Trenta e ventinove anni. Sono le condanne in primo grado (quindi posso essere ancora tranquillamente ridotte) che sono state inflitte, rispetivamente, a Rudy Guede, per l’omicidio a Perugia della studentessa Meredith Kercher, e a Romulus Nicolae Mailat, il rumeno che a novembre dello scorso anno a Roma violentò e picchiò a morte Francesca Reggiani.

Due storie che mi fanno tornare in mente un nome e un cognome: Pietro Maso (di cui mi sono già occupato in un precedente post). Anche costui il 29 febbario 1992 venne condannato a 30 anni di carcere per uno dei più clamorosi casi di omicidio a sfondo familiare della cronaca italiana. Maso il 17 aprile 1991 nella sua casa di Montecchia di Crosara, uccise entrambi i genitori servendosi di un tubo di ferro e di altri corpi contundenti. La motivazione era di intascare subito la sua parte di eredità.
Oggi il “signor” Maso ha ottenuto la semilibertà, dopo aver trascorso solo 17 anni in carcere e avere usufruito, nel frattempo, di alcuni permessi premio. Mi sembra più che regolare: uccidi i tuoi genitori e ti premiano pure. Con l’indulto, poi, il termine ufficiale della sua pena è fissato al 2015 e non più al 2018.

- Pietro Maso distrutto dal dolore
Chi continua a sostenere che il carcere è un posto orribile, un luogo di sofferenza, è bene che sappia che il “povero” Pietro Maso durante la carcerazione ha anche partecipato alla rappresentazione del celebre musical Jesus Christ Superstar. La scrittrice Cinzia Tani, esperta di storia sociale del delitto, racconta inoltre che «in carcere le sue preoccupazioni sono la cura della propria persona, dal profumo all’abbronzante, dalla ginnastica a prendere il sole. Non prova alcun rimorso. Riceve lettere da migliaia di fans». Insomma, teatro, beauty-farm, ginnastica, sole e fans. Il tutto alla modica cifra di 250 euro al giorno. A spese dello Stato (cioè nostre) ovviamente. Un’ulteriore conferma che in Italia il carcere è un vero e proprio villaggio-vacanze Valtur.
Non solo. Visto che è stato così bravo, l’amministrazione penitenziaria ha pensato bene di trovare anche un lavoro al detenuto-modello Pietro Maso. Dal 22 ottobre 2008, infatti, questo signore lavora a Peschiera Borromeo in una ditta di assemblaggio computer e componentistica varia, uscendo alle 7.30 e rientrando in carcere entro le 22.30.

Angelo Izzo
Ovviamente Pietro Maso non è l’unico esempio tangibile di come funziona il sistema giudiziario e carcerario italiano. Potrei anche citare i fidanzatini di Novi Ligure, Erika De Nardo e Omar Favaro, Fernando Carretta e Angelo Izzo. Ma l’elenco sarebbe molto più lungo.
Detto questo, Rudy Guede e Romulus Nicolae Mailat possono dormire sonni tranquilli. Sopratutto il secondo, visto che fino a qualche tempo fa dimorava tra il sudiciume delle baracche. Male che vada si faranno qualche annetto di soggiorno – vitto, alloggio e divertimento pagato dai cittadini onesti -, usciranno per buona condotta, otterranno la semilibertà e se proprio gli dovesse andare male saranno assegnati ai servizi sociali. Ovviamente alla conclusione del soggiorno Valtur avranno anche “diritto” a un lavoro.
Cosa vuoi di più dalla vita? Un lucano…
Dimenticavo. A Reggio Calabria, Giuseppe Tuccio, Garante per i diritti delle persone private della libertà personale (guai a chiamarli carcerati, si offenderebbero), nel corso di una conferenza stampa dichiara testualmente:
«Ma quale certezza della pena, il nostro Paese ha bisogno dell’incertezza della pena. Le pene devono essere incerte nella quantità ma certe nella qualità»
Per favore, qualcuno avverta Tuccio che quello che lui sostiene è esattamente ciò che avviene ora. Pochi anni di galera, con tutti i comfort e i privilegi di cui sopra. A proposito, alle vittime di assassini e stupratori chi ci pensa? Ovviamente nessuno, impegnati come sono a difendere e rimettere in libertà i delinquenti della peggiore razza.
È sempre la solita storia: Caino che uccide Abele, ma guai a toccare Caino! (do.mal.)

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