ancora di far credere il contrario.

Inizia la puntata di Annozero e Sant’Oro appare sorridente e di ottimo umore. Tiene immediatamente a precisare che il caso del suo imitatore censurato non è affatto un caso, addirittura sostiene che non c’è mai stata censura né richiesta di risarcimento danni.

A questo punto mi viene il dubbio che Sant’Oro sia totalmente all’oscuro di ciò che ha scritto il suo difensore, l’avvocato Felice d’Alfonso del Sordo, nella lettera di diffida inviata a Radio Dimensione Suono e pubblicata anche sul sito del programma. Nella missiva tra le altre cose si legge:

Con la presente diffida formale Vi intimo di cessare, con decorrenza immediata, dall’illecito comportamento.

«Vi intimo di cessare, con decorrenza immediata». Questa non è affatto censura, figuriamoci.

Ma Sant’Oro fa anche di più, detta addirittura le regole della satira. Almeno per quella che gli riguarda. Secondo il maestro unico della verità a senso unico alternato, un conto è la caricatura di Fiorello o di Max Tortora, fatta bene, una tantum; altra cosa è quella di Joe Violanti che viene ripetuta ogni giorno.

Capito: il gioco è bello finchè lo fanno loro. Se lo fanno gli altri, su di loro, sarà bene che rispettino certe regole e soprattutto che duri poco, una tantum per l’esattezza. Altrimenti non fa ridere e si rischia anche qualche diffida.

Dopo il siparietto santoriano entra in scena il cavaliere senza macchia e senza paura Marco Travaglio. Almeno lui dirà qualcosa sulla querelle Sant’Oro-Violanti-Rds, forse il moralizzatore bacchetterà il suo compagno di merende per l’infelice scivolata sulla buccia di banana.
Macché. Chi si aspettava un Travaglio col capo cosparso di cenere («Se mi sbaglio sono pronto a cospargermi il capo di cenere, ma non credo proprio che Michele voglia censurare la sua imitazione», aveva annunciato) è rimasto deluso. Travaglio inizia a parlare di intercettazioni, prima di D’Alema poi di Dell’Utri, infine di Scajola. L’omelia di padre Marco prosegue con il consociativismo destra-sinistra quando si tratta di salvare i colleghi dalla magistratura e chiude ironicamente tirando in ballo il ministro Brunetta. Della diffida di Sant’Oro neppure un accenno. Per Travaglio guai a parlare dei presenti. Soprattutto se si tratta dei suoi compagni partigiani.

Proprio Travaglio, poi, che ha scritto anche il libro, dal titolo emblematico, “Bavaglio”. Esattamente quello che il suo amico vorrebbe mettere a Joe Violanti.

E visto che ci siano ripropongo lo scherzo di Violanti-Sant’Oro al ministro Maria Stella Gelmini. Si noti come al temine della parodia l’imitatore-dj si presenta e svela lo scherzo, fugando qualsiasi dubbio o ambiguità:

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Sansonetti vs Sant’Oro: Bondi e Michele uguali sono

13 Novembre, 2008 Domenico Malara 2 commenti

sansonetti_santoroÈ proprio un brutto periodo per Michele Sant’Oro da Annozero. Dopo l’imitazione di Joe Violanti, che ha di fatto scatenato le ire del giornalista rosicone con tanto di diffida nei confronti di Rds, adesso ci si mette anche il compagno Piero Sansonetti. Secondo il direttore di Liberazione in quanto a censura Sant’Oro non avrebbe niente da invidiare a Sandro Bondi che appena qualche ora prima aveva sbottato contro Glob di Enrico Bertolino. Il primo che scrive al presidente della Rai Claudio Petruccioli, il secondo che fa scrivere dagli avvocati. Insomma Bondi e Sant’Oro per Sansonetti uguali sono.

«La gestione del dissenso - scrive Sansonetti - sembra la stessa, destra e sinistra si specchiano nella loro permalosa identità di vedute, nelle ipocrisie, nelle tentazioni liberticide. Ai Cesaroni direbbero… che amarezza»

Sansonetti parla di un vero e proprio «scivolone» santoriano e, udite udite, tira in ballo anche il condannato Marco Travaglio:

«Dai, in questo caso non c’è molto dubbio, è abbastanza clamoroso. Bondi lo sappiamo che manca di spirito. Ma uno come Michele, che si batte per la massima libertà e ora vuole impedire ad altri di scherzare, è incomprensibile. Oltretutto Joe Violanti mi pare spiritosissimo. Interferisce col suo lavoro? Perché il corsivaccio di Travaglio non crea problemi ad altra gente? Eppure, giustamente, va».

A proposito di Travaglio. Chissà se al superinformato professorino sò-tutto-io-voi-altri-siete-degli-ignoranti-leggetevi-le-carte-e-i-documenti hanno fatto avere la lettera di diffida presentata a Rds dall’avvocato Felice d’Alfonso del Sordo, difensore di Sant’Oro, visto che lo stesso diffidava che la missiva potesse esistere («voglio prima vedere la lettera, altrimenti non ci credo. Perchè non la pubblicano?», Travaglio dixit).

Come ha giustamente osservato Marco Caruso sul suo blog, al Marchino nazionale evidentemente nessuno gli ha ancora passato quella carta su cui ben poteva imbastire uno dei suoi ormai rinomati “Passaparola”. E figuriamoci se lui ha la voglia di muovere un dito per verificare una notizia: o gliele portano già pronte, oppure… l’ha riportata il Giornale, sarà il solito tam tam destroide calunnioso.

Bene, se ancora Travaglio diffida… della diffida, può andare tranquillamente a “sfruculiare” sul sito di Annozero dove troverà il testo integrale dell’atto redatto avvocato Felice d’Alfonso del Sordo. E inizi pure a preparare la cenere da cospargersi sul capo. (do.mal.)

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E Beppe Grillo si beccò il “vaffa” della Cassazione

12 Novembre, 2008 Domenico Malara 4 commenti

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Eccolo il risultato dell’antiberlusconismo e dell’antipolitica. Doveva essere un plebiscito e invece si è rivelata un autentico flop l’iniziativa referendaria di Beppe Grillo riguardo l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, i finanziamenti pubblici all’editoria e la legge Gasparri.

Non ci sarebbero tutte le 500 mila firme necessarie per lo svolgimento del referendum sui 3 quesiti sull’informazione depositati da Beppe Grillo in Cassazione, lo scorso marzo e raccolte durante i “Vaffa-day” organizzati da Grillo. Oggi si è riunito l’ufficio centrale della Cassazione per vagliare la validità delle firme presentate per ogni quesito, per verificarne sia il numero sia l’attendibilità e, a quanto si è appreso, Grillo non avrebbe raggiunto il numero esatto per mandare avanti il referendum. Per questo motivo Grillo verrà convocato il 25 novembre prossimo per interloquire con i giudici sui problemi emersi nella raccolta delle firme. Le firme raccolte da Grillo riguardavano il referendum per l’abolizione dell’Ordine dei giornalisti, per la legge Gasparri sulla Rai e l’abolizione del contributo pubblico all’editoria. (ANSA)

Insomma la soglia minima di 500 mila firme non è stata raggiunta. E a questo punto c’è da chiedersi: dove sono finiti grillini, grilli parlanti e vaffanculini che “innondavano” le piazze al richiamo del comico genovese? Evidentemente chi è sceso in piazza lo hanno fatto esclusivamente per ridere gratis alle sue battute, visto che gli spettacoli di Grillo nei palasport si pagano e anche profumatamente.

È proprio un brutto periodo per la sinistra “vaffanculina”. Prima la condanna in primo grado di Marco Travaglio, poi la diffida di Michele Sant’Oro da Annozero al suo imitatore, e adesso il “vaffa” della Corte di Cassazione al re dei “Vaffa-day” Beppe Grillo.

Voglio solo precisare che anch’io, come l’amico blogger Federico Minniti, non ho niente di personale contro il Grillo-comico che fa anche ridere e divertire. Qualche riserva, invece, l’avrei per il Grillo-predicatore, visto che il suo ergersi a fustigatore dei malcostumi della politica è evidente che non funziona. Un po’ come l’antiberlusconismo che alla fine produce l’effetto contrario a quello voluto. Ossia, rafforza il bersagliato e demolisce i bersagliatori. Il risultato, sotto gli occhi di tutti, è la rielezione per la terza volta a premier di Berlusca.

Un ultima annotazione: come mai Grillo nel suo blog non fa alcun cenno (almeno finora) alla ferale notizia? Così come molti altri blogger e siti supporters del comico genovese, che sul flop della raccolta firme hanno fatto calare un velo pietoso.

Mi torna in mente una vecchia pubblicità della Birra Peroni, con un Renzo Arbore di annata che diceva: meditate gente, meditate! (do.mal.)

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