Papi, l’eroina che declama l’indecenza
di Domenico Malara per Il Clandestino
Benvenuti nell’Italia dei Papi. Dopo Papa Benedetto, Papi Silvio ed Enrico Papi, ecco spuntare dal nulla Donatella Papi, pigmaliona e auto-promessa sposa del reo confesso pluriomicida del Circeo Angelo Izzo. Come se già non bastassero i casini del Marrazzo-gate, di papponi e trans morti in circostanze poco chiare (è così che si dice nell’Italia dei misteri, vero?), ad allietare il Belpaese in questo calderone di trash che più trash non si può, arriva lei: l’eroina buona dei fumetti che declama a reti quasi unificate l’umanità e l’innocenza di un pluriomicida, promettendosi sua sposa.
È bastato l’annuncio-shock di questa 52enne giornalista romana per scatenare il putiferio in rete, complici anche le sue discusse ospitate nei salotti de “L’Italia sul due” e “Domenica cinque”. D’altronde è ormai risaputo: quando il trash chiama la tv risponde. E intanto su facebook spopolano, neanche a dirlo, i primi gruppi anti-Papi: “Donatella Papi vergognati”, “Donatella Papi in manicomio”, “Chiudiamo Donatella Papi in una casa di cura” sono tra i più, per così dire, ecumenici, nati per manifestare rabbia e sdegno nei confronti della Papi.
La protesta monta ancora di più nella bloggosfera. «Un infotainment davvero disgustoso – scrive Valentina Donatiello sul suo blog parlando della puntata di “Mattino cinque” –. Penso che non si possa dare spazio ad un’esaltata che si ostina a dire che Angelo Izzo, uno dei fautori della strage del Circeo, sia innocente». Così come Massimo Falcioni che dal suo spazio indignato scrive: «Provo pena per i familiari delle vittime, per i parenti di Donatella Colasanti, per la sorella della povera Lopez, che muore di dolore ogni volta che qualche mostruoso personaggio sfrutta questa storia analizzandola dalla prospettiva del carnefice. La tv non può permettersi certe cadute di stile. L’auditel va in secondo piano, qui c’è la memoria di quattro innocenti da rispettare, c’è la dignità di tanti parenti da tutelare e soprattutto c’è un’etica che ogni tanto andrebbe rispolverata».
Storia vera o montatura architettata dalla premiata ditta Papi-Izzo al solo scopo di avere un quarto d’ora di celebrità? Lo scopriremo solo vivendo. A proposito di bufale. Provate a collegarvi al sito di news diretto da Donatella Papi (www.comincialitalia.net) ed eccovi comparire un inquietante messaggio: “La visita del sito può danneggiare il computer”. Sarà un caso?
I clandestini dell’informazione
Al via una sfida culturale ed editoriale: un sito web di successo (ClandestinoWeb), con 1 milione di accessi unici al mese, si trasforma in giornale cartaceo. E lo fa per rappresentare una “terza via possibile” per «contrastare il bipolarismo bastardo che si ritrova anche sui giornali».
Nasce Il Clandestino, in edicola da domani al costo di 1,20 euro, 12 pagine e una tiratura nazionale di 100 mila copie, distribuito da Mondadori. Un quotidiano che già dal nome dimostra la propria missione: gli ideatori si sentono come «immigrati dell’informazione – racconta il vice direttore Pierluigi Diaco durante la presentazione alla stampa all’Hotel Nazionale di Roma- che chiedono il permesso di soggiorno». Un’iniziativa nata «per creare un’alternativa valida alla logica del “bipolarismo”» con cui si «blocca il Paese con la scusa di Berlusconi», afferma il direttore responsabile David Parenzo. Come farlo? Semplice, attraverso i numeri, i sondaggi (in primis quelli dei fratelli Crespi). Proprio perché basato su dati oggettivi come i numeri, spiega ancora il direttore, «Il Clandestino non sarà un giornale di opinione». Piuttosto, sarà «senza divisa. Con un linguaggio full color si propone come un quotidiano di approfondimento ed analisi con l’intento di evitare, sempre, noia e depressione».
Una sfida culturale ed editoriale che si basa su una redazione molto giovane. Ambrogio Crespi, fondatore del ClandestinoWeb, ne è il direttore responsabile e Luigi Crespi,noto sondaggista, ne cura il progetto editoriale. Dietro a Il Clandestino c’è Fabio Caso, giovane editore di altri periodici come In Tutto, DiTutto, Buona cucina, Top Salute e La mia casa. Altrettanto giovani sono il direttore, David Parenzo, già giornalista de Il Foglio e di Liberazione e il vice direttore, Pierluigi Diaco, già giornalista de Il Foglio e Libero e conduttore di approfondimento politico su SkyTg24, RaiNews24, Canale Italia, Radio Rai2 e Rtl 102.5.
Il Clandestino, spiegano gli ideatori, «affronterà con un taglio decisamente originale i grandi temi di attualità e politica, ma dedicherà anche grande spazio a internet (con una rassegna stampa dei bloggers), alla pubblicità, ai dati Auditel (analizzati, in una sezione dedicata, da Luigi Ricci)». Ci saranno varie rubriche di approfondimento: una, curata dal direttore Parenzo, sulla previsione dei programmi che andranno in onda in tv; un’altra che andrà a scavare nelle news che riguardano la Rai. A scriverla sarà “Cavallo pazzo”, pseudonimo dietro cui si cela un misterioso giornalista la cui identità, scherza Parenzo, «non verrà rivelata nemmeno sotto tortura a Guantanamo». Ci sarà anche una rubrica di sport, firmata da Federico Vespa, e che si chiamerà “Vespa in campo”. Grande spazio, poi, sarà dedicato alla politica, alle vicende del “Palazzo” e, ovviamente, ai sondaggi. Già da domani, ad esempio, potrebbero essere pubblicati dei sondaggi sulla situazione delle carceri in Italia e sulla giustizia. Allo stesso modo, spiegano Parenzo e Diaco, «ci sarà da mercoledì un monitoraggio, giorno per giorno, sulle più importanti regioni che andranno al voto nel marzo 2010».
«Leggeteci per 5 giorni – afferma Diaco – e poi giudicateci. Siamo piccoli adesso ma domani saremo grandi. Ci candidiamo ad offrire ai lettori quel qualcosa in più che non si trova sugli altri giornali». E proprio una risposta positiva dei lettori potrà garantire a Il Clandestino, spiega infine Parenzo, quel “permesso di soggiorno nel mondo dell’informazione” e si propone di ottenere. (Adnkronos).
Meno uno. A Roma si presenta Il Clandestino

Dal web alle edicole. Dopo tre anni di successi in rete, Il Clandestino, a partire dal 24 novembre, diventa quotidiano. Il giornale, diretto da David Parenzo, sarà presentato a Roma, lunedì 23 novembre alle 12, presso la sala Cristallo dell’Hotel Nazionale (piazza Montecitorio, 131). Al lancio della nuova iniziativa editoriale parteciperanno l’editore, Fabio Caso, il direttore editoriale e fondatore di Clandestino web, Ambrogio Crespi, il direttore, David Parenzo, il vice direttore Pierluigi Diaco, e il responsabile del progetto editoriale, Luigi Crespi.
Il Clandestino, in versione cartacea, affronterà con un taglio decisamente originale i grandi temi di attualità e politica, ma dedicherà anche grande spazio a internet (con una rassegna stampa dei bloggers), ai sondaggi, alla pubblicità, ai dati Auditel (analizzati, in una sezione dedicata, da Luigi Ricci).
Il Clandestino non è un giornale di cronaca, né un quotidiano di opinione. Non nasce per imporre o divulgare idee ma, piuttosto, per contribuire alla loro formazione. Con un linguaggio full color si propone come un quotidiano di approfondimento ed analisi con l’intento di evitare, sempre, noia e depressione.
Meno tre. In edicola arriva Il Clandestino
È Pierluigi Diaco il vicedirettore de Il Clandestino, il nuovo quotidiano di politica, comunicazione e costume in edicola dal prossimo 24 novembre.
Diaco, 32 anni, già conduttore di programmi di approfondimento politico su Sky Tg24, Rai News 24, Canale Italia, Radio Rai 2 ed Rtl 102.5, nonché firma del Foglio e di Libero, conduce “Radio Gioventù” insieme al Ministro della Gioventù Giorgia Meloni.
«Sarà un giornale fatto non solo da giornalisti – dice Diaco – ma anche da comunicatori e spin doctor: un quotidiano vivace, rumoroso, allegro e impertinente. Daremo notizie e tenteremo di anticipare tutti gli altri. Offriremo dati, numeri, classifiche, gradimenti e saremo i primi a guardare internet dal buco della serratura. Segnalo con particolare attenzione la rubrica “Previsioni televisive” da me curata personalmente: suggerisco agli addetti ai lavori e ai livori (come li definisce Dagospia) di buttarci un occhio, sarà spiazzante. Saremo clandestini, ma capaci di uscire con abilità dalla clandestinità. Per adesso, nostro compito è lavorare, lavorare, lavorare. Il tempo ci dirà se la nostra scommessa sarà premiata».
Oltre a David Parenzo (direttore responsabile) e a Diaco, saranno della squadra de Il Clandestino anche il sondaggista Luigi Crespi e Ambrogio Crespi in qualità di direttore editoriale.
Un Clandestino in edicola!
Sarà in edicola dal 24 novembre Il Clandestino, nuovo quotidiano – estensione cartacea dell’omonima testata online (www.clandestinoweb.com) – diretto da David Parenzo.
«Saremo meno di dieci in redazione ma agguerritissimi», promette il direttore David Parenzo, classe 1976, un passato televisivo in Veneto, un periodo al fianco dello scomparso Sandro Curzi a Liberazione e due libri all’ attivo. «Il Clandestino, per far onore al suo nome, in una stagione di chiacchiere guarderà ai fatti e farà le pulci al palazzo attraverso le inchieste – aggiunge Parenzo – senza far sconti a nessuno». E sulla collocazione politica, il direttore mostra idee chiare: «Dalla parte di chi acquisterà Il Clandestino – dice – senza destra e senza sinistra».
L’editore della nuova testata sarà Fabio Caso della “Giornali e Associati”, figlio di quel Giangaetano che aveva tentato la scalata all’Unità. Parenzo mantiene l’ultimo segreto: «Sugli editorialisti top secret – dice – posso solo aggiungere che saranno firme di rilievo».
Quando il Pci diceva: «Non togliete quel Crocifisso»
Quello che leggerete non la reazione scomposta del papa-teologo Benedetto XVI all’indomani della sentenza della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo che, in nome della libertà religiosa, ammonisce dall’esporre nelle scuole la raffigurazione di Cristo in croce.
Nè, tantomeno, il delirio di un qualche integralista cattolico, turbato dall’insulsa pronuncia del tribunale europeo. No, è “semplicemente” l’editoriale pubblicato da L’Unità il 22 marzo 1988 a firma di Natalia Ginzburg, scrittrice, giornalista, deputata alla Camera come indipendente nelle liste del Pci, figura di primo piano della cultura del dopoguerra, autrice di “Lessico familiare”.
In questo editoriale, quanto mai attuale, l’intellettuale comunista, di origine ebrea, si schiera in difesa del crocifisso. Era il 1988 e in Italia era appena scoppiata la polemica sulla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche.
Scrive Natalia Ginzburg:
Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. La ricoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo smettere di dire così?
Il crocifisso è simbolo del dolore umano. La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.
Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo.
Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini.
Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero. Alcune parole di Cristo le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente.
Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono diventate il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto.
Il crocifisso fa parte della storia del mondo.
Non credo che ci sia da aggiunge altro. Vi invito solo a riflettere sui ragionamenti psicopatici di un tribunale che un giorno si occupa di curvature delle zucchine e l’altro del diametro dei piselli, che arriva a ritenere anti-igienica la pizza cotta nel forno al legna e tra una cosa e l’altra, trova il tempo per dire che esporre i crocifissi nelle aule scolastiche viola la libertà religiosa. Credibile? Più o meno quanto quell’ibrido politico-giuridico che è l’Europa!
Un premio Laqualunque!
La più bella di oggi la pubblica Calabria Ora a pagina 14. Tenetevi forte perché questa è ancora più stravagante dei calzini turchese del giudice Mesiano.
Il prossimo 24 ottobre a Catanzaro il gioioso presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero Laqualunque, riceverà il “Premio Vincenzo Restagno” da parte del Circolo culturale “Paleaghenea” di Roghudi (RC), con la seguente motivazione: “Gentiluomo della politica, esempio di concretezza, efficienza e risolutezza della pubblica amministrazione, ha saputo coniugare impegno e spirito di servizio. Artefice della crescita del Mezzogiorno degli ultimi anni è stato promotore di eccellenti iniziative volte allo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia”.
Sì, non avete letto male: Regione Calabria, quella con il consiglio regionale più indagato d’Italia. Ora dico io, Loiero avrà anche spirito di servizio, ma gli organizzatori del Premio hanno uno spiccato spirito di patata… Poi, però, non prendiamocela se un Venditti qualunque ci prende per il culo!
Questo il commento di un lettore appena appresa la notizia (clicca qui)
Opposizione turchese e stravagante!
Complimenti a Dario Frasceschini. Il quasi ex segretario del Pd sa bene come si fa opposizione: indossando un paio di calzini turchese. E poi a sinistra si lamentano che Berlusconi governa, quasi ininterrottamente, da 15 anni. Se questo è il modo di contrastarlo politicamente, sarà davvero dura mandarlo in pensione.
Se il giudice Raimondo Mesiano è stato definito “stravagante” in un servizio giornalistico di Canale 5 (che peraltro non ho condiviso, così come non avevo condiviso l’incursione dell’obiettivo di Zappaddu nella residenza privata di Berlusconi), l’opposizione targata Partito democratico non solo è stravagante, ma addirittura ridicola.
Tutta questa storia conferma, ancora una volta, la pochezza del nulla e la nullezza del poco di un’opposizione che la politica non sa neanche dove sta di casa. Aspirano a governare il paese, ma non sarebbero credibili neppure a Zelig o a Colorado Cafè.
La stampa italiana, invece, è da un po’ che si è sputtanata. Il servizio di Canale 5 è stata solo l’ultima perla di una guerra a colpi di gossip che ormai va avanti da mesi. Ad inaugurare la stagione del ridicolo ci hanno pensato Repubblica con la pubblicazione degli scatti di Zappaddu a Villa Certosa, ha proseguito il Corriere (seguito a ruota da Repubblica) con le vicende Noemi e D’Addario. Senza tralasciare Annozero (vedi puntata interamente dedicata proprio alla D’Addario), Il Giornale, Libero e Unità. Se n’è accorto anche il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, che alla chiamata alle armi diramata da Eugenio Scalfari, padre-padrone di Repravda, ha detto no.
A questo punto non mi sorprenderebbe più di tanto se dopo i calzini turchese Franceschini, per protesta, portasse tutta l’opposizione dal barbiere del giudice Mesiano a fare la barba. Bindi compresa!
Venditti, la Calabria e il caffè… corretto!
Scoppia la pace tra Antonello Venditti e la Calabria. È bastato un buon caffè a Roma tra il cantautore e il sindaco di Reggio, Giuseppe Scopelliti, per chiudere una polemica che col passare dei giorni aveva assunto i contorni del ridicolo.
Ridicolo quando il servizio delle Iene andato in onda martedì 23 ottobre su Italia 1, in cui Giulio Golia, nei panni di Toto Fattazzo, ha intervistato Venditti mettendo in mostra, in modo sicuramente ironico e caracaturiale (anche troppo), il prototipo del calabrese “troglodita” con tanto di accento iper-marcato, soppressata, cipolla di Tropea e peperoncino. Un po’ come rappresentare i sardi con le pecore al pascolo e il pecorino in mano!
A fare da pacere tra la Calabria e Venditti è stato il giornalista Pierluigi Diaco, colui che per giorni è stato preso di mira e insultato dagli utenti di youtube dopo la sua partecipazione a “La vita in diretta”. In quell’occasione l’onorevole dj di Rtl (calabrese di origine), andando in controtendenza con il sentire popolare di chi si è sentito offeso dalle parole di Venditti, si era chiesto come mai i calabresi, così come hanno fatto con Venditti, non s’indignano per una classe politica regionale che, quella sì, ha portato la Calabria allo sfascio.
Diaco ha risposto agli insulti con i fatti. Ha messo in contatto e ha fatto incontrare il sindaco Scopelliti con il cantautore romano, a casa di quest’ultimo. Ne è venuto fuori un incontro cordiale, durante il quale Venditti ha rinnovato le sue scuse a tutti quei calabresi che si sono sentiti offesi dalle sue parole, confermando, però, che il suo voleva solo essere un grido di rabbia per una terra abbandonata da tutti, anche da Dio.
Venditti ha anche ribadito il suo amore per la Calabria («una regione che amo, onesta e pulita») manifestato l’intenzione «di fare tutto il possibile per partecipare al suo rilancio». Il primo incontro in terra calabrese avverrà nelle prossime settimane, quando il cantautore romano parteciperà a Reggio ad una conferenza stampa insieme al sindaco Scopelliti e a Pierluigi Diaco. Perché, a questo punto, non fare una proposta a Venditti: sull’esempio di Michele Placido (che a Locri ha creato un laboratorio teatrale simile a quello realizzato a Tor Bella Monaca), Venditti potrebbe creare un laboratorio musicale per giovani artisti, non solo calabresi, magari a Reggio. Un centro dove scoprire e produrre nuovi talenti della musica.
Stanotte (dalle ore 00.00), intanto, Antonello Venditti sarà ospite proprio di Diaco ad “Onorevole Dj” su Rtl 102.5, insieme al sindaco Giuseppe Scopelliti che interverrà telefonicamente da Reggio (clicca sull’immagine accanto per seguire la trasmissione in diretta e intervenire al dibattito).
La speranza è che, archiviata la vicenda Venditti, ora i calabresi, quelli veri, tirino fuori il loro orgoglio per cose più serie, visto che mentre ci s’indignava per le frasi del cantautore, in Calabria si continuava a morire negli ospedali, nuove navi dei veleni venivano scoperte nei fondali dei marini e i nostri politici regionali, i più indagati d’Italia per intenderci, a nostre spese se la spassavano al Columbus Day!
Clicca sui link per leggere gli articoli pubblicati sui quotidiani locali:
Gazzetta del Sud 1/2/3
Il Quotidiano della Calabria
Strill.it
Newz.it















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