Archivio

Archive for Ottobre 2008

Venerabile Licio in Venerabile Italia

31 Ottobre, 2008 Domenico Malara 4 commenti

Quando si parla di “Venerabile” il pensiero va subito a Licio Gelli. Considerato uno dei personaggi più discussi e inquietanti della recente storia italiana, alla soglia dei novant’anni Gelli da “Maestro Venerabile” della potente loggia massonica segreta P2 diventa “conduttore Venerabile”. Da lunedì 3 novembre, infatti, condurrà su Odeon Tv una nuova trasmissione dal titolo inequivocabile: “Venerabile Italia”.

Il maestro della P2 sarà la voce narrante, assieme a Lucia Leonessi, di una ricostruzione inedita della storia dell’ultimo secolo, dalla guerra di Spagna agli anni ‘80, dai salotti di Roma alle rive del lago di Como. La Leonessi ha raccolto oltre alla testimonianza di Gelli (direttamente da villa Wanda di Arezzo dove il Venerabile risiede) anche i commenti di quei personaggi, da Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello Dell’Utri che hanno rappresentato politicamente e culturalmente l’Italia in questi anni.

Nella prima puntata, in onda alle 22.25, si parlerà del rapporto tra fascismo e massoneria, con la significativa testimonianza dell’inedito incontro del giovane Licio Gelli con Benito Mussolini.

Un appuntamento da non perdere, al di là chi sia e di cosa ha fatto Gelli. D’altronde come biasimarlo quando, a chi gli chiede meravigliato come mai ha deciso di andare in tv lui risponde: «Io in tv? C’è di peggio».

Nel frattempo consiglio di guardare questo speciale su Gelli e la P2 andato in onda qualche anno fa su La7:

votami-su-oknotizie

Abele contro Caino. Vince sempre Caino…

30 Ottobre, 2008 Domenico Malara 7 commenti

Trenta e ventinove anni. Sono le condanne in primo grado (quindi posso essere ancora tranquillamente ridotte) che sono state inflitte, rispetivamente, a Rudy Guede, per l’omicidio a Perugia della studentessa Meredith Kercher, e a Romulus Nicolae Mailat, il rumeno che a novembre dello scorso anno a Roma violentò e picchiò a morte Francesca Reggiani.

Due storie che mi fanno tornare in mente un nome e un cognome: Pietro Maso (di cui mi sono già occupato in un precedente post). Anche costui il 29 febbario 1992 venne condannato a 30 anni di carcere per uno dei più clamorosi casi di omicidio a sfondo familiare della cronaca italiana. Maso il 17 aprile 1991 nella sua casa di Montecchia di Crosara, uccise entrambi i genitori servendosi di un tubo di ferro e di altri corpi contundenti. La motivazione era di intascare subito la sua parte di eredità.

Oggi il “signor” Maso ha ottenuto la semilibertà, dopo aver trascorso solo 17 anni in carcere e avere usufruito, nel frattempo, di alcuni permessi premio. Mi sembra più che regolare: uccidi i tuoi genitori e ti premiano pure. Con l’indulto, poi, il termine ufficiale della sua pena è fissato al 2015 e non più al 2018.

Pietro Maso distrutto dal dolore
Pietro Maso distrutto dal dolore

Chi continua a sostenere che il carcere è un posto orribile, un luogo di sofferenza, è bene che sappia che il “povero” Pietro Maso durante la carcerazione ha anche partecipato alla rappresentazione del celebre musical Jesus Christ Superstar. La scrittrice Cinzia Tani, esperta di storia sociale del delitto, racconta inoltre che «in carcere le sue preoccupazioni sono la cura della propria persona, dal profumo all’abbronzante, dalla ginnastica a prendere il sole. Non prova alcun rimorso. Riceve lettere da migliaia di fans». Insomma, teatro, beauty-farm, ginnastica, sole e fans. Il tutto alla modica cifra di 250 euro al giorno. A spese dello Stato (cioè nostre) ovviamente. Un’ulteriore conferma che in Italia il carcere è un vero e proprio villaggio-vacanze Valtur.

Non solo. Visto che è stato così bravo, l’amministrazione penitenziaria ha pensato bene di trovare anche un lavoro al detenuto-modello Pietro Maso. Dal 22 ottobre 2008, infatti, questo signore lavora a Peschiera Borromeo in una ditta di assemblaggio computer e componentistica varia, uscendo alle 7.30 e rientrando in carcere entro le 22.30.

Angelo Izzo

Angelo Izzo

Ovviamente Pietro Maso non è l’unico esempio tangibile di come funziona il sistema giudiziario e carcerario italiano. Potrei anche citare i fidanzatini di Novi Ligure, Erika De Nardo e Omar Favaro, Fernando Carretta e Angelo Izzo. Ma l’elenco sarebbe molto più lungo.

Detto questo, Rudy Guede e Romulus Nicolae Mailat possono dormire sonni tranquilli. Sopratutto il secondo, visto che fino a qualche tempo fa dimorava tra il sudiciume delle baracche. Male che vada si faranno qualche annetto di soggiorno – vitto, alloggio e divertimento pagato dai cittadini onesti -, usciranno per buona condotta, otterranno la semilibertà e se proprio gli dovesse andare male saranno assegnati ai servizi sociali. Ovviamente alla conclusione del soggiorno Valtur avranno anche “diritto” a un lavoro.

Cosa vuoi di più dalla vita? Un lucano…

Dimenticavo. A Reggio Calabria, Giuseppe Tuccio, Garante per i diritti delle persone private della libertà personale (guai a chiamarli carcerati, si offenderebbero), nel corso di una conferenza stampa dichiara testualmente:

«Ma quale certezza della pena, il nostro Paese ha bisogno dell’incertezza della pena. Le pene devono essere incerte nella quantità ma certe nella qualità»

Per favore, qualcuno avverta Tuccio che quello che lui sostiene è esattamente ciò che avviene ora. Pochi anni di galera, con tutti i comfort e i privilegi di cui sopra. A proposito, alle vittime di assassini e stupratori chi ci pensa? Ovviamente nessuno, impegnati come sono a difendere e rimettere in libertà i delinquenti della peggiore razza.
È sempre la solita storia: Caino che uccide Abele, ma guai a toccare Caino! (do.mal.)

votami-su-oknotizie

L’insulto fantasma del mefistofelico Ignazio a Concitina “viso d’angelo” De Gregorio

28 Ottobre, 2008 Domenico Malara 16 commenti

Nel mio solito giro di rassegna stampa sul web mi sono imbattuto nella sezione CorriereTv, dove faceva bella mostra il ministro dela difesa Ignazio La Russa. Più che il volto adirato del mefistofelico La Russa, quello che mi ha attirato di più è stato il titolo che riportava Corriere.it: “Lite in tv tra La Russa e la De Gregorio. Insulti al direttore de l’Unità”.
A quel punto mi sono chiesto: ma cosa avrà detto di così offensivo il diabolicus La Russa a Concita “faccia d’angelo”? Perché Corriere.it si è indignato così tanto? I due erano ospiti di Maria Latella a Sky Tg24, dove si parlava della manifestazione del Pd al Circo Massimo. A un certo punto la De Gregorio dice:

«…il governo mi sembra insolitamente in difficoltà dopo questa manifestazione, anche il ministro La Russa che di solito è molto brillante. Credo che fare ricorso ai militari morti e ai punti dei sondaggi sia un segnale di difficoltà»

e qui scoppia il putiferio, con La Russa che ribattere alle accuse della De Gregorio:

«Signora Concita, io non facco ricorso ai militari morti. Si vergogni con la sua faccina educata. Non parli dei militari morti con quel tono. Ha capito? Ignorante che non è altra… ma si tappi la bocca con un turacciolo. Vergogna Concitina»

Questo, in sostanza, il battibecco che c’è stato tra i due. Mi chiedo: quali sarebbero gli insulti di La Russa alla De Gregorio di cui parla Corriere.it? Allora, vediamo un po’: “faccina educata” non mi sembra proprio un insulto, anche in “ma si tappi la bocca con un turacciolo” non ravvedo gli estremi dell’offesa.
Probabilmente Corriere.it si riferiva all’espressione “ignorante che non è altra”. E allora vediamo cosa dice il dizionario De Mauro a proposito della parola “ignorante”:

i|gno|ràn|te
p.pres., agg., s.m. e f.
1 p.pres. ⇒ignorare
2 agg. AU che ignora, che non conosce un determinato insieme di nozioni o una determinata materia: essere i. in latino, essere i. di informatica; nel campo del marketing sono completamente i. | ass., che non è sufficientemente preparato nella propria attività o professione: un medico, un tecnico i.
3 agg., s.m. e f. AU che, chi è privo di istruzione, di cultura: gente i., un povero i.
4 agg., s.m. e f. CO colloq., maleducato, villano
5 agg. BU ignaro: essere i. dell’accaduto

No, sembra proprio che neppure “ignorante” (colui che ignora) sia un insulto. Vuoi vedere allora che la parolina che ha scosso così tanto la sensibilità di Corriere.it è “Signora Concita”? Ma anche qui resta sempre un enigma: qual è l’insulto? “Signora” o “Concita”. (do.mal.)

votami-su-oknotizie

Dicono che la ‘ndrangheta semina morte, ma neanche la sanità calabrese scherza

28 Ottobre, 2008 Domenico Malara 2 commenti

Da tempo in Calabria la sanità è in concorrenza con la ‘ndrangheta. Tra le due non si sa chi fa più morti ammazzati. Entri in un ospedale per un’appendicite e non sai se ne esci vivo. Se ne sono accorti anche i carabinieri che ieri hanno messo i sigilli a tre reparti dell’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia per le precarie condizioni igienico-sanitarie del nosocomio. Nell’ambito dell’inchiesta la Procura ha emesso 33 avvisi di garanzia nei confronti di medici, funzionari ed ex dirigenti dell’azienda sanitaria e dell’ospedale.

L’indagine dei carabinieri è stata avviata dopo la morte di Federica Monteleone, la sedicenne deceduta quasi due anni fa, dopo quattro giorni di coma provocato da una black-out durante un intervento di appendicectomia. Il provvedimento di sequestro in via d’urgenza riguarda i reparti di ortopedia, immunoematologia e pronto soccorso. La situazione trovata è apparsa subito molto grave ai carabinieri del Nas che hanno trovato stanze senza finestre e senza prese d’aria, ambienti con umidità e muffe. Uno dei principali problemi riscontrati riguarda l’impianto elettrico non a norma e privo della presa a terra. Sono state trovate anche lastre di eternit nella centrale termica e molte porte delle stanze dei reparti non consentono il passaggio delle barelle.

L’ospedale di Vibo Valentia negli ultimi anni è stato al centro di inchieste giudiziarie per la morte di alcuni pazienti. Nel gennaio 2007 fu la volta di Federica Monteleone. A dicembre 2007 nella stessa struttura morì un’altra sedicenne, Eva Ruscio, durante un intervento di tracheotomia d’urgenza dopo essere stata ricoverata per un ascesso alle tonsille. Il 3 gennaio scorso un uomo di 88 anni, Orazio Maccarone, morì dopo essere rimasto quattro ore nel pronto soccorso dell’ospedale di Vibo Valentia in attesa di ricovero a causa della mancanza di posti in vari ospedali calabresi.

A questo punto ho il serio dubbio che il direttore amministrativo dell’ospedale di Vibo Valentia fosse il lungimirante onorevole Cetto Laqualunque. Non ci credete? Guardate qui:

Sull’argomento leggi anche lo speciale “Onorata Sanità” di Repubblica e l’articolo de “Il Giornale”.

votami-su-oknotizie

Il Lonfo metasemantico

26 Ottobre, 2008 Domenico Malara 3 commenti

La metasemantica è una tecnica letteraria utilizzata da Fosco Maraini nella sua raccolta di poesie “Gnosi delle fànfole” del 1978. Si tratta di una forma di composizione che affida al suono delle parole, meglio se assolutamente prive di senso, il compito di trasmettere a chi legge delle emozioni che è libero di riempire dei propri contenuti o, meglio, dei contenuti che gli stessi suoni evocano nella sua coscienza.
Una tra le più belle composizioni di Fosco Maraini è oggi diventata un cavallo di battaglia del grande Gigi Proietti.

Eccola:

Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s’archipatta.

È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;

e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t’alloppa, ti sbernecchia; e tu l’accazzi.

votami-su-oknotizie

Poste Italiane in ritardo anche sulla storia

25 Ottobre, 2008 Domenico Malara 1 commento

Esattamente a distanza di 100 anni, grazie a Poste Italiane, apprendiamo che il catastrofico terremoto del 1908 colpì solo la città di Messina, Reggio Calabria non venne neppure sfiorata. La scena che mi viene in mente è più o meno quella del Titanic: mentre fuori il transatlantico affondava e tutti si accalcavano per mettersi in salvo, dentro l’orchestra continuava a sunare come se niente fosse.

L’incidente di Poste Italiane è presto spiegato, ma prima fatemi dire che le cose, ovviamente, andarono in modo completamente diverso, così come riportano tutte le cronache dell’epoca. Erano le 5:21 del mattino di lunedì 28 dicembre 1908 quando una forte scossa di terremoto (7,2 magnitudo della scala Richter – 10° della scala Mercalli), con epicentro nello Stretto tra la Sicilia e la Calabria, rase al suolo Reggio, Messina e i centri limitrofi, provocando circa 100.000 vittime e distruggendo gran parte del patrimonio edilizio e urbanistico delle due città. Il sisma fu seguito da un maremoto violentissimo, con onde alte tra i 6 e i 10 metri, che causò con ogni probabilità il maggior numero di vittime perché la gente, uscita di casa per timore dei crolli, si era riversata proprio sulle spiagge.

Ecco come “La Domenica del Corriere” riportò la cronaca di quel tragico evento nell’edizione del gennaio 1909. In un passaggio si legge:

«Che spaventosa, che immane catastrofe! Forse la più grande di quante le cronache dei secoli andati ricordino. Lo stesso terremoto di Lisbona, come quello di Messina del febbraio 1783, produssero un numero di vittime di gran lunga inferiore. Da Rosarno a Porto Santo, vale a dire per una estensione di novanta chilometri lungo la costa calabrese con Reggio quasi al centro, e dal Faro a poco oltre Messina – che fu centro del terremoto – lungo la costa dell’isola dei Vespri è tutto strage, desolazione, sangue. I morti che pareva dovessero essere mille, duemila, diecimila salirono via via a cifre terribilmente fantastiche». (scarica qui l’articolo completo in pdf)

Ed eccoci alla perla di Poste Italiane.

Guardate con attenzione il francobollo commemorativo che sarà emesso il prossimo 4 novembre. La parte superiore del valore bollato reca la dicitura: “1098 Terremoto di Messina”. E Reggio che fine ha fatto? Forse una gaffe. Assolutamente no. La vignetta del francobollo, infatti, raffigura, in modo stilizzato, una veduta dall’alto di Messina con lo Stretto e, solo sullo sfondo, Reggio Calabria, con alcuni cerchi concentrici che rappresentano le onde sismiche causate dal terremoto.

Permettetemi di dire che più che una gaffe, quella di Poste Italiane è un autentico atto di ignoranza che offende chi ha pagato un enorme tributo di sangue al sisma del 1908. E non è un caso che c’è già chi invita a boicottare il francobollo della beffa. (do.mal.)

Sull’argomento consiglio anche questo link

votami-su-oknotizie

Facciamoli marcire in carcere

24 Ottobre, 2008 Domenico Malara 21 commenti

Dopo Ferdinando Carretta, che ha assassinato padre, madre e fratello, nelle scorse settimane sono tornati in libertà Pietro Maso, che ha ucciso i suoi genitori, l’ex Nar Francesca Mambro, tra i responsabili della strage di Bologna, e prima ancora Gianni Guido, uno dei massacratori del Circeo. Prossimamente sarà il turno di Erika De Nardo e Omar Favaro, i fidanzatini omicidi di Novi Ligure.
Tutti questi “signori” hanno già in cassaforte un lavoro sicuro, interviste in esclusiva (che significa un bel gruzzolo di soldini) e libri pronti da dare alle stampe (che vuol dire altri bei soldi), dove raccontano le loro “eroiche” gesta come fossero bibbie da tramandare ai posteri. Insomma, è gente che può tranquillamente campare di rendita per il resto della loro insignificante esistenza. A che prezzo? Appena qualche anno di carcere, vitto e alloggio a spese degli italiani ovviamente.

Tra indulto (che riduce di tre anni le pene di molti reati tra cui l’omicidio), liberazione anticipata, semilibertà, libertà condizionale e affidamento in prova ai servizi sociali, la pena da scontare in carcere si tramuta nè più nè meno in un soggiorno-vacanza Valtur, dove si può fare teatro oppure giocare a calcio o a pallavolo. Tutto a spese dei contribuenti. Un Pietro Maso qualsiasi, ad esempio, è costato alla società circa 300 euro al giorno. Dati alla mano, chi non ha colpa, cioè gli italiani, hanno pagato il soggiorno di questo assassino circa 1.700.000 euro, oltre 3 miliardi delle vecchie lire.

Detto questo, c’è da chiedersi: come mai in Italia tutti si preoccupano delle porcherie che fa Berlusconi e nessuno scende in piazza per protestare contro un sistema giudiziario che garantisce l’impunità ad assassini e terroristi? Possibile che nessuno s’indigna sapendo che gente come Francesca Mambro o Ferdinando Carretta, sono a piede libero?

Eppure, secondo un’indagine, il 66% degli italiani si dichiara decisamente in disaccordo con il vecchio (e condiviso da tanti giuristi) principio del “meglio un colpevole libero che un innocente in galera”, preferendo al contrario rinchiudere in prigione quanti più criminali – veri o potenziali – possibile. Non a caso quasi un terzo (31%) è d’accordo nel proporre l’introduzione della pena di morte per delitti particolarmente gravi.

Sinceramente mi verrebbe da dire anche a me “sì” alla pena di morte. Ma pensandoci bene, che senso avrebbe? Il rischio sarebbe quello di trasformare questi assassini in protagonisti, quasi dei martiri. Alla sedia elettrica o all’iniezione letale, molto meglio il carcere a vita. Ma quello vero e soprattutto senza privileggi: cella austera, brandina e bagno. Stop. Si abbattono anche i costi che gravano sulla testa degli italiani.

E per favore, non venitemi a parlare di pietà e rispetto dei diritti umani. Non credo che bestie del genere sappiamo cosa significhi la parola pietà. Se non per loro. (do.mal.)

votami-su-oknotizie

Un Frigo per la Consulta… e anche per Pannella

Finalmente il Parlamento riesce ad eleggere il nuovo giudice della Corte costituzionale, colmando così il vuoto lasciato da Romano Vaccarella, l’avvocato che si dimise dall’Alta Corte nel maggio 2007. Si tratta di Giuseppe Frigo, bresciano di 73 anni, per un quadriennio (1998-2002) presidente dell’Unione delle Camere penali italiane. Difensore, tra gli altri, del finanziere Emilio Gnutti nella vicenda sulla fallita scalata ad Antonveneta e di Adriano Sofri nel ricorso in Cassazione per ottenere la revisione del processo per l’omicidio del commissario Calabresi. Frigo è stato anche legale di parte civile per conto di Giuseppe Soffiantini, l’imprenditore di Manerbio sequestrato da una banda di sardi trapiantata in Toscana il 17 giugno del 1997 e liberato il 10 febbraio dell’anno successivo. Fermo sostenitore del “giusto processo” e della separazione delle carriere nella magistratura, Frigo ha anche contribuito alla stesura del codice di procedura penale.

Seicentonovanta parlamentari di maggioranza e opposizione hanno scritto il suo nome sulla scheda. Un vero e proprio voto bipartisan, che lo porta oltre la soglia di 572 consensi necessari per essere eletto. Alla candidatura di Frigo si è arrivati dopo la rinuncia di Gaetano Pecorella. Chiamato da Silvio Berlusconi in persona, il deputato del Pdl ha fatto un passo indietro dopo il veto posto dall’opposizione per via di un processo pendente nei suoi confronti al Tribunale di Milano.

Ma la notizia vera è che finalmente Marco Pannella potrà tornare a mangiare e bere, dopo il logorante sciopero della fame e della sete inscenato per protestare proprio contro la mancata nomina del giudice della Consulta. Insomma, davanti a un Frigo si arrende anche il tenace Marco. (do.mal.)

votami-su-oknotizie

Agente 007 Rettore, licenza di rosicare

21 Ottobre, 2008 Domenico Malara 7 commenti

Finalmente ho capito perché Donatella Rettore da anni si ammazza a cantare “…dammi una lametta che mi taglio le vene”. Evidentemente si tratta di un’autoflagellazione per le baggianate che lei stessa dispensa a mezzo stampa. L’ultima, anzi le ultime, visto che erano molteplici, Rettore le ha consegnate direttamente al Corriere della Sera. Nell’intervista-marketta concessa a Mario Luzzatto Fegiz per la promozione della sua ultima raccolta, Rettore definisce Mina, Raffaella Carrà e Patty Pravo icone per gay attempati. Non contenta, si permette anche di dare un consiglio proprio a Mina: «Nei momenti di stanchezza artistica meglio stare fermi. Troppo spesso lei usa la voce in modo poco educato».

E visto che c’era, perché non criticare anche altre colleghe? Ad esempio Gianna Nannini («Una fortunata, le gira bene»), Giorgia («Più brava di Mina, ma fragile»), Carmen Consoli («Mi piaceva all’inizio, poi è scivolata») e infine Laura Pausini che è «l’Orietta Berti del 2008». Qui, però, bisogna ancora capire se quella di Rettore voleva essere una lusinga o una minaccia! L’ultima perla è nientepopodimenochè per Madonna: «Canto molto meglio di lei. Per me la Ciccone deve andare nello sciacquone (come cantante)». Mina, Patty Pravo, Madonna… Come dire, se dobbiamo sparare cazzate, meglio spararle grosse!

Dopo aver pontificato dalle pagine del Corriere, Rettore seguita nel suo delirio sabato pomeriggio su Raidue a Scalo 76, la trasmissione musicale condotta da Francesco Facchinetti, dove finalmente c’è qualcuno, in questo caso Pierluigi Diaco, che gli fa notare e controbatte alle innumerevoli stronzate che continuano ad uscire dalla sua bocca.

La domanda a questo punto è: con quale licenza una come Rettore si permette di dare giudizi su un mostro sacro della musica italiana come Mina? Probabilmente licenza di rosicare(do.mal.)

votami-su-oknotizie

L’essenza della vita… con la C maiuscola

20 Ottobre, 2008 Domenico Malara 1 commento

Chi disse “preferisco avere fortuna che talento” percepì l’essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre… o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre… e allora si vince. Oppure no… e allora si perde.

Prologo tratto dal film Match Point di Woody Allen.

È proprio vero, allora, che la vita è tutta una questione di culo: o ce l’hai o te lo fanno. (do.mal.)

votami-su-oknotizie