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Il calcio è malato e anch’io non mi sento troppo bene

Sono i morti che fanno notizia, i feriti un po’ meno. Che vi piaccia o no questa è una delle regole del giornalismo. Se domenica scorsa a Reggio Calabria, dove si è giocata Reggina-Catania, lo stewart aggredito e ferito da un ultrà catanese (esattamente quelli che hanno assassinato Filippo Raciti) fosse morto, forse oggi staremmo ancora qui a parlarne. I giornali avrebbero fatto paginoni, Vespa si sarebbe assicurato una bella seratina di Porta a Porta e via nuovamente con la manfrina del calcio malato e violento.
Invece niente di tutto ciò. Il morto non c’è scappato e tutto è passato nel silenzio più indifferente. Insomma, attenzione a non disturbare troppo il calcio, il businnes potrebbe infastidirsi. D’altronde, come ebbe a dire Antonio Matarrese, «morti e feriti fanno parte del sistema». Resta da capire se Matarrese ha detto queste parole in qualità di presidente della Lega Calcio, di ultrà del Bari o da businnes-man pallonaro.

Ma torniamo alla vicenda di cronaca di domenica scorsa. Lo stewart ferito per fortuna se l’è cavata con qualche giorno di prognosi, mentre l’aggressore solo martedì è stato rintracciato e arrestato a Catania dalla Digos. Si tratta di Francesco Patrizio Malato, di 36 anni, considerato il leader del gruppo ultras ”A sostegno di una fede”. Nome ecumenico, non c’è che dire, non altrettando pare esserlo Malato (nomen omen dicevano i latini). L’ultrà catanese, infatti, è una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine essendo stato sottoposto a Daspo nel 2001, per un periodo di sei mesi, e nel 2005 per tre anni.
A questo punto la domanda è: che ci faceva un tale soggetto allo stadio di Reggio Calabria? Non bastano due Daspo alle spalle e tre anni e mezzo di inibizione dai campi di calcio per capire che questo “signore” non è nè un boy-scout nè un’appartenente all’Azione cattolica?
A questo punto mi viene il dubbio che quelli sbagliati non sono gli ultrà, ma il sistema calcio che deve imparare, una volta per tutte, ad accettare morti e feriti, senza rompere troppo le palle. Non è vero Matarrese? (do.mal.)

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Categorie: Calcio, Cronaca, Italia, Sport
  1. 7 ottobre, 2008 alle 5:08 pm

    Come non essere d’accordo con te.
    Il sistema (responsabilità oggettiva, scarso controllo, incertezza della pena, scarsa severità) autorizza certi ragazzacci a sentirsi padroni del mondo, a Catania come a Milano, a Bergamo come a Verona, a Roma come a Reggio.

    E’ dopotutto un sistema-calcio che rispecchia, ahimè, il nostro sistema-Paese.

  2. eleonora
    7 ottobre, 2008 alle 10:08 pm

    Non posso che essere d’accordo con te.
    La presenza negli stadi italiani di questi elementi c ‘è sempre stata, ma tutti fanno finta di non sapere e di non vedere… non è la prima volta che succedono episodi simili, se non più gravi, e nonostante tutto queste persone continuano a girare indisturbate tra i tifosi “normali” provocando incidenti e disordini.

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